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Parliamo delle sue origini madame?
Nacqui a
Grange, nella contea di Sligo, mio padre era una guardiamarina
mentre mia madre era la figlia illegittima di Charles Silver Oliver,
un parlamentare di una potente famiglia irlandese. Avevo solo pochi
anni quando assieme alla mia famiglia lasciammo l'Irlanda e ci
trasferimmo a Calcutta in India. Purtroppo poco dopo il nostro
arrivo mio padre morì di colera.
E sua
madre?
Si risposò l'anno seguente e per essere più libera dapprima mi
promise in sposa ad un anziano giudice della Corte Suprema di Delhi,
poi mi rispedì in Inghilterra perché venissi affidata a dei parenti
del mio patrigno.
A sedici
anni scappò di casa, vero?
Veramente venni rapita dal mio futuro marito, il tenente inglese
Thomas James. Io me ne innamorai pazzamente. Ci sposammo subito dopo
e vivemmo quattro meravigliosi anni.
Leggo
che suo marito chiese il divorzio per adulterio…
Il nostro amore era già finito, fu un atto formale.
Durante
quegli anni non aveva mai smesso di danzare…
Assolutamente no! Dopo la separazione mi ci buttai a capofitto.
Grazie a Lord Malmesbury, un ricchissimo signore di Londra, con il
quale ebbi una breve relazione, fui introdotta negli ambienti
giusti. Avevo messo in giro la voce che mia madre era di origini
spagnole ed io una vedova di guerra. Il mio debutto londinese
avvenne nel 1843, ricordo ancora la locandina: "Lola Montez, la
ballerina spagnola!".
… Ma
venne smascherata
Sì in effetti fui riconosciuta come la signora James, fu una vera e
propria catastrofe. Poco dopo fui costretta ad abbandonare
l’Inghilterra. Ma non mi feci scoraggiare! Andai in Belgio, San
Pietroburgo, Dresda e poi in Polonia dove la mia bellezza colpì il
vicerè, conte Paskievitch. Sempre in giro per l’Europa, trovando
ingaggi qua e là, approdai in Francia dove riuscii a far parte del
corpo di ballo del Teatro dell’opera. Come vede, quel nome tanto
vituperato a Londra non pregiudicò la mia carriera, anzi divenni ben
presto famosa in tutta Europa sia per “la danza del Ragno”, un
particolare ballo creato da me, sia per l’espressione "Qualsiasi
cosa Lola voglia, la ottiene".
Più che
ingaggi trovò amanti…
A San Pietroburgo mi fu concessa un’udienza privata dallo zar. Ne
uscii con mille rubli, come ringraziamento.

In
effetti la storia ci racconta che ebbe numerosi amanti in quel
periodo…
Tra gli altri vi furono Alexander Dumas padre e Franz Liszt tanto
grande come musicista quanto poco gentiluomo. Grazie a Franz
comunque fui introdotta nel circolo di George Sand, uno dei più
sofisticati della società europea. Seguirono altri geni, da Frédéric
Chopin a Prosper Mérimée.
La sua
fama aveva raggiunto livelli altissimi.
Le mie esuberanze correvano di bocca in bocca: a Berlino presi a
schiaffi un ufficiale, in Sassonia provocai Wagner e incantai senza
ritorno Franz Liszt. Il celebre giornalista Leon Dujarriez si batté
a duello per me e purtroppo ci lasciò la pelle.
Nel 1846
arrivò a Monaco… momento importante della sua vita.
Nell’ottobre di quell’anno mi feci ingaggiare dal Teatro nazionale
di Monaco di Baviera. Quando il direttore mi vide ballare mi
licenziò su due piedi. Fui notata dal re Ludovico I. Anzi per dire
il vero mi feci notare! Con l’abito di scena ancora indosso mi
diressi verso la Residenz. Costrinsi il ciambellano ad annunciarmi
al re.
Il re
come la prese?
Deve sapere che il re amava così tanto la bellezza femminile a tal
punto da far realizzare nella sua residenza estiva di Nymphenburg,
la splendida Schönheitengalerie, un grande salone dove erano
ritratte le donne più belle del regno.
Tornando
a quel giorno…
Ludovico che stava componendo musica e molto incuriosito dalle voci
che giravano sul conto della “spagnola” accettò di incontrarmi. Mi
chiese se fossi una vera o un oggetto d’arte. Per dimostrarle che
ero una donna in carne ed ossa con un paio di forbici mi tagliai il
vestito fino alla vita, lasciando scoperto il seno. Ludovico non
volle sapere altro: ordinò che il direttore fosse licenziato e che
mi fosse fatto firmare un contratto al Münchner Hof-und
Nationaltheater.
Immagino
che Ludovico non si limitò a questo…
Chiaro. Divenni la sua amante e lui, il giorno del mio ventiseiesimo
compleanno mi nominò Contessa di Landsfeld.

Fu una
storia molto passionale…
Eravamo felici e ci amavamo alla luce del giorno. Questo non piacque
ai sudditi di Ludovico. Il re al tempo aveva 61 anni. Vista la mia
fama venivo additata come portatrice di problemi e disgrazie.
Ludovico, invece, prima esempio di correttezza, professionalità e
serietà, si presentava in quel momento come uno spendaccione che
regalava palazzi, vestiti e gioielli ad una ballerina.
La
situazione stava diventando incandescente…
Il governo si dimise per protesta e sotto le finestre della mia
villa si radunava spesso gente che urlava e imprecava «Fuori la
puttana», additandomi come l’unica responsabile. Ma io non mi diedi
per vinta, grazie all’appoggio del re creai un mio gabinetto
politico tramite il quale introdussi il codice napoleonico,
ridimensionai il potere dei gesuiti e incrementai di molto gli
stipendi degli insegnanti e naturalmente mi inimicai le vecchie ma
influenti cariatidi del potere. Il re, tra mille dubbi, fu costretto
a firmare il decreto di espulsione nei miei confronti ed ad abdicare
in favore del figlio.
E lei
cosa fece?
Fuggii di notte in treno e mi rifugiai in Svizzera, era il 12
febbraio 1848. Un anno dopo tornai in Inghilterra dove sposai George
Trafor Heald, un ricco ufficiale britannico. Così ebbi anche dei
problemi con la giustizia perché fui accusata di bigamia in quanto
il divorzio da James non era mai stato firmato. Per ricominciare
emigrai negli Stati Uniti. Per due anni mi esibii come ballerina e
attrice sulla costa est degli Stati Uniti. Nel mese di luglio del
1853 a San Francisco sposai Patrick Hull, a settembre sui giornali
già si parlava di divorzio. Delusa mi unii ad un gruppo di pionieri
cercatori d’oro. Poi mi trasferii in un paesino di frontiera e aprii
un saloon.
Come
finì in Australia?
Mi esibivo per i minatori accorsi da quelle parti durante la corsa
all'oro degli anni Cinquanta dell'800.
Lo
storico Michael Cannon scrisse che sul palcoscenico si esibiva in
una danza fortemente erotica.
Durante la famosa "Danza del Ragno" sollevai talmente in alto la
gonna che il pubblico poté vedere come non portassi affatto
biancheria intima. Il giorno seguente tutti i giornali del posto
gridarono allo scandalo affermando che la mia esibizione era stata
'apertamente sovversiva verso ogni ideale di pubblica moralità'.
Quanto
rimase in Australia?
Quattro anni. Poi tornai negli Usa a New York. Purtroppo non potei
più salire sul palcoscenico a causa di un leggero ictus dal quale
rimasi parzialmente paralizzata. Scivolai nel misticismo, diventai
un membro attivo della Chiesa episcopale e non mancai di tenere
seminari e conferenze sui diritti femminili.

Dopo alcuni mesi sembrava abbastanza ristabilita tanto da uscire
per una passeggiata nonostante il freddo. Contrasse la polmonite, e
dopo circa un mese di malattia morì, a un mese dal suo quarantesimo
compleanno. È sepolta nel Green-Wood Cemetery, a Brooklyn, New York.
La vita della Montez è stata narrata nel film Lola Montès di Max
Ophüls (1955). La figura di Lola Montez è citata anche nel libro di
Isabel Allende "La figlia della fortuna". Il compositore Richard
Wagner l’aveva definita “Un essere demoniaco”.

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
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