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RACCONTI

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Maurizio Migliorini
Ancora uno spritz, grazie!







Photo Natalia Ciobanu


 



Guardo la gonna rossa muoversi senza ritegno nel tentativo disperato di seguire i tuoi scatti nevriti. Tutti i giorni vengo a prendere l’aperitivo in questo bar del centro per godermi la danza erotica che involontariamente provochi spostandoti per i tavoli da servire. Un sorriso disarmante su una lieve pronuncia straniera. Cerco d’immaginare la tua storia, mentre, t’avvicini.
- Il solito?
- Sì certo, il solito…
Sorrido al pensiero che io abbia un “solito.”
Tra poco tornerai con uno spritz corretto campari e mi lascerai le solite patatine di contorno. Quel giorno, la prima volta che ti ho vista, ho ordinato uno spritz e quello, è diventato il “solito”.

Elena di San Pietroburgo, la ragazza dell’est che si mantiene l’università facendo la cameriera. Guardo il piccolo grembiule che cerca di proteggere le tue forme piene, mentre, torni sorridendo.
- Vuoi qualcosa d’altro?
Certo che lo vorrei, ma non credo sia il momento giusto per chiederlo: deglutisco, affogando il mio desiderio nello spritz…
- Per ora sono a posto, magari dopo…
Ho sentito un calore intenso salire dal basso ventre, probabilmente sono anche arrossato quando ho detto quella frase, chissà se ha sorriso per quello, o solo perché lo fa d’abitudine.
- Allora passo dopo…
Il “tu”, è stato spontaneo sin dalla prima volta, come il desiderio d’averti.

T’accarezzi con civetteria i lunghi capelli biondi e ti giri verso un altro tavolo dandomi un ulteriore dolce dolore sessuale: vedere i tuoi fianchi larghi e quel sedere pieno, è un colpo basso per la mia libido.
Con il bicchiere in mano sospeso a mezz’aria, cerco d’immaginarti, mentre ti spogli e t’adagi oscenamente su un letto, o meglio ancora, mentre ti pieghi sul mio divano di pelle nera, alzando le natiche nude, con lo sguardo girato ad incrociare i miei occhi.
Niente parole…
Solo sguardi.
- Non bevi?
La realtà torna prepotentemente.
Sono ancora con il bicchiere in mano, pieno dell’intruglio che ho ordinato, il ghiaccio si è sciolto. Gli sguardi s’incrociano: cerco d’uscire da questa situazione imbarazzante.
- Stavo pensando e mi sono perso nelle mie fantasie…
- Bello fantasticare, ma, la realtà, è più piacevole…

Questa volta giochi con le mani nervosamente e il tuo sguardo è penetrante, troppo penetrante.
Lanciati Maurizio, non perdere l’attimo fuggente…
Qualcuno da dentro il bar la chiama;
- Arrivo!
Risponde contrariata;
- Passo dopo a vedere se hai bisogno d’altro…
Dio, come vorrei che quella frase lasciata cadere ad arte, possa avere lo stesso significato che voglio io...
Vorrei slacciare quella camicetta bianca che nasconde il tuo seno, accarezzare piano la pelle e goderne ogni centimetro e vorrei scendere alla gonna per farla scivolare piano per poi riportarti sul mio divano nero per ricominciare da dove ci siamo fermati…

Ti seguo nei tuoi movimenti lavorativi, mentre, fantastico su come ti possiedo. Nessuno può fermare il mio desiderio mentale. Mi sembra di vedere le tue labbra strette attorno al sesso: immagino i gemiti…
Sono fuso, completamente fuso…
Ingurgito un sorso di spritz per calmare i miei bollenti spiriti, ma il risultato che ottengo, è esattamente l’opposto; tu vedi il bicchiere vuoto e torni al mio tavolo a ricordarmi il desiderio. Sfacciatamente bella nella tua innocenza, oppure, sfacciatamente provocante nella mia stupidità ottusa.

Ho l’età della ragione e la voglia del ragazzo.
- Hai deciso se vuoi qualcosa d’altro?
Ti guardo, entro dentro il tuo corpo, sento il ticchettio del cuore che salta qualche passaggio;
- Vorrei te, credi sarà possibile ordinarne un tot che non mi faccia male?
Sorridi: un sorriso solare pieno di gioventù e simpatia, un sorriso che t’ammalia e ti stende qualsiasi significato abbia;
- Non c’è bisogno che ti ubriachi di spritz per chiedermi di uscire: da noi gli uomini sono molto più decisi, ma, anche molto più freddi…credevo non me l’avresti mai chiesto, eppure, ho fatto di tutto per farti capire che mi piaci.
- Ho fatto proprio la figura del pirla, vero?
Chiedo abbacchiato e demoralizzato dalla mia deficienza mentale;
Mi guarda.
- Che carino che sei, quando arrossisci…
Sprofondo nel mio imbarazzo: vorrei sparire sotto il tavolo, insieme alla mia eccitazione nascosta dai pantaloni.
- Alle Nove smonto, se mi dai il tempo di mettermi un poco a posto, poi, vengo volentieri a mangiare una pizza con te.
Immagino la tua bocca che si apre per un pezzo di pizza, poi la immagino sul mio sesso e mi perdo di nuovo nel mio erotismo;
- Allora?
- Certo, alle nove sono qui, non vedo l’ora!
- Si, ma per ora, è solo una pizza.
- Certo, solo una pizza…
Cerco di restare impassibile, mentre, la fantasia vola sul tuo corpo anticipando quello che spero sarà futuro…

.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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