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INTERVISTA
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Marie Angélique de Scorailles
La più bella donna del
regno
La Duchessa di Fontanges fu una
delle tante amanti di Luigi XIV, re di Francia. Dama di compagnia
della cognata, la Principessa Palatina, attirò l'attenzione del Re
Sole e divenne la sua amante nel 1679, dopo la caduta in disgrazia
della favorita Madame de Montespan. 1661 – Port-Royal des Champs,
28 giugno 1681

Gennaio 1681 Dopo infiniti corridoi e anticamere
dorate, entro in una camera appartata al primo piano del
Palazzo di Versailles, nell'ala riservata alle favorite
del momento. Non è una delle grandi stanze di parata. È
una camera più intima, ma comunque sontuosa, con le
pareti ricoperte di damasco e pesanti tende di velluto
che filtrano la luce invernale. Un grande camino di
marmo bianco arde piano, ma non basta a scaldare davvero
l'ambiente. L'odore è un misto di legno bruciato, cera
d'api, essenza di rosa. Sul pavimento, preziosi tappeti
della Savonnerie attutiscono ogni passo.
Seduta
sul divano mi appare la ducchessa. Marie Angélique de
Scorailles, duchessa de Fontanges, è semisdraiata tra i
cuscini, avvolta in una vestaglia di raso color perla
che scivola morbidamente sulle spalle. Ha vent'anni
appena compiuti ed è di una bellezza disarmante, quasi
soprannaturale. I capelli, di un biondo cenere
luminosissimo, quasi argenteo, le ricadono in grandi
boccoli naturali sulle spalle e sul petto. Il viso è di
una perfezione quasi statuaria: fronte alta e pura, naso
diritto e delicato, bocca piccola e carnosa dal colore
naturalmente roseo. Ma sono gli occhi a colpire più di
tutto: grandi, chiarissimi, di un grigio-azzurro lunare,
con uno sguardo che mescola innocenza infantile, stupore
perpetuo e una tristezza dolce che trafigge.
Quando ti guarda sembra che ti veda davvero, e allo
stesso tempo che stia già guardando altrove, verso un
luogo dove nessuno può seguirla. La carnagione è di un
bianco latteo abbagliante, quasi innaturale, con quel
velo di rosa sulle guance. Parla con voce molto bassa,
leggermente velata, con l'accento morbido dell'Alvernia
che non ha mai perso del tutto. È come guardare un
angelo che sta per spezzarsi: fragile, eterea,
abbagliante. Guardandola capisco perché Versailles
l'ha chiamata per un breve, folgorante istante «la più
bella donna del regno».
MADAME LE SUE
ORIGINI? DA DOVE VIENE QUESTA LUCE CHE HA INCANTATO
L’INTERA CORTE? Ah, monsieur… le mie origini sono
semplici, antiche, un po’ dimenticate dal tempo e dalla
fortuna. Sono nata nel luglio del 1661, nel cuore
dell’Alta Auvergne, al Château de Cropières, un vecchio
maniero di pietra scura circondato da montagne severe e
pascoli infiniti. Non è Versailles, ve lo assicuro… lì
il vento porta odore di terra umida, di pecore e di
legna bruciata, non di profumi di corte.
I SUOI
GENITORI, MADAME? Mio padre, Jean-Rigal de Scorailles
era signore di Fontanges, di Roussille e di molti altri
piccoli feudi sparsi tra le colline. Uomo d’armi leale:
luogotenente del Re aveva servito fedelmente durante la
minorité del nostro sovrano. Era marchese di Roussille,
titolo che portava con orgoglio, anche se le casse di
famiglia erano più vuote che piene… Mia madre era Aimée
Éléonore de Plas, una donna pia e gentile, signora di
terre modeste ma nobili.
LA SUA INFANZIA?
Sono cresciuta tra fratelli e sorelle in una casa dove
la nobiltà era antica quanto le pietre del camino, ma il
denaro… quello mancava da generazioni. La mia famiglia è
una delle più vecchie dell’Auvergne, sapete? Cavalieri,
baroni, signori di terre selvagge… ma la guerra, le
tasse, le divisioni ereditarie avevano ridotto tutto a
un’ombra di grandezza passata. Così, quando si accorsero
che la mia… la mia faccia, il mio corpo, la mia bellezza
poteva essere un tesoro più prezioso di qualsiasi feudo,
decisero di mandarmi a corte. Io, la più giovane, la
“Demoiselle de Fontanges”, come mi chiamavano.
COME VI VEDEVATE VOI STESSA IN QUELLO SPECCHIO CRUDELE
CHE È VERSAILLES? La bellezza, monsieur… è una parola
che pronunciano gli altri. Io? Io mi guardavo e vedevo
solo una ragazza di campagna mandata a corte con un bel
vestito e troppa ingenuità.
I VOSTRI CAPELLI
DIVENNERO LEGGENDARI… I capelli erano il mio orgoglio
segreto. Non proprio castani, non proprio rossi… un
biondo ramato con riflessi dorati quando il sole li
colpiva, o quando le candele di Versailles li
accendevano di fuoco vivo. Lunghi, abbondanti,
naturalmente mossi. Durante quella famosa caccia a
Fontainebleau, quando un ramo me li strappò
dall'acconciatura… non fu un disastro, fu un miracolo.
Il Re li vide cadere in boccoli liberi, legati solo da
un nastro, e disse che ero una Diana scesa dai boschi.
Da quel giorno nacque la fontange, e io… io diventai un
nome per un'acconciatura.
COME ARRIVASTE ALLA
CORTE DEL RE SOLE? Ah, monsieur… fu un cammino breve,
ma preparato con cura, come una trappola dorata. Avevo
diciassette anni, mio padre, il marchese di Roussille,
serviva fedelmente il Re, ma le terre dell’Auvergne non
davano più ricchezze. Così, un cugino di mio padre,
César de Grollée, notò… la mia bellezza. Disse che era
un peccato lasciarla marcire tra le pecore e il vento
delle montagne.
E COSA FECE IL CUGINO?
Semplicemente mi portò a Parigi, mi fece ospitare presso
la duchessa d’Arpajon, dama d’onore della Dauphine. Poi,
il 17 ottobre 1678, fui presentata alla principessa
Palatina, Elisabeth-Charlotte de Bavière, duchessa
d’Orléans, cognata del Re. Lei, con il suo cuore buono e
il suo spirito franco, mi accettò tra le sue fille
d’honneur.
IL VOSTRO STATO D’ANIMO MADAME?
Ero solo una ragazza di provincia tra tante dame
eleganti. Indossavo abiti prestati, imparavo a
inchinarmi, a parlare piano, a non arrossire troppo.
Madame la Palatine mi prese in simpatia mi disse che ero
«bella come un angelo da capo a piedi». Altri dicevano
che ero «una vera eroina da romanzo». Io arrossivo e
abbassavo lo sguardo… ma dentro di me, lo confesso, mi
piaceva sentirmelo dire.
MA QUELLA CORTE ERA UN
TEATRO CRUDELE. Si sussurrava già che la mia
famiglia aveva mandato me… per attirare l’attenzione del
Re. L’ambasciatore prussiano lo scrisse chiaro. Io non
capivo nulla. Ero spaventata, abbagliata. E poi…
accadde. Nel 1679, durante una caccia a Fontainebleau,
il Re mi notò, ma non come una fille d’honneur
qualunque. Da quel momento, tutto cambiò. Il Re, stanco
degli intrighi, trovò in me una freschezza che lo
ringiovaniva. Io diventai la sua passione effimera. E la
corte… la corte mi divorò con gli occhi. Ma sapete,
monsieur? Io non scelsi questo cammino. Fu scelto per
me.
AL VOSTRO ARRIVO A CORTE, CHI ERANO LE DONNE
CHE REGNAVANO NEL CUORE DEL RE? SI DICE CHE FOSSE
CONTESO TRA MADAME DE MONTESPAN E MADAME DE MAINTENON,
LA GOVERNANTE DEI SUOI FIGLI ILLEGITTIMI… Conteso…
sì, è la parola giusta, monsieur. Versailles è un’arena,
non un salotto. Quando arrivai, nel 1678, Madame de
Montespan era ancora la regina indiscussa: bella,
spiritosa, orgogliosa, con quella lingua affilata che
faceva tremare tutti. Aveva regnato per oltre dieci
anni, dal 1667, soppiantando la dolce La Vallière. Aveva
dato al Re sette figli – sei legittimati – e viveva in
un appartamento comunicante con quello del sovrano, come
una vera regina. Tutti la chiamavano «la vera regina di
Francia». Era al culmine del potere, ma… il Re si stava
stancando. Le sue scenate, i suoi capricci, la sua
gelosia… cominciavano a pesare.
E MADAME DE
MAINTENON? Françoise d’Aubigné non era un’amante, non
al tempo. Era la governante dei figli illegittimi del Re
e di Montespan – quelli cresciuti in segreto a
Vaugirard, poi a Saint-Germain. Montespan stessa l’aveva
scelta, anni prima, per la sua discrezione. Il Re la
vedeva spesso quando andava a trovare i bambini…
all’inizio la trovava insopportabile, troppo seria,
troppo devota. Ma piano piano, qualcosa cambiò. Lei era
calma, intelligente, sapeva ascoltare, consigliava senza
adulare. Mentre Montespan infuriava, Maintenon diventava
il rifugio.
E VOI IN QUESTO CONTESTO? Io
arrivai come una folata d’aria fresca dalle montagne.
Giovane, ingenua, bella in modo semplice. Il Re mi vide,
e per un momento dimenticò le altre. Montespan mi odiò
subito – mi chiamava «quella piccola provinciale» – e
fece di tutto per umiliarmi. La Maintenon invece mi
osservava, silenziosa, paziente… sapeva aspettare. La
corte sussurrava che il Re avesse tre regine: la vera
Regina Maria Teresa, l’ufficialissima Montespan… e me,
la favorita del momento. Ma era un’illusione. Montespan
era ancora potente, Maintenon saliva piano, e io… io ero
solo un fuoco di paglia.
LA STORIA RACCONTA CHE
MADAME DE MONTESPAN EBBE UN RUOLO MOLTO IMPORTANTE NELLA
VOSTRA ASCESA. Sì, è vero, in gran parte. Madame de
Montespan vedeva il Re scivolarle via. Lui cercava pace,
consiglio, e la trovava sempre di più presso Madame de
Maintenon, quella governante austera, pia, intelligente,
che educava i suoi figli illegittimi.
MADAME DE
MONTESPAN COSA FECE? Cercò un diversivo. Una fiamma
breve, innocua, che distraesse Luigi senza minacciare il
suo trono. E scelse me. Io, la provinciale di
diciassette anni. Mi presentò, mi mise sul cammino del
Re, forse con un sorriso complice, pensando: «Questa oca
bianca durerà poco, il Re si divertirà e tornerà da me».
Ma il Re… il Re si innamorò davvero. Non di una
distrazione, ma di me. Di questa freschezza che gli
ricordava la sua giovinezza perduta. Montespan capì
troppo tardi il suo errore. Io non ero un giocattolo:
ero una minaccia. Le sue gelosie esplosero, le sue
parole taglienti mi ferirono come lame… ma il danno era
fatto. Il Re si allontanò da lei. Il suo fu un calcolo
astuto… ma sbagliato. Madame de Montespan mi spinse tra
le braccia del Re per salvarlo da Maintenon… e finì per
perdere tutto.
COME FU IL VOSTRO PRIMO INCONTRO?
LA STORIA DICE CHE LUIGI XIV FU IMMEDIATAMENTE SEDOTTO
DALLA VOSTRA GIOVANE BELLEZZA… Immediatamente… sì, è
la parola giusta. Non ci furono sguardi furtivi, né
giochi di corteggiamento. Fu come un fulmine in una
giornata serena. Accadde a Fontainebleau, nell’autunno
del 1679. Ero ancora solo una fille d’honneur di Madame,
con i capelli raccolti nella moda rigida dell’epoca, un
abito semplice e il cuore che batteva come un tamburo di
guerra. Il Re era a caccia. Tutti lo sapevano: amava la
foresta, i cavalli, il pericolo controllato. Io fui
scelta – o forse fu Madame de Montespan stessa a
spingermi – per unirmi al seguito delle dame che
seguivano la caccia a cavallo o in carrozza. Non ero
preparata. Cavalcavo male, avevo paura di cadere, ma
tenni duro. Poi accadde…
QUEL RAMO BASSO CHE
DISFÒ LA VOSTRA ACCONCIATURA… Esatto, i miei lunghi
boccoli ramati caddero liberi sulle spalle, mossi dal
vento, illuminati dal sole che filtrava tra gli alberi.
Mi fermai, rossa in viso, cercando di raccoglierli con
le mani tremanti e poi li legai con la mia giarrettiera.
E lui… lui passò. Il Re Sole, in sella al suo cavallo
nero, con il cappello piumato e lo sguardo che sembrava
divorare il mondo. Si fermò. Non disse nulla per un
lungo istante. Mi guardò come se vedesse per la prima
volta una creatura uscita da un dipinto antico. Poi
parlò. La sua voce era bassa, calda, diversa da quella
che usava per dare ordini: «Mademoiselle… quella
giarrettiera vi dona e i vostri capelli sono più belli
di tutte le fontane di Versailles.» Arrossii fino alle
orecchie. Non sapevo cosa rispondere. Balbettai: «Sire,
perdonatemi…» e lui sorrise…. Aveva apprezzato il
risultato di quell’acconciatura di fortuna e mi pregò di
mantenerla dando così il via ad una nuova moda.
DA QUEL MOMENTO, TUTTO CAMBIÒ. Mi fece chiamare il
giorno dopo. Poi il giorno dopo ancora. Mi disse che ero
«una Diana selvaggia scesa dalle montagne», che la mia
freschezza lo ringiovaniva. Io? Io ero terrorizzata e
incantata allo stesso tempo. Non capivo nulla di
intrighi, di gelosie, di favori. Capivo solo che
quell’uomo – il più potente del mondo – mi guardava come
se fossi l’unica donna esistente. Forse per un istante,
lui vide in me ciò che Versailles gli aveva tolto –
innocenza, natura, giovinezza. E io… io vidi in lui un
dio sceso sulla terra. Un dio crudele, a volte. Ma in
quel primo sguardo… solo un uomo.
LA PRIMA NOTTE
MADAME? La prima notte… ah, monsieur… non fu una
notte di trionfo, né di passione travolgente come nei
romanzi che le dame si scambiavano di nascosto. Accadde
alla fine del 1678, nel Palais-Royal, nelle mie stanze
da fille d’honneur – non ancora quelle sontuose che il
Re mi diede dopo. Il Re arrivò di notte, discreto,
avvolto in un mantello scuro, come un qualsiasi
gentiluomo che va a un appuntamento proibito. Non
c’erano trombe, né annunci. Solo il suono dei suoi passi
sul parquet, fermi, sicuri. Entrò, si tolse il cappello…
e mi guardò. Quello sguardo… lo stesso della foresta, ma
più vicino, più caldo. Mi disse poche parole:
«Mademoiselle, non temete. Non voglio farvi male.» Io?
Io tremavo. Avevo diciassette anni, venivo da montagne
dove l’amore era lento, casto, annunciato da anni. Lui
ne aveva quarantuno, era il Re, il padrone di tutto… e
io ero solo una ragazza che non sapeva nemmeno come si
slacciava un corsetto da sola senza la cameriera. Fu
gentile, sorprendentemente gentile. Mi prese la mano, mi
baciò le dita, il polso… parlò piano, mi raccontò di
quando era giovane, di amori lontani che lo facevano
sorridere con nostalgia. Mi disse che ero «fresca come
l’aurora dopo una lunga notte».
E POI? Poi…
mi guidò. Con pazienza. Senza fretta. Non fu un turbine
di passione, come con le altre. Fu… quasi paterno, in un
certo senso. Dolce. Lui era stanco di intrighi e di
gelosie, voleva solo… calore, innocenza. Io cedetti,
perché non si resiste al Re, e perché, in fondo, quel
calore mi mancava quanto a lui. Al mattino… mi lasciò
con un bacio sulla fronte, come a una bambina. E promise
che sarebbe tornato. Fu la prima di molte notti, brevi e
segrete all’inizio. Poi vennero i doni, i titoli, la
duchessa… ma quella prima notte restò diversa. Fu
l’unica in cui mi sentii… non una favorita, ma una
donna. Per un momento.
IL RE ERA PAZZO DI VOI…
Pazzo… sì, lo era. O almeno, per qualche mese, lo
sembrò. Veniva di notte al Palais-Royal, bussava piano,
entrava senza rumore, e restava ore guardandomi come se
fossi un quadro che non si stancava mai di ammirare. Mi
diceva: «Voi siete la sola cosa vera in questa corte di
maschere.» Poi, dopo poche settimane cambiò tutto. Una
mattina, durante la Messa nella cappella reale, decise
di non nascondersi più. Entrò per primo, come sempre, ma
al suo braccio… c’ero io. Non come una dama qualunque:
ero vestita di bianco e argento, con i capelli sciolti
sotto un velo leggero, esattamente come nella foresta di
Fontainebleau. La Regina Maria Teresa era lì, seduta al
suo posto, con il suo sorriso mite e rassegnato. Madame
de Montespan era dall’altra parte, rigida, gli occhi che
lanciavano fulmini. E il Re… il Re mi fece sedere vicino
a lui, alla vista di tutta la corte. Un silenzio di
morte calò sulla cappella. Solo il prete continuò a
officiare, ma nessuno ascoltava più la messa. Tutti
guardavano noi. Da quel giorno, non si nascose più.
Organizzava feste, balletti, cacce in mio onore. Mi
diede titoli, terre, pensioni… in poche settimane
accumulai più gioielli e denaro di quanto la mia
famiglia avesse visto in generazioni. Diamanti, perle,
smeraldi che pesavano come catene. Ero diventata la
favorita ufficiale. La corte mi chiamava «la Duchesse de
Fontanges», anche se il titolo arrivò dopo. Le dame mi
invidiavano, mi temevano, mi odiavano. Gli uomini mi
corteggiavano con gli occhi. Ma io… io vedevo solo lui.
Era pazzo di me, sì. Ma era la pazzia di un uomo che sa
che tutto passa. E io… io ero il suo ultimo bagliore di
giovinezza. Quelle settimane furono il mio paradiso… e
già l’inizio della fine. Perché a Versailles, quando il
Re ti mostra al mondo, ti condanna anche a scomparire
presto.
NEL FRATTEMPO RIMASE INCINTA VERO?
Sì… è vero. Tutto vero. Dopo quei mesi di follia rimasi
incinta. Il Re lo seppe quasi subito. Non fu un segreto
per lui: mi guardava con una tenerezza nuova, diversa
dalla passione iniziale. Mi disse: «Questo bambino sarà
il nostro, e lo proteggerò come ho protetto gli altri.»
Per mostrarmi al mondo come madre della sua discendenza
– anche se illegittima – decise di elevarmi ancora di
più. Il 19 marzo 1680, mi fece duchessa de Fontanges. Mi
diceva: «Tu non sei solo un amore passeggero. Sei la
madre di mio figlio.» E così portai in grembo quel
bambino per mesi. Ero felice, in un modo strano, quasi
irreale. Sentivo la vita muoversi dentro di me, e
pensavo: «Forse questo è il mio posto nel mondo. Non
solo un corpo bello, ma una madre.» Il Re veniva più
spesso, mi accarezzava il ventre, parlava di nomi,
sperava fosse un maschio e di come lo avrebbe
legittimato un giorno, come aveva fatto con gli altri.
Ma il destino… il destino di Versailles è crudele con
chi brilla troppo. Verso la fine della gravidanza,
cominciai a stare male. Dolori atroci, emorragie,
febbre. I medici dissero che era «la stanchezza della
gravidanza». Ma io sapevo. Sapevo che qualcosa non
andava. Il parto arrivò troppo presto, nel giugno 1680.
Fu terribile. Urlai per ore. Il bambino… nacque morto.
Un maschietto perfetto, ma senza vita. Lo tennero
nascosto, come si nasconde tutto ciò che può macchiare
il Re Sole. Non ci fu battesimo, non ci fu tomba
pubblica. Solo un fagotto avvolto in seta bianca che
sparì nelle ombre del palazzo. Io… io quasi morii con
lui. Il sangue non smetteva. Mi salvarono a stento, ma
da allora non fui più la stessa. Il Re soffrì, a modo
suo. Veniva a trovarmi, mi teneva la mano, ma il suo
sguardo era già altrove. La duchessa de Fontanges era
diventata un ricordo doloroso, una ferita aperta.
DICONO PERÒ CHE NON FOSTE UNA DONNA MOLTO BRILLANTE
E IL RE COMINCIÒ A STANCARSI DI VOI. Brillante… ah,
monsieur, che parola crudele. A Versailles, «brillante»
significa spiritosa, tagliente, capace di rispondere con
una battuta che fa ridere il Re, di conversare per ore
di politica, di galanteria, di intrighi… come faceva
Madame de Montespan, con la sua lingua affilata e il suo
genio maligno. O come Madame de Maintenon, con la sua
intelligenza calma e profonda. Io? Io venivo dalle
montagne dell’Auvergne. Là si parla poco, si guarda il
cielo, si ama in silenzio. Non avevo imparato i giochi
della corte, le frasi pronte, le allusioni colte. Quando
il Re mi parlava, ascoltavo con gli occhi spalancati,
annuivo, sorridevo… ma non ribattevo con arguzia. Non
sapevo «volgere lo spirito» come le grandi dame. La
principessa Palatina, che pure mi voleva bene, lo
scrisse chiaro: «bella come un angelo da capo a piedi,
con un cuore eccellente… ma sprovvista di spirito come
un paniere». Il Re… all’inizio non gli importava. Amava
proprio questo: la mia semplicità, il mio silenzio che
lo lasciava parlare, la mia freschezza che non lo
sfidava. Ma dopo la gravidanza, dopo il bambino morto,
dopo le mie malattie… cercava qualcos’altro.
Conversazione, distrazione, stimolo. Io non potevo
darglielo. Non ero capace di tenere il passo con le sue
serate infinite, con le sue riflessioni. Così, piano
piano, si stancò. Nell’autunno del 1679, i suoi sguardi
divennero distratti, le visite più rare.
COSA VI
DICEVA? Non mi rimproverò mai apertamente – era
troppo galante per questo – ma io lo sentivo. Il fuoco
si spegneva. Eppure… sapete? Non ho mai rimpianto di non
essere «brillante». Preferisco il mio cuore semplice al
loro spirito tagliente. Almeno, quando amavo, amavo
davvero. Senza calcoli. La corte mi giudicò «poco
intelligente». Forse avevano ragione. Ma il Re, per un
istante, mi trovò perfetta così com’ero: bella, dolce,
silenziosa. E questo mi bastò… fino alla fine.
IL RE A QUEL PUNTO PREFERÌ ALTRI LETTI… Molto presto…
sì, monsieur. Troppo presto. Dopo la gravidanza il Re
cominciò a diradare le visite. All’inizio furono scuse
gentili: «Gli affari del regno», «la stanchezza», «la
Regina ha bisogno di me». Poi divennero silenzi. Non mi
rimproverò mai. Non mi umiliò apertamente. Ma lo
sentivo: il suo sguardo non si accendeva più quando
entravo in una stanza. Non mi cercava più con quella
fame improvvisa che aveva avuto nei primi mesi. Le feste
in mio onore si diradarono. E poi… arrivarono le altre.
Prima fu un ritorno discreto verso Madame de Montespan.
Poi, sempre più spesso, fu Madame de Maintenon. Con lei
parlava per ore, mentre con me… ormai taceva. E ci
furono anche le passeggere, le piccole favorite di
passaggio: una ballerina dell’Opéra, una damigella di
compagnia, una bellezza fresca venuta da chissà dove. Il
Re Sole non sopportava il vuoto. Quando una luce si
spegneva, ne cercava subito un’altra per illuminare la
notte.
E VOI MADAME? Non lo odiai, sapete?
Non potevo. Era il Re. Era l’uomo che mi aveva fatto
duchessa, che mi aveva guardata come se fossi il sole.
Ma capii presto: a Versailles, l’amore del Re è come le
fontane dei giardini – splendido, potente… ma scorre
solo finché c’è pressione. Quando la fonte si esaurisce,
l’acqua si ferma. Io mi ero esaurita. Rimasi qui, a
spegnermi piano, con il ricordo di quei mesi in cui, per
un istante, Versailles fu mia.
MADAME SE DOVESSE
DARE UN TITOLO ALLA SUA VITA, QUALE SAREBBE? Un
titolo… ah, monsieur, Versailles ama i titoli
altisonanti, i nomi che durano nei libri. La mia vita
col re è stata troppo breve per meritare un grande
romanzo. Eppure… se dovessi sceglierne uno, uno solo,
sarebbe: «Un istante di sole tra due eternità» Sì…
proprio così. Nacqui nell’ombra austera delle montagne
dell’Auvergne, poi, per un brevissimo istante – un
lampo, un soffio – fui al centro del sole stesso: il Re
Sole mi guardò, mi amò, mi elevò, mi fece duchessa, mi
diede gioielli, feste, un bambino che non vide mai la
luce… e per quel momento, tutto il regno girò intorno a
me. Fu accecante. Fu meraviglioso. Fu crudele. E poi…
tornai all’ombra. Più profonda di prima.
La
camera è immersa in un silenzio quasi sacro. Il fuoco
nel camino è ridotto a brace rossastra. La neve fuori
continua a cadere fitta isolando Versailles dal resto
del mondo. Marie Angélique de Scorailles, duchessa de
Fontanges, mantenendo la sua grazia eterna mi dice:
“Monsieur… credo che sia abbastanza.” Alza appena la
mano sinistra e la tende verso di me. Un breve sorriso
le sfiora le labbra, quel sorriso infantile e luminoso
che un tempo aveva fatto perdere la testa al Re Sole. Mi
alzo, chino il capo per baciare leggermente la sua mano
come si fa con una regina. Sussurrando quasi per sé
stessa dice: “Dio vi benedica, signore.” Prima di andare
faccio un ultimo inchino poi mi volto attraverso la
stanza.
Versailles fuori continua a brillare,
indifferente. Dentro quella stanza la duchessa de
Fontanges è rimasta sola, come era destinata a essere
fin dall’inizio. Un istante di sole sta per spegnersi.
Gennaio 1681. L’intervista si conclude qui.
Qualche settimana dopo, il 9 marzo, Marie Angélique
renderà l’anima a Dio, a soli vent’anni. Il suo corpo
sarà sepolto nella cappella della Port-Royal, presso il
Convento di Faubourg Saint-Jacques, stesso luogo di
sepoltura di un'altra amante del Re Sole, Louise de La
Vallière; mentre il cuore della duchessa di Fontanges
sarà custodito presso l'Abbazia di Chelles, dove la
sorella era badessa. |

INTERVISTA A CURA DI ADAMO BENCIVENGA IMMAGINE GENERATA DA IA


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