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Il Teatro Bunraku
Le antiche marionette giapponesi
tra storie d’amore, passione, suicidio, onore e tradizione




 



 
 


Il Bunraku è un tipo di teatro giapponese caratterizzato dalla combinazione di tre pratiche: la manipolazione dei burattini da parte di artisti itineranti, la recitazione del testo e l’accompagnamento della recitazione con la musica prodotta da un liuto a tre corde chiamato shamisen.
Con il Kabuki è una delle maggiori espressioni artistiche del Giappone nell'ambito delle arti performative.

Il Bunraku nacque nel corso del XVII secolo nell'isola di Awaji. I personaggi vengono rappresentati con marionette di grandi dimensioni, manipolate a vista. Ciascuna marionetta è mossa da tre manovratori.
Le marionette originariamente erano costituite di argilla, avevano un'altezza di circa un metro, possedevano solo le braccia ed erano guidate solo da una persona. Intorno alla metà del Seicento il legno prese il posto dell'argilla grazia alla sua maggiore plasmabilità, e vennero aggiunte le gambe. Nei decenni successivi vennero apportate altre migliorie, quali l'articolazione degli occhi, della bocca e delle dita delle mani e finalmente la marionetta necessitò della presenza di tre artisti manovratori, uno dei quali è in grado di muovere la testa e il braccio destro, il secondo il braccio sinistro e il terzo le gambe.

Le marionette sono vestite con abiti eleganti, varianti a seconda della caratterizzazione, confezionati da sartorie e portano parrucche di capelli veri. Le marionette sono suddivise in categorie varianti a seconda del sesso, della classe sociale e del carattere del personaggio.

Nel teatro Bunraku si narrano spesso storie d'amore infelici e sfortunate. I temi maggiormente affrontati dal Bunraku sono i drammi concernenti le antiche tradizioni jidaimono e quelli del popolo sewamono. Passione, suicidio, onore, tradizione, società sono i temi del Bunraku, forma d'arte giapponese del '700 paragonabile al nostro teatro delle marionette, ma chiamarle marionette sarebbe improprio in quanto non ci sono fili: gli artisti sono in scena con i personaggi, facendo in modo che il movimento dei corpi trasmetta le passioni della tragedia.

Tra le rappresentazioni più famose è senz’altro da ricordare la Storia di Joruri, diffusa nel XV-XVI secolo e largamente recitata in pubblico nei villaggi dell'epoca. Essa narrava l’amore sbocciato tra il giovane Ushiwakamaru e la bellissima Jōruri, figlia di un rispettato samurai, chiamata così dal padre perché nata a seguito di lunghe preghiere rivolte al dio Jōruri Kō. La fama raggiunta da questa storia avrebbe portato all'uso del termine jōruri per definire ogni composizione, dalle storie d'amore ai racconti epici, declamata da narratori di professione.

L’altra rappresentazione non meno importante è il “Doppio suicidio d'amore a Sonezaki”, uno dei classici del repertorio Bunraku, è stata portata per la prima volta in scena ad Osaka nel 1703. La storia - che narra di due amanti suicidi, Ohatsu e Tokubei, trae spunto da un episodio di cronaca. Un commesso, Tokubei, e la sua amante Ohatsu, una cortigiana, impossibilitati a portare a compimento il proprio amore, ostacolato dalle rigide regole sociali del tempo non possono sposarsi. Danzano, piangono, fremono fino a morire l'uno nelle braccia dell'altro: la minuzia degli artisti nel manovrarne ogni singola parte del corpo rivela l'intensità di quei sentimenti.


   










 





 
 
 





ARTICOLO DI ADAMO BENCIVENGA





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