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RACCONTI

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Rosanna Guaitoli
La Sorpresa







Photo Ivan GorokhoV

 



Mancava appena una settimana al mio compleanno ed era già un mese che chiedevo a Lorenzo di organizzarmi qualcosa di speciale. Stavamo insieme da cinque anni ed ogni anno lui aveva interpretato questo mio desiderio come la voglia di consumare una gustosa e costosa cena in qualche lussuoso ristorante, oppure nell’esigenza di ricevere un gioielino da indossare.
Non aveva capito niente di me, credeva di conoscermi, ma un uomo che non riesce a soddisfare i tuoi capricci, non è l’uomo giusto per te.

Mi ero messa insieme a lui in attesa che arrivasse qualcosa di meglio, purtroppo non era arrivato ed io avevo dovuto accontentarmi. Una delle cose che odiavo di più di lui era il fatto che non mi baciasse mai, al massimo appoggiava le sue labbra sulle mie, ma io avevo bisogno di sentire la sua lingua che esplorava la mia bocca, avevo bisogno di sentirlo succhiare il mio respiro, leccarmi fino in gola, fino a raggiungere la mia anima silente per risvegliarla dal torpore.

Non era capace ad accendere il mio desiderio, o meglio, il mio desiderio era sempre acceso ma lui riusciva a spegnerlo con la sua freddezza e la superficialità. Avrei pagato oro per scambiare quattro chiacchiere con le sue ex, per capire se si trattava di un suo limite o se ero io a non riuscire a stimolarlo. La prima volta che avevamo fatto l’amore mi aveva chiesto se mi era piaciuto e già da lì avrei dovuto capire tutto: monotono, ossessivo, ripetitivo, con questi semplici tre termini si riusciva a fare una perfetta descrizione di lui. Passionale, sensuale, a tratti perversa, questa ero io. L’una l’antitesi dell’altro, eppure condividevamo gli stessi interessi, avevamo un progetto di vita in comune, stavamo persino pensando di sposarci..

Un altro suo terribile difetto era che parlava troppo, non stava mai zitto e, quando eravamo in compagnia monopolizzava sempre la conversazione. Io rimanevo in silenzio, provando, magari, a fargli piedino sotto il tavolo, mentre lui arrossiva visibilmente. Il suo viso assumeva tutte le gradazioni del rosso e le sue orecchie sembravano andare in fiamme.
Il massimo della trasgressione per lui era stato recarsi in videoteca a noleggiare un film porno, lo avevamo guardato insieme ed io, durante la visione, gli avevo slacciato la cerniera dei pantaloni, sperando che, anche lui, avrebbe allungato la sua mano verso le mie mutandine. Invece era rimasto inerme e si era lasciato toccare fino a raggiungere l’orgasmo. Mi aveva lasciata così, umida ed insoddisfatta, così, per dispetto, mi ero spogliata davanti a lui, infilando la mano dove lui non era stato capace e mi ero dimenata, urlando all’apice del piacere.

Stavo per compiere ventinove anni, non ero più una ragazzina, se avesse tentato ancora di “stupirmi” con un regalo banale o con la solita cena a base di cibo raffinato lo avrei mandato a quel paese.
Avevo avuto abbastanza uomini per poter tranquillamente affermare che, tra di noi, non c’era una grande intesa sessuale. Forse era la paura di restare sola a trattenermi dal lasciarlo. La maggior parte delle mie amiche erano single e scontente e si ritrovavano ad andare al cinema da sole il sabato sera.
Mi aveva detto di vestirmi carina per quella sera e di fare particolare attenzione alla biancheria intima. Immaginai che volesse propinarmi una nottata di sonno intervallato da sesso metodico ed usuale. Optai per un completino di pizzo nero che lasciava intravedere le mie grazie. Non avevo prestato molta attenzione al resti degli abiti, abbinando il blu con il nero ed il rosso con il fucsia. Non mi ero neanche truccata, volevo andare subito al sodo.

Mi portò a mangiare il pesce, un’ottima cena afrodisiaca e mi convinse a bere più vino di quello a cui ero abituata. Facemmo un brindisi per festeggiare il mio compleanno, poi lui pagò il conto e ce ne andammo. La serata volgeva al termine ed io non vedevo l’ora di farmi una bella dormita, sperando che arrivasse subito domani.
Inaspettatamente lui non imboccò la strada per tornare a casa mia ed io gli chiesi dove mi stesse portando.
“E’ una sorpresa”, disse assumendo un’aria misteriosa.
Chissà? Forse voleva portarmi a fare quattro salti, cosa che lui detestava, o a pattinare sul ghiaccio, altra cosa che non poteva soffrire.
Arrivammo dinnanzi ad un grande cancello, Lorenzo scese disse qualcosa al custode che ci fece entrare senza problemi. Parcheggiò la macchina in uno splendido giardino illuminato a giorno, ai piedi di una suntuosa villa circondata da ulivi.
“Ma dove mi hai portato?”, domandai incuriosita.
“A ricevere il tuo regalo”.

Notai un’enorme piscina, all’interno della quale nuotavano delle persone completamente nude. C’erano dei tavoli imbanditi e ci venne subito offerto da bere. Ci stavano guardando tutti, ma non con la normale curiosità con cui si scrutano degli estranei, erano sguardi vogliosi, peccaminosi, era come se con i loro occhi riuscissero a vedere al di là dei vestiti.
Lorenzo mi condusse all’interno della villa, si muoveva come se quel luogo gli fosse familiare. Dapprima entrammo in un salone dove alcune coppie ballavano avvinghiate, alcune erano formate da persone dello stesso sesso, che si baciavano con noncuranza. Mi allontanai dal mio accompagnatore e mi ritrovai a vagare per quella dimora lussuriosa: gente seminuda si agirava per le varie stanze, sui divani si stavano consumando amplessi selvaggi. Il cuore mi batteva a mille, la paura, mischiata all’eccitazione, mi faceva tremare le gambe. Sentivo i sospiri, i gemiti, sentivo il godimento attraverso le pareti piene di quadri d’autore. Seguii quell’invitante melodia e raggiunsi una delle camere da letto. Qualcuno,alle mie spalle, mi coprì gli occhi e prese a baciarmi il collo, delicatamente, dolcemente.

“Lorenzo?”, chiesi con un filo di voce.
Non ricevetti risposta, sentivo delle mani calde che mi esploravano il corpo, all’inizio erano due, poi quattro, poi sei. Venni bendata, sollevata, adagiata sul letto. Mi sfilarono la gonna, aprirono la camicetta, mi tolsero gli slip. Rimasi nuda ed indifesa in balìa di un branco di sconosciuti. Il mio corpo fremeva mentre veniva leccato da mille lingue, suonato da mille dita indiscrete, riempito da uomini senza volto.
Non ero mai venuta tante volte di seguito in vita mia. Rimasi sdraiata ansimando, ero esausta e stremata, ma soddisfatta e compiaciuta. Mi tolsi la benda, intorno a me non c’era più nessuno, a parte Lorenzo seduto su una poltrona di fronte.
“Ti è piaciuta la mia sorpresa?”, mi interrogò guardandomi come non aveva mai fatto prima.
Annuii afferrando gli abiti che erano sparsi sul pavimento. Lui mi fermò.
“Adesso tocca a me”.
Mi mise carponi sul letto e mi sculacciò perché lo avevo tradito. Io urlavo ad ogni sua sculacciata, implorandolo di continuare. Lui mi tappò la bocca ed avvicinò il suo viso al mio orecchio.
“Buon compleanno, amore mio”, mi augurò prima di entrare dentro di me.


.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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