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RACCONTI  Adamo Bencivenga
Annette non è morta
Nel cuore della notte, al
ristorante Le Coq Fou, Marguerite e il signor Levy intrecciano un
gioco di seduzione e ricordi, tra passito e lingue di gatto. Sotto
le note di un valzer viennese, lei danza, evocando l’ombra di
Annette, la moglie perduta, in un’illusione che confonde realtà e
desiderio. Ogni parola, ogni gesto, è un passo verso un’intimità che
sfida il tempo e la memoria...

INTERNO NOTTE. RISTORANTE LE COQ FOU. MEZZANOTTE E
QUALCOSA DI PIÙ. Le luci del locale sono ormai
ridotte a poche candele sui tavoli vuoti. L’aria sa di
cera sciolta, di vino versato e di quel vago sentore di
spezie che aleggia ancora dalla cucina spenta. Fuori,
Parigi è un muro di nebbia umida e pioggia sottile che
batte piano contro le vetrate appannate. Il
ristorante è un piccolo scrigno di legno scuro, pochi
tavoli, tovaglie a quadri rossi sbiaditi e specchi
ossidati. Sembra sospeso in un tempo che non appartiene
più a nessuno. Solo una lampada bassa sopra il tavolo
centrale getta un alone dorato su un bicchiere di
passito, che riflette la fiamma, e due figure: lui, un
uomo di una certa età dal portamento elegante e stanco,
e lei, la padrona del locale, che si muove con la grazia
lenta di chi sa di essere guardata e forse ancora
desiderata.
MARGUERITE Signor Levy mi
spiace, ma stiamo chiudendo. LEVY Mi sta dicendo che
devo alzare i tacchi e andarmene? MARGUERITE Non
vorrei essere scortese, ma di solito a quest’ora si
chiude il locale e si va a nanna. LEVY Una bella
donna non è mai scortese… MARGUERITE Lei è gentile
signor Levy e la ringrazio per il complimento, ma non mi
considero tale. LEVY Perdoni madame, ma lei ha delle
forme armoniose come le Madonne del Tintoretto…
MARGUERITE E lei ha l’aria di un esperto seduttore…
LEVY Oh Marguerite… gli uomini possiedono le parole, le
donne i ricami, i belletti e quel sacro poco che ci è
concesso vedere… MARGUERITE Le assicuro che quel poco
è molto più profano che sacro… LEVY Crede ci sia
differenza? MARGUERITE Lei mi lusinga signor Levy…
Non sembra, ma in determinate circostanze arrossisco
ancora. LEVY Lei non è timida, Marguerite. Usa il
rossore come un’arma antica, una brava attrice alla
Truffaut che finge di cadere per essere sollevata con
più grazia.
La donna sorride alzando
leggermente il tono. MARGUERITE Attrice…
Madonna… Tintoretto… Truffaut… stasera le parole le ha
tutte per me. A cosa devo questo banchetto di
complimenti, signor Levy? LEVY La prego, non resti lì
in piedi come un ritratto incompiuto. Si accomodi su
questa sedia che da troppo tempo è vuota.
Marguerite inclina appena la testa. Il gesto è lento,
quasi cerimonioso. Le sue labbra si incurvano, non è un
sorriso, piuttosto l’ombra di un assenso che potrebbe
nascere o morire nel giro di un respiro.
MARGUERITE È una proposta gentile, signor Levy… e le sue
parole sono miele su un Gâteau Breton, ma sa com’è: il
locale è chiuso. E questa è l’ora in cui anche le ombre
tornano a casa. LEVY Le ombre non hanno casa quando
c’è ancora una luce accesa. E stanotte quella luce è
lei. MARGUERITE Lei mi lusinga di nuovo. Ma
compiacere una donna a quest’ora… è come offrire
champagne a chi ha già bevuto l’ultimo sorso. Dolce, ma
inutile. LEVY Non inutile. Alle volte può accendere
qualcosa che sembrava spento.
Lei fa un
passo indietro, quasi impercettibile, ma sufficiente a
mettere tra loro la distanza di un tavolo. Le dita
sfiorano il bordo della tovaglia tracciando un cerchio
invisibile. MARGUERITE Mi sta chiedendo di
fingere che la mezzanotte sia ancora lontana e che
domani non esista. LEVY Sto chiedendo solo un minuto
in più. Un minuto in cui svesto i panni del cliente e mi
travesto da uomo che guarda una donna e si ricorda come
si respira.
Marguerite abbassa gli occhi per
un istante. Quando li rialza, nel suo sguardo c’è dentro
una luce di curiosità, come se avesse appena deciso di
lasciar cadere una maschera ed attendere gli eventi.
MARGUERITE Un minuto, allora. Solo uno. Ma mi prometta
che non tenterà di rubarne un altro. LEVY Prometto
solo di non mentire. Sarà lei a decidere se un minuto
non sarà sufficiente…
La donna esita ancora
un secondo, poi, con la grazia di chi si arrende a un
invito di valzer, si siede. La sedia scricchiola appena,
come un sospiro. Il vestito le si tende sulle cosce, la
scollatura si apre di un soffio in più, sotto la luce
obliqua. La donna fa per coprirsi, ma è solo un vezzo
femminile… come se il vero pudore fosse ormai solo un
ricordo lontano. LEVY Madame, la supplico, non
lo faccia, lasci che i miei occhi anneghino in quel
piccolo oblio che lei mi sta regalando ad ogni respiro…
MARGUERITE Signor Levy lei conosce le donne e sa che
questo è solo un gesto per attirare l’attenzione…
LEVY A lei non servono questi mezzucci… MARGUERITE
Adesso la sedia vuota è occupata. Contento? LEVY Non
contento. Grato. È la prima volta in un anno che questo
posto non mi sembra una tomba. MARGUERITE Non è una
tomba. È solo un ristorante che ha dimenticato come si
apprezza un dessert. LEVY Allora brindiamo!
MARGUERITE A cosa? LEVY Naturalmente al suo charme
madame…
Marguerite prende il bicchiere che
lui le porge. Appoggia appena le sue labbra e beve un
sorso di passito. Il liquido le scivola in gola come
seta calda. MARGUERITE Sa di miele e di
rimpianto. Il sapore perfetto per una notte come questa.
LEVY Il rimpianto è solo un altro modo di dire “vorrei
ancora”. E io vorrei ancora… tante cose. MARGUERITE
Me ne dica una. Una sola. Senza trucchi da scrittore.
LEVY Alla mia età non si fanno sogni irrealizzabili…
Vorrei che lei restasse seduta lì, davanti a me, fino a
quando la candela non si spegne.
Marguerite
appoggia il bicchiere. Le sue mani restano ferme sul
tavolo, ma le dita tremano appena. MARGUERITE È
una richiesta pericolosa, signor Levy. Perché se la
candela non si spegne… dovremo inventarci una notte... e
l’alba alle volte è molto crudele. LEVY L’alba può
essere crudele, Marguerite. Ma proprio perché sa essere
spietata, vale la pena rubarle ogni secondo che ci
concede prima di arrivare.
La donna lo
fissa, sta leggendo nei suoi pensieri…
MARGUERITE Ricordo quando veniva qui con la sua povera
moglie… LEVY Oh sì, la mia Annette, la mia
meravigliosa Annette… La prego continui...
MARGUERITE Un vuoto incolmabile vero? LEVY Una
voragine che cerco di riempire… Se lei non le
assomigliasse non le avrei elemosinato questo eterno
minuto… MARGUERITE …Allora cercherò di non farla
rimpiangere. Ma sarà dura. Lei aveva un fascino che
sembrava rubato al tempo. LEVY La bellezza non ha
tempo… MARGUERITE …Allora abbiamo bisogno di un po’
di riservatezza, non trova?
Marguerite senza
aspettare risposta, si alza, si allontana. I tacchi
scandiscono una litania malinconica sul parquet
consumato. Gira la chiave nella serratura della vetrata,
come il colpo di scena che chiude il primo atto. Torna,
il vestito nero le scivola addosso come inchiostro vivo,
la scollatura un invito sussurrato al chiaroscuro.
MARGUERITE Ecco. Ora siamo solo noi, la pioggia e quello
che resta della notte. Il cuoco e la cameriera sono
andati via. Stasera tocca a me chiudere… LEVY Lei è
la padrona qui. Può fare tutto ciò che desidera.
MARGUERITE Tutto… tutto? LEVY Perché no? Siamo
adulti. Sappiamo entrambi danzare sul filo teso tra il
desiderio e la rovina. MARGUERITE Anche sedurla,
quindi… LEVY Quello è il piatto che non è mai scritto
sul menu. MARGUERITE Non tutti i clienti lo ordinano.
Bisogna conoscere il ristorante… il suo segreto e i suoi
avanzi. LEVY Io sono vedovo. Il tempo è l’unica cosa
che mi avanza in abbondanza. MARGUERITE Sarebbe un
onore diventare la musa di uno scrittore come lei. Ho
sempre sognato di abitare, almeno per una notte, nelle
sue pagine. LEVY E io sogno due lingue di gatto e un
passito tiepido accanto a lei. Fuori piove su Parigi e
la solitudine graffia come un gatto randagio.
MARGUERITE Anch’io sono sola, signor Levy… ma la
solitudine, a furia di dormirci insieme, diventa una
compagnia abitudinaria. LEVY Non avrei osato
chiederle di sedersi, se non l’avessi sentita sola
quanto me. MARGUERITE Lei è un gentiluomo… ma due
solitudini non fanno una carezza. LEVY Lei è una
donna a cui basterebbe uno sguardo per non essere mai
sola. MARGUERITE Lei la fa troppo facile, signor
Levy. La solitudine non è solo mancanza di pelle.
LEVY Lo so. È questione di anime che si riconoscono, non
di corpi che si cercano. E lei…
Marguerite
ride, un suono di seta strappata piano.
MARGUERITE I ruoli si invertono in un battito. Ora è lei
che mi corteggia… LEVY Mi considera vecchio?
MARGUERITE No. Gli uomini come lei mi hanno sempre
chiamata con un brivido. Portano dentro stagioni intere.
LEVY Perché? MARGUERITE Perché quando fanno l’amore
rivedono ogni donna che hanno amato… e io mi sento
scelta tra i fantasmi. LEVY Ho storie che potrebbero
riempire una notte e durare fino all’alba… MARGUERITE
Il suo modo di scrivere mi ha già sfiorata mille volte.
Non mi lascerebbe indifferente. LEVY Forse non si
annoierebbe… MARGUERITE Lei prende sempre il lato
giusto delle cose… LEVY …E delle donne. MARGUERITE
E quale sarebbe il mio? LEVY Lei è bella intera. Dopo
Annette, è la creatura più abbagliante che abbia mai
attraversato il mio sguardo. MARGUERITE Sono mesi che
aspettavo queste sillabe. Mi sta corteggiando, vero?
LEVY Il corteggiamento ha un solo scopo antico.
MARGUERITE Portarmi a letto, signor Levy? LEVY Ci
provo. Ma a un patto…
Un leggero rossore
avvampa il viso della donna, ma poi la sua mente fugge
di nuovo verso altri lidi. MARGUERITE Amava sua
moglie? LEVY Amo le donne che hanno il suo stesso
modo di respirare la luce. MARGUERITE Quante ne ha
avute… se non sono indiscreta… LEVY In vita cercavo
differenze. Donne bionde, bambole gonfiabili, prive di
anima. Un tacco appoggiato su un tronco lungo un
boulevard. MARGUERITE E ora? LEVY Ora che Annette
non c’è più cerco solo il suo esatto riflesso… Una
goccia d’acqua… E lei? Quanti uomini? MARGUERITE
Nessuno abbastanza interessante da farmi desiderare
l’eternità. LEVY Non parlavo di matrimonio…
MARGUERITE Quelli ci sono stati. Ombre passeggere.
Nessuno ha lasciato un’impronta indelebile. LEVY La
donna non colleziona. È lei l’oggetto raro.
MARGUERITE Lei è un uomo d’altri tempi, signor Levy.
Oggi quasi nessuno osa ancora mettere una donna su un
piedistallo o farne un tesoro da collezione. LEVY La
parità è un insulto. La donna era superiore finché ha
lasciato che l’uomo la desiderasse fino al dolore.
MARGUERITE E adesso? LEVY Adesso è raro trovare una
donna che goda ancora ad essere guardata come un
incendio e farsi bramare come una divinità greca.
La donna abbassa lo sguardo. MARGUERITE
Ora mi sta guardando così? Mi sta catturando? LEVY La
bellezza è l’unica arma che non fa prigionieri.
MARGUERITE Crede che la stia seducendo senza volerlo?
LEVY Credo che un passito caldo e qualche lingua di
gatto siano già un ottimo inizio di una antica liturgia.
MARGUERITE Tutto compreso? LEVY Non potrei chiedere
di più. E a quest’ora nessun altro verrà a interrompere
il rito. MARGUERITE Stasera è stato l’unico
avventore. LEVY Peccato aver preso solo verdura e
potage. Avrei dovuto ordinare qualcosa di più
inebriante. MARGUERITE La casa offre anche ciò che
non è scritto. Basta saper chiedere. LEVY Me ne
accorgo ora. MARGUERITE Intendevo il passito e le
lingue di gatto…
Sorridono, due lame che si
sfiorano senza ferire. LEVY Da quando Annette se
n’è andata vengo qui ogni sera. Lei non sempre mi nota,
ma prendo spesso lo stesso piatto. Mai osato chiedere
altro. MARGUERITE Perché proprio stasera, si è
deciso? LEVY È un anno esatto che sono vedovo.
MARGUERITE E vuole ricordarla attraverso me? LEVY No.
Voglio festeggiarla. Lei odiava la tristezza.
MARGUERITE Non è irrispettoso? LEVY Sarebbe
irrispettoso il contrario. MARGUERITE Per questo la
tradiva? LEVY Si tradisce solo chi si ama. E io
l’amavo fino alla pazzia.
Marguerite si alza,
sparisce nel buio del retro. Lui paziente aspetta,
sorpreso di essere sorpreso. Quando la donna torna ha in
mano un vassoio d’argento e in testa un cappello a falde
larghe, nero e capiente come un nido di corvo identico a
quello che indossava Annette. L’ombra le incornicia il
viso e rende i suoi occhi due pozzi senza fondo.
LEVY Quel cappello… mi trafigge un ricordo. Lo ha messo
per me? MARGUERITE Quando voglio sedurre non mi
lascio mai sorprendere impreparata. LEVY Anche lei è
una donna d’altri tempi, pur essendo così giovane
rispetto a me… Quel vestito è un sortilegio.
MARGUERITE Le piace? Temevo fosse troppo audace… temevo
non lo avrebbe notato. LEVY Adoro la sua consapevole
malizia. I vestiti non si scelgono mai per caso.
MARGUERITE Ma la scollatura… troppo audace? LEVY Sono
uno scrittore, ma non conosco questo termine indosso ad
una donna… MARGUERITE Ma non mi ha risposto… LEVY
Il suo seno meriterebbe una cornice di Murano e una luce
eterna. MARGUERITE È la stessa divisa che indosso
ogni sera… LEVY Fa parte del menu? MARGUERITE Gli
affari languono… Cerco di servire lo stesso menu con
salse diverse. LEVY Non esiste condimento più potente
di un décolleté generoso. MARGUERITE Peccato che
pochi lo apprezzino. Il locale resta spesso vuoto.
Levy intinge lentamente una lingua di gatto nel
passito, poi la porta alla bocca spezzandola con le sole
labbra. Lo sguardo è inchiodato su di lei come un chiodo
in un quadro antico. LEVY Mi ero illuso che quel
vestito lo avesse indossato pensando a me. MARGUERITE
Non è peccato pensarlo… LEVY L’unico vero peccato
sarebbe non chiederle di danzare per me mentre assaporo
questo nettare di passito. La lingua di gatto esalta il
sapore grasso delle terre meridionali. MARGUERITE
Sarebbe l’incipit di un suo nuovo romanzo? LEVY Le
muse esistono proprio per questo. MARGUERITE Qui di
solito arrivano solo camionisti e operai. Non sono
esperta di scrittori, tantomeno di muse. LEVY
Immagino le loro avances… MARGUERITE Chiamarle
avances mistifica la realtà… LEVY Per sopravvivere ci
si abitua a tutto anche ai camionisti. Ma con me stia
tranquilla… non chiederò mai ciò che non è compreso nel
menu. E se non sbaglio in quel menu c’è un vecchio
valzer…
Marguerite accende un vecchio
giradischi. Un valzer viennese si leva, lento,
struggente, come un ricordo che rifiuta di morire. Gira
al centro della sala, fa due passi di danza leggeri,
solleva appena l’orlo del vestito: la calza nera con la
cucitura appare come una linea di inchiostro tracciata
dal destino. Poi si volta, quei pozzi neri fissano
l’uomo. Non è malizia, è l’audacia della perversa
femminilità. MARGUERITE Mi dica lei fin dove…
LEVY Fino al confine esatto in cui l’immaginazione
spicca il volo e la carne diventa un accessorio inutile.
MARGUERITE Spero di non superarlo… non vorrei
imprigionare la sua fantasia. LEVY Lei non ha bisogno
di indicazioni, Madame. Lei è già piena di
consapevolezza di sé.
La donna alza ancora il
tessuto, poi si ferma – un gesto sospeso, perfetto.
LEVY Ecco. Qui finisce la calza e comincia il paradiso.
MARGUERITE Paradiso, signor Levy? LEVY Non trovo
altra parola. Davanti all’estasi anche la lingua più
affilata balbetta. MARGUERITE Crede davvero? LEVY
Non credo. Vedo. Ha sollevato il vestito esattamente
dove speravo: là dove una donna smette di essere mortale
e diventa divinità. MARGUERITE Tutto qui? Mi sembra
di cavarmela a buon mercato… LEVY Quel frammento di
pizzo nero intravisto è infinitamente più osceno di un
corpo nudo. MARGUERITE Ma è solo stoffa… LEVY Lei
non sa cosa scatena in un uomo l’orlo di merletto.
MARGUERITE Non corra signor Levy… quel merletto è solo
nella sua fantasia. LEVY Alla mia età alle volte si
preferisce il viaggio più che la meta…
La
donna fa altri due passi di danza avvicinandosi al
tavolo. MARGUERITE Questa musica… le sembra
adatta? LEVY È il collante perfetto tra la sua
malizia e il mio tormento. MARGUERITE Non vuole
ballare con me? LEVY Il ballo è già l’anticamera
dell’abbandono. MARGUERITE L’amore? LEVY Il vero
desiderio è ciò che non si possiede. Ballare con lei mi
trasformerebbe in cenere… e io, per ora, preferisco
ardere. MARGUERITE Sarebbe comunque appagato. LEVY
Ma smetterei di desiderarla. E questo non lo voglio.
MARGUERITE Perché mi desidera così tanto? LEVY Perché
stasera lei è Annette. Goccia per goccia. MARGUERITE
È gentile. So che non è vero… ma ho cercato di esserlo
il più possibile. LEVY Posso chiamarla Annette?
MARGUERITE È un nome bellissimo. E sua moglie era
un’étoile che incendiava il palcoscenico. LEVY E lei
è la donna che sa nutrire i ricordi affamati di un uomo.
Ora Marguerite si abbandona al valzer,
volteggi leggeri, il cappello che segue il movimento
come un’ala nera. MARGUERITE Annette ballava per
lei? Come? Cosa gli sussurrava? LEVY Esattamente come
sta facendo lei. Continui… la prego. MARGUERITE Fino
a quando? LEVY Fino a quando sarà del tutto Annette.
Fino a quando vorrà concedermi le sue grazie come
un’offerta sacra. MARGUERITE Credo che manchi poco.
LEVY Lei la sta resuscitando. MARGUERITE La
rivorrebbe per una sola notte? LEVY Anche per un solo
respiro… MARGUERITE E cosa le direbbe? LEVY Che mi
manca. Che è stata crudele ad andarsene prima di me.
MARGUERITE E se fosse ancora viva? LEVY Comincio a
dubitare che sia morta. Lo stesso cappello, lo stesso
rossetto, la stessa calza, la stessa malizia… non può
essere una coincidenza. MARGUERITE Ho solo cercato di
somigliarle… Sono stata tante volte all’Opéra a vederla
danzare. LEVY Non è un’imitazione, non è una copia,
in questo istante lei è davvero Annette. MARGUERITE
Io non sono Annette. LEVY Se non lo fosse crede che
sarei qui ad ammirarla? Non cerco altre donne
Marguerite! MARGUERITE So che è crudele… ma accetto
la parte. LEVY Ogni donna vuole essere unica. Lei sta
accettando di essere il suo specchio più fedele.
MARGUERITE Eppure, in questo momento, sono unica proprio
perché sono doppia. LEVY Lo è. E questo è straziante
e bellissimo. MARGUERITE Altre ci hanno provato?
LEVY Non tocco una donna da un anno. Le basta?
MARGUERITE Quindi l’ha tradita da viva… ma mai da morta?
LEVY Esatto. Sarebbe un sacrilegio. MARGUERITE Quindi
se non fossi lei… non mi toccherebbe mai? LEVY Mai.
MARGUERITE Sta pensando che forse, grazie a me, lei non
è davvero morta? LEVY Lo dica lei…
Levy si
alza. Marguerite spegne le ultime luci. Resta solo una
candela tremante come un ultimo battito. Si avvicinano.
Si baciano – un bacio che sa di assedio e di resa.
MARGUERITE Annette non è morta, ha fatto solo la valigia
per un altro viaggio. Ha cambiato mestiere, ora tiene un
ristorante… ma porta ancora lo stesso cappello, lo
stesso rossetto, la stessa calza con la cucitura che lei
le tracciava con le dita… LEVY Non potrei chiedere di
più ai miei ricordi. MARGUERITE Ora non sono più
sfocati, vero? LEVY Ora non sono ricordi. Sei tu
Annette. Stai danzando con me, come allora…
MARGUERITE Sì, sono Annette… stringimi, abbracciami, ti
prego. Voglio essere di nuovo viva dentro di te, voglio
che tu sia vivo dentro di me. LEVY Non sto sognando,
vero? MARGUERITE Mi senti? Sono carne. LEVY Sento
lo stesso profumo di violetta. MARGUERITE Sei tu che
hai inventato la mia morte per non impazzire di dolore,
ma io mi ero solo allontanata. LEVY Non volevo che
fossi il mio carnefice. MARGUERITE L’hai fatto per
amore. E ora ti perdono per non avermi dimenticata, per
averti tradito.
Levy la guarda. I suoi occhi
sono lucidi, pieni di stupore, come una voragine di
desiderio. LEVY Ripetilo che sei Annette fino a
consumare la voce. MARGUERITE Sono Annette. LEVY
Perché ne sei certa? MARGUERITE Perché io sono
Annette… LEVY Dammi una prova… MARGUERITE Voglio
baciare il mio nome tatuato sul tuo fianco sinistro. Me
lo permetti? LEVY Allora sei davvero tu…
MARGUERITE Almeno per questa notte. Domani forse tornerò
la padrona del Le Coq Fou. Ma stanotte… stanotte sono il
tuo eterno adesso.
Levy allunga lentamente la
mano. Marguerite ora è lì, appoggiata alla parete,
aperta, come un’offerta, come Annette. Guarda quella
mano aperta. Poi posa le sue dita sulla mano di lui e la
fa scivolare lungo il suo ventre, leggera, ondeggiante,
lenta come una foglia prima della caduta. Lui la
bacia, un bacio solo, lungo, che diventa un morso
infinito. La seta del vestito come il sipario dell’Opéra
si alza piano, soffice, raccolta nella mano di lui.
Non c’è fretta in quei movimenti, non c’è tempo, forse
solo il ricordo di qualcosa che non è mai esistito.
Fanno l’amore lì, in piedi, appoggiati alla parete in un
valzer disordinato. Lui mormora il nome di Annette, una
volta, due, come una supplica. Lei geme come Annette, lo
bacia come Annette, apre le gambe come Annette. Lui
la guarda, non ha più dubbi, la stringe più forte,
scopre le sue intimità, incredibilmente uguali a quelle
di Annette, le stesse labbra sporgenti, lo stesso odore
di femmina prima dell’amplesso. Allora affonda in lei
con dolcezza, come se volesse cancellare il tempo, la
morte, il rimpianto, l’infedeltà. Sembrano due naufraghi
travolti da un desiderio senza tempo.
Quando
tutto finisce, l’alba non è ancora arrivata, l’amore non
ha riempito tutta la notte. La candela si è consumata
del tutto. Il locale piomba in un buio denso, la pioggia
di Parigi continua a cadere – indifferente, eterna – ma
dentro il Le Coq Fou, per un istante, il tempo ha
dimenticato di esistere.
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Il racconto è frutto di
fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti
è puramente casuale.
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RACCONTI DI ADAMO BENCIVENGA
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