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RACCONTI

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Riccardo Scrocca
RED SHOES







 

 



Era una notte come tante altre d’estate nella periferia nord-est di Roma, la luna era alta nel cielo ed una leggera brezza estiva accarezzava le cose e faceva muovere armoniosamente le chiome degli alberi.
Roberto stava tornando a casa tardi dopo aver festeggiato con i colleghi il pensionamento, allegro e sereno, pronto ad iniziare una nuova vita.
Aveva chiamato a raccolta i suoi amici al Circolo “Carletto 69”, un posto tranquillo dove amava passare le serate tra una risata e un sano bicchiere di vino.
Era una serata importantissima, ed aveva deciso di offrire da bere a tutti; quel giorno era stato l’ultimo di una lunga vita fatta di lavoro e di fatica, e finalmente avrebbe avuto tutto il tempo che voleva per dedicarsi alle sue passioni, per cui c’era moltissimo da festeggiare.
Aveva lasciato la macchina a casa, dato che voleva percorrere la breve distanza che separava il circolo da casa sua tranquillo nel silenzio della notte, lasciandosi cullare dall’arietta di Roma.
Superò l’ennesimo incrocio quando improvvisamente una fragranza forte, estremamente femminile lo riscosse dai suoi pensieri, facendogli istintivamente voltare la testa, incuriosito e al tempo stesso eccitato.
Dietro di lui una bellissima ragazza aveva appena attraversato la strada e si era fermata all’angolo, guardando incuriosita verso di lui.
Roberto rimase a bocca aperta per la spettacolare visione; la donna indossava solamente un leggero abito estivo, che risaltava le sue generose forme e sottolineava la perfetta abbronzatura della sua pelle, delle aggressive scarpette nere, dal vertiginoso tacco, ed una vistosa borsa di marca.
La ragazza lo guardò diritto negli occhi e poi rise divertita per l’espressione dell’uomo.
Roberto, forse anche per qualche bicchierino di troppo, ci mise qualche secondo per rendersi conto della sua espressione inebetita, e non appena la ragazza fece alcuni passi per avvicinarsi mentre ancora stava sorridendo, sentì una vampata di calore attraversargli il petto e il volto.
“Senta scusi, devo essermi persa, può aiutarmi?” disse avvicinandosi a lui
Roberto esitò per qualche secondo, indeciso tra il credere che quella era davvero la sua notte e la curiosità suscitata da quell’incontro casuale.
“Mi dica signorina, in cosa posso esserle utile?”
“Sai” disse passando ad un tono più ammiccante, “potresti indicarmi dove si trova l’hotel Northland? Dovrebbe essere in una di queste traverse”
Roberto rimase sorpreso da quella richiesta. Erano ormai quasi 30 anni che abitava in zona, e non aveva mai sentito parlare di quell’albergo.
“Guardi signorina” disse con evidente imbarazzo, “non mi sembra che in questa zona ci sia un hotel che si chiami in quel modo”
“A no? Strano...allora devo essermi persa molto più di quello che immaginavo! Sai indicarmi un’hotel qui vicino dove poter passare la notte?” disse con tono seducente.
Roberto sentì un brivido gelido attraversargli la schiena; non era sicuro al cento per cento, ma gli era sembrato che la ragazza gli avesse ammiccato in modo provocatorio mentre gli chiedeva se conosceva un’ hotel in zona.
Decise che magari quella era davvero la sua notte fortunata e le disse:”Guardi se vuole l’accompagno io, ce ne è uno proprio qui dietro l’angolo, il proprietario è un mio amico, magari riusciamo a trovare una camera.”
La ragazza sorrise, evidentemente sollevata.
“Lei è davvero gentile, sono contento di aver trovato una persona cosi buona” disse, e poi si incamminò dietro l’uomo.


***********


Riccardo si svegliò come sempre con calma; aveva finito il suo lavoro la settimana prima, e si stava finalmente godendo un pò di meritato riposo. In programma per quel giorno aveva solamente l’appuntamento con Flavia, la ragazza di cui era follemente innamorato, e che aveva reso gli ultimi due anni della sua vita un sogno.
Seduto al tavolo della cucina, stava tranquillamente sorseggiando una tazza di tè quando la sua attenzione fu catturata dalla voce della giornalista del tg che stava raccontando un terribile fatto di cronaca nera. Prese il telecomando ed alzo il volume della televisione quando riconobbe dalle immagini le vie del suo quartiere.
Quella notte, in un vicolo poco distante da casa sua, una persona anziana era stata uccisa a coltellate e poi mutilata, con una ferocia ed una determinazione che avevano lasciato sgomento e terrore anche nella giornalista che stava raccontando quel tragico evento, nonostante fosse abituata a narrare eventi di cronaca nera.
Il racconto di quel violento crimine fu interrotto dal collegamento con la sala stampa della Polizia, dove il commissario Dambra aveva iniziato a leggere la comunicazione ufficiale.
“Questa mattina all’alba è stato ritrovato il corpo senza vita di un anziano uomo di sessant’anni, di nome Roberto Rossi...”
Riccardo rabbrividì. Conosceva Roberto da tanti anni; tutti nel quartiere lo conoscevano, era una persona buona, sempre pronta ad aiutare gli altri, sempre sorridente.
“...quello di questa notte è un crimine che ci lascia tutti sconvolti; stiamo lavorando al caso con tenacia e determinazione; dobbiamo però ammettere che ci troviamo in una situazione ancora prematura per fornire ulteriori informazioni.
Stiamo valutando tutte le piste, probabilmente ci troviamo di fronte ad un serial killer dato che la settimana scorsa in un altro quartiere di Roma c’è stato un’ omicidio dalle modalità simili.
Invitiamo pertanto chiunque avesse notizie utili ai fini dell’indagine a mettersi in contatto con la polizia. Grazie”
Il commissario lasciò il podio mentre i giornalisti come impazziti cercavano di fargli ulteriori domande.
La notizia turbò profondamente Riccardo, e gli mise addosso un senso di vaga tristezza e rabbia; non si poteva dire che Roberto fosse un suo amico, ma provava lo stesso pietà per quella fine cosi brutta.
Senza perdere ulteriormente tempo si vestì ed usci di corsa per recarsi in piscina.
Aveva appuntamento con Flavia alle 11.30, ma come sempre cercava di arrivare un pò prima al circolo sportivo Fiamme Oro, perchè amava vedere la sua donna giocare in acqua.
Era un’immagine di perfetta armoniosità e forza; anni e anni di pallanuoto avevano plasmato il corpo di Flavia, rendendolo praticamente perfetto, senza eliminare quella naturale dote di femminilità che la rendeva irresistibile.
Si erano conosciuti quasi due anni prima per caso tramite un sito web, e si erano immediatamente trovati; da quel lontano giorno di dicembre avevano fatto moltissime cose insieme, e lui piano piano si era follemente innamorato.
Riccardo si era seduto sulle gradinate e stava ammirando divertito la squadra femminile che si stava allenando, quando improvvisamente Flavia rubò una palla a centro campo e la lanciò con violenza verso la porta avversaria.
La palla attraversò veloce tutto il campo e si infilò esattamente sotto la traversa alle spalle del portiere; un urlo di feroce gioia proruppe dalla sua bocca, e Riccardo si sentì assalire da un forte senso di orgoglio.
Questo aspetto selvaggio di Flavia l’aveva sin dal primo incontro affascinato, e ogni volta che riaffiorava lo faceva sentire orgoglioso; sapeva di aver scelto e di essere stato scelto non da una persona qualunque, ma da una primadonna.
Finita la partita Riccardo aspettò che Flavia finisse di prepararsi ed insieme andarono a pranzo fuori in un ristorante che aveva prenotato da diversi giorni, per via dell’esclusività di quel posto.
Quel giorno erano infatti un anno e sette mesi che stavano insieme, e aveva voluto organizzare quel pranzo intimo per ringraziarla di ogni magico momento che lei gli aveva regalato; erano diversi giorni che ci pensava e quella sarebbe stata speciale giornata, l’occasione in cui le avrebbe dichiarato il suo amore.
Sedettero al tavolo e subito lei rimase stupita dalla ricchezza e dall’eleganza del posto che Riccardo aveva scelto.
“Un posto così non ci si viene tutte le sere...” disse in tono ammiccante
“Direi proprio di no” rispose lei, ed un sincero sorriso le attraversò il volto, sostenuto da una tenera espressione degli occhi.
“Ti amo”
Flavia rimase di stucco; aveva aspettato da tempo che lui le dicesse quelle parole, e ci aveva quasi rinunciato, accontentandosi che lui le dimostrasse quanto ci teneva con le sue attenzioni e i suoi piccoli gesti quotidiani, così rimase senza parole.
Riccardo sentì dentro di se di aver colpito nel segno, e prese la sua mano, per dare ancora più risalto a quello che stava per dirle.
“Mi sono innamorato di te, e voglio che tu sia la mia principessa” disse guardandola diritta negli occhi, senza più nessuna esitazione, cosciente di quello che provava per lei e dell’importanza che aveva nella sua vita
“Voglio essere la donna della tua vita” le rispose lei diretta, senza esitare, ricambiando con intensità il suo sguardo.
Il pranzo andò avanti tranquillo, ed i due parlarono del più e del meno; Riccardo le raccontò anche di quello che aveva sentito al telegiornale, esprimendo la sua costernazione per quello che era successo ad Alberto.
Flavia sembrò incuriosita da quel racconto, ed insieme, giocando a fare gli investigatori, iniziarono a speculare su quelle che potevano essere le motivazioni che avevano spinto ad un gesto cosi folle.
Passarono il resto del pomeriggio insieme, andarono a Villa Panphili, giocarono sull’erba e quando il sole stava per tramontare all’orizzonte Riccardo la riaccompagnò a casa.
“Tesorino stasera devo fare dei giri per le ragazze, tu che fai?” chiese prima di salutarla
“Io mi vedo con le mie amiche, non credo che facciamo tardi, domani mi devo alzare presto che devo andare agli allenamenti di prima mattina”
“Sei la mia campionessa...” disse lui sorridendo
“E tu il mio campioncino”
Riccardo era leggermente più alto di lei, ma Flavia aveva una forza impressionante, dovuta ad anni di pallanuoto agonistico, e quando facevano l’amore era sempre lei che comandava, dettando i ritmi giusti e scegliendo le posizioni più piacevoli per entrambi.


***********


Il telefono squillò improvviso nella notte.
“Pronto” disse ancora assonnato il commissario Dambra
“Capo, mi dispiace svegliarla, ma è successo di nuovo”
La voce grave dell’agente Croce riscosse istantaneamente il commissario dal sonno, e subito questo si precipitò a chiedere ulteriori informazioni.
“Qualche minuto fa abbiamo ricevuto una chiamata da un passante; un altro anziano, stesse modalità, stesse mutilazioni”
“C***o” disse il commissario, lasciandosi sfuggire l’imprecazione mentre si stava allacciando i pantaloni, poi aggiunse: ”Arrivo subito, isolate la zona e fermate ogni possibile testimone..ci troviamo di fronte ad un pericolosissimo serial killer”
Il commissario impiegò circa quaranta minuti per raggiungere la periferia nord-est, la stessa dove si era recato due settimane prima per il caso dell’omicidio Rossi, approfittando del tempo che aveva a disposizione per riflettere su quello che stava succedendo.
Con questo erano 3 i casi di omicidio nell’ultimo mese che avevano come sfortunato protagonista un anziano uomo, non poteva che esserci un legame.
L’agente Croce, il suo fidato assistente per le indagini di omicidio gli aveva descritto la condizioni della vittima, ed era apparso chiaro che le modalità secondo cui si era svolto l’omicidio erano esattamente le stesse: l’anziano era stato ucciso con una violenta coltellata al cuore, a cui erano seguite una serie di coltellate tirate con una ferocia inaudita; subito dopo l’assassino si era accanito contro il cavallo dell’uomo, facendo scempio del basso ventre e degli organi riproduttori del malcapitato.
L’assassino era scaltro; nonostante le accuratissime indagini della scientifica, non erano riusciti a trovare nessuna traccia che potesse farli risalire ad un’identità: non c’erano stati errori ed il piano dell’assassino era stato concepito ed eseguito in modo perfetto, senza lasciare traccia.
Il commissario attraversò il nastro che delimitava la scena del crimine, e subito si ritrovò davanti il velo bianco che nascondeva alla vista dei passanti uno spettacolo raccapricciante: l’anziano uomo giaceva supino sul marciapiede in un lago di sangue, con la camicia aperta che mostrava l’orribile ferita al petto, mentre più in basso l’intestino dell’uomo era scivolato fuori attraverso lo squarcio che arrivava fino al bacino.
“Chi può avercela così a morte con un povero anziano?” chiese l’agente al commissario, che si era chinato vicino al cadavere per analizzare da più vicino il corpo martoriato dell’uomo.
“Non lo so Marco, ma sicuramente ci troviamo di fronte ad una ferocia inaudita..lo prenderemo.”
I due uomini abbandonarono la scena del crimine, non prima di aver interrogato alcuni passanti.
Tornarono al distretto di polizia e avviarono delle indagini a tutto campo, cercando di non trascurare nessun approccio.
Finalmente un’ipotesi concreta iniziò a prendere corpo: partendo dal presupposto che quella zona non godesse di una buona nomina, iniziarono ad indirizzare le indagini verso il giro di ragazze e squillo che sembrava essere molto diffuso in alcune vie di quella periferia.
Iniziarono a prendere in considerazione l’ipotesi che gli omicidi non fossero necessariamente stati commessi da un serial killer, ma che invece potessero essere stati commessi secondo la stessa modalità da un protettore, magari per farla pagare cara a dei clienti che non avevano pagato o magari avevano trattato male delle prostitute.


**********


Riccardo dopo l’omicidio di Roberto aveva continuato a seguire con interesse l’evoluzione delle indagini; rimase quindi sconvolto dall’apprendere che era stato commesso un altro omicidio con le stesse caratteristiche nella sua zona, ed iniziò a prendere seriamente in considerazione l’idea di svolgere alcune indagini private.
Da esperto hacker quale era iniziò a battere la rete in cerca di informazioni, cercando di incrociare il maggior numero di risposte, entrando addirittura nel database della polizia per cercare di scoprire ulteriori informazioni; per questo era già al corrente della nuova direzione in cui si stavano spingendo le indagini della polizia, e ne parlò con Flavia.
Da quando era iniziata tutta questa vicenda le cose tra loro avevano iniziato a funzionare non bene, sopratutto dal momento in cui lui si appassionò a queste indagini private, visto che lei era passata da un iniziale interesse ad una sorta di rifiuto, legato al fatto che per lei lui poteva occupare in modo migliore il suo tempo, lasciando fare alla polizia il proprio lavoro.
Questo aveva portato anche ad un progressivo allontanamento, ma Riccardo non si rese conto sin da subito di questo cambiamento nel loro rapporto, e quando realizzò che le cose non andavano iniziò a credere che lei avesse un altro uomo; lei era sempre più spesso con le sue amiche, e Riccardo iniziò a dubitare di lei.
Ne parlarono, e lei in ogni modo cercò di tranquillizzarlo, giurandogli che non c’era nessun altro, e che semplicemente voleva avere un pò più di tempo per le sue cose.
Una sera si decise a seguirla, perchè non ce la faceva più ad avere quel dubbio; il suo comportamento era sempre più strano, come se avesse qualcosa da nascondere, una doppia-vita che non c’entrava niente con la pallanuoto e lui.
Si nascose sotto casa di lei ed attese; stette li diverso tempo, ma finalmente la sua attesa fu ripagata.
Lei gli aveva detto che quella sera sarebbe stata con le sue amiche ad una festa, e quando la vide scendere vestita in maniera estremamente trasgressiva ebbe un colpo al cuore.
Flavia indossava una canottierina bianca dalla scollatura vertiginosa, uno stretto paio di jeans di pelle totalmente neri e le scarpe rosse dal tacco a spillo altissimo che gli aveva regalato all’ultimo compleanno: istintivamente realizzò che il suo abbigliamento non lasciava alcun dubbio sulla natura della serata, e si sentì morire.
La vide salire nella mercedes nera che aspettava con il motore acceso sotto casa, e poi li guardò allontanarsi preso dall’angoscia.
Distrutto andò a casa a farsi una doccia, per cercare di tranquillizzarsi, deciso la mattina seguente a chiedere tutte le spiegazioni del caso.
Prese il telefono e mandò un sms a Flavia, chiedendole di venire la mattina seguente a casa sua perchè doveva parlarle di quello che aveva visto.

Quando si svegliò si diresse come al solito a fare colazione, ed accese il televisore per seguire il tg della mattina, cercando di trovare nella normalità della giornata la tranquillità di cui aveva bisogno per affrontare Flavia.
La speaker del telegiornale aveva appena finito di raccontare l’arresto da parte del commissario Dambra di un balordo, considerato il protettore di molte delle numerose prostitute che lavoravano nella zona, accusato dell’omicidio dei tre poveri anziani, passando quindi a raccontare un altro terribile fatto di cronaca nera, avvenuto in un’altra zona di Roma, quando un particolare delle immagini in sovraimpressione dalla scena dell’ultimo feroce omicidio colpì la sua attenzione, ed all’improvviso tutto perse di senso, precipitandolo in un abisso di paura e follia.
Riccardo neanche sentì più quello che stava dicendo la giornalista; aveva il cuore che sembrava volergli uscire dal petto, il corpo scosso da un brivido gelido.
Un dettaglio in teoria insignificante lo aveva sconvolto, ed in un attimo gli aveva fatto cogliere la terribile verità: vicino al telo bianco che nascondeva il cadavere massacrato con violenta e brutalità c’era una scarpa rossa con il tacco altissimo rotto, inconfondibile.

Il suono ripetuto del campanello lo riscosse dallo stato di torpore in cui era caduto...
“Riccardo...sono io...aprimi...”
.

.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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