"Gente per bene e gente per
male" (1972) è un brano di Lucio Battisti, contenuto
nell'album “Il mio canto libero”, che costituisce una
potente critica sociale al perbenismo borghese. È
una delle canzoni più sottovalutate e intelligenti del
repertorio di Lucio. A un primo ascolto può sembrare
quasi leggera o “divertente” per via del ritmo
saltellante e del dialogo vivace, ma in realtà nasconde
una critica sociale tagliente e una morale profonda
contrapponendo la "gente per bene" snob e crudele alla
sincera umanità di una prostituta, ribaltando i ruoli
morali.
Il pezzo è costruito come un dialogo
teatrale tra il protagonista (Battisti, che interpreta
un ragazzo di umili origini) e un coro di ragazze “per
bene” che gli negano l’accesso a una festa. Il ragazzo
si presenta con ingenuità e buona volontà: «Fatemi
entrare, voglio giocare, voglio ballare insieme a voi».
Offre vino, dice di essere di compagnia, racconta che
suo padre è guardia comunale e sua madre lavora
all’ospedale. Le risposte del coro sono crudeli e
classiste: «Sei troppo ignorante, odori di gente che non
conta niente, paura ci fai. Oltre ignorante sei anche
invadente».
Nella seconda parte il tono cambia.
Il ragazzo se ne va, incontra una prostituta (“Tu vendi
amore, ma questa sera purtroppo io non ho soldi…”). Qui
succede il ribaltamento più bello: lui si rivolge a lei
con rispetto e gentilezza (“gentile signora”), tanto che
lei gli si offre gratis. Lui però rifiuta educatamente e
le offre di accompagnarla a casa. Il finale è poetico
e amaro allo stesso tempo: il ragazzo, rifiutato dai
“per bene”, trova più calore umano nella “malafemmina”,
ma alla fine resta solo, con la sua dignità intatta.
Il titolo non è casuale. Mogol e Battisti fanno
un’inversione netta dei ruoli: la “gente per bene” (le
ragazze borghesi della festa) si rivela meschina,
superficiale, piena di pregiudizi di classe e ipocrita.
La “gente per male” (la prostituta, e in fondo lo stesso
ragazzo “ignorante”) si dimostra invece umana, generosa
e rispettosa. È una critica al perbenismo, al classismo
mascherato da moralità, e un inno alla sincerità delle
persone semplici. Ricorda un po’ certi testi di De
André, ma con la leggerezza pop tipica di Battisti.
“Gente per bene e gente per male” è una piccola
gemma nascosta nell’album. Non è tra le più radiofoniche
o celebri del periodo, ma dal punto di vista testuale e
concettuale è tra le più riuscite e coraggiose di tutto
il repertorio di Battisti. È intelligente, ironica,
commovente e ancora oggi attualissima quando si parla di
pregiudizi, apparenze e vera umanità.
Musicalmente il brano è noto per le sue variazioni
ritmiche e un arrangiamento che alterna momenti quasi
parlati e sarcastici del coro femminile a esplosioni
melodiche. La struttura è complessa, lontana dalle
classiche ballate radiofoniche dell'epoca.
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