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FASCINO E SEDUZIONE
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STORIA DELLA CALZA A RETE
La seduzione non è più velata!
Dal burlesque al punk, breve storia delle calze a rete, i collant più sexy che la moda conosca. Ufficialmente nacquero nel 1933, vennero battezzate Fishnet stockings, e sarà proprio quella rete da pesca a catturare gli uomini a colpi di seduzione...

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Grazie al loro vedo e non vedo e alla loro capacità di nascondere mostrando, creano un effetto ottico di nudità che, in realtà, non c’è. Da sempre uno degli accessori più controversi della storia del costume, affascinante, intrecciata tra moda, seduzione, spettacolo e ribellione, ciclicamente ritorna protagonista pur declinandosi in mille sfumature diverse e svariati stili in un continuo gioco di sperimentazione e tradizione.

La loro nascita risale ufficialmente nei primi decenni del Novecento sotto il termine inglese di “Fishnet Stockings” e sarà proprio quella rete da pesca a catturare gli uomini a colpi di seduzione.... ma in realtà la loro storia risale a molti anni prima. Infatti l’anno 1933 non è la data di “invenzione”, ma è in quell’anno che il termine entra ufficialmente nell’Oxford English Dictionary, segnando il momento in cui diventano un fenomeno culturalmente riconosciuto.

Il concetto di tessuto a rete larga esisteva già negli anni 1880 come “fishnet” (rete da pesca), riferito a qualsiasi stoffa a maglia aperta. Alcuni storici della moda collegano la loro comparsa al tardo periodo vittoriano quando la mania per i pizzi e i tessuti traforati si unì alla crescente “feticizzazione” delle calze, rese intriganti dai lunghi abiti che nascondevano le gambe ma ne permettevano fugaci visioni. Esistono riferimenti ancora più antichi come un vaso italiano del 1500 e persino un papiro egizio, ma si tratta di casi isolati.

Le prime calze a rete vere e proprie sembrano diffondersi intorno al 1890-1910, soprattutto in Francia. Di certo le prime donne ad indossare questo prezioso accessorio furono le protagoniste del burlesque e, grazie ai loro spettacoli disinibiti, divennero un simbolo di seduzione solleticando l’immaginazione degli spettatori.
Qualcuno attribuisce l’origine delle calze a rete alle ballerine del Moulin Rouge, legate al cancan parigino (anche se le ballerine del Moulin Rouge, come la Goulue immortalata da Toulouse-Lautrec, indossavano più spesso calze rosse o nere opache, non a rete), ma ovviamente al tempo, calze nere e giarrettiere ricamate e decorate con pizzi e nastrini rimanevano un’arma destinata alla sola intimità.
Alcune fonti le associano a produzioni di lusso parigine, come quelle del calzificio Fernand Gastineau nel 1910-1911, che realizzava calze in seta a rete o pizzo Chantilly.

Negli Stati Uniti, già intorno al 1912 appaiono riferimenti su giornali (come lo St. Louis Post) a “mosquito stocks” o calze a rete, spesso associate a donne di spettacolo o di vita notturna. Non erano ancora mainstream, molte donne “rispettabili” le evitavano, e in alcune comunità religiose venivano addirittura condannate.
Le calze a rete diventano davvero popolari negli anni Venti con le flappers e le showgirl americane. Le gonne si accorciano, le gambe si mostrano di più, e la rete con i suoi rombi che lasciano intravedere la pelle è perfetta: da lontano sembra una calza normale, sotto le luci del palcoscenico rivela e nasconde allo stesso tempo, creando un effetto estremamente seducente. È soprattutto nel burlesque e nel vaudeville che esplodono. Le performer le usano per accentuare i movimenti e provocare lo spettatore. La regina indiscussa è Gypsy Rose Lee, che negli anni Trenta e Quaranta le indossa regolarmente nei suoi strip-tease eleganti e ironici. In questo contesto, la “rete da pesca” diventa metafora perfetta: cattura gli sguardi e i desideri maschili.
Il 1933 segna quindi non la nascita tecnica, ma l’ufficializzazione linguistica e il consolidamento nel mondo dello spettacolo.
Solo qualche decennio dopo furono riprese dalle dive americane diventando un’icona della sensualità pin-up, Betty Page di metà secolo le rende leggendarie nelle sue foto fetish e bondage, spesso con la classica cucitura posteriore (backseam).

Anche Marilyn Monroe, Jane Russell, Audrey Hepburn, Ava Gardner e Elizabeth Taylor e altre dive hollywoodiane le sfoggiano in film e servizi fotografici, dando loro un’aura glamour e leggermente trasgressiva sdoganando definitivamente l’accessorio e rendendolo meno peccaminoso e più sensuale.
Marlene Dietrich le indossa già negli anni Trenta in alcuni film, contribuendo a diffonderle. Negli anni ’60: con l’invenzione dei collant (pantyhose) e la minigonna, le calze a rete diventano accessorio giovanile e colorato (non solo nere). Le indossano modelle come Twiggy e persino le Barbie.
Negli anni ’70-’80: il punk le adotta in versione strappata, smagliata e aggressiva, come simbolo di ribellione, riferimento al BDSM e rifiuto delle norme borghesi. Band come i Sex Pistols o icone come Siouxsie Sioux le rendono parte integrante dell’estetica.
Negli anni ’80: Madonna le porta sul palco pop (pensa a “Like a Virgin”), mescolando glamour e provocazione.

Oggi sono il simbolo eterno di seduzione e versatilità. Le calze a rete non sono mai sparite. Tornano ciclicamente in passerella, nella moda streetwear, nel burlesque revival, nel gothic, nel fetish e nella lingerie. Il loro fascino sta proprio nel paradosso descritto da Roland Barthes: coprono e scoprono contemporaneamente, giocano con lo sguardo, evocano erotismo senza essere volgari di per sé.
I materiali moderni (elastane, fibre sintetiche resistenti) le hanno rese più comode rispetto alle vecchie versioni in seta o cotone, che si smagliavano facilmente.
Oggi le calze a rete spopolano nel quotidiano e sono diventate un super classico, rispetto ai collant di uso più pratico, evitano l’utilitarismo e offrono un tocco di erotismo particolare, ma vista la loro carica sensuale, sono perfette da abbinare a un abbigliamento austero che si bilanci proprio con questo capo intimo estremamente sexy.

Insomma un percorso travagliato da licenziosi a volgari, poi punk, poi chic e addirittura couture, ma di certo, per il grado di sensualità, le calze a rete, ad un secolo dalla nascita, non smettono ancora di intrigare.




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L'articolo è a cura di Adamo Bencivenga
FONTI:

https://www.facebook.com/taketheflight/posts/
436038720590620/
https://www.vogue.it/moda/article/calze-a-
rete-modelli-tendenze
https://www.elle.com/it/moda/ultime-notizie
/a43480605/
https://www.apassoduomo.it/index.php/



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