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Come fossi una sua vecchia amica inizia piacevolmente a
conversare. Mi ricorda una sua mostra a Roma nel ’57 alla
Galleria Sagittarius, che passò praticamente inosservata ed
un'altra, credo a Parigi nel ‘62, in una retrospettiva degli
Anni Venti dove fu riscoperta dopo tanti anni di anonimato.
“Signora De Lempicka, le
dispiace se la chiamo così?”
“Lempicki era in nome del mio primo marito. Tante cose sono
cambiate da allora!”
“Che effetto le faceva, a suo tempo, essere più famosa per la
sua mondanità che per la sua pittura?”
“Erano altri tempi ed era estremamente difficile per una donna
essere riconosciuta come un’artista. I critici dell’epoca
preferivano concentrarsi sui miei modi eccentrici di vivere la
vita.”
“A soli 13 anni scopre la sua passione per l’arte.”
“Da bambina, come da tradizione della famiglia, mia madre mi
fece fare un ritratto. A me non piacque assolutamente! E così
decisi di prendere tela e pennelli. Mia sorella fu la mia prima
modella. Ma solo nel 1911, durante un viaggio in Italia insieme
alla mia nonna materna, misi a fuoco la mia passione. Tra quegli
splendori avevo capito davvero cos’era l’arte.”
(CONTINUA) |
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