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RACCONTI

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Adamo Bencivenga
PROSSIMA FERMATA
DOXVILLE
PRIMA PARTE









 


VENERDI 16 FEBBRAIO 2018. IL TRENO DELLE CINQUE E TRENTADUE E’ CARICO DI PENDOLARI DI RITORNO DAL LAVORO.
JULIAN MAILER, COMODAMENTE SEDUTO NELLE ULTIME FILE DEL VAGONE CENTRALE, E’ ASSORTO NELLA LETTURA. STA LEGGENDO LA RELAZIONE CHE DOVRA’ PRESENTARE NELLA RIUNIONE DEL LUNEDI DEL COMPARTO PRODOTTI FINANZIARI.
QUANDO ALZA LO SGUARDO VEDE SEDUTA DAVANTI A LUI UNA DONNA MOLTO ATTRAENTE. JULIAN GIURA DI CONOSCERLA O QUANTO MENO DI AVERLA GIA’ VISTA DA QUALCHE PARTE. LEI, ELISABETHH RICHMOND, STA DIGITANDO QUALCOSA SUL SUO TABLET, LUI ABBASSA LO SGUARDO, PENSA, LEGGE, MA POI RITORNA PIU’ VOLTE SU QUEL VISO. E’ SEMPRE PIU’ CONVINTO DI AVER GIA’ VISTO QUELLA DONNA. AD UN TRATTO SI ACCENDE LA LUCE NELLA SUA MEMORIA…



Julian: Ma sììììì!
Elisabeth: Scusi?
Julian: Oh mi scusi lei… Stavo cercando di ricordare dove l’avevo vista…

LA DONNA E’ PERPLESSA. GUARDA L’UOMO.
Elisabeth: Mi scusi ma credo si stia sbagliando… Non credo di conoscerla.
Julian: Oh no signora le giuro… Non è un modo per attaccar bottone.
Elisabeth: Forse è solo uno scambio di persona!
Julian: Lei ha una sorella gemella?
Elisabeth: No. Almeno da quanto io so, nessuna gemella.
Julian: Allora non posso sbagliarmi. Ricorda l’altro giorno sulla Quinta Avenue… A no, mi scusi, forse era la Quattordicesima…
Elisabeth: Ci lavoro da quelle parti.
Julian: Ah sì ora ricordo bene, eravamo davanti alla City Bank…
Elisabeth: Non la seguo signore…
Julian: Ma sì, lei camminava davanti a me… Aveva un soprabito verde mela… E ad un certo punto ha infilato il tacco nel tombino… Ricorda?
Elisabeth: Ah sì certo… Quello lo ricordo…
Julian: Stava per cadere e qualcuno l’ha sorretta.
Elisabeth: Sì era un uomo, piuttosto gentile, ma non ricordo il suo viso.
Julian: Beh ero io quell’uomo!
Elisabeth: Davvero? Che coincidenza!
Julian: Ero sicuro d’averla incontrata, ma non ricordavo dove, quando e come... Sono dieci minuti che mi arrovello il cervello. Ho scandagliato minuto per minuto gli ultimi tre giorni trascorsi, ad un certo punto credevo di averla vista vestita da infermiera al Central Hospital.

RIDONO ENTRAMBI.
Julian: Poi da commessa al McDonald’s di Chambers Street!
Elisabeth: Commessa… Infermiera, lei mi ci vede?
Julian: Oh mi scusi non volevo…
Elisabeth: Non si preoccupi… Purtroppo il tacco si è rotto completamente e sono dovuta andare in un centro commerciale ad acquistare un nuovo paio di scarpe.
Julian: Sono davvero contento di essermi ricordato, sa?
Elisabeth: Non ricordo d’averla ringraziata, le dispiace se lo faccio ora?
Julian: Ma nooo… Per me è stato un piacere! Piuttosto la caviglia è ancora intera?
Elisabeth: Oh sì grazie, nulla di rotto, un male passeggero, ora è tutto in ordine.

PROPRIO IN QUEL MOMENTO L’ALTOPARLANTE ANNUNCIA: PROSSIMA FERMATA DOXVILLE
Julian: Che strano in questa città di otto milioni di anime, è stato davvero un caso molto piacevole rincontrarla.
Elisabeth: Ah sì vero, comunque ha fatto piacere anche a me… Ora dovrei scendere mi scusi…

LA DONNA SI ALZA.
Julian: Buon week end allora.
Elisabeth: Oh sì anche a lei… Buona domenica.



*****


LUNEDI 19 FEBBRAIO 2018. IL TRENO DELLE CINQUE E TRENTADUE E’ CARICO DI PENDOLARI DI RITORNO DAL LAVORO.
JULIAN MAILER, E’ IN PIEDI E GUARDA FUORI DAL FINESTRINO. ELISABETH, ALLE SUE SPALLE, RICONOSCE L’UOMO E SI AVVICINA.

Elisabeth: Oggi non abbiamo trovato posti liberi, vedo…
Julian: Oh signora, che piacere! Buonasera…
Elisabeth: Buonasera a lei…
Julian: Come sta?
Elisabeth: Bene e lei?
Julian: Se non fosse per questo viaggio in piedi direi meglio, ma sa, il lunedì è sempre un giorno problematico e fino a Flashwood è difficile trovare un posto a sedere…
Elisabeth: Beh ogni tanto fa anche bene rimanere in piedi, aiuta la circolazione. Per il lavoro che faccio poi… passo tutto il giorno seduta… E lei?
Julian: Oh anche io, il lavoro di banca ci condanna al mezzobusto! Lei di cosa si occupa se posso?
Elisabeth: Lavoro alla SpeedExp e mi occupo di spedizioni internazionali.
Julian: Comunque io mi chiamo Julian, Julian Mailer.
Elisabeth: Piacere, Elisabeth Richmond.

I DUE SI STRINGONO LA MANO.
Julian: Lavora in città?
Elisabeth: In Union Square, praticamente vicino dove lei mi ha salvato la vita…
Julian: Beh il tacco era molto alto…
Elisabeth: Purtroppo madre natura non mi ha dotata di grandi altezze per cui sopperisco in questo modo.
Julian: Comunque lei è una donna molto elegante.
Elisabeth: Oh la ringrazio e lei molto gentile.

SQUILLA IL TELEFONO DI LEI. L’UOMO CONTINUA A GUARDARE DAL FINESTRINO. POI LA DONNA RIATTACCA E LUI FISSA IL SUO SGUARDO.
Julian: Mi perdona se le dico qualcosa di personale?
Elisabeth: Mi dica…
Julian: L’altro giorno l’ho vista più in forma…
Elisabeth: Ottimo spirito di osservazione…
Julian: Problemi?
Elisabeth: Oh sì, problemi familiari. Oggi ho ritirato delle analisi e purtroppo non sono buone come speravo.
Julian: Mi spiace… Risolvibile?
Elisabeth: Purtroppo no, ma comunque nulla di grave, diciamo che sarebbe potuta andare meglio…

I DUE RIMANGONO IN SILENZIO E GUARDANO ENTRAMI ATTRAVERSO IL FINESTRINO.
Julian: Se vuole stare sola, mi allontano, non si faccia problemi… non vorrei essere di troppo…
Elisabeth: Lei non è di troppo, sono i pensieri ad essere invadenti…
Julian: Allora rimango qui, ma giuro che non parlo.
Elisabeth: Sa a cosa pensavo?
Julian: Mi dica.
Elisabeth: Pensavo al destino. È la terza volta che ci vediamo in meno di una settimana… Buffo no?
Julian: È stato strano sì.
Elisabeth: Con tutta questa gente…
Julian: Già…
Elisabeth: Se qualcuno ci vedesse penserebbe ad una relazione… O quanto meno che ci stiamo incontrando di proposito.
Julian: Lei è sposata?
Elisabeth: Sì e lei?
Julian: Anche io sono sposato

IL TRENO SI FERMA A FLASHWOOD. MOLTI PASSEGGERI SCENDONO.
Julian: Se vuole ora si sono liberati dei posti. Ci sediamo?
Elisabeth: Oh grazie… Scendo alla prossima. Lei dove scende?
Julian: Io due dopo di lei. Scendo a Bradville.
Elisabeth: Ah carina, la conosco, ci andavo da ragazza a giocare a tennis.
Julian: Lei gioca a tennis?
Elisabeth: Giocavo… Mio padre è stato un campione nazionale e si era messo in testa che anche le figlie sarebbero diventate campionesse.
Julian: E invece?
Elisabeth: Invece faccio l’impiegata…
Julian: Lei riprende il treno domani?
Elisabeth: La mattina non lo prendo mai, mi accompagna mio marito. Facciamo la stessa strada ed abbiamo gli stessi orari.
Julian: E la sera?
Elisabeth: Lui rimane in ufficio fino alle otto. Io vado prima a casa e preparo qualcosa… E lei?
Julian: Io passo la mia vita su questa linea. Mattina e sera. Quando trovo posto a sedere lavoro, altrimenti guardo dal finestrino e penso.
Elisabeth: Cosa pensa?
Julian: Ho due figli maschi, mi creda non c’è posto per altri pensieri…
Elisabeth: Sono piccoli?
Julian: Adolescenti, ma credo che ogni età sia problematica… Lei ha figli?

L’ALTOPARLANTE ANNUNCIA: PROSSIMA FERMATA DOXVILLE
Elisabeth: No, noi non abbiamo figli, mi scusi ora devo scendere…
Julian: Domani la rivedo?
Elisabeth: Ci siamo già incrociati tre volte senza volerlo, sarebbe chiedere troppo al destino!
Julian: Mi scusi non avevo intenzione…
Elisabeth: Non si preoccupi.
Julian: Buona serata allora.
Elisabeth: Oh sì anche a lei… Buonasera.



*****



MERCOLEDI 21 FEBBRAIO 2018. JULIAN MAILER E’ SUL MARCIAPIEDE DELLA STAZIONE SI GUARDA INTORNO.

Elisabeth: Ancora una coincidenza!
Julian: Veramente la stavo aspettando… Sono arrivato prima delle 5,32 e se non l’avessi vista avrei preso il prossimo, quello delle 5,51.
Elisabeth: Ma lei non deve fare affidamento ai miei orari, sono piuttosto imprevedibile!
Julian: Infatti ieri non l’ho vista.
Elisabeth: Ho fatto tardi in ufficio, poi un contrattempo con una mia amica…
Julian: Guardi non si deve scusare con me…
Elisabeth: Oh sì che stupida… Ha ragione… Chissà quanto poi a lei importi dei miei imprevisti…
Julian: E invece no, sono interessantissimi. A proposito è piacente la sua amica?

I DUE RIDONO.
Elisabeth: Quindi lei è in cerca di qualche relazione peccaminosa vedo! Lo confessi!
Julian: Mai mi permetterei…
Elisabeth: Confessi invece che non è assolutamente il caso a farci incontrare!
Julian: Va bene lo confesso! La seguo da due anni e so tutto di lei!
Elisabeth: Questo non può essere vero, visto che è da poco che mi sono trasferita in questa filiale!
Julian: Vede non sono capace neanche dire le bugie!
Elisabeth: Mi fa piacere che mi abbia aspettata.
Julian: Le dirò di più, ho pagato il sovraprezzo per due posti a sedere. Le dispiace?
Elisabeth: Oh no… Allora era tutto previsto! Lei è molto caro.
Julian: Non lo dica ancora altrimenti ci credo…
Elisabeth: Mi sembra di essere entrata in un bel romanzo…
Julian: Le piace la trama?
Elisabeth: Mi sembra che il protagonista sia un grande seduttore!
Julian: Tutta apparenza madame!

I DUE SI DIRIGONO VERSO IL TRENO. SONO ESATTAMENTE LE CINQUE E TRENTUNO.
Elisabeth: Sa cosa le dico, ma la prego non si faccia strane congetture…
Julian: Mi dica…
Elisabeth: Ieri l’ho pensata, in un certo senso mi è dispiaciuto fare il viaggio di ritorno da sola. Il treno delle 6:23 è molto triste.
Julian: Anche io l’ho pensata e non solo durante il viaggio.
Elisabeth: Posso farle una domanda indiscreta?
Julian: Certo se mi dà la possibilità di non rispondere…
Elisabeth: Anche ieri ha pagato il sovraprezzo per i due posti?
Julian: Allora non rispondo…
I DUE RIDONO.
Elisabeth: Saliamo?
Julian: Ok.

SALGONO E SI DIRIGONO VERSO I POSTI PRENOTATI.
Julian: Ecco sì, devono essere quelli in fondo: 45 e 46.
Elisabeth: Posti romantici per adolescenti…
Julian: Qui davvero non ci disturberà nessuno.
Elisabeth: Non mi sfidi la prego, le potrei raccontare tutta la mia vita da quando sono nata ad oggi compresi battesimi, comunioni e feste comandate. Poi si annoierà di certo.
Julian: Non mi annoierò mai con lei…
Elisabeth: Mi fa piacere…
Julian: Sa che idea mi era venuta mentre l’aspettavo? Se lei avesse tempo domani potremo andare insieme a prendere un thè e poi salire sul treno delle 6:23. Sarebbe solo un’ora di ritardo e non dovremmo inventare scuse…
Elisabeth: Oh si sarebbe bello…
Julian: Ma è lei che è molto bella…
Elisabeth: … ma anche molto sposata…
Julian: Anche chi è sposata può tranquillamente sorseggiare un thè caldo.
Elisabeth: La smetta con queste battute, poi rido e mi cola il trucco.
Julian: Sbaglio o la tonalità del suo ombretto è più brillante oggi?
Elisabeth: Vuole che le ripeta che ha un ottimo spirito di osservazione?
Julian: Mi dica tutto di lei…
Elisabeth: Non so cosa voglia sapere…
Julian: Tutto quello che esce dalla sua bocca è interessantissimo.
Elisabeth: Oh signor Mailer… mica mi starà corteggiando?
Julian: Non saprei da dove cominciare… Sin da ragazzo sono sempre stato un tipo goffo in queste cose…
Elisabeth: E sua moglie come l’ha conquistata?
Julian: Veramente è stata lei durante una festa di amici ad invitarmi a ballare…
Elisabeth: E poi come è andata?
Julian: Ha fatto tutto lei, dopo un’ora il primo bacio, dopo un anno mi sono ritrovato la fede al dito e dopo quattro ero già padre di due diavoletti scalmanati.
Elisabeth: É un peccato però… non ci vedo nulla di romantico…
Julian: Non le è mai capitato di pensare che il più delle volte crediamo di scegliere, ma il realtà siamo scelti?
Elisabeth: Anche il nostro incontro… lei dice… è calato dal cielo e in quale modo lo stiamo subendo?
Julian: Alle volte sono le condizioni che spianano le strade…
Elisabeth: Quindi niente libero arbitrio?
Julian: Oh sì quello sì, sarebbe bastato che lei avesse detto di no o io non l’avessi aspettata oggi…
Elisabeth: Già.

IL TELEFONO DI ELISABETH SQUILLA MA LEI ATTACCA SENZA RISPONDERE.
Julian: Perché non ha risposto?
Elisabeth: Era lui… so già cosa mi deve dire, ma soprattutto mi sarei sentita imbarazzata a parlare con lei accanto.
Julian: Le faccio questo effetto?
Elisabeth: Forse non avrei dovuto dirglielo…
Julian: Mi parli di lei… È felice?
Elisabeth: Felice è una parola grossa!
Julian: Perché non ha figli?
Elisabeth: Purtroppo non vengono anche se mio marito non riesce a rassegnarsi…
Julian: Lei non li desidera?
Elisabeth: Finché c’è tempo non posso non desiderarli.
Julian: E perché mai?
Elisabeth: È scritto così no? Una donna deve essere madre a tutti i costi. Lo dice la pubblicità, la religione… La verità è che non sono ancora pronta a rassegnarmi.
Julian: Si vive bene anche senza…
Elisabeth: Vorrei già essere oltre e godermi la vita senza tanti problemi…
Julian: Desidera invecchiare?
Elisabeth: Non ho detto questo… Desidero vivere la mia vita in modo leggero, senza essere caricata di problemi che non sono i miei…
Julian: Si riferisce a suo marito?
Elisabeth: Lo sa cosa pensavo prima? Lei è un’oasi nel mio deserto! Nemmeno con la mia amica ho avuto modo di parlare così… Lei non capisce dice che in fin dei conti mio marito ha ragione a volere dei figli, senza tenere conto che non è per mia volontà se non sono venuti.
Julian: Mi spiace Elisabeth…
Elisabeth: Oh che bello mi ha chiamata per nome!
Julian: Ha un nome bellissimo!
Elisabeth: Come ha fatto a ricordarlo? Comunque è il nome di mia nonna e ne vado orgogliosa! Anche il suo è un bel nome sa? Ieri per gioco l’ho ripetuto più volte in casa.
Julian: Spero fosse sola…
Elisabeth: Non sono ancora uscita fuori di senno. E spero di non chiamarla nel sogno.
Julian: Invece a me è successo!
Elisabeth: Cosa? Ha pronunciato il mio nome mentre dormiva?
Julian: No, no, l’ho sognata, ma non credo di aver parlato durante il sonno.
Elisabeth: Beh la mia riservatezza di signora per bene non mi consente di domandarle altro…
Julian: Non c’è nulla di scandaloso…
Elisabeth: Nel suo sogno o nel fare l’amore?
Julian: Entrambe le cose.
Elisabeth: Va bene ok, ma la prossima volta la prego mi chieda il permesso.
Julian: Di sognarla?
Elisabeth: Ovvio sì, così mi metto un vestito decente!

JULIAN HA UN ATTIMO DI ESITAZIONE, POI DECIDE DI FARE LA DOMANDA.
Julian: Lei fa l’amore con suo marito?
Elisabeth: Le ho detto poco prima che lui non si rassegna e per fare un bambino occorre che un uomo e una donna si avvicinino quel tanto da…
Julian: Intuisco che lei ne farebbe a meno…
Elisabeth: Intuisce bene… Fatto così ogni giorno e senza trasporto è una cosa davvero meccanica… alle volte penosa e stancante. A lui non interessa il mio piacere, anzi credo neanche il suo, ha un solo obiettivo in testa e in quei momenti si avverte.
Julian: Mi spiace davvero.
Elisabeth: Prima le ho detto che vorrei sentirmi leggera… Beh mi riferivo anche a quello! Fare l’amore stando sopra una nuvola e non pensare a nulla se non al piacere reciproco.
Julian: Crede che con me potrebbe essere così?
Elisabeth: Ovviamente non lo so, ma lei ora è il mio rifugio…
Julian: Non creda che per me vada meglio, nonostante i due figli…
Elisabeth: Lo fate regolarmente?
Julian: Il sabato sera quando i bimbi sono a letto. Sempre che lei non abbia le sue cose… In quel caso si salta.
Elisabeth: Oh Julian, ma perché ci si riduce in questo modo?
Julian: Non lo so, ma forse riesco ad intuire il motivo per il quale io e lei ci siamo incontrati.
Elisabeth: Già.

L’ALTOPARLANTE ANNUNCIA: PROSSIMA FERMATA DOXVILLE
Julian: Ecco la sua fermata!
Elisabeth: Eh già…
Julian: La rivedrò?
Elisabeth: Ormai ci frequentiamo più di quanto farebbero due amanti…
Julian: Ma noi non siamo amanti!
Elisabeth: Lo dica a tutti questi sguardi indiscreti di questo treno… Ci metterebbero la mano sul fuoco…
Julian: Quindi pensa che è un male continuare a vederci?
Elisabeth: Per la gente è naturale che lo sia, per noi dico che non è un bene.
Julian: Così mi dà una speranza…
Elisabeth: La sto dando all’altra me stessa.

LA DONNA SI ALZA.
Julian: Ci ha pensato alla mia proposta per domani?
Elisabeth: Ossia? Un thè insieme? Mi ci lasci pensare.
Julian: Ha dei dubbi?
Elisabeth: Non credo sia un bene…
Julian: L’aspetto domani alla solita ora alla stazione poi lei decide.
Elisabeth: Buona serata Julian.
Julian: Buona sera Elisabeth.






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Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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