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RACCONTI

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Luciano Colombo
Gabriella







Photo Daniel Sigidin

 



Ho iniziato, come credo molti ragazzini, a toccarmi verso i dieci o undici anni, ma la prima masturbazione vera fu a dodici, ascoltando Paul Anka e guardando le copertine di Quattroruote. No, non era una perversione automobilistica, semplicemente perchè ritraevano fotomodelle in pose allora provocanti. Come le pagine centrali di una rivista di destra "Il Borghese " della quale avevo trovato dei pacchi in una soffitta abbandonata. Forse per dare un senso alla personalità dei loro lettori le quattro pagine centrali e patinate erano dedicate a fotografie in bianco e nero di attrici e modelle di allora, in abbigliamenti sexy. La mia favorita stimolatrice di erezioni fu sicuramente Elenora Rossi Drago, seduta in poltrona con le gambe scoperte, reggicalze e calze nere. Seguendo le spiegazioni di amici più esperti avevo imparato la manipolazione che porta a quel piacere strano. Il giochino era riuscito con grande soddisfazione, così il passatempo si ripeteva quasi quotidianamente con l'aiuto della fantasia più sfrenata o sensibilizzato da qualsiasi stimolo visivo.

Quell'anno ero stato invitato a trascorrere una settimana in montagna, dagli zii, prima di andare in vacanza al mare con mia madre. Mio cugino aveva la mia età e nei miei altri soggiorni a casa loro avevo dormito con lui nella sua cameretta. Questa volta però il mio arrivo coincise con un bella varicella che colpì il mio compagno di camera costringendolo a letto e obbligandomi, per motivi prudenziali, a dormire per una settimana in un'altra stanza e in un letto matrimoniale, con sua sorella, la cugina Gabriella di 23 anni.
Gabriella era spesso stato oggetto delle mie fantasie grazie ad un corpo che a me allora sembrava da Pin Up . Purtroppo, dopo un fidanzamento andato male, era diventata estremamente bigotta al punto di non potermi permettere di dire nemmeno "casino" senza farla arrossire e pigliarmi un rimbrotto, sembrava le fosse nata una vocazione per farsi suora. Probabilmente aveva visto e toccato solo il pene del fidanzato, prima della crisi mistica e forse per questo motivo si trascinava la mania di lavarsi continuamente le mani durante il giorno senza un apparente motivo igienico.
Il ricordo di qualche contatto impuro forse la tormentava, per questo si spogliava in bagno ed entrava in camera da letto già in pigiama ed al buio, per paura di farsi vedere da me. Nel letto poi, non c'era mai fra di noi meno di un metro di distanza, ma non ostante questi presupposti, mi eccitava e quando riuscivo a trovare le sue mutandine nella cesta dei panni da lavare le annusavo eccitandomi. Non so se ci fosse qualcosa di feticistico in ciò per un ragazzino dodicenne o se fosse semplicemente la curiosità di annusare l'odore di una donna.

Una mattina io e la cugina eravamo andati a fare una passeggiata nei boschi dietro la casa e dopo un'ora ci eravamo fermati a riposare all'ombra di grandi piante secolari. Gabriella aveva steso il foulard che portava abitualmente sulle spalle, mostrandomi il candore del suo collo e si era sdraiata su un prato leggermente in discesa, che emanava quel profumo umido e pesante, misto di terra e muschio che sale quando il caldo asciuga l'erba dagli umori della notte. Era bellissima, i raggi del sole filtravano fra le foglie dei castani mosse dal vento e illuminavano come in un caleidoscopio la sua pelle bianca. Giocavano sul suo viso come una gibigiana e la obbligavano a tenere gli occhi socchiusi. Non si poteva accorgere che io, stando seduto un pò più in basso nel prato, riuscivo a guardarle le cosce nude sotto la gonna tirata a coprire le ginocchia.

Il desiderio di masturbarmi guardando quello spettacolo diventò impellente, così mi allontanai e credendo si fosse addormentata mi misi a sfogare le pulsioni provocate dalla vista delle sue gambe dietro un cespuglio. Preso da quella occupazione non mi accorsi però dei suoi movimenti. Mi stava cercando. Mi trovò e col corpo del reato in mano: rimase qualche secondo a guardarmi, prima negli occhi, poi più in basso e si girò allontanandosi da quella visione peccaminosa, forse cercando un ruscello per lavare dagli occhi l'immagine oscena. Io ero rosso, per due motivi, l'impegno profuso nell'attività e la vergogna. Non mi disse nulla, come se non fosse successo niente e mentre cercavo faticosamente di chiudere la lampo senza farmi male, se ne andò, riprendendo la strada del ritorno. Poco dopo la raggiunsi, camminando a testa bassa qualche metro dietro di lei, sconsolato come chi è stato beccato con le dita nella marmellata, ma con la visione del suo didietro che non calmava certo la mia eccitazione, interrotta bruscamente. In casa non mi rivolse la parola per il resto della giornata, alimentando il mio timore che raccontasse qualcosa alla zia. La vergogna del raccontare l'accaduto, l'avrebbe convinta a stare zitta. Ne ero certo.

La sera andai a letto molto presto e prima di addormentarmi, ripensando alla visione pomeridiana delle sue cosce, ripresi l'operazione incompiuta, toccandomi sotto le coperte, fino a quando non la sentii entrare in camera e infilarsi nel letto. Smisi subito per la paura di essere beccato nella mia impura attività per la seconda volta nello stesso giorno. Finsi di dormire, tentando realmente di addormentarmi, ma lui non ne voleva sapere di assopirsi.
Dopo una decina di minuti, credevo che Gabriella sdraiata di schiena si fosse addormentata e ne ascoltavo il respiro piacevolmente ritmato. Mi sbagliavo, la cara cugina, avendo capito o immaginato cosa stavo facendo poco prima, credendomi addormentato, fece scivolare una mano verso la mia parte di letto fino a raggiungere il mio corpo. La mia rigidità ormai non riguardava più solo quella piccola parte di me, ero tutto duro e teso, d'altronde era la prima volta che lui incontrava una mano che non appartenesse al suo stesso corpo.
Quella mano lo accarezzò prima solo sfiorandolo e costatandone la consistenza, poi strinse le dita e iniziò un impacciato su e giù! La mano entrò nel pigiama delicatamente, mentre io non avevo neanche il coraggio di muovermi per la paura che fosse un sogno e svanisse. Gabri la mattina dopo fece finta di nulla e mise il mio pigiama a bagno con la biancheria sporca. Ogni sera, per il resto della settimana attesi inutilmente il ripetersi del miracolo. Inutilmente. Forse la cugina pentita, da giorni stava scontando il suo errore con continue abluzioni della povera mano peccatrice.








FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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