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Eloisa tu nasci nell'Ile de la
Cité di Parigi nel 1099, ci parli della tua infanzia?
Ancora adolescente la mia educazione venne affidata a mio zio,
il canonico Fulberto. Studiai nel convento di Argenteuil con
esiti straordinari soprattutto nelle arti liberali (dalla
grammatica alla retorica, fino alla geometria e all'astronomia).
Mi piaceva studiare le lingue come il latino, il greco e
l'ebraico.
Nel 1116, quando non hai ancora compiuto diciassette anni,
succede qualcosa di importante, vero?
Mio zio Fulberto decise che la mia cultura sarebbe stata
ulteriormente arricchita delle lezioni del più celebre maestro
di Parigi, Abelardo.
Chi era costui?
Pietro era molto più grande di me, aveva 39 anni. Di origini
bretoni aveva fondato una scuola sulla collina di Sainte
Geneviéve. Maestro di logica, filosofo e teologo.
Avviene il classico colpo di fulmine tra insegnante ed
allieva…
Pietro si innamorò perdutamente di me. E per starmi più vicino
chiese addirittura ospitalità a mio zio. Mio zio, ingenuamente,
accettò con entusiasmo. Era orgoglioso di avere sotto il suo
tetto il maestro più insigne di Parigi.
Abelardo scriveva: «Eloisa aveva tutto ciò che più seduce gli
amanti». Che ne pensi?
Non ero insensibile al suo amore. E presto diedi anima e corpo
alla passione travolgente.
Come avvenivano i vostri incontri?
Col pretesto delle lezioni ci abbandonavamo completamente
all'amore. Lo studio ci offriva occasioni, tempo e gli angoli
più segreti che la passione predilige. Aprivamo i libri, ma le
parole si affannavano di più intorno ad argomenti d'amore che di
studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva
più spesso al seno che ai libri...
Ho letto da qualche parte che non trascuravate nessun aspetto
dell’amore…
Ogni volta che la nostra passione poteva inventare qualcosa di
insolito, immediatamente ne venivamo travolti, e quanto più
eravamo inesperti in quei piaceri tanto più ardentemente ci
dedicavamo ad essi senza stancarci.
Secondo te, la passione di Abelardo era solo erotismo?
Non lo so, ma per me era amore pieno e soprattutto dedizione
assoluta. Lo vedevo come mio signore, anzi padre, fratello. Ed
io la sua serva, figlia, sposa e sorella... L’ho amato di un
amore sconfinato... tanto da sentire dolce il suono di amante e
prostituta.
Ma tuo zio Fulberto vi sorprese…
Eh sì purtroppo! Lo cacciò immediatamente di casa.

Ma tu eri incinta, vero? Come ti sentivi?
Bene perché Pietro decise di portarmi via, approfittando
dell’assenza di mio zio.
Praticamente un rapimento?
Praticamente sì. Mi portò nel suo paese natale in Bretagna,
ospitandomi nella casa di famiglia. Qui, venne alla luce mio
figlio. Lo chiamammo Astrolabio (rapitore delle stelle).
Per Abelardo sopraggiunsero ben presto i sensi di colpa…
Mi giurava che era disposto a sposarmi, ma essendo chierico pose
la condizione a mio zio che il matrimonio doveva assolutamente
rimanere segreto.
E tu?
Io ero contraria al matrimonio perchè sicuramente avrebbe
danneggiato la carriera di Pietro.
Comunque vi sposaste?
A Parigi in presenza di mio zio e pochi amici. Noi non rivelammo
il nostro matrimonio, ma la mia famiglia per disprezzo nei
confronti di Pietro divulgò la notizia. Per evitare scandali ci
dividemmo ed io tornai nel monastero di Argenteuil.
La tua famiglia non era d’accordo e ben presto si vendicò,
vero?
Sì, Pietro venne aggredito di notte mentre dormiva. Tre uomini
lo evirarono.
Da quel momento le vostre strade si divisero per sempre…
Non vidi più Pietro. Presi i voti e trascorsi il resto della mia
vita in convento. Lui invece tornò alla sua vita accademica.
La tua passione però non si spense mai. Hai 35 anni e sei
ancora giovane. In una lettera indirizzata a lui scrivi: «Perché
la sublimazione si dovrebbe raggiungere soltanto annichilendo i
sensi e il sentimento d'amore che si prova verso un'altra
persona?»
Più volte gli scrissi lettere come questa dove invocavo il suo
amore e rimpiangevo i tempi andati. Non mi rassegnavo ad essere
sposa di Cristo, mi sentivo ancora la sua donna, perché in me
pulsava intatto il fuoco non sopito della passione e non volevo
assolutamente accettare ciò che ripugnava alla mia libertà.
E lui?
Lui mi rispondeva ogni volta più freddo e distaccato indicandomi
la preghiera come unico rimedio alla tempesta dei sensi e
ricordandomi severamente il mio ruolo di badessa. Addirittura
per farmi desistere definitivamente mi scrisse che in tutti
quegli anni passati insieme aveva amato esclusivamente il mio
piacere trascurando ogni altra cosa.
Quindi rimaneste in contatto?
Nei suoi ultimi anni Pietro fu ospitato nel convento di Cluny.
Da qui mi scrisse molte lettere. Espresse il desiderio di essere
sepolto nel cimitero del Paraclito, dove io nel frattempo ero
stata eletta badessa.
Poco dopo Abelardo morì, vero?
Era il 21 aprile del 1142. Fu sepolto a Saint-Marcel, ma a
dicembre dello stesso anno dopo mie insistenze fu traslato nel
mio cimitero. Finalmente lo avevo vicino e tutto per me! Per
sempre!

Eloisa muore il 16 maggio 1164. La sua volontà di essere
sepolta accanto a lui nello stesso loculo venne rispettata. Una
romantica leggenda riferisce che le braccia del cadavere di
Abelardo si aprissero nel momento della deposizione della
moglie.
I resti dei due amanti furono più volte ispezionati.
Il convento fu venduto nel 1792 (ora ne restano dei ruderi),
rispettando la tomba: nel 1800 il loro feretro fu trasportato a
Parigi nel cimitero del Père Lachaise e l'anno dopo fu costruita
una cappella.
« Tutti si precipitavano a vederti quando apparivi in pubblico e
le donne ti seguivano con gli occhi voltando indietro il capo
quando ti incrociavano per la via [...] Quale regina, quale
donna potente non invidiava le mie gioie e il mio letto? Avevi
due cose in particolare che ti rendevano subito caro: la grazia
della tua poesia e il fascino delle tue canzoni, talenti davvero
rari per un filosofo quale tu eri [...] Eri giovane, bello,
intelligente »
( Eloisa, Lettera ad Abelardo)
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