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MUSICA PASSIONE
Storia delle Canzoni di Lucio Battisti

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IL LEONE E LA GALLINA
Brano contenuto nell’album "Umanamente uomo: il sogno", è una delle canzoni più ironiche, leggere e divertenti di tutto il repertorio di Battisti, ma nasconde, come spesso accade con Mogol, un doppio fondo malizioso!
Battisti 1972

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Brano contenuto nell’album Umanamente uomo: il sogno (1972), uno dei dischi più importanti e maturi del sodalizio Battisti-Mogol. “Il leone e la gallina” è una delle canzoni più ironiche, leggere e divertenti di tutto il loro repertorio, ma nasconde, come spesso accade con Mogol, un doppio fondo malizioso.

Il testo è costruito come una metafora molto esplicita e giocosa: La gallina
rappresenta la donna che tenta di resistere al corteggiamento, che si finge spaventata e ritrosa («mi sfuggiva gaia»). Il leone è l’uomo predatore, sicuro di sé, che sa benissimo come andrà a finire: la gallina finirà nel suo “letto”.

Il testo continua con immagini contadine divertenti: c’è anche un cane barbone che ruggisce come un leone, un tacchino che fa la ruota, e la conclusione è inevitabile: la gallina scappa, ma il leone la prenderà lo stesso.

La morale è chiara e ironica: «tanto lo sai che non servirà». È una canzone sul corteggiamento, sulla seduzione, sul gioco del “no che significa forse”, raccontata con umorismo contadino e un pizzico di machismo anni ’70, ma trattato con tale leggerezza che diventa quasi innocente.

Mogol usa la metafora della fattoria per parlare di attrazione sessuale e dinamica uomo-donna in modo diretto ma scherzoso. Non è una canzone romantica: il leone non chiede permesso, sa di essere il più forte e che la resistenza della gallina è in parte teatrale.
Rispetto a “Gente per bene e gente per male” (dello stesso anno), qui non c’è critica sociale profonda o ribaltamento morale: è puro divertimento, con una vena erotica sottile ma evidente. È il lato più “maschio” e sornione di Battisti-Mogol, quello che ama giocare con gli stereotipi senza prendersi troppo sul serio.

Musicalmente è deliziosa: tempo in 3/4 (valzeretto campagnolo), arrangiamento leggero e frizzante, con la voce di Lucio che si diverte un mondo a imitare il coccodè e a giocare con i ritmi. La melodia è semplice, orecchiabile, quasi infantile, ma proprio per questo perfetta per il tono ironico del testo. Il brano dura 3:32 e scorre via che è un piacere, con un’atmosfera da filastrocca per adulti. Non ha la profondità sinfonica di “I giardini di marzo” o la potenza emotiva di “Il mio canto libero”, ma ha un fascino pop immediato e una produzione curata tipica del periodo Numero Uno.

Per concludere “Il leone e la gallina” è una canzone minore ma riuscita nel catalogo di Battisti. È perfetta per chi vuole il lato più spensierato e malizioso del duo: non pretende di essere una grande poesia, ma è intelligente, autoironica e molto divertente.
Funziona ancora oggi proprio perché non si prende sul serio: è un piccolo divertissement erotico-contadino che fa sorridere e canticchiare. Tra le canzoni “leggere” di Battisti è una delle più riuscite. Una chicca ironica da ascoltare quando si vuole qualcosa di allegro. Non è tra i capolavori assoluti del 1972, ma dimostra quanto Mogol sapesse scrivere testi furbi e quanto Battisti fosse bravo a rendere musicale anche una semplice filastrocca da aia.


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A CURA DI ADAMO BENCIVENGA


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