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IL MESTIERE ANTICO
INTERVISTE IMPOSSIBILI
 

 
 

STORIA DELLA PROSTITUZIONE

Il mestiere Antico nel MedioEvo
Il fenomeno più o meno tollerato, ma mai legittimato o debellato, si evolve con la nascita dei bordelli e il sesso acquista sempre più le caratteristiche di merce assorbendo le logiche di mercato
Viaggio del piacere nell'Europa medievale dai Quartieri a luci rosse ai Bordelli, da Carlo Magno alla Chiesa, tasse, abbigliamento, bellezza, la tipologia della clientela, le grandi città


 


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La morale cristiana trova sempre più spazio nella vita quotidiana, ma la prostituzione anziché scomparire si evolve dapprima con i quartieri a luci rosse e poi con la nascita dei bordelli. Il sesso acquista sempre più le caratteristiche di merce assorbendo le logiche di mercato.

La condizione femminile durante il Medioevo era del tutto inferiore nei confronti dell’uomo. La donna era vista allo stesso tempo come causa del peccato e strumento di piacere. Le cause che portavano le donne verso la prostituzione erano nella maggior parte dei casi la povertà, quindi l’assenza di una dote che aveva negato loro la possibilità di trovare marito, e la condizione subalterna dei confronti dell’uomo sia esso padre, marito o fratello. Soprattutto nel basso Medioevo molte ragazze vagabondavano attorno ai villaggi ed era quasi automatico per via della fame barattare il proprio corpo. La prostituzione quindi diveniva l’unica possibilità di sopravvivenza per molte donne durante il Medioevo esponendo loro a numerosi pericoli come quello di contrarre malattie veneree. Ma la vera sciagura per queste donne era certamente l’avanzare dell’età: la perdita della giovinezza allontanava inesorabilmente la possibile clientela e con essa la possibilità di avere denaro per sopravvivere.

In questo lungo periodo di storia assistiamo a varie fasi dove il fenomeno viene più o meno tollerato, combattuto, favorito, ma mai legittimato o debellato del tutto. Vi era quindi una sorta di compromesso fra valori morali e norme giuridiche ricorrendo al criterio della necessità che consentiva l'integrazione della prostituta nel sistema sociale.

Quartieri a luci rosse
Il primo quartiere a luci rosse della storia medievale risale al 1285 in un sobborgo di Montpellier, in cui le prostitute avevano facoltà di operare liberamente, godendo della protezione del monarca. Successivamente, molte città europee seguirono l’esempio di Montpellier creando zone appositamente dedicate all’esercizio della prostituzione, con un boom di quartieri a luci rosse che si fece particolarmente evidente a metà Trecento, negli anni immediatamente successivi alla grande epidemia di peste.

Non a caso dopo la pestilenza i cittadini europei svilupparono un certo disgusto per tutte quelle le occasioni di contagio e la prostituzione rientrava sicuramente nella categoria e si decise quindi di ghettizzare il mestiere e chi lo svolgeva. Si inasprirono così le sanzioni a carico delle prostitute che non operavano entro i limiti concessi per legge. Una tendenza che divenne ancor più evidente nel Cinquecento, con l’avvento della sifilide. In un contesto in cui il contagio faceva paura, il meretricio era evidentemente percepito come una attività significativamente poco igienica.

Con la creazione di quartieri-ghetto all'interno dei quali era permessa l'attività, relegò la prostituta nella categoria dei soggetti devianti. La donna che si prostituiva, impura moralmente, doveva essere tenuta lontana dal consorzio civile e soprattutto separata dalla comunità delle altre donne. Presso le popolazioni barbariche invece la prostituzione era meno diffusa, ma tuttavia esisteva la pena di morte per chiunque avesse accolto nella propria abitazione le meretrici.
Con l'avvento delle città il sesso entra nel mondo del mercato del lavoro e ne prende le caratteristiche di consumo e commercio come qualsiasi altra merce. Assistiamo allo sviluppo degli amori venali, i quali seguivano gli spostamenti, di città in città, di fiere, mercati e pellegrinaggi.

Carlo Magno
Comunque già con Carlo Magno vi fu un forte inasprimento delle leggi contro il sesso a pagamento. L'imperatore, constatando che molti ginecei dei centri feudali erano ricettacoli di prostitute e la stessa reggia di Aquisgrana ne fosse infestata, emanò nell'809 il capitolare "De disciplina palazii aquisgraniensis". Secondo il quale le prostitute dovevano percorrere per oltre un mese la campagna, nude fino alla cinta oppure condotte nella pubblica piazza e fustigate. I Carolingi aggravarono via via le pene passando al taglio delle orecchie, al marchio col ferro rovente, all'immersione nell'acqua gelida.

La Chiesa
Anche se tutte le forme di attività sessuale al di fuori del matrimonio erano considerati peccaminosi dalla Chiesa Cattolica Romana, la prostituzione era di fatto tollerata (seppur in maniera riluttante) perché si riteneva evitasse mali maggiori come lo stupro, la sodomia e la masturbazione; nonostante ciò erano molti i canonisti che premevano ed esortavano le prostitute a convertirsi e cambiare vita.
La Chiesa, in linea con il fenomeno in grande espansione, tentò di convertire le prostitute promovendo la castità, ma non arrivò mai a condannare del tutto la pratica in quanto tale. Considerava i rapporti sessuali con le donne di piacere un male minore rispetto al grande peccato dell'omosessualità.
Sant'Agostino, secondo il quale le prostitute erano cloache necessarie, era convinto che gli uomini tutti avrebbero comunque continuato a cercare rapporti sessuali al di fuori del matrimonio anche se la prostituzione fosse scomparsa. Anzi la scomparsa totale avrebbe di fatto provocato forme più estreme di perversione.

I Bordelli
Le prostitute pubbliche potevano adescare i loro clienti nelle taverne e in altri luoghi anche in pieno giorno, ma erano obbligate a svolgere la loro attività vera e propria in un luogo chiuso e comunque al riparo da occhi indiscreti. Da qui la diffusione dei bordelli che rispetto ai quartieri a luci rosse fornì innanzi tutto una soluzione abitativa alle prostitute e per molte di loro essere accolte in una casa chiusa era paradossalmente percepito come un avanzamento di carriera sia pure perché la stragrande maggioranza dei bordelli si adoperava a far una selezione tra i clienti tenendo alla larga gli individui noti per essere violenti.
Il bordello inoltre costituiva una fonte sicura anche per lo Stato. Enrico II a Londra nel XII secolo e Filippo Augusto in Francia nel XIII rimpinguarono le casse dello Stato con i proventi delle imposte sulla prostituzione legalizzando di fatto i postriboli. E in tale logica i lupanari frequentati da una sola prostituta si trasformarono in veri e propri bordelli chiamati "Maison de la ville" e alle volte controllati direttamente dall'autorità.
Tale controllo statale consentiva di scongiurare la proliferazione di bordelli gestiti da privati che immancabilmente diventavano veri e propri covi di malviventi e di epidemie di peste.
Inoltre il controllo statale regolava l'attività nelle vigilie e nelle feste religiose nonché la costruzione di nuovi postriboli che non potevano avvenire nelle vicinanze delle chiese o strade frequentate dai ricchi. Le prostitute nei bordelli autorizzati dalle autorità statali erano costrette a pagare l’affitto del locale e il cibo, oltre ovviamente alle tasse. Ciò portava molte volte all’indebitamento e ad una frenetica attività per sbarcare il lunario.
La maggior parte delle donne nei postriboli dipendevano da un ruffiano che forniva loro una stanza e la clientela, ma era tenuto per legge a fornire alle donne dietro compenso lenzuola e cibo decente per due pasti al giorno. Inoltre il gestore del bordello doveva permettere alle donne un bagno almeno una volta alla settimana.

Sostanzialmente l'atteggiamento a cui ci si atteneva maggiormente in gran parte dell'Europa del nord era quello del “laissez faire” mentre le grandi città dell'Europa del Sud vietavano rigorosamente qualsiasi forma di prostituzione svolta in luoghi pubblici.

Oltre al Postribolum a controllo pubblico erano presenti altri luoghi in cui le ragazze si prostituivano, seppur illegalmente. Ad esempio le "ètuves", una sorta di bagni pubblici dove si recavano gli uomini più noti, e i "Bordelages", case private frequentate da moltissime ragazze, le quali si procuravano i clienti dalla strada.
Le ragazze provenienti da famiglie disagiate andavano da un'età inferiore ai venti anni per le ètuves e di 28 per i postribolum. Tutte quante dovevano essere iscritte in uno speciale albo pubblico e si impegnavano a pagare un lieve affitto alla comunità.
L'adescamento avveniva perlopiù per strada, fuori dalle chiese, nei mercati, ed al contrario della civiltà romana le prostitute non erano considerate un rifiuto della società, tanto che raggiunta l'età di trent'anni potevano ritirarsi a vita privata dedicandosi o a una vita conventuale o al matrimonio.

Le donne innamorate
Le poche eccezioni di donne che riuscivano a trarre una condizione più che accettabile erano le cosiddette ‘donne innamorate’. Esse erano un gruppo di prostitute che esercitavano l’attività solo occasionalmente. Molte di queste erano in grado di guadagnare notevoli somme di denaro. La poetessa tedesca Roswitha di Gandersheim nel X secolo afferma come l’attività di meretrice, era certamente peccaminosa, ma anche molto redditizia, e che in alcuni momenti della vita poteva essere molto utile. La loro attività avveniva di nascosto, in bagni pubblici, ma anche nelle strade e nelle case dei lenoni, ragion per cui erano al riparo dal pagamento delle tasse.

La clientela
Si calcola che quasi la totalità degli uomini avesse avuto almeno per una volta un rapporto di sesso con una prostituta. Inoltre anche gli ecclesiastici costituivano il 20% della clientela. Il bordello dunque oltre a rispondere a logiche di mercato ed economiche, poiché contribuiva ad alimentare le casse della amministrazione, aveva la funzione di regolatore morale che da un lato teneva lontano i giovani dal commettere reati più gravi facendone sfogare le proprie tensioni emotive e dall'altro consisteva nella difesa dell'ordine collettivo controllando l'adulterio, punito se commesso con donne di rango.
Erano moralmente accettabili quegli uomini sposati in viaggio di lavoro che di tanto in tanto visitavano un bordello per sfogare le proprie pulsioni di contro invece esisteva una ferma condanna sempre morale nei riguardi di sposati che preferivano alla moglie una prostituta.

Tasse ed obblighi
A Roma, come era avvenuto tempo prima per la costruzione delle Terme di Caracalla e successivamente per il selciato di Piazza del Popolo anche la Basilica di San Pietro fu finanziata da una imposta sulla prostituzione che fruttò una somma quattro volte superiore a quella ricavata dalla vendita di indulgenze.
Le prostitute erano chiamate in gergo ufficiale Donne Curiali perché dipendevano direttamente dalla Curia che rilasciava regolare licenza di esercizio, assegnava determinati posti dove potevano svolgere la loro attività, imponeva la tassa sul mestiere e le costringeva tutti i sabati pomeriggio a recarsi nella chiesa di S. Agostino per ascoltare la predica al fine di ricondurle alla retta via.

Abbigliamento
Il colore era sicuramente l’elemento identificativo dell’abbigliamento delle prostitute. Le donne che praticavano l’attività erano costrette per legge ad indossare specifici indumenti con segni distintivi con tonalità accese. Ogni città aveva le sue specifiche peculiarità.
L'abbigliamento di una prostituta di ceto medio/basso, era costituito dai normali mutandoni e sottovesti del tutto simili a quelle delle persone comuni. Solo nei quartieri adibiti alla prostituzione le ragazze potevano vestirsi anche con le sole mutande del tempo oppure, nei limiti del decoro, mostrare la propria mercanzia all'aperto.
A Napoli erano costrette a portare gonne sopra al ginocchio, per distinguersi dalle donne oneste mentre in Francia dovevano portare un laccetto rosso tra i capelli, lungo circa un braccio e mezzo.
A Bologna potevano andare in giro solo nei giorni di mercato indossando un cappuccio con un sonaglio.
A Milano dovevano indossare mantelli neri, a Firenze guanti e campanelli sui cappelli. Era inoltre fatto divieto alle prostitute di indossare abbigliamento di lusso: si proibiva di portare tessuti in pelle, sete, stoffe di qualità, veli, tulle, mantelli e altri indumenti riservati esclusivamente a donne di alto rango, capi e scarpe di qualità, oltre che oro, argento e gioielli.

Bellezza
Al contrario dei romani che adoravano le donne grasse, nel medioevo si riteneva bella una donna con grossa corporatura, ma non grassa. Di sicuro erano out le donne gracili e magre secondo lo standard che la magrezza era sinonimo di carestia e malattie. Il seno doveva essere abbondante e la scollatura portata al limite della provocazione. La carnagione doveva essere più chiara possibile, tanto da far vedere le vene blu in trasparenza. Di contro il colore scuro della pelle abbronzata era proprio di chi stava al sole e svolgeva lavori umili.
Al tempo tutta la popolazione era solita lavarsi una volta l'anno per via dell'assenza o dell'inquinamento dell'acqua. Per cui, pur facendo molto uso di acqua di colonia e profumi vari, il problema principale del tempo era sicuramente il fetore.
Anche i trucchi, usati abbondantemente nell'epoca romana, vennero abbandonati. La donna, doveva essere più al naturale possibile e il viso chiarissimo con esclusione delle gote e del rossetto.
Non tutte le prostitute chiaramente corrispondevano a questi canoni visto che le condizioni sociali le relegava in uno stato di fame perenne e naturalmente l'abbigliamento, mezzo di attrazione, era generalmente volgare e vistoso.

In Sicilia
Nella Sicilia del 1200 le meretrici avevano l'obbligo di risiedere fuori le mura della città. Era vietata la vicinanza di meretrici alla gente onesta. Nel 1300 a Palermo le meretrici dovevano abitare lontano dai quartieri dove viveva la "gente onesta". Stesso atteggiamento a Siracusa dove viene approfondito il concetto della contaminazione e quindi del pericolo di corruzione dovuto alla vicinanza con donne oneste.
Sempre nell'ottica del controllo del male necessario nel 1400 a Siracusa fu decisa la costruzione di un postribolo pubblico ratificato in seduta solenne dal parlamento siracusano. Si tenga conto che Siracusa al tempo era un fiorente porto di commercio internazionale per cui il fenomeno era molto sentito dalla popolazione. Giornalmente vi approdavano navi cariche di schiavi che incrementavano la prostituzione, esercitata oltre che nei luoghi autorizzati, anche clandestinamente nelle taverne.
Comunque, la prima casa autorizzata dalla legge e di fatto costruita, aprì i battenti a Messina nel 1432 durante il regno di Alfonso d'Aragona. Nell'editto era scritto a chiare lettere che "Le femmine non hanno diritto a preferenza in fra questo e quell'ospite. Tutti quelli che si presentano devono essere ricevuti e accontentati eccezion fatta per i leprosi, i briachi fuori di senno e coloro che mostrassero pustole e piaghe ripugnanti all'eccesso".

Categorie
Per ragioni sempre legate al controllo dell'ordine pubblico si divisero le prostitute in diverse categorie: la donna innamorata, una specie di cortigiana del tempo, la concubina che frequentava uomini di elevato ceto sociale, la cantunera, cioè colei che si prostituiva per le strade, la donna di partito che esercitava nei luoghi autorizzati dalla legge, la schiava, costretta con la violenza a prostituirsi.

Luoghi
Molti governi cittadini stabilirono che le prostitute non dovessero esercitare il loro mestiere all'interno delle mura cittadine, ma solamente al di fuori della giurisdizione comunale; in varie regioni francesi, tedesche e inglesi si adibirono certe strade come aree in cui la prostituzione era consentita. Il toponimo Gropecunt Lane, diffuso in epoca medievale in molte città inglesi e in alcuni casi conservatosi sino ad oggi, stava proprio ad indicare una strada in cui la prostituzione era consentita. A Londra i bordelli di Southwark erano di proprietà del vescovo di Winchester.

Il Cinquecento
Anche nel periodo rinascimentale la prostituzione sopravvisse tra la proibizione e la tolleranza. Ad esempio Alfonso d'Aragona, re delle Due Sicilie, legalizzò di fatto lo sfruttamento condendo ad un suo confidente la "patente di roffiano". Era autorizzato, cioè, a tenere donne atte al meretricio in uno stabile civile, perché potessero concedersi all'ospite con pace e decoro. Il roffiano era autorizzato a tenere metà del prezzo pattuito, l'altra spettava alla donna.
Nei primi anni del Cinquecento assistiamo parallelamente alla nascita di una nuova figura, la Cortigiana, che, nella scala gerarchica a piramide, si va a collocare nella parte più alta. Il fenomeno, da sempre relegato nel postribolo, invase i palazzi della nobiltà e i salotti mondani più esclusivi. Le puttane diventarono di lusso e per la loro capacità di intrattenere e di conversare grazie anche alla loro cultura acquisirono importanza e potere. Di pari passo il sesso da sfogo e materialità si evolse inglobando la sfera della sensualità, fino all'ora esclusa, nel rapporto commerciale.
Le relazioni sessuali si inserirono in una più ampia rete sociale e l'avvento delle amanti a corte rafforzarono i legami tra persone influenti e regnanti, e giocando sulla bellezza, la grazia e la seduzione attizzarono i piaceri dei sensi ottenendo vantaggi propri in gioielli e proprietà e nel contempo dando prestigio al nobile che le ospitava.

Venezia
Anche a Venezia la prostituzione mai considerata illegale era sostanzialmente tollerata. Nella città lagunare si contavano al tempo oltre diecimila case da meretrici. Le istituzioni cercavano di limitare il fenomeno colpendo soprattutto i protettori e i mezzani e non le pute costrette a mendicar il viver suo facendo commercio con il proprio corpo. A Venezia i ruffiani erano obbligati a palesare il loro mestiere indossando abiti gialli.
Le prostitute dovevano rientrare in casa alla sera dopo la terza campana pena una multa e 10 frustate. 15 frustate era la pena per avvicinare uomini nel periodo di Natale, della Pasqua e altri giorni sacri. Non potevano frequentare le osterie e potevano girare per Venezia solo di sabato.
Un altro editto emesso nel XVI secolo rivelava un ulteriore preoccupazione e cioè quello che le prostitute riccamente abbigliate fossero scambiate per dame dell'alta società. Ragion per cui venne proibito alle puttane di strada di indossare oro, argento, seta e perle mentre le cortigiane di alto rango, quelle definite Honeste, potevano indossare lunghe e pompose gonne di raso.
Nella Venezia del Rinascimento si distinguevano due categorie di puttane: quelle di basso rango che vivevano in casa malsane e che erano frequentate dal popolino e quelle d'alto rango che, per la loro libertà, erano invidiate dalle nobildonne, schiave di mille regole. I loro abiti erano elegantissimi, famose erano le loro chiome biondo-rossastro, il famoso rosso Tiziano.
La prostituzione inoltre serviva a distogliere gli uomini dalla sodomia, pratica particolarmente diffusa nella Venezia del Cinquecento, per cui nessuno mai si sarebbe sognato di combattere l'adescamento e quindi il risveglio dei sensi maschili.
L'omosessualità era così diffusa nella Venezia del Cinquecento che il patriarca Antonio Contarini, a fronte di una solenne supplica da parte delle prostitute, alle prese con la carenza di clienti, decise di condannare a morte i colpevoli di sodomia tramite l'impiccagione sulle due colonne della piazzetta di S. Marco.
Secondo un censimento del 1509 si contavano 11.164 prostitute. La maggior parte abitavano nel quartiere delle Carampane e l'attività di concentrava tra Il Rio terà e il ponte delle Tette. Da sopra questo ponte le cortigiane si affacciavano con i seni scoperti per allietare i passanti. A volte si esibivano sopra i balconi, le famose “donne alla finestra” che in cerca di clienti esibivano i loro davanzali fioriti e profumati.

Roma
Nel Rinascimento la città prolificava di meretrici. Quelle che si prostituivano in luoghi bui erano dette “da lume” o “da candela” mentre quelle che si lasciavano intravedere dietro le finestre o le persiane erano chiamate “da gelosia” o “da impannata”. Le prostitute più povere si trovavano in Campo dei Fiori dove le spagnole e le ebree convertite veniva chiamate “camisare”.
Con Papa Giulio II vennero rinchiuse negli “ortacci“, un vero e proprio ghetto posto vicino al Mausoleo di Augusto. Verso la fine del ‘500 le meretrici a Roma erano circa 7000. Secondo il censimento voluto da Papa Clemente VII su 55.000 abitanti, 4900 erano prostitute e cortigiane, e vi erano addirittura 17 cortigiane ogni 1000 abitanti di sesso femminile!
I palazzi della curia erano pieni di questo tipo di donne le cosiddette “cortigiane oneste” colte e raffinate, che conoscevano il latino, sapevano suonare strumenti musicali, componevano e recitavano poesie. Astute e intelligenti, potevano scegliersi i clienti e riuscivano a diventare ricche perché si facevano pagare profumatamente. Le cortigiane venivano sepolte nella Chiesa di Sant’Agostino mentre alle prostitute di basso rango era destinata la terra sconsacrata presso il Muro Torto.
La Chiesa condannava duramente solo le puttane libere in quanto sfuggivano al controllo e al pagamento delle imposte. Infatti le comuni prostitute quando morivano non avevano diritto alla sepoltura cristiana e venivano inumate ai piedi del Muro Torto dove esisteva un cimitero sconsacrato che accoglieva tutti coloro che lasciavano questo mondo senza la benedizione della Chiesa.
Tuttavia queste povere donne venivano perdonate ed evitavano la vergogna di una simile sepoltura se ad un certo punto della loro vita peccaminosa, si pentivano o addirittura si facevano monache. Quindi le puttane in grazia di Dio avevano la possibilità di ritirarsi in un monastero in Via delle Convertite e dedicato a Santa Maria Maddalena, la più celebre prostituta convertita della storia.
La Chiesa anche in questa circostanza adocchiò il business e con l'ordinanza di Papa Clemente VIII si impose che tutti i beni di queste donne fossero devoluti al monastero che faceva da tramite verso le casse del Vaticano. In questi beni erano ricompresi anche le proprietà di quelle signore, la cui vita di piacere era stata scoperta solo dopo la morte. Le prostitute che invece facevano in tempo a redigere testamento erano obbligate a lasciare alle Convertite un quinto dei loro beni.
Roma poteva così continuare ad ornarsi di palazzi, chiese, fontane... Splendidi monumenti eretti grazie alla generosità di nobili e papi, ma finanziati dal mestiere più antico del mondo. Grazie a quei contributi furono costruite opere pubbliche come la lastricazione della Via Ripetta, la costruzione e la riparazione di Ponte Sisto e Ponte Rotto. Anche Borgo Pio fu costruito nel 1559 da Papa Pio IV con i denari provenienti da queste tasse.

Milano
Le prime notizie sui bordelli milanesi si hanno solo a partire dal XIV secolo ossia da quando Gian Galeazzo Visconti relegò le prostitute in tre case recintate, situate nel Castelletto, nell’attuale Piazza Beccaria. Le case non avevano accesso sulla pubblica piazza e dovevano avere sempre le imposte chiuse. Le ragazze erano tenute a pagare una tassa sui loro guadagni ed avevano l’obbligo di rimanere in casa nelle ore notturne e di giorno dovevano indossare una mantella gialla per essere riconosciute come tali. Successivamente il recinto venne rimosso per far posto ad un muro con una sola entrata, chiusa durante la notte e guardata a vista da un custode pagato dalle prostitute. Si stabilì inoltre che le cosiddette signorine per decenza pubblica non portassero le “coazie”, ossia trecce lunghe quasi fino a terra, molto di moda al tempo.

Torino
Torino in fatto di bordelli non si è mai fatta mancare nulla. Già nel 1400 l’attività era ammessa e veniva gestita direttamente dal Comune con un postribolo vicino a Porta Pusterla. Le prostitute potevano uscire solo 2 giorni alla settimana, il mercoledì e il sabato, portando una fettuccia sulla spalla destra che consentisse di riconoscere la loro professione. Potevano andare a messa solo nella chiesa di San Dalmazzo non oltrepassando il campanile. Nel 1594 Carlo Emanuele stabilì che le meretrici potevano abitare in città, ma solo negli ultimi cantoni, verso le muraglie. In via Bertola la sera veniva calata una barra di ferro per sbarrare la strada ed era fatto divieto alle prostitute varcarla per qualsiasi motivo.

Napoli
Tutto nasce verso il 1530 quando, per combattere il degrado, le autorità decisero di schedare tutte le prostitute in attività, tassarle con una gabella e confinarle presso l’Imbrecciata vicino Porta Capuana. In precedenza già Filippo il bello nel XIII secolo aveva tentato di arginare il fenomeno disponendo che le prostitute dovessero esercitare il loro mestiere suoi barconi posti sulle rive di fiumi e laghi con la speranza che l’abbondanza dell’acqua avesse in qualche modo ostacolato il diffondersi delle infezioni. Infatti dal termine francese au bord de l'eau, deriva l'etimologia della parola bordello. Comunque tutti i regnanti che si sono succeduti a Napoli dagli Aragonesi fino ai viceré spagnoli hanno cercato di tassare le prostitute nonostante il loro mestiere fosse considerato abietto e spregevole.

Bologna
Nella Bologna medioevale il bordello pubblico si trovava dietro la Casa della Torre dei Catalani, dove lavoravano le meretrici autorizzate dal Comune, mentre tante altre donne bazzicavano nei pressi per portarsi i clienti a casa. Alcune di loro si fingevano signore benestanti in cerca di nuove emozioni. Un decreto del 1400 per evitare lo sconcio ordinò alle meretrici di strada di svolgere il loro mestiere fuori città pena il non accoglimento delle loro denunce per offese o ingiurie subite. Con questo decreto si tutelarono le prostitute del bordello pubblico. Ma il richiamo dei numerosi studenti provenienti da tutta Europa per seguire le lezioni di diritto e di medicina non scongiurò affatto la prostituzione tanto che le autorità decisero di costruire un muro lungo la strada dove avvenivano gli adescamenti per impedire la libera contrattazione.

Genova
L’area storica del postribolo pubblico era senz’altro Monte Albano l’odierna via Garibaldi e successivamente, durante le Repubbliche Marinare, il mestiere più antico del mondo si estendeva fino alla Maddalena e alle Vigne. Queste strane signorine per richiamare i clienti si vestivano di giallo ed emettevano degli ululati ed è per questo motivo che venivano chiamate lupe. Comunque la prostituzione non era affatto un libero mestiere perché, essendo fonte di denaro, le autorità che si sono susseguite hanno sempre cercato di regolamentarla e quindi ricavandone dei profitti. Al tempo dei Comuni nel 1300 venne istituita una vera e propria città a luci rosse delimitata da un muro di mattoni e da cancelli chiusi, tranne il sabato e la domenica. La zona che dal colle Albano si estendeva fino a piazza Fontane Marose era dotata di una locanda, di un pozzo e controllata da guardie armate per scoraggiare i violenti. I clienti potevano entrare ad orari prestabiliti e le prostitute pagavano un affitto i cui denari servivano per l’amministrazione pubblica. In genere si trattava di ragazze sole, abbandonate in mezzo a una strada dalle rispettive famiglie, oppure incinte o senza un lavoro.
Monte Albano era la loro ultima spiaggia, ma essendo schedate come bagasce era anche una strada senza ritorno. Per l’affitto pagavano 5 soldi al giorno, avevano una tessera sanitaria, il sabato libero e la domenica andavano regolarmente a messa. Il loro business si svolgeva di notte. Erano anche chiamate le donne delle candele perché la durata della prestazione era determinato da una tacca incisa su un cero. Ovviamente si potevano incontrare signorine facili anche fuori da quelle mura, le cosiddette “Extravagantes”, che erano tollerate nonostante il divieto. Di solito erano schiave provenienti dalle colonie sul Mar Nero, bottini di guerra o oggetto di traffici e come le merci sostavano nella zona portuale. Solo verso il 1550 le prostitute genovesi si trasferirono verso la zona della Maddalena. Genova fu famosa per una legge a tutela delle prostitute legalmente riconosciute: ogni cliente che avesse ferito una prostituta regolarmente registrata doveva sostenere le spese mediche, nonché pagarle un sussidio per i giorni di malattia. Sembra che questa legge fosse davvero applicata.

Liberazione e ravvedimento
Ovvio che le signorine dei bordelli avessero un unico sogno nel cassetto ossia quello di incontrare il principe azzurro, uscire da quel luogo e sposarsi. Fu celebre l’affermazione di Innocenzo III per cui l’uomo che sposava una prostituta compiva nei suoi confronti un così grande gesto di carità da fruttargli la remissione dei peccati. Nella Norimberga tardomedievale veniva concessa la cittadinanza a tutti quegli immigrati che accettavano di sposare una prostituta. Nel contempo in tutta Europa esistevano confraternite che stanziavano fondi a tutte quelle meretrici intenzionate a cambiare vita. Quasi sempre gestiti dalla Chiesa erano locali che, in varia forma, offrivano un riparo alle ex-prostitute. In alcuni casi, si trattava di ricoveri temporanei concepiti per accogliere per breve tempo le ragazze determinate a cambiare vita, spesso fornendo loro una sorta di avviamento al lavoro. In altri casi, si trattava di veri e propri conventi in cui le ex-prostitute (ivi comprese le prostitute ormai troppo anziane per esercitare) avevano modo di finire i loro giorni, conducendo una vita di penitenza e di preghiera.

Tardo Medioevo
Con la crisi del Rinascimento assistiamo ad un rapido decadimento del fenomeno dovuto in gran parte al disprezzo esercitato dall'opinione pubblica motivato sia dall'aumento dei casi di sifilide e malattie infettive a contatto sessuale sia che i luoghi dove si esercitava tale attività divenivano sempre più ricettacoli di risse ed omicidi in forte aumento.
Da considerare che tale ostracismo e l'intervento dell'autorità e del clero diede una forte impennata ai prezzi e quindi relegando il fenomeno ad una attività di nicchia.
Siamo nel periodo della controriforma, quando furono chiusi i bordelli municipali e le ètuves e la Chiesa diede inizio alla "ghettizzazione" delle prostitute identificandole con segni distintivi come poteva essere per esempio il fiocco rosso.

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ARTICOLO A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
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.https://www.gogofirenze.it/vizi-lussuria-prostituzione-la-firenze-proibita-dal-500-alla-legge-merlin.html
https://unapennaspuntata.com/2022/07/19/come-viveva-una-prostituta-medievale/
https://cronistoria.altervista.org/la-prostituzione-nel-medioevo-peccato-della-morale-tollerato-dallautorita/
https://ilterritorio.net/2022/01/20/la-prostituzione-nel-medioevo/
https://www.cantolibre.it/puttane-e-bordelli-nel-basso-medioevo/



 














 
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