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RACCONTO
 
Adamo Bencivenga
IL SENSO DELL'INFEDELTA'
Moglie e marito si interrogano sul valore dei propri tradimenti reciproci cercando un senso alla loro vita di coppia....

1

 
La luce dorata del tramonto romano filtrava attraverso le persiane semiaperte della loro camera da letto, proiettando strisce calde sui corpi intrecciati di Martina e suo marito, Alessandro. Erano tornati da una cena romantica in un piccolo ristorante vicino al Pantheon e l'aria era ancora impregnata del profumo di vino rosso novello e dell’autunno inoltrato. A passeggio per strada tra i vicoli romani, avevano riso, avevano cantato una vecchia canzone di Sonny & Cher, camminando abbracciati come fossero una cosa sola.

Appena varcata la soglia di casa, Martina, con i suoi capelli castani sciolti sulle spalle e un corpo sinuoso, avvolto in un semplice abito di seta nera, iniziò a baciarlo con urgenza. Alessandro, alto e atletico, con una barba curata e occhi scuri, che tradivano una passione immediata, rispose con eguale fervore, spingendola dolcemente contro la parete dell’ingresso tra una riproduzione di Manet e un vaso indiano, comprato nel loro ultimo viaggio a Bombay. Un bacio profondo con le loro lingue affamate che si intrecciavano in un duello sensuale. La mano di lui scivolò tra le cosce umide di lei. Poi lungo il corridoio Martina in preda ai sensi si tolse le scarpe facendo scivolare le mutandine di pizzo lungo le gambe.

Il grande letto matrimoniale con le lenzuola nere di cotone egiziano li accolse sprofondando sotto la loro passione. Martina, sdraiata supina con le gambe leggermente divaricate e un sorriso malizioso, iniziò ad accarezzarsi le labbra carnose e lisce. Come in un rituale antico lo invitò muta offrendo il suo tesoro come portata principale di un vassoio d’argento. Lui le baciò prima il collo, poi il seno, per poi scendere piano verso i suoi fianchi morbidi.
“Ti voglio Martina!” Mormorò infilando la testa tra le cosce di lei e baciandola avidamente. Martina gemendo, afferrò con forza la mano di lui e premendo contro le sue dita, si cercò più in profondità aumentando il ritmo man mano che il suo respiro si faceva affannoso.

"Dimmi qualcosa di trasgressivo…" Sussurrò Martina, mentre Alessandro si posizionava sopra di lei, il suo membro eretto che sfiorava la sua intimità. I loro corpi erano sudati, la pelle calda e scivolosa. “Sei la mia puttana…” Disse lui, provocandole brividi su tutto il corpo.
“Oh sì, la tua troia, sì Ale dimmelo ancora…” Rispose lei allargando le cosce ormai pronte e accoglienti.

Ma quella sera Martina voleva di più e allora lo incitò nuovamente: “Dai dimmi ancora qualcosa, qualcosa di te che non so, fammi impazzire. Alessandro esitò un momento, ma il desiderio negli occhi di lei, con quel misto di eccitazione e sfida, lo spinse a continuare penetrandola lentamente e, sentendola stringersi attorno a lui, iniziò a muoversi con spinte più profonde.

"Cosa vuoi sapere?" Chiese, la voce grossa dal piacere, mentre le sue mani afferravano i suoi fianchi per guidare il movimento.
Martina chiuse gli occhi per un istante, gemendo più forte ad ogni affondo, le unghie che graffiavano la schiena di lui. "Dimmi... hai mai pensato a un'altra donna mentre fai l’amore con me?" Chiese, la voce tremante, non per gelosia, ma per quel brivido di trasgressione che rendeva l'atto più intenso.

Alessandro accelerò il ritmo, il letto cigolava sotto di loro, i loro corpi si scontravano in un'armonia perfetta. "Sì… tesoro sì." Ammise lui, ansimando: "Si qualche volta ci penso…”
Lei spalancò gli occhi, fissandolo con intensità, poi strinse le gambe attorno alla sua vita, tirandolo a sé. "Pensi a qualcosa di reale?”
Alessandro non rispose.
Lei al culmine dell’eccitazione lo incalzò: “E l'hai fatto davvero? Mi hai mai tradita?" Il suo corpo tremava per l'imminente orgasmo, le parole le uscivano come un comando eccitato.

Lui indugiò di nuovo, era la prima volta che sua moglie gli chiedeva una cosa del genere, poi il desiderio lo travolse. "Sì, Martina sì, ti ho tradita!" Confessò alla fine, con un gemito profondo, mentre affondava più forte, sentendola contrarsi attorno a lui. “L'ho fatto, una volta.”
Martina a quel punto esplose, urlando di piacere. “Dimmelo ancora sì…” Quell'ammissione le amplificava il godimento, come una scarica elettrica. “Dimmi di più.” Lo implorava, con le mani nei capelli di lui e tirandolo a sé per un bacio feroce.

“Era... era eccitante, proibita." Balbettò lui, il ritmo che diventava frenetico, i loro respiri che si mescolavano alla trasgressione e agli umori di lei. "Ma tu sei mia, solo mia.”
L'orgasmo li colpì quasi simultaneamente. Martina più capiente gridò il suo nome, mentre Alessandro si svuotava dentro di lei con un ultimo affondo potente, collassando poi sul suo seno, entrambi esausti e appagati.

******

Lei stranamente dopo l’orgasmo si alzò di fretta guadagnando il bagno, lui invece rimase a contemplare il soffitto in penombra. Pochi minuti dopo, avvolti nei loro accappatoi leggeri, uscirono sulla terrazza del loro appartamento nel quartiere Prati, con vista sui tetti rossi e arancioni di Roma che si estendevano fino al Cupolone di San Pietro in lontananza.

L'aria della sera era fresca, profumata di gelsomino, e un bicchiere di vino ciascuno scintillava sotto le luci soffuse. Dopo una decina di minuti in silenzio, Martina, con i capelli ancora scompigliati e un rossore sulle guance, si appoggiò alla ringhiera, fissando l'orizzonte. Alessandro sedeva su una sedia bianca di vimini, sorseggiando il suo vino, ma il silenzio era carico di tensione.

"Parlamene…" Disse Martina all'improvviso, voltandosi verso di lui con occhi curiosi. "Dell'altra donna. Voglio sapere tutto."
Alessandro sospirò, riluttante, posando il bicchiere. "Martina, è stata solo una cosa stupida di una notte. Non significa niente."
Lei però insistette, sedendosi sulle sue ginocchia e accarezzandogli il viso. "Per favore, dimmi. Chi era? Com'era?"

Controvoglia, lui iniziò a raccontare: "Si chiama Elena, l'ho incontrata a un convegno a Milano sei mesi fa. Era una collega, bionda, con un sorriso contagioso e un corpo atletico, non come il tuo, ma diverso. Abbiamo bevuto troppo al bar dell'hotel, e... poi è successo.
“Alessandro, non così, voglio sapere i dettagli!” Disse lei quasi delusa.

Alessandro sospirò, come se stesse cedendo a una pressione che non voleva davvero assecondare, ma ormai il confine era stato superato. “Va bene… te li dico, i particolari. Ma dopo non dirmi che ti ho fatto male, perché sei tu che li vuoi.”
Lei annuì piano.
“È stata una notte sola, tesoro, in camera sua. Era passionale, aggressiva, ma non c'era amore. Solo attrazione fisica. Mentre salivamo in ascensore mi ha baciato, poi si è scoperta il seno per farmelo baciare. Siamo entrati in stanza e si è tolta il vestito rimanendo con le sole mutandine…”
“Come aveva il seno? Più grande del mio?”
“Tesoro sinceramente non me lo ricordo, lei si è distesa sul letto, mi ha trascinato, ha aperto le gambe e abbiamo fatto sesso, veloce, frettoloso, fisico, lei aveva solo voglia di godere.”

Dai dimmi i particolari… Tu sopra di lei?” Chiese ancora Martina.
“Le luci erano basse, solo quella della lampada da comodino accesa. Appena chiusa la porta lei mi ha spinto contro il muro, mi ha infilato la lingua in bocca come se volesse mangiarmi. Aveva un sapore di gin e menta. Le ho preso i fianchi, le ho infilato le mani sotto il vestito… era già bagnata, si sentiva attraverso le mutandine.”
Martina deglutì. “Continua…”
“Si è tolta il vestito da sola, buttandolo per terra, poi si è inginocchiata.”
“Ti ha succhiato?”
“Sì. Si è inginocchiata lì, sul tappeto, mi ha aperto i pantaloni e… me l’ha preso in bocca senza preavviso. Non era delicata, lo faceva profondo, con la mano che stringeva la base, guardandomi negli occhi tutto il tempo. Io le tenevo i capelli e spingevo. Lei mugolava sul mio cazzo, vibrazioni che mi facevano quasi venire subito. Ma era esperta, si è fermata, si è alzata e mi ha detto testuale: “Non ancora. Voglio che mi scopi.”

Alessandro, temendo di aver detto troppo, si fermò fissando gli occhi di sua moglie, aspettando un cenno di disapprovazione.
Lei disse: “E poi?”
Lui riprese. “Si è buttata sul letto, ha aperto le gambe, ha spostato le mutandine di lato, per la fretta non se le è tolte. Mi ha tirato i capelli e mi ha ordinato: “Leccami.” L’ho fatto. Aveva un sapore forte, salato. Le ho infilato due dita dentro mentre con la lingua le succhiavo le labbra lisce e carnose.”
“E poi, cosa è successo?” Sussurrò Martina, col fiato grosso.
“Poi mi ha girato sulla schiena. È salita sopra, si è tolta le mutandine buttandole via sul pavimento e si è impalata da sola. Cavalcava violenta, sbattendomi il bacino addosso, le tette che rimbalzavano. Mi graffiava il petto, mi mordeva il collo. Diceva cose tipo “scopami più forte, sono la tua troia!” Anche se era lei a dettare il ritmo.
Dopo un paio di minuti si è fermata, si è girata di schiena, a pecora, il culo in aria. “Da dietro, forte!” Mi ha ordinato. L’ho presa per i fianchi e ho spinto dentro fino in fondo. Aveva una fica stretta, bagnatissima, ogni colpo faceva un rumore di bagnato che riempiva la stanza. Le ho tirato i capelli, le ho schiaffeggiato il culo un paio di volte, lei gemeva più forte ogni volta. A un certo punto si è infilata una mano sotto e si è toccata mentre la scopavo. È venuta così, urlando, stringendomi dentro a spasmi.”

“Ora sai tutto!” Disse Alessandro guardando ancora Martina.
Lei aveva le guance rosse, il respiro spezzato.
“E tu… sei venuto dentro?” Domandò lei, quasi in un soffio.
“Sì. Non abbiamo usato niente. Quando ho sentito che stavo per venire gliel’ho detto. Lei ha risposto “dentro cazzo, vieni dentro, inondami!” Ho spinto ancora due, tre volte e… sono venuto dentro, tanto, sentivo i fiotti mentre lei continuava a contrarsi. Siamo rimasti così qualche secondo, ansimanti, sudati. Poi è crollata sul letto, ha riso piano e ha detto: “Bel convegno, eh?” Ti giuro tesoro non c’è stato altro, mi sono alzato immediatamente, ho raccolto i miei vestiti e sono andato nella mia stanza.”

Silenzio. Martina lo fissò, immobile. “Beh mi sembra abbastanza… Ti è piaciuto?” Chiese alla fine, con una voce che tremava appena.
Alessandro distolse lo sguardo fissando i tetti di Roma. “Non ti posso mentire, mi è piaciuto fottere una donna quasi sconosciuta.”

Martina aveva ascoltato, mordicchiandosi il labbro, un misto di gelosia e curiosità che le accendeva lo sguardo. Alla fine, però, non resistette e chiese: "Perché mi hai tradita?"
Alessandro spiazzato cercò una risposta tra le tante. “Volevo solo gratificarmi, lei non si aspettava niente da me. Con lei potevo essere solo un corpo, un momento, uno sfogo. Non c’era rischio di deluderla, perché non c’era niente da perdere. Era… facile.”
“Perché quando lo fai con me hai paura di deludermi?”

Alessandro inspirò piano, come se quella domanda gli avesse appena tolto l’aria dai polmoni. Andò verso la ringhiera. “Perché con te non è solo scopare, Martina. È… tutto il resto.”
Lei rimase seduta, le braccia incrociate sul petto, ma non per difendersi. “Spiegati meglio.”
“Con lei, o con chiunque altra, posso fallire, posso sbagliare tutto e non importa. È solo una notte. Non c’è storia, non ci sono aspettative. Non c’è il rischio che un mio errore diventi una crepa in qualcosa di importante.” Fece una pausa, si passò una mano tra i capelli.
“Con te invece… ogni volta che ti tocco, che entro dentro di te, sento che sto toccando anche tutto quello che c’è stato prima e che ci sarà dopo. Devo a tutti i costi sentirmi maschio. Se ti deludessi, se non fossi abbastanza duro, abbastanza attento, abbastanza… presente… mi sembrerebbe di tradire non solo il momento, ma tutto quello che abbiamo costruito.
Martina abbassò le braccia lentamente. “Quindi hai paura che io ti giudichi.”
“No. Ho paura che il nostro amore possa esaurirsi, perché il sesso con te non è solo attrazione: è il modo in cui ti dico “ti amo” senza parole, “sto bene solo con te”, “non voglio stare in nessun altro posto al mondo”. E se fallisco in quello… mi sembra di fallire in tutto.”

Lei si alzò, gli posò le mani sulle spalle, leggera. “Ma io non ti giudico quando vieni in trenta secondi, Alessandro. O quando sei stanco e non riesci a fare il maratoneta. O quando mi baci il collo invece di scoparmi come una bestia.”
Lui alzò lo sguardo, gli occhi lucidi, ma fermi. “Lo so. Razionalmente lo so. Ma quando sono dentro di te, quando ti sento stringermi, quando ti sento gemere… il cervello mi va in tilt. Penso: “Devo farla impazzire, devo essere il migliore, devo cancellare ogni ricordo di chiunque altro, devo farle dimenticare che esista un mondo fuori da questo letto”. E più ci provo, più mi blocco. Più mi blocco, più ho paura. È un circolo del cazzo.”
“Sì ti capisco, ma tutto questo non giustifica un tradimento, potevamo parlarne prima non credi?”
“Hai ragione, ma non trascurare il maschio, Martina. Il maschio che va a caccia di trofei per sentirsi il migliore, il re del cazzo, il conquistatore che sulla collina pianta la sua bandiera come su ogni fica che conquista. Perché alla fine, siamo tutti così: primitivi, guidati da un cazzo che pensa al posto nostro. Davanti a una fica aperta, l'uomo non resiste, non ragiona, non si ferma a pensare alla compagna che ama, ai figli se ne ha, alla casa, alle promesse sussurrate nel buio. Anzi dimentica tutto, paure, incomprensioni e mutuo da pagare… Si butta dentro come un animale in calore, perché quella è la vittoria facile, il trofeo lucido che lo fa sentire potente per cinque minuti, prima che il senso di colpa lo mangi vivo.”

Martina lo guardò, le labbra socchiuse, un misto di rabbia e disgusto. “Non conoscevo questo lato di te, ho sempre creduto che tu fossi diverso dagli altri. Dai ripetimi perché ti è piaciuto!”
Alessandro la guardava negli occhi, stringendola a sé, e rispose con un sorriso ironico: "Perché non era mia moglie!"
La risposta rimase sospesa nell'aria, un misto di confessione e provocazione. Le parole di Alessandro galleggiarono nell’aria fresca della terrazza, come un’eco che non voleva spegnersi. Martina si staccò, si voltò verso il parapetto, fissando i tetti di Roma che ora si tingevano di un viola profondo, punteggiati dalle luci accese nelle finestre lontane. Il bicchiere di vino le tremava leggermente in mano.

“Non era mia moglie…” Ripeté piano, quasi assaporando l’amarezza della frase e pensando che per un uomo il sesso migliore è sempre quello che si fa fuori casa. Delusa iniziò a piangere e il bicchiere le scivolò dalle dita frantumandosi a terra.
Poi, con un respiro profondo disse: “Sai una cosa? Mi hai delusa profondamente...”
Alessandro si irrigidì. “Martina, ma che dici? Aspetta... mi hai chiesto tu stanotte di dirti una cosa trasgressiva, credevo fosse un gioco, uno stupido gioco…”
“No.” Lo interruppe lei, girandosi di scatto. I suoi occhi erano lucidi, per le lacrime e per la rabbia. “Mi hai tradita. L’hai fatto, ma non è questo il punto, può capitare, ci sta, un paio di corna le ho sempre messe in conto, ma tu ora lo ammetti con quel tono di maschio sprezzante e orgoglioso, come se fosse una conquista, come se fosse normale per un maschio riempire buchi. Lei non ero io, lei non era tua moglie e quindi? Che schifo di scusa è questa?”

Lui si avvicinò piano, le mani aperte in un gesto di resa. “Amore, ascoltami. Mi dispiace. Mi dispiace da morire. È stata una stupidaggine, una sola notte, ero ubriaco, stanco, lontano da casa, solo... non so nemmeno spiegarlo. Ma non ha significato niente. Non ti ho mai smesso di amare, non ti ho mai messo in dubbio, nemmeno per un secondo. Succede agli uomini, Martina. A volte capita, è una debolezza, un momento di idiozia. Ma non cambia quello che provo per te.”
Martina rise, una risata breve e aspra. “Succede agli uomini? Bella consolazione. E alle donne no? Alle donne non capita mai di cedere a un momento di debolezza? Di voler sentire qualcosa di diverso, di provare qualcos’altro? Di concedersi una serata di follia? Di aprire le cosce a uno sconosciuto e sentirsi riempita solo per il gusto di avere un orgasmo?”

Alessandro aggrottò la fronte, confuso. “Che stai dicendo?”
Lei posò il bicchiere sul tavolino con un gesto secco, incrociò le braccia sul petto. “Sto dicendo che anche a noi donne può capitare, ma non puntiamo nessuna bandiera su nessuna collina, nessuna tacca, ma solo la fragilità di sentirci desiderate, di non sentirla secca tra le cosce…”
“A te è capitato?” Ormai il gioco era andato oltre…
“Eh, sì mio caro, anche a me è capitato pur non essendo un uomo. Una volta. Solo una volta. Durante un fine settimana a Firenze per un corso di aggiornamento. C’era un collega, simpatico, carino, insistente. Abbiamo bevuto, abbiamo riso, e alla fine... sì, siamo finiti a letto. Una scopata veloce, senza emozioni. Niente di speciale. Esattamente come la tua.”

Il silenzio calò pesante. Alessandro la fissò, il viso che passava dal pallore allo stupore, poi a qualcosa di più oscuro. “Tu... hai...”
“Sì.” Confermò lei, sostenendo il suo sguardo senza abbassare gli occhi.
“E non te l’ho mai detto perché mi sembrava inutile. Perché tra noi va tutto bene. La nostra coppia funziona, ci vogliamo bene. È stata solo una scopata, Alessandro. Come la tua.”
Lui fece un passo indietro passandosi una mano tra i capelli. “È assurdo. È diverso. Quando una donna tradisce... significa che c’è qualcosa che non va davvero. Che manca qualcosa nella coppia. Che non è felice. Un uomo può... può sbagliare per istinto, per stupidità, ma una donna...”
Martina lo interruppe con un gesto della mano. “Smettila. Non osare dirmi che il mio tradimento vale di più del tuo, che è più grave, che nasconde un problema profondo. Non c’è nessun problema profondo tra noi. È stata una scopata e basta. Punto. Proprio come la tua scopata. Non cercare di rendermi la cattiva della storia solo perché sono una donna.”

“No, Martina. Non è la stessa cosa. Puoi ripetermelo mille volte, puoi gridarmelo in faccia, ma non cambia la verità biologica, emotiva, primordiale. Quando un uomo tradisce, è quasi sempre un cedimento dell’istinto. Un momento di debolezza animale. Il cazzo che prende il comando, la caccia che si riaccende per cinque minuti, il trofeo facile che ti fa sentire vivo, potente, desiderato. È stupido, è egoista, è patetico… ma finisce lì, nel letto di un hotel, e non tocca il nucleo. Non intacca la capacità di amare davvero la propria donna. È come una sbronza: ti svegli con il mal di testa, vomiti i rimorsi, e poi torni a casa dalla tua.”

Fece una pausa, gli occhi fissi su di lei, duri. “Ma quando una donna tradisce… è diverso. È irreparabile. Perché per una donna scegliere di aprire le gambe a un altro significa che, in quel momento, ha permesso a un altro di entrare nella sua anima. E questo non è istinto. È una scelta. È un rifiuto dell’altro. È dire, anche solo per un attimo: “Lui non mi basta più!” E tu hai deciso che quell’uomo, anche solo per un’ora, valeva di più di me. Non solo fisicamente. Emotivamente. Hai scelto di dare a un estraneo qualcosa che dovrebbe essere solo mio.”

Martina aprì la bocca per ribattere, ma lui alzò una mano, bloccandola. “Non dirmi che era solo sesso. Non insultarmi con questa bugia. Il sesso per una donna non è mai solo sesso, e quel cazzo non entra solo nelle ossa, nella fica, ma dentro il cervello. Voi lo vivete con tutto il vostro essere. Voi vi connettete. Voi fantasticate, idealizzate, create un legame. Quella scopata lascia un’impronta indelebile che io non posso cancellare. Non posso scoparti più forte per farla sparire.”

Si avvicinò di un passo, la voce che tremava di rabbia. “Il mio tradimento è stato una scopata da ubriaco. Il tuo è stato un tradimento dell’anima. E sì, lo so che suona misogino, antiquato, patriarcale. Chiamalo come vuoi. Ma è così che lo sento io. È così che lo sentono milioni di uomini, anche se non lo dicono ad alta voce. Perché per noi la fedeltà di una donna non è solo fedeltà fisica: è la prova che siamo ancora l’unico maschio degno del suo desiderio. Quando quella prova crolla… crolla tutto. La fiducia, l’orgoglio, la voglia di toccarti senza immaginare un altro al posto mio. E non si ripara. Si può convivere con la cicatrice, si può fingere, si può scopare per rabbia o per disperazione… ma il danno resta. Irreparabile.”

Martina lo fissava, il viso immobile, le mani strette a pugno lungo i fianchi. Alessandro abbassò lo sguardo per un secondo, poi lo rialzò, gli occhi lucidi ma spietati.
“È stato in quel periodo quando non riuscivo più a soddisfarti vero?”
“Ale non sempre una scopata ha una causa, a volte succede e basta.”
Lui non l’ascoltava: “Ero stanco, avevo mille pensieri e mi rendevo conto, sai, che a letto non riuscivo…”
“Smettila di provare a essere sempre il migliore. Io voglio un uomo che non ha paura di deludermi…”
“Sì, lo so, ma dimmi che non è vero, rassicurami. Dimmi che quando lui ti ha scopata non hai pensato, anche solo per un secondo, che era diverso da me. Che non aveva il cazzo più grosso, anche se lo aveva… Dimmi che non hai goduto di più. Dimmi che non ti è rimasto niente di lui dentro. E forse… forse potrei provare a crederci. Ma non mentirmi, Martina.”
“Ripeto, è stata solo una scopata. Ho goduto certo, ma in quel nettare che usciva dalla mia fica non c’era nulla Ale, proprio nulla, nessun significato, se non quel liquido abbondante e denso. Devi fartene una ragione, Ale, se non ripetuta, se è unica, una scopata è solo una scopata, sia per me che per te, sia per l’uomo che per la donna.”

Alessandro rimase in silenzio per un lungo momento, lo sguardo perso sui tetti illuminati. Poi, lentamente, tornò a guardarla. “Hai ragione.” Mormorò. “Hai ragione tu. Sto facendo lo stronzo. Sto cercando di giustificarmi con concetti a cui non credo. Non c’entra niente l’uomo, la donna, siamo persone… è solo una notte e non mette in discussione una vita insieme.”

Martina annuì appena, la tensione iniziòa a sciogliersi dalle spalle.
“Allora smettila di giustificarti e smettila di giudicare. Accettiamo che entrambi abbiamo sbagliato, anzi no, accettiamo che può succedere, che alle volte vi è una necessità individuale che va oltre il legame di coppia.”

Lui si avvicinò di nuovo, questa volta con cautela. Le sfiorò il braccio, poi la mano.
“Non voglio perderti, Martina. Non per questo. Non per una cazzata mia... e nemmeno per la tua.”
Lei lo lasciò fare, lasciando che le dita di lui si intrecciassero alle sue.
“Nemmeno io voglio perderti. Ma non voglio nemmeno fingere che non sia successo. Dobbiamo essere onesti. Tutti e due.”
Alessandro annuì, tirandola piano verso di sé. Lei si lasciò abbracciare, posando la fronte contro il suo petto. Rimasero così, stretti, mentre le luci di Roma scintillavano sotto di loro come un mare di stelle cadute. Il vento portava profumo di gelsomino e di notte romana.
“Ti amo.” Sussurrò lui tra i suoi capelli.
“Anch’io.” Rispose lei, stringendolo più forte.
E mentre si baciavano piano, sotto il cielo di Roma che ormai era completamente buio, la terrazza sembrò di nuovo il loro rifugio, non più un campo di battaglia. Solo loro due, con le ferite ancora fresche, ma già in via di guarigione.






Questo racconto è opera di pura fantasia.
Nomi, personaggi e luoghi sono frutto
dell’immaginazione dell’autore e
qualsiasi somiglianza con
fatti, scenari e persone è del tutto casuale.

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