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INTERVISTA IMPOSSIBILE
 

Pauline Félicité de Mailly
LA PUTTANA DEL RE
La contessa di Vintimille divenne per tre anni l’amante di Luigi XV, scalzando la sorella maggiore Louise e conquistando il Re con audacia, spirito e avidità. Regnò brevemente sul cuore del sovrano dando alla luce un figlio reale, per poi morire a 29 anni di febbre pochi giorni dopo il parto. Il suo corpo fu mutilato da una folla inferocita.
Parigi, 1712 – Parigi, 9 settembre 1741

 

 
 
Gennaio 1740, busso discretamente alla porta dorata di un appartamento privato a Versailles, dopo pochi istanti, un valletto in livrea azzurra mi apre con un inchino perfetto. L’appartamento è piccolo, ma ogni centimetro respira lusso e piacere dei sensi. Le pareti sono rivestite di boiseries bianche e oro. Grandissimi specchi con cornici rocaille moltiplicano la luce delle candele e creano l’illusione di uno spazio più vasto. Dal boudoir vicino arriva un leggerissimo profumo di tuberosa, patchouli e cipria. Tutto è studiato per essere accogliente, intimo e leggermente peccaminoso.

La contessa Pauline-Félicité de Mailly-Nesle, è seduta su una bergère tappezzata di seta color petalo di rosa. Indossa un négligé di seta avorio pallido, ornato di minuscoli fiocchi e di un pizzo di Malines. I suoi capelli, nerissimi e lucenti, sono acconciati con una semplicità studiata, solo qualche boccolo libero e un nastro di velluto. Il suo sorriso è insieme malizioso e incredibilmente dolce. «Monsieur…» Fa un piccolo gesto con la mano ingioiellata, invitandomi ad accomodarmi su un sofà vicino al caminetto. «Venite, sedetevi qui. Non abbiate paura, non mordo… almeno non subito.» La voce è bassa, leggermente rauca.


MADAME LE SUE ORIGINI?
Oh, le origini… la solita vecchia storia delle grandi famiglie che si vantano di discendere da qualche cardinale e da qualche avventuriera, non è vero? Mio padre era Louis de Mailly-Nesle, marchese de Nesle e principe d’Orange… Mia madre era Armande-Félicité de La Porte Mazarin. Mia nonna era la celeberrima Ortensia Mancini, nipote del cardinale Mazzarino, una delle più belle e scandalose donne del secolo scorso. Fuggì dal marito, viaggiò per l’Europa con amanti di ogni nazione, scrisse memorie che ancora oggi fanno arrossire le educande… e vinse. Di lei mi è rimasto il sangue delle grandi avventuriere italiane. Dicono che io abbia preso il meglio… e il peggio. Chissà se hanno ragione?

SI DICE CHE TRE DELLE QUATTRO SUE SORELLE SIANO STATE AMANTI DEL RE...
Ah, sì… le mie sorelle. Compresa me siamo ricordate come il famoso quartetto… Vedete, monsieur, la storia è semplice e crudele come un romanzo di boulevard: cinque sorelle de Mailly-Nesle, figlie della stessa madre, allevate tra titoli altisonanti e debiti cronici. E Luigi XV, che si annoiava facilmente, decise di… collezionarci. Come si collezionano porcellane di Sèvres o cani da caccia inglesi.

LOUISE, LA MAGGIORE… È STATA LA PRIMA...
Dal 1732, circa. Era dama d’onore della Regina, discreta, innamorata davvero. Il Re l’ha tenuta nascosta per anni come “la Bella Ignota”, poi nel 1738 l’ha resa ufficiale. Povera Louise… pensava che l’amore bastasse. Poi sono arrivata io e dopo di me Marie-Anne, la piccola, la più ambiziosa, la marchesa di La Tournelle… diventata poi duchessa di Châteauroux. Lei ha preso il mio posto, più intelligente, più dura, più politica. Ha spinto Louise fuori dalla corte, ha imposto condizioni al Re… è stata la più potente di tutte noi. E infine Diane Adélaïde, duchessa di Lauraguais. Ha avuto anche lei il suo momento, breve, discreto… ma sì, anche lei è passata tra le braccia del Re.

L’UNICA CHE È SFUGGITA ALLA… COLLEZIONE REALE, MADAME?
È stata Hortense-Félicité, marchesa di Flavacourt. L’ha rifiutato, o forse il Re non l’ha mai voluta davvero. Chissà. È l’unica che può guardare le altre quattro dall’alto in basso… o forse con invidia segreta… Quindi sì, monsieur… quattro su cinque. Louise l’apripista innamorata, io la passione travolgente, Diane il capriccio, Marie-Anne il potere. E tutte quante, in fondo, usate e sostituite quando il Re si stancava. È questo il fascino terribile di Versailles: qui l’amore è una carica, e la carica dura quanto un capriccio reale.

POI VI ERA ANCHE HENRIETTE DE BOURBON TRA VOI...
Ah… Henriette. La piccola Henriette. Lei era la nostra sorellastra. Figlia di nostra madre che la ebbe dal suo… grande amore, Louis-Henri de Bourbon-Condé, il duca di Bourbon, quel potente primo ministro che reggeva il regno prima che il Re raggiungesse la maggiore età. Nacque nel 1725, quando io avevo già tredici anni e cominciavo a fare i miei primi sogni di corte. Henriette de Bourbon, fu riconosciuta da suo padre, naturalmente, come si conviene a una figlia di sangue principesco.

PERSE PRESTO SUA MADRE…
Mia madre morì nel 1729, quando avevo sedici anni. Henriette ne aveva solo quattro anni e fu allevata lontano da noi, nelle ombre della grandezza borbonica. Henriette era ancora una bambina quando io entravo nella vita del Re. Non abbiamo condiviso la stessa infanzia, ma il legame c'è stato, sottile, quasi sotterraneo. Dicono che sia diventata una donna di grande bellezza e discrezione. Adesso ha quindici anni ed è già promessa a un nobile, Jean-Roger de Laguiche, conte di Laguiche. Una vita tranquilla insomma, lontana dai pettegolezzi che ci inseguono come cani da caccia.

COM'È STATA LA SUA INFANZIA MADAME?
Ah, monsieur, non è una di quelle storie dolci che si raccontano alle bambine per farle addormentare. Era piuttosto… complicata, come tutto ciò che riguardava la nostra famiglia. Comunque fu breve, disordinata, segnata da una madre troppo viva e da un padre assente. Sono nata nel 1712, a Parigi, la seconda di cinque sorelle. La maggiore, Louise, aveva due anni più di me. Venivamo da una casata antica, ma i soldi… Quelli mancavano quasi sempre. Mio padre era un uomo affascinante, generoso… e un giocatore incallito. Perdeva al tavolo ciò che non aveva mai davvero posseduto. Mia madre, invece era dama d’onore della Regina… ma anche una donna che non si accontentava della noia coniugale. Noi figlie siamo cresciute in un’atmosfera di precarietà. Vivevamo tra Parigi e qualche proprietà di famiglia che cambiavano spesso di mano per debiti. Non era lusso, ma nemmeno miseria: era quella nobiltà impoverita che deve sempre apparire, sempre sorridere, sempre sperare in un buon matrimonio o in un favore reale. Abbiamo ricevuto un’educazione classica: un po’ di lettura, un po’ di musica, un po’ di danza, molto catechismo… e moltissima consapevolezza che la nostra bellezza e il nostro spirito erano le uniche vere ricchezze che possedevamo. Non c’era tempo per sogni ingenui. Sapevamo che il mondo ci avrebbe giudicate per come riuscivamo a “piazzarci”.

DOPO LA MORTE DI SUA MADRE COSA SUCCESSE?
Avevo solo diciassette anni… le più piccole erano ancora bambine. Fummo separate: alcune mandate da zie, altre in convento per finire l’educazione. Io ero già una giovane donna, già Mademoiselle de Nesle, già abituata a fare la civetta nei salotti parigini per attirare un partito decente. Ma Versailles era il mio sogno, il luogo dove una ragazza senza dote poteva diventare tutto… o niente. E quella fame mi ha portata proprio qui… tra le braccia del Re.

LA PRIMA AMANTE DEL RE FU SUA SORELLA LOUISE JULIE DE NESLE LA CONTESSA DE MAILLY...
Ah, sì… la prima. La nostra dolce, devota Louise Julie, comtesse de Mailly. Mia sorella maggiore, la pioniera involontaria di questa… singolare tradizione familiare. Aveva due anni più di me. Si era sposata giovanissima, a sedici anni, nel 1726, con nostro cugino Louis-Alexandre, comte de Mailly, un uomo di trentadue anni, più interessato ai vantaggi di corte che all'amore coniugale. Lui stesso diede il suo benestare quando il Re entrò in scena. Comodo, no?

CONE HA FATTO SUA SORELLA A SEDURRE IL RE?
Louise era dama d'onore della Regina Marie, come nostra madre prima di lei. Dopo la morte di mamma nel 1729, prese il suo posto. Il Cardinale Fleury, quel vecchio volpone che governava davvero il regno, la scelse apposta: una ragazza bella, dolce, senza ambizioni politiche… perfetta per distrarre il Re senza creare problemi. L'affare iniziò intorno al 1732, in gran segreto. Per anni fu “la Bella Ignota”: entrava negli appartamenti reali di notte, col viso coperto da un cappuccio, per non essere riconosciuta. Si dice che ci vollero anni prima che si baciassero davvero… Il Re si sentiva in colpa verso la Regina, e lei… lei lo amava davvero. Non per il potere, non per i regali. Per lui.

POI COSA ACCADDE?
Solo nel 1738, dopo sei anni di mistero, il Re la dichiarò ufficialmente sua maîtresse-en-titre. Cena pubblica a Compiègne, appartamenti accanto ai suoi… finalmente allo scoperto. Ma Louise non amava la luce: preferiva l'ombra, la devozione silenziosa. Organizzava i divertimenti del Re, lo intratteneva nelle sue ore di noia…

E LEI MADAME? COME ENTRÒ NELLE GRAZIE DEL RE?
Quando mia sorella fu dichiarata ufficialmente maîtresse-en-titre chiesi a lei di presentarmi a corte… e il Re appena mi vide si infatuò di me. Era il 1738, avevo ventisei anni. Ero già Mademoiselle de Nesle da tempo, ma non ero ancora nulla a Versailles. Così scrissi una lettera a Louise: "Cara sorella, sono stanca della provincia, della noia, dei salotti parigini che non portano da nessuna parte. Invitami a corte. Lasciami respirare l'aria di Versailles… e del Re."

QUINDI SUA SORELLA NON SOSPETTAVA LE SUE INTENZIONI…
All'inizio, no. Non sospettava nulla. O almeno, non voleva sospettare. Louise era… ingenua, nel senso più tragico del termine. Mi scrisse lettere affettuose, mi invitò con gioia sincera: "Vieni, sorella mia, Versailles ti farà bene, il Re è così gentile con chi ha il nostro sangue". Pensava che fossi solo una giovane nobildonna annoiata dalla provincia, in cerca di distrazioni, di balli, di luce. Credeva che la mia presenza potesse persino rallegrare il Re, che spesso cadeva in melanconie profonde. In fondo, eravamo sorelle… e lei aveva il cuore tenero.

QUINDI GRAZIE A LOUISE ARRIVÒ NEL SETTEMBRE 1738.
Entrai nei petits soupers del Re, quelle cene intime, dove solo pochi eletti potevano sedere. Il Re mi guardò… e io lo guardai. Non fu un'occhiata innocente. Io sorridevo, parlavo con spirito, lo sfidavo con battute leggere ma taglienti. Lui, che con Louise era lento e pieno di sensi di colpa, con me divenne… affamato. In poche settimane si innamorò appassionatamente. Mi voleva vicino, mi voleva sola, mi voleva sempre. Io ero più alta di Louise, più spiritosa, più audace.

LUOISE COMUNQUE RIMASE LA FAVORITA UFFICIALE…
Lei aveva gli appartamenti accanto ai suoi, il titolo, gli onori. Ma io… io ero quella che lui voleva davvero. Mi diede regali, attenzioni, promesse e mi fece una corte sfrenata.

COME FU LA PRIMA NOTTE COL RE?
Monsieur… siete audace. Molto audace. Era l’ottobre del 1738, poche settimane dopo il mio arrivo. Il Re aveva già perso la testa, lo si vedeva nei suoi occhi, in quel modo goffo e impaziente con cui mi cercava. Louise era ancora lì, ufficialmente, ma quella sera… quella sera il Re fece in modo che fossimo soli. Mi fece chiamare dopo la mezzanotte, attraverso il famoso passaggio segreto che collega gli appartamenti della favorita ai suoi petits appartements. Niente parate, niente annunci. Solo un valletto discreto e un biglietto con due parole: “Venite. Subito.” Entrai nella sua camera privata. Le pareti erano rivestite di seta verde pallido, tende pesantissime di velluto cremisi, un grande letto a baldacchino con lenzuola di batista finissima e pizzi di Alençon. Solo poche candele accese, il fuoco nel camino che crepitava piano. L’aria odorava di legno di sandalo e il suo sorriso illuminò a giorno tutta la stanza. Lui era già lì, in camicia da notte di lino bianco, senza parrucca, i capelli castani un po’ spettinati, gli occhi grandi e febbrili. Luigi non era bello come nei ritratti ufficiali, ma in quel momento… in quel momento era per me un sogno. Quella notte fu… intensa. Fu come se avesse aspettato troppo a lungo. Mi prese tra le braccia quasi con urgenza, senza troppe parole. Io lo lasciai fare, poi lo guidai. Lo provocai con le mani, con la bocca, con parole basse che lo fecero arrossire. Rise, rise davvero, per la prima volta da chissà quanto tempo. E quando finalmente ci unimmo… fu fuoco. Fuoco puro. Lui tremava, io no. Io sapevo esattamente cosa volevo: marchiarlo, renderlo mio, fargli dimenticare per qualche ora la corona, la Regina, la sorella che aspettava nell’appartamento accanto. Quando il giorno spuntò, lui mi tenne stretta, sussurrando che non voleva che me ne andassi mai più. Io sorrisi e dissi: “Maestà… non ho alcuna intenzione di andarmene.” Fu l’inizio.

DA QUEL GIORNO ENTRAMBE GODEVATE DEI FAVORI DEL RE…
Sì, monsieur, mia sorella Louise mantenne il titolo ufficiale con gli appartamenti accanto a quelli del Re. Era la “favorita principale”, quella che la corte riconosceva, quella che la Regina tollerava con rassegnazione cristiana. Ma… ero io quella che il Re voleva davvero. Dopo quella notte divenne chiaro a tutti, tranne forse a Louise, almeno all’inizio, che il titolo era solo una facciata. Luigi era pazzo di me. Mi regalò perfino il castello di Choisy-le-Roi. Me lo diede lui stesso, rinnovato di fresco in blu e argento. Era il suo rifugio preferito, lontano da Versailles, intimo, perfetto per noi. Lì potevamo essere soli, senza occhi indiscreti, senza protocolli. Louise aveva il titolo, sì… ma io avevo Choisy. Io avevo il suo cuore, le sue notti, il suo desiderio.

IMMAGINO LA SOFFERENZA DI SUA SORELLA…
Louise soffriva sì, vedeva tutto, non era cieca. Vedeva il Re che rideva alle mie parole come non aveva mai riso con lei. Vedeva i regali che mi arrivavano prima che a lei. Vedeva gli sguardi, le passeggiate nei giardini, le ore passate nei suoi appartamenti privati. Pianse, naturalmente. Pianse in segreto, come faceva sempre. Ma non osò opporsi apertamente. Non poteva anche perché manteneva la posizione ufficiale, ma vedeva il Re svanire. Io ero la seconda amante, la “non ufficiale”, ma in realtà la vera. Il Re non la cacciò perché era troppo gentile, troppo timido per un gesto crudele. Ma tutti sapevano: il potere vero, l’amore vero, erano miei.

COM'ERA ORGANIZZATA LA GIORNATA
Il Re aveva una routine ferrea, scandita dal cerimoniale, ma nei petits appartements tutto cambiava. Louise aveva il diritto di presiedere ai soupers quando voleva, di essere vista dalla corte come la favorita. Io invece… io avevo accesso totale ai suoi spazi privati. Di solito il Re si alzava tardi. Louise poteva essere presente al lever, vestita di tutto punto, con le altre dame. Io invece arrivavo dopo, spesso quando lui era già in veste da camera. Nel pomeriggio il Re stava con la regina o partecipava a cacce o a riunioni di lavoro con i ministri. Io… io aspettavo il segnale. Un valletto, un biglietto. La sera di solito cenavamo insieme e dopo cena il Re sceglieva. Spesso sceglieva me. Louise tornava nei suoi appartamenti, sola.

E TRA VOI SORELLE CI FU RIVALITÀ?
Rivalità? Oh, sì. Ma non quella aperta, gridata. Era una rivalità silenziosa, avvelenata, fatta di sguardi, di lacrime nascoste, di lettere supplichevoli che Louise scriveva al Re quando lui passava le notti con me. Lei non mi affrontò mai direttamente. Era troppo buona, troppo timorosa dello scandalo. Piangeva in segreto, pregava, sperava che il Re tornasse da lei. Io invece… io non piangevo. Io trionfavo. Le sorridevo quando ci incrociavamo nei corridoi, le parlavo con affetto fraterno… e intanto prendevo ciò che era stato suo. Era crudele? Sì. Ma Versailles è crudele. E il Re… il Re non amava le scene. Voleva pace, piacere, oblio. Louise soffriva in silenzio, e io regnavo nel suo silenzio.

IL RE POI LA FECE SPOSARE...
Mi copriva di doni, di attenzioni, di ore rubate. La mia presenza divenne così ingombrante che lui un bel giorno per far tacere i pettegolezzi organizzò il mio matrimonio. Non potevo restare semplicemente Mademoiselle de Nesle, sorella della favorita. A Versailles il rango è tutto: senza un buon matrimonio, anche la più brillante delle favorite resta una meteora senza corona. E per darmi un rango adeguato a restare a corte senza scandalo scelse Jean-Baptiste de Vintimille. Mi disse: ““Non voglio che si parli di voi come di una… donna leggera. Dovete avere un nome, un marito, una posizione.” Mio marito era un uomo di buona famiglia provenzale, nobile quanto bastava, ma non troppo ambizioso né troppo ricco. Aveva trent’anni, era vedovo, discreto, e soprattutto… disposto a tutto. Il Re gli promise terre, pensioni, onori. Lui accettò di buon grado di fare da paravento.

QUANDO VI SPOSASTE?
Le nozze si celebrarono il 28 settembre 1739, in gran segreto, nella cappella privata del castello di Choisy – proprio il castello che il Re mi aveva appena regalato. Niente sfarzo pubblico, niente parata a Versailles. Solo il Re, pochi intimi, il vescovo, e noi due. Io indossavo un abito di seta color avorio e argento, con pizzi di Bruxelles e diamanti che lui stesso mi aveva donato la sera prima. Lui… lui era lì, in disparte, a guardarmi con quegli occhi febbrili che ormai conoscevo così bene. Dopo la cerimonia ci fu una cena privata, solo noi tre – il Re, io e il nuovo marito, ovviamente mio marito sapeva e dopo poche settimane partì per le sue terre, lasciandomi campo libero. “Andate a sistemare i vostri affari”, gli disse il Re con un sorriso. E lui obbedì. Da quel giorno divenne un marito fantasma: rispettoso, lontano, ben pagato. Io invece… io tornai negli appartamenti del Re come contessa di Vintimille, con tutti i privilegi che il titolo comportava. Conveniente, no?

POI RIMASE INCINTA…
Poche settimane dopo…. Del Re, naturalmente. Tutti lo capirono subito: il mio ventre che cominciava appena a arrotondarsi, le attenzioni raddoppiate del Re, i regali ancora più sontuosi. Nacque un maschio, nel settembre del 1740 – lo chiamammo Charles de Vintimille, ufficialmente figlio del conte… ma a corte nessuno si faceva illusioni. Era il figlio del Re. Il mio asso nella manica… e la prova definitiva che ero diventata indispensabile. Il parto fu lungo, doloroso… ma il piccolo Charles nacque forte. Il Re era felice, mi mandò gioielli, lettere, promesse. Pensavo: “Ora sono la madre del figlio del Re. Regina senza corona.”

VENNE DESCRITTA COME UNA DONNA AVIDA E AMBIZIOSA Avida… sì, è la parola che usano. Avida di denaro, di potere, di influenza, non lo nego anche se la chiamerei sopravvivenza! Venivo da una famiglia nobile ma sempre sull’orlo della rovina. Debiti, ipoteche, terre vendute per pagare i debiti di gioco di mio padre. Ho visto mia madre morire lasciandoci quasi nulla. A Versailles, il denaro non è lusso: è armatura. Ho chiesto al Re terre, gioielli, il castello di Choisy… sì, l’ho chiesto apertamente. Perché fingere? Louise non chiedeva nulla, e cosa ha ottenuto? Lacrime e un convento alla fine. Io ho chiesto, e ho ricevuto.

NON SI FECE AMARE DAL POPOLO…
Il popolo mi odiava perché il Re passava più tempo a Choisy con me che a Versailles. I mercanti, i fornitori, i villici perdevano denaro quando la corte si spostava. Dicevano che ero io a tenerlo lontano, a prosciugare le casse reali per i miei capricci. La corte? I cortigiani mi odiavano perché ero ambiziosa. Volevo influenzare la politica, cacciare Fleury, spingere il Re verso una guerra contro l’Austria… cose che Louise non avrebbe mai osato nemmeno sognare. Ero una minaccia. Una donna che non si accontentava di essere bella e silenziosa. Ma sapete una cosa? Preferisco essere odiata per ciò che ho osato essere, piuttosto che compianta per ciò che non ho mai preteso.

LA SUA RELAZIONE COL RE FU COMUNQUE BREVE
Sì… breve. Troppo breve. Tutto è stato breve. Il mio periodo come amante del Re… dal 1738 al 1741. Tre anni scarsi. Tre anni di fuoco, di trionfo, di avidità, di odio… e di amore, sì, anche di amore. Lui mi amava davvero, a modo suo. Io lo amavo a modo mio: con ambizione, con passione, con la fame di chi sa che il tempo è contato.

POCHI GIORNI DOPO IL PARTO INIZIÒ A STARE MALE.
All’inizio fu solo stanchezza, un calore strano nel ventre, poi febbre, poi dolori lancinanti. I medici arrivarono, con i loro salassi, le loro pozioni, i loro bisbigli. “Febbre puerperale”, dissero. “È comune dopo il parto.” Ma io sapevo… sapevo che non era comune. Ero pallida, fragile, ma ancora con quell’orgoglio negli occhi che non si spegne mai del tutto. Il Re venne a trovarmi di nascosto, di notte. Mi prese la mano, mi baciò la fronte. Disse: “Guarirai, Pauline. Devi guarire.”

SE DOVESSE DARE UN TITOLO ALLA SUA VITA, QUALE SAREBBE MADAME?
Un titolo per la mia vita, monsieur? Ah… che domanda crudele e deliziosa. Ci ho pensato spesso, sapete, nelle notti a Choisy quando il Re dormiva e io guardavo il soffitto blu e argento, contando i gioielli che avevo strappato al destino. Potrei scegliere qualcosa di pomposo, come facevano le dame di corte: “La Fiamma di Versailles…” o “La Rosa Nera dei Mailly-Nesle.” Oppure “L’Amante Insaziabile” Tutte belle frasi… ma tutte troppo compiaciute. Se dovessi essere onesta sceglierei qualcosa di più nudo, più vero. Qualcosa che contenga il fuoco, la fame, la caduta, il sangue. Qualcosa che dica insieme il trionfo e la mutilazione. Direi… “La favorita che bruciò.” Sì… questo mi piace. Bruciai, monsieur. Bruciai in fretta, in alto, troppo luminosa per durare. Tre anni: abbastanza per conquistare un re, per generare un principe bastardo, per far odiare un popolo intero, per accumulare diamanti e rancori. Ma sapete una cosa? Non cambierei nulla. Meglio tre anni di fuoco che settant’anni di cenere. Meglio essere ricordata come l’avida, l’arrivista, la puttana del re… che dimenticata come una sorella buona e sbiadita… Addio, monsieur. Scrivetelo bene. O non scrivetelo affatto. In entrambi i casi… io sarò sempre qui, in quel titolo, a sorridervi con disprezzo e tenerezza.

La contessa Pauline-Félicité si alza con quella grazia lenta e studiata. Il négligé di seta avorio scivola appena sulle spalle nude mentre si avvicina alla porta. Il suo profumo di tuberosa e patchouli mi avvolge un’ultima volta, dolce e insistente. Si ferma sulla soglia, una mano appoggiata allo stipite dorato, l’altra che sfiora distrattamente il nastro di velluto nero che le lega i capelli. Mi guarda con quegli occhi nerissimi, un sorriso obliquo sulle labbra – malizioso, ironico, un po’ stanco, infinitamente seducente: «Bene, monsieur… credo che abbiate abbastanza materiale per scrivere un libello scandaloso o un romanzo strappalacrime. Scegliete voi.» Fa un piccolo inchino, profondo quanto basta per essere regale, ma abbastanza leggero da risultare ironico. Un ultimo sguardo, rapido e bruciante, poi si volta con un fruscio di seta, lasciando la porta socchiusa. Il valletto in livrea azzurra e argento appare silenzioso come un’ombra per accompagnarmi fuori…

Pochi giorni dopo la nascita del piccolo Charles Emmanuel Marie Magdelon – nato il 2 settembre 1741 – la febbre puerperale si impadronì di lei con violenza inesorabile. La contessa de Vintimille, che aveva regnato per tre anni sul cuore del Re, si spense il 9 settembre 1741, a soli ventinove anni, nel suo appartamento di Versailles. Il dolore fu atroce, la febbre altissima, il delirio intermittente. Nella notte del 10 settembre, le guardie incaricate della veglia abbandonarono il loro posto per andare a bere in una taverna vicina. La notizia della morte della “puttana del re”, dell’avida, dell’arrivista, si sparse come fuoco tra la folla di Versailles, servitori, mercanti, popolani che avevano patito carestie e tasse mentre il Re si divertiva a Choisy. Una turba inferocita irruppe nella camera. Gridavano insulti, bestemmie, accuse. Presero il cadavere ancora tiepido, lo trascinarono fuori dal feretro, lo percossero, lo mutilarono, gli tagliarono il naso, le orecchie, gli sfregiarono il viso. Lo lasciarono lì, oltraggiato, in un lago di sangue e insulti, prima che qualcuno riuscisse a fermarli.

Il Re, informato all’alba, rimase muto per ore. Louise Julie, la sorella maggiore, la dolce e tradita madame de Mailly, fu colpita da un dolore profondo e silenzioso. Da quel momento cambiò. Si ritirò sempre più spesso in convento, cominciò a lavare i piedi ai poveri nei giorni di festa, in un gesto di espiazione e rimorso. Il piccolo Charles Emmanuel, chiamato affettuosamente “Demi-Louis” per la straordinaria somiglianza con il Re, fu riconosciuto ufficialmente come figlio del conte de Vintimille. Ricevette tutti i titoli paterni. Fu allevato dalla famiglia Vintimille, lontano dalla corte. Il Re si prese cura dei suoi bisogni materiali, ma non gli prestò mai vera attenzione paterna.

Anni dopo, quando madame de Pompadour propose di far sposare la propria figlia con lui, Luigi XV oppose un secco rifiuto. Il “Demi-Louis” visse la sua vita nell’ombra di un padre che non volle mai riconoscerlo davvero, e di una madre che aveva bruciato troppo in fretta. E così finì Pauline-Félicité de Mailly-Nesle, contessa di Vintimille: amata appassionatamente per tre anni, odiata ferocemente per sempre, mutilata anche da morta. Una favola crudele, come solo Versailles sapeva scriverne.


 

 


 INTERVISTA A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
IMMAGINE GENERATA DA IA

 






 
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