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INTERVISTA IMPOSSIBILE
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ALLA NAZIMOVA
La diva e il giardino delle fanciulle
Attrice, ballerina, produttrice e regista di straordinario talento, trasformò il suo Garden of Alla in un leggendario rifugio di libertà e seduzione hollywoodiana. Con i suoi occhi viola, il portamento da diva russa e un’intelligenza tagliente, incarnò come poche altre l’eleganza pericolosa e il fascino proibito degli anni Venti.
(Yalta, Crimea Ucraina, 1879 - Los Angeles, 13 Luglio 1945)


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È una calda sera californiana del 1923, sono nel famoso leggendario Garden of Alla l’oasi privata della Nazimova trasformata in rifugio hollywoodiano. Il giardino è un paradiso esotico e decadente: palme alte, bougainvillee viola e fucsia che esplodono ovunque, aranci e limoni che profumano l’aria, sentieri di ghiaia bianca che serpeggiano tra aiuole lussureggianti. Al centro domina la piscina a forma di Mar Nero (un omaggio alle sue origini russe e crimeane), con l’acqua scura e lucida che riflette le luci delle lanterne giapponesi e delle torce. Intorno, gazebo coperti di vite, divani bassi con cuscini di seta, statue classiche e angoli nascosti per conversazioni intime.

L’atmosfera è sospesa tra il lusso hollywoodiano e un tocco di mistero orientale-russo: un misto di opulenza, bohème e leggera trasgressione. Si sentono risate lontane, il tintinnio di bicchieri, un grammofono che suona un tango e una melodia russa. È il regno delle feste leggendarie, dei salotti intellettuali e del famoso “sewing circle” – il circolo discreto di attrici e artiste legate da amicizie e amori saffici. In questo scenario crepuscolare, lei appare con tutto il suo charme unico e magnetico. Non è una bellezza convenzionale, ma una presenza irresistibilmente avvincente. È una donna di statura media, snella, con un portamento da ballerina e attrice di teatro formato Stanislavskij: elegante, controllato, ma pronto a esplodere in intensità drammatica. Ha un viso ovale dai tratti slavi marcati – zigomi alti, naso fine e deciso, labbra carnose che possono passare dal sorriso enigmatico al broncio sensuale. I suoi occhi sono il vero colpo di grazia: grandi, espressivi, di un viola intenso, capaci di ipnotizzare e di passare in un istante dalla malinconia russa alla seduzione pericolosa.

Il suo charme sta proprio in questa dualità: è esotica e “vamp”, ma anche intellettuale profonda, anticonformista, ambiziosa e testarda. Parla con un lieve accento russo che rende ogni frase musicale e leggermente distante, come se provenisse da un altro mondo. I capelli scuri, raccolti con qualche tocco art déco, incorniciano il volto. Si muove con grazia fluida, ereditata dagli anni da ballerina, e indossa abiti che mescolano lo stile hollywoodiano con un’eleganza europea: un kimono di seta sopra un vestito lungo, con gioielli discreti. Il suo fascino è magnetico perché non è solo fisico: è intellettuale, sensuale e ribelle. È la donna che ha portato Ibsen e il Method acting in America, che produceva e dirigeva film avant-garde come Salomé, che viveva apertamente la propria bisessualità in un’epoca puritana.

Madame, le sue origini?
Nacqui il 22 maggio 1879, a Yalta, in Crimea, ai tempi una regione dell'Impero Russo, oggi potrei definirmi ucraina. Crebbi in un ambiente familiare difficile: mia madre era una donna fragile e succube; mio padre, invece, un tipo a dir poco manesco che non si faceva scrupoli a risolvere ogni questione con le mani.

Sua madre però trova la forza di separarsi…
Buon per lei… e devo dire che fu anche la mia fortuna visto che fui mandata in Svizzera ed affidata a lontani parenti piuttosto benestanti. Lì imparai a parlare il francese ed il tedesco ed all’età di sette anni presi lezioni di violino. Dicevano di me che avevo un buon orecchio musicale.

Durò poco vero?
Purtroppo sì, quando mio padre si risposò dovetti seguirlo in Russia e non ebbi un buon rapporto con la mia matrigna

E suo padre?
Stendiamo un velo pietoso… anzi le racconto questo episodio: era il 1889 il mio tutore mi propose di esibirmi in un concerto natalizio. Io ero al settimo cielo. L’esibizione fu un successo, ricevetti molti consensi che, ironia della sorte, innervosirono mio padre. Quella sera mi picchiò ripetutamente.

E lei come reagì?
Non capivo la ragione, ma l’episodio mi segnò profondamente. Lo stress emotivo subito mi portò a vivere un forte senso di ribellione contro ogni forma d'autorità. Puntualmente ad ogni fine esibizione mi tornava in mente quell’episodio specifico causandomi anche in età matura crisi nervose ed attacchi di panico.

A quindici anni entra in un collegio di Odessa…
E poco tempo dopo fui accolta da una famiglia molto affettuosa… Insomma sceglievo qualsiasi strada che mi portasse il più lontano possibile da mio padre. Quando lui morì non provai alcun dolore!

Continuava a recitare, vero?
Amavo il teatro e la recitazione. A diciassette anni fui chiamata dalla prestigiosa "Scuola Filarmonica di Mosca", e successivamente entrai a far parte della scuola del "Teatro dell'Arte"di Mosca, qui appresi i nuovi metodi di recitazione, molto più realistici e basati sulla completa interiorizzazione del carattere del personaggio rispetto alla scuola classica e romantica del teatro ottocentesco che si esprimeva con una recitazione statuaria e abbastanza retorica.

Tutto bene quindi…
Beh a Mosca non era facile vivere, ma per recitare affrontai qualsiasi ostacolo, compresa la miseria più nera. Per saltare la cena andavo a dormire presto e per pagarmi le lezioni ero costretta a prostituirmi.

Poi venne il successo…
Dovetti faticare duro per alcuni anni ancora… Addirittura trovai il tempo di sposarmi, ma il matrimonio con Sergei Golovin, uno studente ebreo, durò pochissimo. Trovai conforto nelle braccia di Pavel Orlenev, un attore con il quale girai i teatri di tutta Europa. A Londra ottenni un successo incredibile nel ruolo di Nora nella Casa di bambola, ancora oggi riconosciuta una delle migliori interpretazione del personaggio di Ibsen.

Stava diventando una star…
In Europa lo ero e il mio entourage mi convinse di tentare la strada americana. Ero consapevole delle difficoltà per via della diversa mentalità e soprattutto per la lingua.

Cosa fece?
Presi lezioni di inglese e qualche mese dopo mi esibii a Broadway portando sul palco i miei cavalli di battaglia: Ibsen, Cechov la stupenda Signora delle Camelie di Dumas figlio. Il pubblico americano rimase sbalordito per i temi affrontati, molto moderni, nonché per il mio modo inusuale di fare teatro. In poco tempo riuscii a far parlare di me. I critici dell’epoca esaltavano soprattutto la carica emotiva dei miei personaggi e la mia esteriorità un po’ esotica e un po’ ambigua.

A proposito, proprio in quel viaggio conobbe l’attrice russa Emma Goldman…
Ero stanca degli uomini. Li avevo conosciuti in tutte le loro forme e situazioni: dal cliente di strada al ricco impresario, dall’inconsapevole gay al finto macho. Emma comunque colse sapientemente un mio momento di fragilità. Fu per me, in assoluto, la prima relazione con una donna.

Mi scusi, ma lei non era ancora legata sentimentalmente a Pavel Orlenev…
Lui si rivelò un essere mediocre ed invidioso del mio successo. Non sopportava come uomo di essere messo in secondo piano. Tornò in Russia ed io vissi un fantastico rapporto di amicizia con Charles Bryant, un attore gay. Andammo a vivere insieme come coppia e la nostra amicizia durò per oltre vent’anni.

Professionalmente non mancarono altri successi…
Dopo Broadway firmai un contratto faraonico con la Metro Goldwyn Mayer: 30.000 dollari a film e un bonus di 1.000 dollari al giorno nel caso le riprese venissero prolungate. Con quei soldi comprai una lussuosa villa sulla Sunset Boulevard con cento stanze in stile spagnoleggiante, un'enorme piscina e un panorama mozzafiato.

Oltre che per la bellezza quella casa divenne famosa per altro…
La chiamai "Il Giardino di Alla". Ci organizzavo feste a dir poco trasgressive ed esclusivamente per sole donne. Tra le mie invitate la maggior parte erano artiste famose dell’epoca, tipo la scrittrice Mercedes de Acosta, amante della Garbo, l’attrice teatrale Eva Le Gallienne, Maude Adams, Jean Acker, prima moglie di Rodolfo Valentino, Patsy Ruth Miller e tante altre. Ormai ero consapevole della mia diversità e non facevo nulla per nasconderla, nonostante la mia casa di produzione tentasse invano di mettere a tacere le troppe voci sulla mia omosessualità.

Il ruolo di attrice le andava stretto, vero?
Iniziai ad interessarmi anche alla sceneggiatura e alla produzione dei miei film. Adattai per il grande schermo opere di scrittori e drammaturghi sviluppando tecniche cinematografiche molto personali, considerate audaci per i tempi.

Ho letto che fu anche un’ottima talent-scout
Aiutai l'inizio delle carriere delle mogli di Rodolfo Valentino, Jean Acker e Natacha Rambova ed una serie infinita di attrici giovani, con alcune delle quali ebbi brevi storie d’amore.

E’ vero che fu denunciata da Charlie Chaplin?
Mi accusava di essere l'amante della sua ex-moglie Mildred Harris, ma non so a quale titolo visto che io conobbi Mildred dopo il loro divorzio.

L’attività di produttrice non riscontrò gli stessi successi di quella dell’attrice…
Non sempre la scelta dei personaggi incontrò il favore del pubblico. Fu ad esempio il caso del film Salomè. Spesi anima e corpo nonché tutti i miei risparmi nella produzione di quella pellicola, ma l’operazione si rivelò un tale insuccesso che mi ridussi sul lastrico.

Secondo lei quali furono le cause del fallimento?
In onore di Wilde volli un cast completamente gay, e chiesi alla mia amica Rambova la realizzazione della scenografia. Purtroppo però lei si lasciò prendere un po' la mano, eccedendo in un arredamento eccentrico e decadente. Tenga inoltre conto che ormai ero decisamente in là con gli anni e non adatta al personaggio da ninfetta di Salomè.

Cosa fece in seguito?
La casa sulla Sunset fu venduta e divenne un albergo, io cercai di rimediare con il film “Aphrodite”, in cui si mostravano esplicitamente vicende di erotismo e amore lesbico, ma la scure della censura si abbatté sulla pellicola distruggendola integralmente.

Come attrice le veniva rimproverato un modo di recitare troppo ieratico…
Sceglievo figure femminili mature e tormentate, inevitabilmente me ne innamoravo prediligendo l’interpretazione al contenuto stesso e purtroppo non sempre incontravo il gusto del pubblico e della critica.

Lasciò il cinema intorno al 1925…
L’avvento del sonoro mi penalizzò e venni relegata a ruoli di buona caratterista. Non ero adatta per ruoli di secondo piano, né nel cinema, né nella vita.

Grazie, Madame.
Grazie a lei…

L’intervista è finita, Alla si alza dal divanetto di vimini ricoperto di cuscini di seta color avorio e porpora. Per un istante rimane in silenzio, osservandomi con quei suoi occhi viola-grigi che sembrano contenere tutta la malinconia della steppa russa e tutta l’ironia di Hollywood.

Fa un passo verso di me. Il leggero abito di chiffon le scivola sul corpo con la stessa fluidità di una ballerina. L’aria della notte porta con sé il profumo di gelsomino, di arancio amaro e del cloro della piscina. Allunga la mano destra, sottile e pallida, con le unghie laccate di un rosso scuro quasi nero. La sua presa è ferma, teatrale, intenzionale. Non lascia la mano subito. La trattiene un secondo di troppo, quel tanto che basta perché il contatto diventi qualcosa di più di un semplice saluto. Un ultimo sguardo, lungo, penetrante, accompagnato da quel sorriso enigmatico che ha fatto impazzire Broadway e spaventato i produttori della MGM.

Si volta con grazia naturale, la schiena dritta, il collo lungo da ballerina. Mentre si allontana lungo il sentiero di ghiaia bianca illuminato dalle lanterne, il tessuto del vestito cattura la luce della luna e sembra brillare debolmente. Le bougainvillee viola si chiudono quasi con rispetto al suo passaggio. Prima di scomparire dietro una curva del giardino, verso la grande villa bianca, si ferma un istante e gira appena il capo. «Buonanotte, caro.» Dice senza alzare la voce, eppure la frase arriva chiara nell’aria tiepida. Poi sparisce, inghiottita dall’ombra profumata del suo regno privato. Rimango solo con il rumore lontano della fontana, il fruscio delle foglie di palma e la netta sensazione che, anche dopo il congedo, Alla Nazimova non abbia veramente finito di parlarmi. Il giardino delle fanciulle mi sorride nell’oscurità, complice e un po’ pericoloso.

Sola e dimenticata, Mariam Edez Adelaida Leventon morì di trombosi cerebrale a Los Angeles e fu sepolta nel Forest Lawn Memorial Park di Glendale. Le cronache riferiscono che ormai era diventata una vecchietta rinsecchita che mostrava molto più dei suoi 66 anni
Era il 13 luglio nel 1945.
Lascia il mondo in punta di piedi, proprio lei che fino a poco prima lo aveva fatto tremare grazie al suo strabiliante talento, al suo intrigante fascino e alla sua vulcanica personalità.
Questa è la storia di Alla Nazimova, lesbica chiacchierata sì, ma soprattutto attrice di talento e perfettamente calata nell'atmosfera, nei fermenti culturali che animarono i primi decenni del Novecento e nei quali primeggiò come artista e come avventuriera. Dei suoi festini lesbici, dei suoi amori e delle sue conquiste, i tabloid hanno scritto molto, finendo in buona parte per oscurarne l’opera e il talento.
Il suo contributo all'industria cinematografica le è stato riconosciuto con una stella nella Walk of Fame ad Hollywood.



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IMMAGINE GENERATA DA IA
INTERVISTA A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
FONTI:
http://www.cinziaricci.it/filmes/
registi-allanazimova.htm
http://www.culturagay.it/cg/biog
rafia.php?id=342
http://it.wikipedia.org/wiki/
Alla_Nazimova


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