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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
PROSSIMA FERMATA
DOXVILLE
SECONDA PARTE







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GIOVEDI 22 FEBBRAIO 2018. ORE 17:28 JULIAN MAILER E’ SUL MARCIAPIEDE DELLA STAZIONE SI GUARDA INTORNO.
ORE 17:33 IL TRENO PARTE, LUI DECIDE DI ASPETTARE IL PROSSIMO.
ORE 17:41 ARRIVA ELISABETH. PORTA A FATICA DUE GRANDI PACCHI REGALO.

Julian: Oh salve, aspetti che l’aiuti.
Elisabeth: Oh non ce n’è bisogno, grazie. Sediamoci un attimo su quella panchina.
Julian: Grandi spese oggi…
Elisabeth: Oh sono dei pensieri per le mie due nipotine.
Julian: Compleanni?
Elisabeth: Sono nate tutte e due nello stesso giorno, ma in anni diversi.
Julian: Immagino quanto lei possa voler bene alle sue nipoti!
Elisabeth: Sono le figlie di mia sorella e le amo da morire.
Julian: Quanti anni hanno?
Elisabeth: Quattordici e otto. La grande è già signorina e l’altra è intelligentissima.
Julian: E la dolce zia non manca mai un’occasione per fare dei regali.
Elisabeth: Oh no queste sono stupidaggini… i veri regali sono già nel mio armadio da mesi.
Julian: Immagino che il thè di oggi sia saltato…
Elisabeth: Oh mi spiace, non me ne ero ricordata e comunque non le avevo dato conferma vero?
Julian: Non si preoccupi… quando ho visto che tardava avevo già capito…
Elisabeth: Grazie, lei è un uomo molto gentile.
Julian: Saliamo sul treno? Le do una mano se non le dispiace…
Elisabeth: Non si disturbi, ce la posso fare da sola…

L’UOMO PRENDE I GRANDI PACCHI E PRECEDE ELISABETH. SUL TRENO RIESCE A SCOVARE IN FONDO AL TRENO DUE POSTI LIBERI.
Julian: Ecco ecco venga qui.
Elisabeth: Oh che fortuna!
Julian: Si segga la prego prima che ce li rubino.
Elisabeth: Ecco dia a me i pacchi. Forse ho esagerato… sono davvero voluminose queste scatole!
Julian: Ad occhio e croce, in quello più grande ci sarà l’intera casa di Barbie!
Elisabeth: Fuocherello… E l’altro?
Julian: Io ho due maschi… non me ne intendo di regali per signorine…
Elisabeth: Ah giusto!

LA DONNA RIDE.
Julian: Ma lo sa che è bellissima quando ride?
Elisabeth: Julian la smetta, quando rido mi si formano degli incavi indecenti attorno alla bocca, li vede vero? Li guardi sono da vera donna attempata!
Julian: Allora posso dirle che adoro le donne attempate?
Elisabeth: A proposito… mi aspetti… può tenermi un attimo il pacco?
Julian: Ma una collanina sobria, in un discreto pacchettino elegante no?
Elisabeth: La prossima volta ci penserò, così non le darò tutto questo disturbo, ma ora mi aiuti… la prego.
Julian: Va bene signora.

LA DONNA FRUGA NELLA SUA BORSA E TIRA FUORI UNA GRAZIOSA SCATOLA ROSA CON DENTRO DELLE FOTOGRAFIE.
Elisabeth: Ecco vede? Ieri sera ho pensato a lei e non dica più che non la penso.
Julian: Mai detto!
Elisabeth: Le ho portato delle mie foto.
Julian: Ma che bel pensiero gentile!
Elisabeth: Beh volevo che mi vedesse quando ero giovane. È un peccato sa che non mi abbia incontrato nei miei anni più verdi.
Julian: Lei è bella ancora ora.
Elisabeth: La finisca di farmi complimenti e guardi qui…

I DUE INIZIANO A GUARDARE LE FOTO. LEI A LICEO, IN FAMIGLIA CON I GENITORI, AL SUO DICIOTTESIMO COMPLEANNO, ALLA FESTA DI LAUREA, IN BARCA CON GLI AMICI, CON UN CAPPELLO A FALDE LARGHE IN CAMPAGNA, AL MARE…
Julian: Oh non la tolga questa! Mi faccia vedere come sta in costume!
Elisabeth: Ecco lo sapevo che si sarebbe concentrato solo su quella!
Julian: È magnifica Elisabeth.
Elisabeth: Ed a me fa piacere farle vedere queste foto. È la mia vita! Vede qui com’ero felice? E guardi questa!
Julian: Dov’era qui?
Elisabeth: Qui sono con la mia amica di cui le parlavo. Siamo in Scozia. Un viaggio per festeggiare la laurea di entrambe. Guardi come siamo equipaggiate! Faceva un freddo cane, ma ci siamo divertite tanto.
Julian: È stato davvero un bel pensiero. Ora la conosco di più.
Elisabeth: Davvero le sono piaciuta?
Julian: Tra un po’ non avrò più aggettivi per descrivere la sua dolcezza.
Elisabeth: Grazie Julian, lei fa bello il mio giorno.
Julian: E lei fa giorno il mio giorno.

I DUE SI GUARDANO INTESAMENTE. UN ATTIMO DI SILENZIO. POI L’UOMO TIRA FUORI DALLA SUA TASCA UN LIBRO.
Julian: Anch’io ho pensato a lei ieri sera… E quando si è nella nostra condizione, si vuole che l’altra persona ci conosca completamente e in modo veloce. Anche lei ha la stessa sensazione?
Elisabeth: Oh sì... Non le avrei portato le mie foto… Cos’è quel libro?
Julian: È un peccato di gioventù!

ELISABEH PRENDE IN MANO IL LIBRIO E LEGGE: JULIAN MAILER – LA DONNA DEL TRENO.
Elisabeth: Ma lei allora è uno scrittore! E non me lo aveva detto!
Julian: Mi sono dilettato a scrivere una storia, ma niente di serio.
Elisabeth: La donna del treno si riferisce a me immagino… Già sapeva di incontrarmi allora?
Julian: Oh no! È solo una coincidenza, tra l’altro questo è un giallo.
Elisabeth: E di cosa parla?
Julian: Di una donna che dal finestrino del treno, fermo per un guasto, assiste ad un delitto in una casa di fronte.
Elisabeth: Interessante… Lo posso leggere?
Julian: Oh Elisabeth se non le dispiace è un mio piccolo dono… sempre che non la imbarazzi.
Elisabeth: Ma ne sono felice Julian! Grazie.
Julian: Spero le piaccia…
Elisabeth: I gialli non sono il mio genere, io ho un animo piuttosto romantico, ma scritto da lei mi incuriosisce… Inizierò a leggerlo stasera stessa…

L’ALTOPARLANTE ANNUNCIA: PROSSIMA FERMATA DOXVILLE.
Elisabeth: È da un po’ di giorni che questo treno corre più velocemente vero?
Julian: Non ci siamo neanche accorti delle altre fermate!
Elisabeth: Dovremmo dire al capotreno di farlo andare più lentamente.
Julian: Lo farò Elisabeth, con lei è come stare nelle favole e vedrà… sarà tutto possibile.
Elisabeth: Le favole mistificano la realtà non si dovrebbero far leggere neanche ad i ragazzi. Preferisco le storie d’amore reali e passionali.
Julian: Questa lo è?
Elisabeth: Purtroppo devo scendere Julian…
Julian: Lo so.
Elisabeth: Allora a domani
Julian: A domani.



*****




VENERDI 22 FEBBRAIO 2018. ORE 17:37 JULIAN MAILER E’ SUL MARCIAPIEDE DELLA STAZIONE SI GUARDA INTORNO. ELISABETH ARRIVA TUTTA TRAFELATA.

Elisabeth: Oh meno male che è qui… non vedendomi credevo avesse preso il solito treno.
Julian: Oh Elisabeth l’avrei aspettata per ore. Problemi?
Elisabeth: No, no, solo che un cliente giapponese mi ha intrattenuta oltre l’orario di lavoro.
Julian: In cosa consiste esattamente il suo lavoro?
Elisabeth: La mia azienda si occupa di spedizioni internazionali per grandi aziende ed io sono la responsabile del reparto che si occupa dell’assistenza commerciale.
Julian: Noioso?
Elisabeth: Direi abbastanza… Sono alle prese ogni giorno con lamentele e reclami… Ad esempio il giapponese oggi, si lamentava per il ritardo di un solo giorno della consegna di cento Jeep Patriot. Ovviamente intervengo solo nei casi spinosi e da buona commerciale per non perdere il cliente devo fare buon viso a cattivo gioco.
Julian: Prendiamo un caffè, un thè? Così ci mettiamo seduti e si rilassa un attimo.
Elisabeth: Lei non demorde e…
Julian: Solo qualche minuto la prego…
Elisabeth: Ok, ma non ci allontaniamo… Se non le dispiace anche qui nel bar della stazione. Non voglio perdere il treno delle 6:23. Sa oggi ho dato una sbirciata agli orari e quello delle 6:23 è l’ultimo che ferma a DoxVille.
Julian: Per me va benissimo… Se facciamo i bravi possiamo addirittura prendere quello delle 5:51 così lei è più tranquilla.
Elisabeth: E così lei mi piace!

SI DIRIGONO VERSO IL BAR E PRENDONO POSTO NELLA SALETTA INTERNA. DALLA VETRINA VEDONO IL FIUME DI GENTE CHE SI AFFRETTA PER OGNI DIREZIONE.
Elisabeth: Lei è una persona gentilissima, ma quando me lo dirà il primo no?
Julian: Spero presto…
Elisabeth: Perché significa che abbiamo superato la barriera della formalità e siamo in confidenza vero?
Julian: Nulla da aggiungere Elisabeth… Lei è molto intuitiva…
Elisabeth: Ci vogliamo dare del tu Julian?
Julian: Perché?
Elisabeth: Non si risponde “perché”! Si dice “sono contentissimo”!
Julian: Mi riempie di gioia ma il motivo glielo chiedo lo stesso.
Elisabeth: Mi sembra il momento giusto.
Julian: Ti ho pensata tanto sai…
Elisabeth: Anche io Julian…
Julian: Non lo dici con entusiasmo…
Elisabeth: Oggi provavo a immaginare tua moglie sai…
Julian: Dici fisicamente?
Elisabeth: O no, in generale, il vostro rapporto… Lei è una donna molto fortunata.
Julian: Oh grazie, ma forse non sa si saperlo…
Elisabeth: Succede sempre così. Andate d’accordo?
Julian: Siamo stati felici insieme, ma ora è diverso. Dopo tanti anni di matrimonio ora tutto si è scolorito. Non c’è entusiasmo, lei prova a ravvivare il rapporto, ma ogni cosa è priva di senso.
Elisabeth: Oddio come ti capisco! Sai due settimane fa, prima ancora di incontrarti, io e mio marito abbiamo deciso di andare a cena fuori. Lui ha scelto un bel locale. Il cibo era ottimo, la musica dal vivo splendida, i camerieri gentili… Insomma tutto ok, tranne noi. Per tutto il tempo abbiamo fatto scena muta, davvero non riuscivamo a trovare argomenti.
Julian: Ci si conosce così bene che tutto ha il sapore di un già vissuto.
Elisabeth: Sì credo sia l’essenza stessa del matrimonio.
Julian: Dovrebbe scadere come uno yogurt. In quel caso le due persone sarebbero costrette a chiedersi se valga la pena di risposarsi…
Elisabeth: Interessante come idea! Che buffo però sai? Prima si ha il desiderio di conoscersi rapidamente e poi quando ci si conosce diventa tutto grigio.
Elisabeth: Dici come abbiamo fatto noi con le fotografie e il libro?
Julian: A proposito hai iniziato a leggerlo ieri?
Elisabeth: Oh Julian, perdonami, ero così stanca che mi sono addormentata leggendo il titolo!

I DUE SI INTERROMPONO QUANDO IL CAMERIERE SERVE DUE THE’ FUMANTI. NEL MENTRE SQUILLA IL TELEFONO DI LEI, MA LA DONNA ATTACCA SENZA RISPONDERE.
Julian: Cosa c’è Elisabeth problemi?
Elisabeth: I soliti…
Julian: Non ti vedo felice qui con me…
Elisabeth: Infatti non sono felice.
Julian: Stai bene?
Elisabeth: Sì.
Julian: E allora cosa c’è? Ti vedo in difficoltà, ti guardi intorno… Ti tocchi continuamente i capelli… Non ti piace questo posto?
Elisabeth: Sì sì mi sento bene, tranquillo. Il problema è che sei atterrato così dolcemente nella mia vita. Io sono una donna fragile, sai? I cambiamenti prima di viverli devo digerirli.
Julian: I nostri incontri sono troppo impegnativi o stai pensando a qualcosa in particolare?
Elisabeth: Da qualche giorno sono distratta. Mio marito mi sente lontana e si è accorto del mio cambiamento.
Julian: Sono io la causa?
Elisabeth: Certo che sei tu.
Julian: Sono lusingato allora…
Elisabeth: Non scherzare Julian ti prego…
Julian: Cosa hai deciso di fare?
Elisabeth: Stanotte mentre facevo l’amore con lui ho pensato a te… Mi sono concentrata su come possa essere l’amore con te. E Julian credimi non è un bene. Lui era lì che cercava di darmi piacere… Mi sono sentita sporca.
Julian: Tesoro, ma non lo sei, tu sei una meravigliosa donna piena di sentimenti puliti.
Elisabeth: Mio marito non la penserebbe allo stesso modo.
Julian: Le analisi che hai ritirato l’altro giorno riguardano il problema della maternità vero?
Elisabeth: È la terza volta che le facciamo, sia lui che io siamo fertili, quindi i medici dicono che è solo un problema psicologico.
Julian: Ora capisco perché ti senti in imbarazzo.
Elisabeth: Oh Julian non voglio caricarti di problemi non tuoi, ma è evidente che se anche psicologicamente mi allontano da mio marito non ne vengo fuori da questa situazione.
Julian: Senti di rifiutarlo?
Elisabeth: Da qualche giorno non è più una sensazione…
Julian: Pensi a me?
Elisabeth: Julian so che ti fa piacere che te lo ripeta continuamente, ma veramente mi sento a disagio.

LA DONNA GUARDA L’OROLOGIO.
Julian: Vuoi andare?
Elisabeth: Ho paura di tutto, di perdere il treno, di non arrivare in tempo stasera. Ho paura che lui sia qui oltre quella vetrina e ci stia osservando. Penso sempre a come giustificarmi se succedesse. Potresti essere un vecchio compagno di università, oppure di liceo, oppure un collega che non vedo da mesi. Insomma direi che ci siamo incontrati per caso e tu mi hai offerto gentilmente un caffè.
Julian: Ricordando i nostri vecchi tempi.
Elisabeth: Ecco esatto, chissà se la beve.
Julian: Tu sai essere convincente. Hai un sorriso disarmante.
Elisabeth: Non funziona sempre, forse per te… è ancora così.

LA DONNA GUARDA DI NUOVO L’OROLOGIO.
Elisabeth: Devo andare Julian. Sai i medici ci hanno anche dato le ore giuste, i momenti tassativamente fertili e quelli dove non serve tentare. Anche se tutto questo non servirà a nulla… ma lo faccio per lui.
Julian: Perché sei così pessimista?
Elisabeth: Forse un giorno ti spiegherò meglio…
Julian: Non vuoi ora?
Elisabeth: Perdonami caro, tu sei entrato nella mia vita come una culla, mi farei coccolare addormentandomi tra le tue braccia.
Julian: Anche tu sei molto cara, prendi tempo, pensaci, io sarò sempre qui ad aspettarti…
Elisabeth: Anche questo non serve.
Julian: Neanche come conforto?
Elisabeth: Non siamo adolescenti Julian.
Julian: Vuoi dirmi qualcosa?
Elisabeth: Ho paura di dirtelo, della tua reazione…
Julian: Ho capito. Tra adulti non servono tante parole. A volte è sufficiente uno sguardo.

I DUE SI ALZANO LUI VA ALLA CASSA, POI INSIEME SI DIRIGONO VERSO IL TRENO. LUI NON PARLA. E’ VISIBILMENTE TRISTE. DIETRO UNA COLONNA LEI SI FERMA.
Elisabeth: Julian ti prego, facciamo che non ti abbia detto nulla.
Julian: No cambierebbe niente…
Elisabeth: Vedi? Sono così paurosa che scappo dalle cose belle.
Julian: Tu sei la cosa più bella che potesse capitarmi!
Elisabeth: Credimi non ti sto prendendo in giro. Ma sono sicura che prima o poi ti stancherai di questi miei alti e bassi.
Julian: Credo siano normali, anzi mi sorprenderei se non ci fossero…
Elisabeth: Sei caro tu…

ORA SONO DI FRONTE. SI ABBRACCIANO.
Julian: Ti amo Elisabeth
Elisabeth: Ti amo anch’io…
Julian: Amore mio, io non ti lascerò mai…

LUI APPOGGIA LE SUE LABBRA SU QUELLE DI LEI. UN ATTIMO DI INDECISIONE E POI SI BACIANO. E’ UN BACIO DI QUALCHE SECONDO, MA A LORO SEMBRA INTERMINABILE. POI LEI SI STACCA DI COLPO.
Elisabeth: Ma cosa stiamo facendo? Dio mio…
Julian: Elisabeth…
Elisabeth: Non doveva succedere!
Julian: Perché no?
Elisabeth: Perché ora sarà tutto diverso!
Julian: Invece è stato bellissimo!
Elisabeth: Oh sì anche per me. Ma come vedi io penso sempre al dopo. Io devo avere delle certezze! E questo bacio apre le porte ad ogni tipo di insicurezza, mi capisci vero?
Julian: Ti voglio bene Elisabeth.
Elisabeth: Anch’io ti voglio bene, ma lasciami vivere la mia vita… Chissà forse un giorno…
Julian: Farò quello che vuoi….
Elisabeth: Ecco appunto. Ora corri dai! Se facciamo i bravi prendiamo il treno delle 5:51…

SI PRENDONO PER MANO, CORRONO E PRIMA CHE LE PORTE SI CHIUDONO RIESCONO A SALIRE SUL TRENO.
Elisabeth: Oh meno male…
Julian: Dai riuscirai a tornare in tempo.
VIAGGIANO IN PIEDI.
Julian: Hai già pensato alla cena?
Elisabeth: Stasera vengono due colleghi di mio marito a cena. Una coppia piuttosto noiosa, si parlerà sicuramente tutto il tempo di viaggi e fotografia. Lui mi ha detto che non devo stancarmi. Penserà a tutto lui per la cena.
Julian: È capace a cucinare?
Elisabeth: È capace a chiamare un take away giapponese o indonesiano… Lui non ha il senso dell’ospitalità e non si rende conto che oltre alle portate c’è bisogno di una certa accoglienza…
Julian: Immagino…
Elisabeth: Tesoro ti prego non parliamo più di lui, di me, della mia vita. Scusami ma sono piuttosto nervosa, e maggiormente lo sono quando gli altri mi impongono le cose.
Julian: D’accordo come vuoi…
Elisabeth: E fa che quel bacio non ci sia mai stato! Me lo prometti?

LUI NON RISPONDE. SI GUARDANO E FINO ALLA FERMATA DI FLASHWOOD NESSUNO DEI DUE PARLA. POI L’ALTOPARLANTE ANNUNCIA: PROSSIMA FERMATA DOXVILLE.
Elisabeth: Ok Julian devo scendere.
Julian: Aspetta manca ancora un po’…
Elisabeth: No, no non vorrei perdere la fermata. C’è tanta gente oggi… Scusami, ciao.
Julian: Buon weekend Elisabeth!
Elisabeth: Ah già che sbadata! Oggi è venerdì! Buon weekend Julian.





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Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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