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INTERVISTA IMPOSSIBILE
 
Anna Constantia von Brockdorff
La Fenice di Dresda
HDotata di un fascino magnetico e da molti considerata la donna più bella d'Europa, la Contessa di Cosel e nobildonna tedesca è stata l'amante del re di Polonia ed Sassonia Augusto il Forte...
(Stolpe, 17 ottobre 1680 – Stolpe, 31 marzo 1765)
 

 


Sono in un salone elegante e sontuoso del Taschenbergpalais a Dresda, intorno al 1710, nel pieno dello splendore della corte di Augusto il Forte. Il palazzo, dono del re alla sua favorita, è un gioiello del barocco sassone: alte pareti rivestite di damasco rosso e oro, affreschi mitologici al soffitto che raffigurano divinità amorose, enormi specchi veneziani che moltiplicano la luce dei candelabri di cristallo.

Grandi finestre si aprono sul giardino all'italiana, dove fontane zampillano e siepi potate formano labirinti perfetti. L'aria è impregnata del profumo di rose fresche e di incenso leggero. Al centro della sala, un tavolo di marmo intarsiato con porcellane di Meissen appena create, calici di cristallo boemo e un clavicembalo aperto, pronto per una melodia.
Fuori, il fiume Elba scorre placido, e in lontananza si intravede lo Zwinger, simbolo della grandeur augustea. È un luogo di lusso opulento, ma con un velo di intrigo: qui si decidevano amori, alleanze e destini politici.

Lo charme e l'eleganza della Contessa Anna Constantia von Brockdorff, appare come l'incarnazione della bellezza e della grazia barocca. Alta, slanciata, con una pelle di porcellana e capelli biondo-dorati. Indossa un abito di seta broccata color avorio, con corsetto stretto che esalta la figura perfetta, maniche a sbuffo di pizzo finissimo e una gonna ampia ricamata con fili d'oro e argento. Al collo, una collana di diamanti e perle che scintilla alla luce delle candele.

Si muove con eleganza regale, come se fosse nata per il trono, d'altronde, molti la consideravano la donna più bella d'Europa, dotata di un fascino magnetico che conquistò un re e influenzò una corte intera. Educata in lingue, matematica e musica, emana una sensualità audace che la rende irresistibile e temuta.


MADAME, CI RACCONTI DELLE SUE ORIGINI? DA QUALE FAMIGLIA PROVIENE UNA DONNA COSÌ AFFASCINANTE E INFLUENTE?
Ah, le mie origini... Non sono nata tra le nebbie di una favola, monsieur, ma nella solida terra dell'Holstein, dove il vento del Baltico porta con sé l'odore di sale e di libertà. Venni al mondo il 17 ottobre 1680 a Gut Depenau – una bella tenuta nobiliare vicino a Stolpe, oggi quasi dimenticata, ma allora florida e dignitosa.

I SUOI GENITORI, MADAME?
Mio padre era il Cavaliere Joachim von Brockdorff, un gentiluomo danese-holsteiniano di antica stirpe, fiero e leale, discendente da una delle più rispettabili famiglie della nobiltà nordica. Mia madre, Anna Margarethe Marselis, era figlia del ricco e potente Leonhard Marselis, cittadino di Amburgo, uomo d'affari di immensa fortuna. Da lei ho ereditato, credo, quel senso pratico negli affari e quella determinazione che tanto mi è servita... o forse dannata.

QUINDI NON ERA UNA PRINCIPESSA DI SANGUE REALE…
No, ero figlia della nobiltà terriera, educata con rigore: lingue, musica, matematica ed equitazione. La mia bellezza e la mia intelligenza hanno fatto il resto, portandomi fino alla corte più splendente d'Europa. E da lì, come ben sapete, fino al cuore di un re.

MADAME, CI RACCONTI DELLA SUA INFANZIA. COME FURONO QUEGLI ANNI A GUT DEPENAU?
Ah, l’infanzia... Un tempo di libertà selvaggia e di rigore, monsieur, come il vento dell’Holstein che soffia tra querce antiche e campi di grano. Gut Depenau era una tenuta nobile e solida, circondata da boschi fitti, prati verdi e laghi quieti. La nostra famiglia apparteneva agli Equites Originarii, l’antichissimo Uradel dell’Holstein: non sfarzosa come le corti del sud, ma orgogliosa, radicata nella terra da secoli. Mio padre e mia madre decisero di darmi un’educazione insolita per una fanciulla del tempo. Non solo ricamo e inchini: imparai il francese, il latino, un po’ di italiano; studiai matematica e l’educazione classica, Omero e Virgilio in originale. La musica era la mia passione: suonavo il liuto per ore.

DICONO CHE AMASSE IN PARTICOLAR MODO LA CACCIA…
A cavallo, al galoppo nei boschi, con il falco sul guantone o il fucile in spalla – lì mi sentivo viva, libera, padrona del mio destino. Il vento nei capelli, il cuore che batteva forte... nulla mi eguagliava quella gioia. Tuttavia, il mio temperamento impetuoso preoccupava i miei poveri genitori. Ero testarda, ribelle, pronta a sfidare chiunque osasse dirmi “non conviene a una dama”. Dicevano che avevo troppo fuoco nelle vene per una semplice vita di campagna. E forse avevano ragione: quel fuoco mi ha portata lontano... fino a qui.

MADAME, E DOPO L'INFANZIA? A SOLI QUATTORDICI ANNI I SUOI GENITORI LA MANDARONO ALLA CORTE DUCALE.
Sì, monsieur, a quattordici anni la mia vita cambiò radicalmente. Nel 1694 i miei genitori decisero che era tempo di lasciarmi volare oltre i confini della nostra tenuta. Mi mandarono allo Schloss Gottorf nello Schleswig, la magnifica residenza ufficiale del duca Cristiano Alberto. Era un castello imponente, circondato dall'acqua, con torri maestose, giardini all'italiana e sale decorate con arazzi fiamminghi e trofei di caccia.

E COSA FECE?
Là servii come dama di compagnia la principessa Sofia Amalia, figlia del duca: una giovane gentile, ma un po' timida. Il mio compito era accompagnarla, intrattenerla con musica e conversazione, aiutarla negli abiti e nelle uscite. Fu la mia prima vera corte: imparai l'etichetta, i balli francesi, l'arte di conversare con nobili e ambasciatori. Ma non dimenticai la mia natura, spesso cavalcavamo insieme nei boschi circostanti, e io la incoraggiavo a galoppare più veloce. Poi, nel 1695, Sofia Amalia sposò il principe ereditario Augusto Guglielmo ed io la seguii a Wolfenbüttel, una corte più austera, ma ricca di biblioteca e teatro. Là, tra feste e intrighi, la mia bellezza e il mio spirito cominciarono a farsi notare. Fu l'inizio del mio cammino verso corti più grandi... e verso un destino che nessuno avrebbe potuto prevedere. Quegli anni mi formarono: da fanciulla di campagna a donna di mondo. E senza quel passo, forse non sarei mai arrivata qui, a Dresda.

MADAME, IN QUEL PERIODO A WOLFENBÜTTEL... RIMASE INCINTA, VERO?
Sì, monsieur. È vero. A Wolfenbüttel, tra quelle sale austere e quelle lunghe serate di corte, accadde ciò che non avrebbe dovuto. Ero giovane, piena di fuoco, e la corte non era priva di tentazioni. Si diceva, ed io non l’ho mai negato, che il padre fosse Luigi Rodolfo, fratello minore del principe ereditario Augusto Guglielmo. Un amore fugace, appassionato, imprudente. Nel 1702 nacque mio figlio. Un bambino innocente, frutto di un momento di debolezza in un mondo che non perdona debolezze alle donne.

MA LA CORTE DI BRUNSWICK-LÜNEBURG NON POTEVA TOLLERARE UNO SCANDALO SIMILE.
Fui espulsa senza cerimonie, rimandata dai miei genitori a Gut Depenau come una figlia caduta in disgrazia. Il viaggio fu lungo e umiliante, sotto gli sguardi di chi un tempo mi ammirava. Il mio bambino fu affidato ad altri, lontano da me. Non se ne seppe più nulla. È un dolore che porto ancora nel cuore, ma da quel buio nacque la mia rinascita. Riflettei, mi fortificai e presto, il destino mi portò a Dresda... dove tutto cambiò.

DOPO LO SCANDALO, LA SUA VITA PRESE UNA NUOVA DIREZIONE...
Conobbi il barone Adolph Magnus von Hoym... un alto funzionario sassone. Un uomo ambizioso, colto, con una posizione solida alla corte di Augusto. Vivemmo apertamente insieme nel suo castello di Burgscheidungen, una dimora barocca deliziosa, con giardini terrazzati e scale maestose che scendevano verso l'Unstrut. Furono anni di relativa tranquillità: feste, cacce, conversazioni intelligenti. Lui mi trattava come una moglie, e io... beh, ero giovane e cercavo stabilità dopo tanto dolore.

VI SPOSASTE VERO?
Dopo quattro anni di convivenza ci sposammo il 2 luglio 1703. Una cerimonia discreta, nulla di sfarzoso, ma quel matrimonio durò poco. Mio marito era troppo geloso e possessivo, io... invece ero incapace di piegarmi. Dopo un anno ci separammo, feci le valigie ed andai a Dresda. Lì non dissi nulla della mia separazione. Una piccola finzione necessaria: una donna separata sarebbe stata guardata con sospetto, mentre una baronessa maritata... poteva brillare senza ostacoli. E così fu. Quella bugia innocente mi aprì le porte della corte più splendida d'Europa... e del cuore del suo re. Comunque nel 1706 divorziai da mio marito.

FINALMENTE DRESDA!
Era il 1704, quando arrivai alla corte di Sassonia. La corte di Augusto era un turbine di splendore: balli mascherati, feste sontuose, musica francese e fuochi d'artificio sul fiume. Augusto il Forte, alto, possente, con quella forza leggendaria e un fascino irresistibile, mi vide per la prima volta durante una di quelle serate.

IL RE SI INNAMORÒ DI LEI?
Si innamorò follemente ma allo stesso tempo tentò di resistere, forse per decoro, ma invano. Il mio ex marito, il barone von Hoym, cercò disperatamente di impedire la relazione: scrisse lettere, supplicò, arrivò a dire che ero inadatta a un ruolo tanto elevato. Ma chi poteva fermare un re? Augusto rise delle sue proteste e lo allontanò dalla corte.

MA IL RE ERA SPOSATO…
La sua pia moglie, la regina Cristiana Eberardina di Brandeburgo-Bayreuth, aveva già scelto l'esilio volontario nello Schloss Pretzsch, rifiutando di condividere la "scandalosa" corte cattolica polacca e le sue infedeltà. Augusto era in cerca di una donna che potesse stargli alla pari pur frequentando in quel periodo Ursula Caterina di Altenbockum, la sua amante, furba e ambiziosa. Lei occupava ancora il posto ufficiale... Io mi avvicinai con astuzia: e in pochi mesi, la rivale fu eclissata.

MADAME, SI RICORDA DEL PRIMO INCONTRO CON IL RE AUGUSTO? COME LA CORTEGGIÒ, QUELL'UOMO TANTO POTENTE E LEGGENDARIO?
Come potrei dimenticarlo, monsieur? È inciso nella mia anima come un diamante su cristallo. Era l’autunno del 1704, durante un gran ballo mascherato al palazzo di Dresda. La sala risplendeva di luci, orchestra francese che suonava Lully, dame in abiti di broccato e cavalieri con parrucche incipriate. Io indossavo un abito di seta color zaffiro, ricamato d’argento, che lasciava intravedere appena la curva del collo e delle spalle – abbastanza per attirare sguardi, ma con l’eleganza di una dama.
Io ero al centro della sala, lui, il re di Polonia, si avvicinò... e fu un colpo di fulmine. I suoi occhi si fissarono sui miei. Mi invitò a danzare con un inchino regale, e mentre le nostre mani si sfioravano, sentii già l’elettricità di ciò che sarebbe stato. Ballammo due volte, poi tre – cosa insolita per un re. Tra un passo e l’altro mi sussurrò complimenti in francese: “Madame, la vostra grazia eclissa le stelle di questa corte”.

POI?
Nei giorni seguenti il corteggiamento fu travolgente, degno di un sovrano assoluto. Lettere profumate consegnate da paggi fidati, mazzi di rose rare dal giardino dello Zwinger, inviti a cacce private dove cavalcavamo fianco a fianco, lui che mi raccontava storie della Polonia e delle sue vittorie. Una sera, dopo un concerto, mi condusse in una sala appartata e mi baciò con passione tale da farmi tremare. Mi donò gioielli – una collana di perle che ancora porto – e promise palazzi, titoli, un futuro al suo fianco. Disse: “Constantia, voi siete la sola donna che possa stare alla pari con un re”. E io ci credetti, perché in quel momento era vero. Fu un corteggiamento rapido, ardente, irresistibile. In poche settimane ero sua, e lui mio. Il resto della corte mormorava, ma chi poteva opporsi ad Augusto il Forte quando desiderava qualcosa... o qualcuno?

LA PRIMA NOTTE, MADAME? QUELLA CHE SIGILLÒ IL VOSTRO LEGAME?
Ah, monsieur, siete audace quanto lui... Fu poche settimane dopo il nostro primo ballo. Augusto mi invitò in una suite privata del Residenzschloss, una camera immensa, con un grande letto a baldacchino di velluto, tende pesanti ricamate d'oro, candelabri d'argento che diffondevano una luce calda. La cena fu intima: solo noi due, ostriche, vini di Tokaj, musica lontana di un liuto. Lui era magnifico, in camicia di seta aperta sul petto possente, gli occhi che bruciavano di desiderio. Mi prese tra le braccia con quella forza leggendaria, ma con una tenerezza che mi sciolse. La prima notte fu... travolgente. Passionata, infinita. Lui era un amante instancabile, come la sua fama narrava: forte, esperto, capace di far tremare il corpo e l'anima di una donna. Io, che non ero più una fanciulla innocente, mi abbandonai completamente, rispondendo al suo fuoco con il mio. Ore di baci, carezze, sussurri in polacco e tedesco, risate complici tra un abbraccio e l'altro. All'alba, esausti ma ebbri di gioia, giacemmo intrecciati sotto le lenzuola di seta. Mi disse: "Constantia, voi siete la mia regina vera". Fu la notte in cui nacque il nostro grande amore... e il mio potere. Qualche mese dopo, nel 1705, dopo aver eclissato definitivamente la principessa Teschen, Ursula Caterina, divenni l'amante ufficiale, la maitresse-en-titre. E nel 1706, Augusto mi elevò al rango di Reichsgräfin von Cosel, contessa dell'Impero: un titolo che mi rese potente, temuta, invidiata

MADAME, EBBE TRE FIGLI DA QUESTA PASSIONE… CI PARLI DI LORO…
Tre creature meravigliose, tre gioielli che Augusto mi diede in quegli anni di gloria. Furono la mia gioia più grande, il sigillo del nostro legame.
Nel 1707 nacque Anna Karolina, la mia primogenita, graziosa e intelligente, che in seguito divenne contessa Orzelska e fu legittimata dal padre.
Nel 1708 Augusta Constantia, delicata e affascinante, che portava il mio nome con fierezza.
Il terzo nel 1712 fu Friedrich August, il mio unico figlio maschio, che Augusto riconobbe e fece conte von Cosel – un ragazzo forte, che somigliava al padre come una goccia d’acqua.

SI DICE CHE LA VOSTRA INFLUENZA POLITICA SUL RE FOSSE ECCESSIVA E PERICOLOSA, E CHE L'ARISTOCRAZIA POLACCA TRAMASSE PER SOSTITUIRVI CON UNA RIVALE CATTOLICA.
Pericolosa? Ah, monsieur, lo fui eccome – pericolosa per chi voleva un re debole, manipolabile, lontano dagli affari di Stato! Augusto mi consultava su tutto: ambasciatori, alleanze, persino la guerra del Nord. Lo spingevano a distogliere lo sguardo dalla Polonia cattolica. La Sassonia protestante lo voleva solo per sé. Ma io amavo la grandezza: sognavo di vedere Augusto forte in entrambi i regni.

MA FORSE LE RAGIONI DI QUELLE TRAME ERANO ALTRE VERO?
Eh sì, c'era quella promessa. Una lettera segreta in cui il re mi giurava matrimonio, se mai fosse rimasto vedovo. Una promessa scritta, sigillata, che mi avrebbe resa regina. I polacchi lo seppero e tremarono. Una favorita protestante sul trono di Polonia? Inaccettabile! Così tramarono. Cercarono di soppiantarmi con una donna "adatta": cattolica, docile, polacca. E trovarono Marianna Denhoff – bella, giovane, ambiziosa. Augusto, stanco delle pressioni, delle guerre, della mia... determinazione, cedette al suo fascino. Iniziò a frequentarla, a donarle attenzioni che un tempo erano solo mie. Fu l'inizio della fine. Mi resi conto troppo tardi che l'amore di un re è fragile come porcellana di Meissen: splendido, ma pronto a frantumarsi sotto il peso della politica.

MADAME, ARRIVIAMO AL CAPITOLO PIÙ DOLOROSO: IL 1713, L'ESILIO, LA FUGA, L'ARRESTO... E QUELLA LUNGA PRIGIONIA A STOLPEN. COME VISSE QUEGLI ANNI TERRIBILI?
Terribili? Furono un oltraggio, monsieur! Un tradimento che ancora mi brucia l'anima. Nel 1713 Augusto, cedendo alle pressioni dei ministri, mi bandì dalla corte. Mi confinò nel castello di Pillnitz, un luogo bello, sì, ma una prigione dorata. Ero sorvegliata, isolata, privata della mia libertà e dei miei figli.

E COSA FECE?
Non mi piegai. Nel 1715 fuggii nottetempo, travestita da donna del popolo, con l'aiuto di fedeli servitori. Raggiunsi Berlino, la corte di Federico Guglielmo I di Prussia. Là speravo di recuperare la prova del mio diritto: quella promessa di matrimonio scritta che Augusto mi aveva dato anni prima, custodita nella fortezza di Spandau. Purtroppo non ci riuscii e per quella fuga la Sassonia mi condannò come traditrice dello Stato – un'accusa infame per una donna che aveva solo amato troppo e chiesto giustizia! Il 22 novembre 1716 fui arrestata a Halle an der Saale. Mi scambiarono come una criminale comune con disertori prussiani – un'umiliazione che non dimenticherò mai. E il 26 dicembre di quell'anno, Augusto firmò l'ordine: esilio perpetuo a Burg Stolpen, una fortezza cupa su una collina di basalto, lontana da tutto, fredda e inospitale. Là passai il resto della mia vita: 49 anni di prigionia, dal 1716 al 1765. Ma non mi spezzarono. Lessi, ricamai, coltivai fiori, tenni alta la testa. Augusto non osò mai visitarmi... forse per paura di rivedere nei miei occhi ciò che aveva distrutto. Eppure, in quel silenzio, trovai una pace amara. Meglio una contessa imprigionata che una favorita dimenticata.

MADAME, UN'ULTIMA DOMANDA. SE DOVESSE DARE UN TITOLO ALLA SUA VITA, QUALE SCEGLIEREBBE?
Un titolo? Ah, monsieur, ne ho pensati molti in quelle lunghe notti a Stolpen, quando il vento ululava tra le mura di basalto. Ma uno solo rende giustizia a tutto: ascesa, passione, potere, tradimento, prigione... e la forza che non si è mai spezzata. Lo chiamerei: "La Fenice di Dresda" Perché sono salita come una cometa fino al cuore di un re e allo splendore di una corte. Mi sono bruciata nel fuoco della gelosia e dalle ceneri sono rinata nella leggenda: una donna che ha amato senza misura, regnato senza corona, e resistito senza chinare il capo. La fenice risorge sempre, monsieur. E io... io sono ancora qui.

L’intervista è finita, il suo ventaglio si chiude nella mano come uno scettro. La luce delle candele si affievolisce piano, e il salone sembra dissolversi nel tempo.
Anna Constantia von Brockdorff morì il 31 marzo 1765 a Stolpen, dove è anche sepolta.





 
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L'articolo è a cura di Adamo Bencivenga








 
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