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FOTO E TESTO: ADAMO BENCIVENGA

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Venezia del 500 dove la prostituzione prosperava fiorente, nei canali periferici impregnati di muffa, di giorno
al calar della nebbia, di notte quando topi giganti uscivano dalla melma e straniere malmesse
s’accontentavano d’avanzi offrendo a quarti la carne più fresca.

Le Carampane sul Ponte delle Tette
Venezia del 500 dove la prostituzione prosperava fiorente, nei palazzi dei nobili sul Canal Grande,
nelle case d’alto censo, nelle ville del Palladio, dove le cortigiane d’alto bordo ostentavano
sfarzo e lusso pomposo e prova evidente dei piaceri lascivi, dissoluti ed osceni,
scandalosi ed indecenti, ed occupavano uno stato sociale degno di una nobildonna.


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Passeggiavano per le calli e per ponti seguite da paggi e garzoni, ingioiellate e guarnite da sottane di raso, lunghe e sontuose,
con i capelli arricciati biondo rossastri, rossi Tiziano, raccolti in retine d’argento e di oro.
Alle volte per pura esibizione si univano alle straniere malmesse vicino al "Ponte delle Tette"
e s’offrivano alla vista dei passanti focosi, di parole oscene e prezzi e denaro,
esponendo parte della merce migliore, come al Mercato del Pesce a Rialto.


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Venezia del 500 città cosmopolita in un via vai di mercanti dediti al commercio, delle spezie,
delle stoffe e del sale, della seta e della gomma, garofano e pepe, di broccati e di puttane, le famose
carampane, nomignolo che dava nome al quartiere, ma a Venezia era sinonimo di vecchia prostituta.
E le prostitute erano tollerate, incentivate, coccolate dal governo per distogliere gli uomini
“dal peccare contro natura”, perché l'omosessualità era molto diffusa ed ogni venerdì
i colpevoli di sodomia venivano impiccati nelle due colonne della piazzetta di San Marco e poi bruciati.


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Si narra che nel 1319 quando morì a Venezia l’ultimo discendente della ricca famiglia dei Rampani;
essendo senza eredi e non avendo fatto testamento, tutti i suoi beni furono gestisti dalla Serenissima.
Parte di quelle case si trovavano a San Cassiano, vicino a San Polo. Nel 1421 il Governo,
esasperato dal viavai di prostitute decise di adibire il palazzo Rampani (Ca’ Rampani)
a casa chiusa. Da qui il nome di quelle caratteristiche ospiti che per attirare i clienti
rimanevano per ore affacciate alle finestre mostrando il seno completamente nudo.
Non a caso il ponte che unisce Santa Croce a San Polo si chiama Ponte delle Tette.


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Venezia del 500, le carampane, nonostante la tolleranza, avevano regole ferree da rispettare:
non potevano uscire a gruppi, fuori dal quartiere dovevano sfoggiare vistosi fazzoletti
gialli al collo in segno di riconoscimento, di sera dopo la terza campana dovevano
rientrare in casa, pena 15 frustate, non potevano abbordare clienti nei periodi sacri
(Natale, Quaresima, Pasqua), non potevano frequentare le osterie e potevano girare
per Venezia solo di sabato. La domenica, giorno del Signore, dovevano barricarsi
nelle case gestite dalla “matrona”, che amministrava la contabilità e pagava
regolarmente le tasse.


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Passeggiavano sul Ponte delle Tette con vistosi
cappelli rossi indossando le chopine, caratteristici zoccoli con la
zeppa alta un piede, circa 50 cm, che le rendeva mezzo metro più alte delle altre donne.

Una vecchia leggenda narra che oltre a Veronica Franco nella Venezia del 500,
presso il Ponte delle Tette, si poteva incontrare Gaspara Stampa,
la voce femminile più autentica e spontanea della poesia erotica italiana.


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FOTO E TESTO: ADAMO BENCIVENGA


 

CREDITS
FONTI
http://www.placidasignora.com/2011/10/03/storia-del-ponte-delle-tette-e-perche-si-dice-carampana/
© All rights reserved



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