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FASCINO & SEDUZIONE 
IL REGGICALZE NEL CINEMA
Nato come semplice accessorio per
reggere le calze, il reggicalze è diventato nel cinema uno dei
simboli più potenti di seduzione e femminilità. Un'icona di eleganza
proibita che incanta lo schermo come arma raffinata di desiderio,
potere e trasgressione. Dal cabaret decadente degli anni ’30 al
glamour borghese degli anni ’60, dal voyeurismo malizioso italiano
all’erotismo intellettuale francese, il reggicalze ha attraversato
la storia del cinema senza mai tramontare.

Nato come accessorio pratico per tenere ferme le calze
di seta o di nylon prima dell’era dei collant, il
reggicalze ha saputo trasformarsi in qualcosa di molto
più potente: un feticcio visivo, un dettaglio che
racconta desiderio, potere e gioco erotico. Resiste nel
tempo come un simbolo di seduzione, indossato per
ammaliare, stregare, incantare, sedurre ed illudere o
semplicemente come strumento di richiamo, immortalato
nei tanti film non necessariamente erotici.
Non è
solo biancheria, è un invito discreto, ma
inequivocabile, un piccolo rituale di preparazione che
trasforma una donna nello schermo in un’arma di
seduzione raffinata. Il suo fascino sopravvive proprio
perché è inutile nella vita quotidiana. Proprio per
questo diventa irresistibile. Quando una protagonista lo
indossa, non sta semplicemente vestendosi: sta
preparando la scena, sta annunciando che il corpo non
sarà solo guardato, ma desiderato.
Le
giarrettiere che tirano la calza, lo scatto metallico
che si chiude, il contrasto tra la pelle nuda e il
tessuto elegante creano un erotismo sospeso, fatto di
attesa più che di esibizione immediata. Dal cabaret
decadente di Marlene Dietrich ne “L’Angelo Azzurro” al
glamour borghese di Catherine Deneuve in “Belle de
Jour”, dal calore mediterraneo di Sophia Loren in “Ieri,
oggi, domani” alla malizia domestica di Laura Antonelli
in “Malizia”, il reggicalze ha attraversato decenni e
generi cinematografici senza mai perdere il suo potere
seduttivo. A volte è usato con ironia, altre con
freddezza intellettuale, altre ancora con una sensualità
quasi dolorosa.
È un indumento che non si limita
a vestire il corpo: lo incornicia, lo valorizza, lo
impreziosisce, lo rende sacro e proibito allo stesso
tempo. E proprio per questo continua a sedurre, film
dopo film, spettatore dopo spettatore. Funzionale al
tempo, è diventando un segno di femminilità,
sigillo di classe, marchio d’eleganza, etichetta di
benessere, inizialmente di una donna che poteva
permettersi quell’accessorio affascinante, di nome
reggicalze, di cognome raffinatezza, appartenente alla
casta dello stile, alla famiglia della distinzione, al
culto dell’essere e dell’apparenza, alla specie rara
della signorilità. E poi negli anni è divenuto il segno
di una donna vezzosa, seducente ed esibizionista,
sinonimo di passionalità, di donne particolari, che lo
indossano per esprimere la loro vanità, per il proprio
compiacimento e l’orgoglio di possedere quel distinguo
di sensualità non comune a tutte le donne.
BELLE
DE JOUR (1967) – CATHERINE DENEUVE Nel capolavoro di
Buñuel, Severine (Deneuve) indossa un completo intimo
bianco elegantissimo: reggiseno, mutandine e reggicalze
con calze di nylon. Le scene più memorabili la mostrano
mentre si prepara o si spoglia con una calma quasi
rituale, o distesa sul letto a pancia in giù, con i
capelli biondi che nascondono un sorriso soddisfatto. Il
suo charme è freddamente borghese e sofisticato: il
reggicalze non è volgare, ma raffinato, quasi chirurgico
nella sua eleganza. La sensualità è distaccata, onirica,
carica di fantasie represse: il contrasto tra la purezza
apparente di Deneuve e il nero delle giarrettiere crea
un erotismo intellettuale, voyeuristico, che rimane
impresso per la sua classe glaciale e per quel senso di
proibito elegante.
IL LAUREATO (THE GRADUATE,
1967) – ANNE BANCROFT (MRS. ROBINSON) Nella celebre
sequenza di seduzione, Mrs. Robinson si spoglia con una
lentezza calcolata davanti al giovane Benjamin. La scena
è girata con un mix di umorismo nero e tensione erotica:
lei è matura, sicura, leggermente cinica, mentre lui è
impacciato. Lo charme sta nella voce roca, nel trucco
perfetto e nell'atteggiamento da predatrice borghese. La
sensualità è matura, un po' predatoria e malinconica: il
reggicalze simboleggia qui la femminilità esperta degli
anni '60, un'arma di seduzione consapevole che contrasta
con la giovinezza inesperta di lui. È erotismo da
commedia drammatica, più psicologico che fisico, ma
incredibilmente potente.
IERI, OGGI, DOMANI
(1963) – SOPHIA LOREN (EPISODIO "MARA") Nella
sequenza cult dello striptease, Sophia Loren (Mara, la
prostituta) si spoglia lentamente per Marcello
Mastroianni al suono di Abat-jour. Indossa un completo
intimo con reggicalze e calze, che toglie con movimenti
teatrali. Il suo charme è mediterraneo, solare,
esplosivo: Loren ha una fisicità generosa, un sorriso
malizioso e una naturalezza che rende lo striptease
gioioso e mai volgare. La sensualità è calda, carnale,
piena di vita: il reggicalze accentua le curve generose,
trasformando il gesto in un trionfo della femminilità
italiana, ironica e irresistibile. È una delle scene più
celebri del cinema italiano per energia erotica e
comicità.
MALIZIA (1973) – LAURA ANTONELLI In
questo film erotico-comico italiano, Laura Antonelli
(Angela, la giovane vedova) è al centro di numerose
scene provocatorie. Il reggicalze e le calze appaiono in
sequenze in cui si veste o si mostra al giovane
protagonista. Il suo charme è quello della bellezza
italiana anni '70: Antonelli ha un corpo sinuoso, occhi
grandi e un'espressione tra l'innocente e la maliziosa.
La sensualità è diretta, domestica e un po' feticista:
il reggicalze diventa strumento di tentazione
quotidiana, quasi un'arma nella guerra dei sessi tra lei
e il ragazzo. È erotismo malizioso, voyeuristico, con un
tocco di commedia all'italiana, che gioca sul desiderio
proibito e sull'esibizione del corpo.
PECCATO
VENIALE (1974) LAURA ANTONELLI Rispetto ad altri
registi del periodo, Samperi usa il reggicalze con
maggiore raffinatezza: non è solo esibizione, ma
strumento di seduzione psicologica e di critica leggera
alla morale borghese. Qui, il regista dopo “Malizia”
ripropone quasi la stessa formula. Il reggicalze appare
nuovamente in scene di vestizione e seduzione casalinga.
La dinamica è simile: una donna attraente che turba
l’equilibrio di una famiglia borghese attraverso la sua
sensualità quotidiana. Le sequenze con calze e
giarrettiere mantengono quel mix di commedia e
voyeurismo che aveva funzionato così bene in Malizia,
anche se il film è generalmente considerato meno fresco
e iconico del precedente.
MALÈNA (2000) – MONICA
BELLUCCI Malèna (Bellucci) indossa reggicalze
classici negli anni '40 del film, soprattutto nelle
scene di intimità o quando si prepara. La sua bellezza è
esposta con lentezza: camminate per strada, momenti di
solitudine, o sequenze più intime dove la lingerie
vintage esalta le sue forme. Il suo charme è divino,
quasi mitologico: la protagonista è una dea in carne e
ossa, con una presenza che incanta e intimidisce. La
sensualità è tragica e potente: il reggicalze sottolinea
la femminilità matura e pericolosa, oggetto di desiderio
collettivo in un paese di provincia. È erotismo
cinematografico puro, fotografato con cura quasi
pittorica, dove la lingerie non è solo accessorio ma
simbolo di una bellezza che porta sia adorazione che
rovina.
L'ANGELO AZZURRO (DER BLAUE ENGEL, 1930)
– MARLENE DIETRICH (LOLA LOLA) Nella celebre
performance cabarettistica, Marlene Dietrich (Lola)
appare con calze nere, reggicalze, mutandine con volant
e cappello a cilindro. Canta Falling in Love Again con
le gambe accavallate o in pose provocatorie sul palco.
Il suo charme è androgino e decadente: la voce rauca, lo
sguardo diretto, il modo di fumare e di muovere le gambe
creano un'icona eterna. La sensualità è cool,
distaccata, quasi sadica: il reggicalze fa parte del
costume da femme fatale del cabaret weimariano, simbolo
di una sessualità libera e distruttiva che porta l'uomo
rispettabile alla rovina. È l'archetipo del sex appeal
cinematografico degli anni '30, ancora insuperato per
eleganza trasgressiva.
LA MILIONARIA (THE
MILLIONAIRESS, 1960) – SOPHIA LOREN Sophia Loren
appare in un corsetto nero con reggicalze e calze,
abbinato a guanti bianchi lunghi, collana di perle e
cappello a tesa larga. È una delle scene più eleganti
della sua carriera. Il suo fascino è esplosivo e
mediterraneo: Loren domina lo schermo con la sua
fisicità generosa e lo sguardo da diva. La sensualità è
sofisticata, quasi da alta moda: il nero del corsetto
esalta le curve, trasformando la lingerie in un’arma di
seduzione ironica e potente. È puro glamour anni ’60.
VESTITO PER UCCIDERE (DRESSED TO KILL, 1980) – NANCY
ALLEN Liz Blake (Nancy Allen), la call girl, si
spoglia in una scena audace rivelando reggicalze nero,
calze a rete e completino intimo classico. Si distende
su una scrivania e seduce con dialoghi espliciti. La sua
avvenenza è quella della femme fatale anni ’80: Allen è
sexy, diretta, con un tocco di innocenza maliziosa. La
sensualità è cruda e voyeuristica, tipica del thriller
erotico di De Palma: il reggicalze diventa simbolo di
pericolo e desiderio proibito, in un mix di tensione e
nudo parziale molto efficace.
CLOSER (2004) –
NATALIE PORTMAN Alice (Portman) indossa un completino
di lingerie rosa shocking con calze e reggicalze nella
scena della pole dance e in altri momenti intimi. Il suo
charme è giovane, ribelle e fragile: Portman passa
dall’aria angelica a quella di femme fatale. La
sensualità è moderna, diretta e un po’ disperata: il
rosa acceso contrasta con la crudezza dei dialoghi,
rendendo la lingerie uno strumento di seduzione e di
vendetta emotiva.
UNA VITA AL MASSIMO (TRUE
ROMANCE 1993) – PATRICIA ARQUETTE Alabama (Arquette)
appare in varie scene con lingerie bianca o colorata,
calze e reggicalze, soprattutto nei momenti di intimità
con Clarence. Il suo fascino è quello della “ragazza dei
sogni” un po’ trash: Arquette è dolce, solare e sexy. La
sensualità è tenera, ma passionale, tipica del cinema di
Tony Scott: il reggicalze sottolinea una femminilità
romantica e selvaggia allo stesso tempo.
IL
PROCURATORE (THE COUNSELOR 2013) – NATALIE DORMER In
una delle scene più memorabili del film di Ridley Scott,
Natalie Dormer (interpretando una misteriosa e seducente
donna) si trova in un negozio di lingerie di lusso.
Parla con Michael Fassbender del piacere di indossare
calze vere invece dei collant, e specifica che
preferisce il reggicalze. La conversazione è lenta,
carica di sottintesi, mentre lei descrive il gesto di
agganciare le calze e l’effetto che produce sulla pelle.
Il suo charme è sofisticato, intelligente e leggermente
pericoloso. La sensualità è verbale e anticipatoria: il
reggicalze non viene mostrato esplicitamente in azione,
ma viene evocato in modo così preciso e fetish che
diventa più eccitante di molte scene di nudo. È erotismo
da alta società, freddo e calcolatore, tipico del cinema
contemporaneo.
LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA (CAT
ON A HOT TIN ROOF 1958) – ELIZABETH TAYLOR Maggie “la
Gatta” (Elizabeth Taylor) appare in slip di seta
elegante e in diverse sequenze mentre si sistema le
calze. Una delle scene più celebri la vede muoversi per
la stanza in biancheria intima, parlando con Paul Newman
con rabbia e desiderio repressi. Il suo potere di
seduzione è esplosivo e hollywoodiano classico: Taylor è
di una bellezza quasi insopportabile, con curve perfette
e uno sguardo che brucia. La sensualità è frustrata,
vulcanica e sudista: il reggicalze accentua le gambe
lunghe e il contrasto tra eleganza e animalità repressa.
È erotismo puro da dramma teatrale.
VENERE IN
VISONE (BUTTERFIELD 8, 1960) – ELIZABETH TAYLOR
Gloria (Taylor) indossa un elegante completo intimo con
reggicalze e calze di nylon in varie scene di intimità e
preparazione. Il film la mostra spesso mentre si veste o
si spoglia con naturalezza da call girl di lusso. Il suo
fascino è sofisticato e tragico: Taylor mescola
vulnerabilità e sfrontatezza. La sensualità è matura e
un po’ disperata, tipica degli anni ’60 pre-rivoluzione
sessuale: il reggicalze simboleggia una femminilità
professionale ma fragile, elegante ma condannata. È uno
dei picchi di sex appeal della Taylor.
UNA DONNA
IN CARRIERA (WORKING GIRL 1988) – MELANIE GRIFFITH
Melanie Griffith, nel ruolo della segretaria ambiziosa,
appare in scene intime con lingerie che include calze e
reggicalze, soprattutto nei momenti di seduzione o di
preparazione al lavoro. La sua avvenenza è anni ’80
power-dressing ma intimo: Griffith è dolce, sexy e
determinata. La sensualità è moderna, ambiziosa e
giocosa: il reggicalze rappresenta qui la femminilità
sotto il tailleur, il segreto sensuale nascosto dietro
l’immagine professionale. È erotismo da commedia
romantica yuppie, leggero ma efficace.
LEZIONI
MALIZIOSE (PRIVATE LESSONS 1981) – SYLVIA KRISTEL La
protagonista (Kristel, icona di Emmanuelle) indossa
reggicalze e completini classici in numerose scene
erotiche con il giovane protagonista. Il suo charme è
europeo, morbido e maturo: Kristel ha quel mix di
innocenza e esperienza tipico dei suoi ruoli. La
sensualità è didattica e gentile, tipica del softcore
anni ’80: il reggicalze è usato per accentuare le gambe
e creare un’atmosfera di iniziazione erotica, calda e
avvolgente.
LADY CHATTERLEY (2006) – MARINA HANDS
(VERSIONE FRANCESE DI PASCALE FERRAN) In questa
fedele e sensuale trasposizione del romanzo di D.H.
Lawrence, Lady Chatterley indossa biancheria d’epoca con
reggicalze e calze durante gli incontri con il
guardiacaccia nei boschi o in casa. Il suo fascino è
naturale, terroso e aristocratico: Hands è bella in modo
realistico, senza eccessi hollywoodiani. La sensualità è
organica, liberatoria e quasi mistica: il reggicalze
contrasta con l’ambiente naturale, simboleggiando il
passaggio dalla repressione vittoriana alla libertà
sessuale. È erotismo lento, tattile e profondamente
sensuale.
SCANDALO IN NERO (SCANDAL IN BLACK
1990) – MONICA GUERRITORE Nel filone del thriller
erotico italiano anni ’90, ci sono scene in cui la
protagonista indossa reggicalze nero classico durante
sequenze di seduzione. Il suo charme è mediterraneo e
dark: la sensualità è pericolosa, noir, con un tocco di
perversione. Il reggicalze diventa strumento di
manipolazione e desiderio fatale. La scena più nota in
camera da letto, dove si sistema le calze o si muove
lentamente per provocare il partner. L’inquadratura
indugia sulle gambe, sulle giarrettiere che tirano il
nylon e sul contrasto tra la pelle e il tessuto nero.
FOTOGRAFANDO PATRIZIA (1984) – REGIA DI SALVATORE
SAMPERI In questo film erotico-psicologico, Monica
Guerritore interpreta Patrizia, una ragazza sensuale e
ambigua coinvolta in un triangolo con un fotografo e la
sua compagna. Ci sono scene di nudo parziale e lingerie,
tra cui sequenze in cui indossa reggicalze e calze
durante servizi fotografici o momenti intimi. Qui il
reggicalze è più voyeuristico e “da set fotografico”.
Samperi riprende il corpo di Guerritore con la stessa
attenzione feticista usata per Laura Antonelli in
Malizia. La sensualità è maliziosa, giovanile e un po’
perversa: il reggicalze contribuisce a creare
un’atmosfera di ossessione e desiderio proibito.
LA VENEXIANA (THE VENETIAN WOMAN, 1986) – REGIA DI MAURO
BOLOGNINI Trasposizione erotica di una commedia
rinascimentale. Monica Guerritore interpreta una delle
due donne veneziane protagoniste di un gioco di
seduzione. In alcune sequenze di intimità indossa
biancheria d’epoca che include il reggicalze in chiave
storica. L’atmosfera è decadente e raffinata. La
Guerritore porta un erotismo elegante, quasi teatrale.
Il reggicalze diventa qui un dettaglio storico-sensuale
che sottolinea la femminilità libertina del ’500
veneziano. La sensualità è lenta, tattile e molto curata
esteticamente.
SCANDALOSA GILDA (1985) – REGIA DI
GABRIELE LAVIA Film molto sensuale in cui la
Guerritore interpreta Gilda, una donna passionale e
trasgressiva. Ci sono numerose scene di nudo e
biancheria intima. Le scene più rilevanti mostrano
Monica Guerritore in completi intimi classici:
reggicalze nero o scuro, calze di nylon, slip e
reggiseno coordinato. Queste sequenze si svolgono in
motel, in macchina, lungo l’autostrada o in ambienti
anonimi e transitori. Una delle sequenze più sensuali la
vede mentre si prepara e si spoglia lentamente davanti
all’uomo, con il reggicalze che incornicia le gambe
slanciate. L’inquadratura indugia sul gesto di
agganciare o slacciare le giarrettiere, sul contrasto
tra la pelle chiara e il nero del nylon, e sul modo in
cui le calze vengono tese sulle cosce.
FEMMINA
(1997) DIRETTO DA GIUSEPPE FERLITO È un dramma
erotico italiano che segue le orme del cinema sensuale
degli anni ’90, con toni più espliciti rispetto ai
thriller degli anni ’80. Monica Guerritore interpreta
Silvia, una donna bella, sposata e di buona posizione
sociale, che si lascia travolgere da una passione
bruciante e incontrollabile per un uomo molto più
giovane. Le scene di seduzione e sesso mostrano la
Guerritore in reggicalze, slip, reggiseni o
completamente nuda, con un’enfasi sul corpo maturo
(all’epoca aveva circa 40-41 anni) e sulla fisicità
reale, senza troppi filtri.
TOP MODEL (1987),
NOTO ANCHE COME L’ATTRAZIONE, È UN THRILLER EROTICO
ITALIANO DIRETTO DA MARIO GARIAZZO. La protagonista
è Florence Guérin nel ruolo di Nadine, una fotografa di
moda affascinante e sensuale. Le sequenze principali
legate alla lingerie si concentrano nella fase iniziale
del servizio fotografico alla villa. Il reggicalze viene
mostrato con primi piani sulle giarrettiere che tirano
le calze di nylon sulle cosce, creando quel classico
contrasto tra pelle nuda e tessuto elegante.
I
FILM DI TINTO BRASS Per Brass il reggicalze non è un
simbolo di proibizione o di potere oscuro (come in molti
thriller erotici), ma un accessorio di gioia erotica.
Rappresenta la bellezza del corpo femminile in
movimento, il piacere dello sguardo maschile (e
femminile), e la naturalezza del desiderio senza colpa.
Le sue inquadrature sono famose per essere “dal basso” o
laterali, che mettono in risalto le gambe fasciate dalle
calze e le giarrettiere che le stringono, creando quel
tipico effetto di “incorniciatura” del sesso. La
sensualità è sempre calda, colorata, un po’ grottesca e
molto italiana: non intellettuale, ma viscerale e
liberatoria.
LA CHIAVE (1983) – STEFANIA
SANDRELLI Uno dei vertici del Brass “classico”.
Stefania Sandrelli, nel ruolo della moglie borghese che
scopre il proprio desiderio, indossa completi intimi con
reggicalze in diverse scene di seduzione e intimità con
il marito e il giovane amante. Le sequenze più
memorabili la mostrano mentre si veste o si spoglia
lentamente, con primi piani sulle giarrettiere che
tirano le calze. Sandrelli è matura, elegante ma
carnalissima. Il reggicalze simboleggia il risveglio
erotico di una donna borghese repressa. La sensualità è
calda, sudata, decadente e un po’ voyeuristica, con un
tocco di melodramma.
MIRANDA (1985) – SERENA
GRANDI Miranda è la personificazione dell’ideale
brassiano: una locandiera procace e senza inibizioni. Il
film è pieno di scene di nudo e lingerie, con reggicalze
che appaiono mentre lei serve ai tavoli, si spoglia o fa
l’amore. Serena Grandi ha un fisico esplosivo (seno
enorme, fianchi generosi). Il reggicalze accentua la sua
femminilità contadina e solare. Qui la sensualità è
comica, esagerata e gioiosa: il reggicalze non è
elegante, ma quasi contadino-lussurioso, usato per
celebrare il corpo senza filtri.
COSÌ FAN TUTTE
(ALL LADIES DO IT, 1992) – CLAUDIA KOLL Diana (Koll)
esplora la propria sessualità. Ci sono numerose sequenze
di lingerie, con reggicalze e calze in scene di
seduzione e tradimento. Molto esplicita e giocosa. Il
reggicalze fa parte del “gioco” erotico della
protagonista, filmato con la tipica lentezza brassiana
che trasforma ogni gesto in un invito visivo.
TRASGREDIRE (CHEEKY!, 2000) – YULIYA MAYARCHUK E
FRANCESCA NUNZI Uno dei film più leggeri e divertenti
di Brass. La giovane Carla vive avventure erotiche a
Venezia. Ci sono scene con reggicalze durante
spogliarelli, momenti intimi e situazioni surreali
(anche in barca). Il reggicalze viene usato con
ironia e leggerezza: accentua le gambe mentre la ragazza
si muove con naturalezza. È erotismo spensierato, quasi
da commedia sexy aggiornata.
FALLO! (2003)
Film a episodi con tante storie brevi. In diversi
segmenti le attrici indossano reggicalze e calze durante
sequenze di sesso esplicito o di preparazione. Una delle
protagoniste racconta proprio di indossare “calze di
seta, giarrettiere…” come dettaglio eccitante. La
sensualità qui è frammentata, diretta e molto feticista.
FERMO POSTA (P.O. Box Tinto Brass 1997) Raccolta
di storie inviate al regista. Diverse attrici (tra cui
Erika Savastani, Cinzia Roccaforte, Gaia Zucchi)
appaiono solo con reggicalze e calze, senza slip o
reggiseno, in scene di sesso esplicito o fantasie
voyeuristiche. È forse il film dove il reggicalze è più
puro feticcio: lasciato addosso durante gli atti
sessuali, con inquadrature che esaltano le giarrettiere
tese sulle cosce.
IL CINEMA DI RAINER WERNER
FASSBINDER Neu film del regista tedesco il reggicalze
appare in modo meno ossessivo e feticista rispetto a
Tinto Brass o alla commedia sexy italiana, ma assume un
significato profondo, spesso contraddittorio e politico.
Fassbinder lo usa come elemento di erotismo freddo, di
critica sociale e di ambiguità emotiva. Non è mai puro
piacere visivo: simboleggia la femminilità mercificata,
il desiderio represso, la ricostruzione post-bellica
tedesca o la tensione tra apparenza glamour e vuoto
interiore. La sua musa storica è Hanna Schygulla,
incarna perfettamente questo approccio. Il suo charme è
unico: bionda con ricci ribelli, sguardo distaccato,
labbra pallide, un misto di innocenza apparente e
cinismo consapevole. La sua sensualità è lenta,
letargica, quasi annoiata. Con Hanna il reggicalze
diventa parte di un erotismo intellettuale: lei lo
indossa con una grazia pigra e distaccata che lo rende
più inquietante che seducente. È il simbolo di una
femminilità che si offre al mondo (e agli uomini) senza
mai concedere veramente sé stessa — sempre un passo
indietro, sempre un po’ irraggiungibile.
THE
MARRIAGE OF MARIA BRAUN (DIE EHE DER MARIA BRAUN, 1979)
Il più grande successo internazionale di Fassbinder.
Hanna Schygulla nel ruolo di Maria Braun, donna
ambiziosa nella Germania del dopoguerra. Contiene scene
di lingerie e seduzione molto potenti.
VERONIKA
VOSS (DIE SEHNSUCHT DER VERONIKA VOSS, 1982) Rosel
Zech interpreta Veronika Voss, ex diva del cinema
nazista ormai decaduta, dipendente dalla morfina e
manipolata dal suo medico. Il reggicalze appare in scene
di intimità del glamour perduto. Veronika si veste o si
spoglia in biancheria rétro (anni ’40-’50), con
reggicalze nero o chiaro, calze di nylon e corsetto,
spesso in ambienti bui o illuminati in modo teatrale. Il
suo charme è freddo, decadente, da diva in declino.
Rosel Zech ha un fascino spettrale, trucco pesante e
un’aria di fragilità isterica. Il reggicalze evoca il
glamour hollywoodiano del passato, ma appare come una
maschera patetica. La sua sensualità è distaccata,
malata, quasi necrofila. Il reggicalze simboleggia il
tentativo disperato di sedurre e di riconquistare il
potere perduto. Non eccita davvero: crea un erotismo
artificiale, inquietante, che sottolinea il vuoto
esistenziale e la mercificazione del corpo femminile
nell’era post-nazista. È uno degli usi più tristi e
critici del reggicalze in tutta la filmografia di
Fassbinder.
LILI MARLEEN (1981) Hanna
Schygulla interpreta Willie, la cantante che diventa
famosa grazie alla canzone Lili Marleen durante la
Seconda Guerra Mondiale. Il film mescola propaganda,
amore proibito e ambiguità politica. Qui il reggicalze è
meno centrale rispetto ad altri film, ma appare in scene
di spettacolo cabarettistico e di vita privata.
Schygulla indossa costumi da showgirl e biancheria
d’epoca (anni ’40), con calze e giarrettiere che
richiamano l’estetica del cabaret weimariano e del
periodo bellico. Hanna porta il suo solito mix di
innocenza apparente e cinismo. È bella in modo
“popolare”, con ricci biondi e un sorriso un po’
forzato. Il reggicalze contribuisce a creare un’immagine
di femminilità “tedesca” glamour ma strumentalizzata
dalla propaganda.
LOLA (1981) Barbara Sukowa
interpreta Lola, cantante/prostituta di cabaret in una
piccola città della Germania Ovest negli anni ’50,
durante il “miracolo economico”. Il film è un libero
remake de L’Angelo Azzurro. Lola appare in reggicalze
nero o rosso, calze a rete o di nylon, corsetto e tacchi
alti durante le performance al cabaret e nei momenti
privati con i clienti. Ci sono sequenze di spogliarello
e di seduzione in cui il reggicalze viene evidenziato
con inquadrature coloratissime. Il suo fascino è
esplosivo, volgare e irresistibile. Barbara Sukowa è
bruna, sensuale, con un corpo generoso e un’energia da
femme fatale da cabaret. Il reggicalze simboleggia la
corruzione del miracolo economico: è l’arma con cui Lola
corrompe l’onesto funzionario e rappresenta la
mercificazione del desiderio nella Germania Adenauer.
Fassbinder usa colori saturi (rosa, blu, rosso) per
rendere queste scene volutamente kitsch e seducenti allo
stesso tempo.
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ARTICOLO A CURA DI ADAMO BENCIVENGA IMMAGINE GENERATA DA IA


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