| |
HOME
CERCA
CONTATTI
COOKIE POLICY

RACCONTO 
Adamo Bencivenga
La signora dello Swing
In un locale di swing di New Orleans, il
12 settembre 1938, Alexandra, una russa immigrata, si
avvicina a Peter, un vedovo solitario, per metterlo in guardia da
due loschi figuri. Tra champagne e musica di Louis Armstrong, i due
intrecciano una conversazione intima, svelando frammenti di passato
e desideri.

NEW ORLEANS – SWING CLUB NIGHT 12 SETTEMBRE
1938 LUNEDÌ INTERNO SERA
L’aria umida e
densa della notte di New Orleans filtra dalle porte
socchiuse, portando con sé l’odore del Mississippi
vicino. Il locale, un club discreto nel cuore del French
Quarter, è avvolto da una penombra dorata. Le pareti,
rivestite di specchi ovali, riflettono i bicchieri di
cristallo e il bagliore intermittente delle candele sui
tavoli. Dal soffitto pendono le gocce di cristallo dei
lampadari che vibrano ad ogni corda del contrabbasso.
L’orchestra esegue un vecchio pezzo di Louis Armstrong:
“I Can’t Give You Anything But Love.”
La tromba
solitaria taglia l’aria come un lamento malinconico,
mentre il pianoforte scandisce un ritmo swing morbido. È
in quel momento che Alexandra emerge dalla penombra
vicino al bar, una figura slanciata e composta che
sembra appartenere a un altro mondo. È bionda, con
capelli ondulati che le cadono morbidi sulle spalle. I
suoi occhi verdi hanno quella patina di malinconia
antica, come se portassero con sé le nevi di San
Pietroburgo e le ceneri di un’epoca svanita. Il suo
abito di seta ocra le scivola addosso con eleganza
decadente. Sul collo porta una collana di perle vere,
unica reliquia di un passato ormai distante.
Si
avvicina al tavolo di un signore dall’aspetto ricco e
benestante, seduto in disparte, in un angolo dove la
luce delle candele arriva attutita e il fumo delle
sigarette si addensa come una cortina. Peter è un uomo
sulla cinquantina, forse qualcuno in più, con i capelli
neri pettinati all’indietro con cura, lucidi di
brillantina, e una riga netta che divide la chioma in
due parti simmetriche. Indossa un abito doppio petto
probabilmente di fattura inglese. Dal taschino spunta un
fazzoletto di lino bianco piegato a tre punte, e al
polso sinistro porta un orologio da tasca con catena
d’oro che scompare nel gilet grigio.
La sua
postura è rilassata: schiena dritta, gambe accavallate
con eleganza, un piede che batte piano il ritmo dello
swing sotto il tavolo. Nei suoi occhi c’è una solitudine
profonda, velata, come se avesse imparato a sorridere
per non far pesare agli altri il peso che porta dentro.
Alexandra si ferma accanto al tavolo, il suo profumo di
gardenia e resina arriva fino a lui come un soffio di un
altro tempo. Lui alza lo sguardo lentamente, e per un
istante i loro occhi si incontrano: i suoi verdi
malinconici contro i grigi stanchi ma attenti di lui.
ALEXANDRA: Salve. PETER: Salve madame.
ALEXANDRA: Posso sedermi qui con lei? PETER: È
stanca? ALEXANDRA: Oh qui non si può mai essere
stanche, almeno fino all’orario di chiusura… PETER:
La invitano in molti a ballare? ALEXANDRA: Questa
musica rispetto al jazz è molto più adatta al ballo,
comunque non mi posso lamentare, più si balla e più si
ordina champagne.
L’uomo si accende una
sigaretta. La donna lo guarda ALEXANDRA: Potrei
farle compagnia… sempre che lei lo desideri… PETER:
Se è sua intenzione mostrarsi gentile, bere qualcosa
insieme ed ascoltare questa meravigliosa musica insieme,
lei è la benvenuta… ALEXANDRA: La ringrazio, sa qui
la direzione ci vuole sempre impegnate a parlare con i
clienti. Le donne sole danno una brutta immagine al
locale. PETER: Capisco mia cara, ma spero che la
proposta non sia d’altra natura, in quel caso devo dirle
subito, per non farle perdere tempo, che quel genere di
cose m'interessa molto poco al momento. ALEXANDRA:
Non le stavo proponendo niente del genere, la stavo
osservando da lontano… PETER: Sono un uomo così
interessante? ALEXANDRA: Beh sì lo è, ma volevo
avvertirla di fare attenzione. Ci sono due brutti ceffi
che non la perdono di vista. Quando da queste parti non
dovrebbe indossare quella cravatta così elegante e
costosa… PETER: Crede che io sia in pericolo?
ALEXANDRA: Se sta con me sarà al sicuro, la crederanno
un mio cliente e un pollo che già si sta facendo
spennare non è un loro obiettivo. Sarebbero di troppo.
PETER: E perché sta facendo questo per me? ALEXANDRA:
Perché la noto già da un'ora e si vede a mille miglia
che è un uomo solo. PETER: Faccio pena? ALEXANDRA:
Fa gola ai malintenzionati, ma non si preoccupi con me
non ha nulla da temere. PETER: Comunque grazie per il
pollo. ALEXANDRA: Oh mi scusi è solo un modo di dire.
PETER: Tranquilla non sono permaloso… ALEXANDRA:
Comunque se è un frequentatore di questo locale sa
benissimo che una bottiglia di champagne costa quanto
mezzo stipendio di un operaio specializzato. PETER:
Il denaro non è mai stato un mio problema.
L’orchestra rallenta il ritmo, la tromba di Louis
Armstrong si spegne. Il fumo delle sigarette aleggia più
denso. L’uomo guarda con attenzione la donna. È uno
sguardo lento, come se stesse cercando di decifrare un
dipinto antico sotto una luce incerta. I suoi occhi
grigio-azzurri, si posano sul volto di lei: sugli zigomi
alti, sulle labbra piene, dipinte di un rosso cupo.
PETER: Lei è russa vero? ALEXANDRA: Si nota molto?
PETER: Beh non credo sia un difetto… La guardavo ed ho
origliato quando ballava col suo amico. ALEXANDRA:
Non era un mio amico, diciamo uno che alla fine ci ha
ripensato. Come vede ora sta ballando con una mia
collega. PETER: Le dispiace? ALEXANDRA: Normale
amministrazione. Qui funziona così, prima si balla e poi
eventualmente ci si accomoda al tavolo e si ordina
champagne. PETER: Conosco le regole. ALEXANDRA:
Come fa a sapere che sono russa? PETER: Ha l’aria di
essere un’aristocratica. E poi è bella e malinconica,
diciamo due ingredienti inconfondibili. ALEXANDRA:
Lei è una persona molto intuitiva. PETER: So che sono
tempi duri per voi russi, so che siete stati cacciati
dal vostro paese… Essere strappati dalle proprie terre è
sempre un trauma. ALEXANDRA: Il passato è passato.
Ora sono ALEXANDRA, cittadina americana. PETER:
Volevo solo dirle che io capisco il motivo per cui
lei... ALEXANDRA: La ringrazio... si tira avanti. In
qualche modo ci si deve anche guadagnare da vivere non
crede? PETER: Oh sì giusto… immagino quanto sia stato
difficile agli inizi… Una donna come lei avrà dovuto
reinventarsi la vita… ALEXANDRA: Non è stato facile,
ma da che mondo è mondo, mi scusi la schiettezza,
allargare le gambe non è mai stato un problema e le
assicuro non c’è bisogno di una scuola particolare.
PETER: Sì in effetti se si ha stomaco forte credo sia il
mestiere più naturale di questo mondo. Lei lo ha?
ALEXANDRA: A tutto si fa l’abitudine. Il segreto è non
pensare.
L’uomo guarda in direzione dei due
ceffi che stanno consumando seduti al bancone del bar.
PETER: Comunque grazie per l'aiuto e poi conversare con
lei è davvero piacevole, sa sono vedovo e certe sere è
davvero doloroso rimanere in casa da soli per cui vengo
in questi posti ad ascoltare buona musica swing.
ALEXANDRA: Fossero tutti così discreti i clienti…
Sarebbe un piacere fare questo mestiere. PETER: Non
lo è? ALEXANDRA: C’è di meglio in giro. PETER: Lei
è donna piena di grazia e ricca di fascino credo non le
sia difficile trovare compagnia… Sbaglio? ALEXANDRA:
Non creda… non tutti gli uomini sanno apprezzare, come
dice lei, fascino e grazia, PETER: Immagino che
quella mora lì giù in fondo, dal seno generoso e
dall'aspetto volgare, abbia molto più successo di lei…
ALEXANDRA: Ognuno offre quello che possiede, è la legge
del mercato…
L’uomo si distrae, ora sta
ascoltando attentamente l’orchestra. PETER: La
sente questa canzone? Si tratta di Minnie the Moocher.
Pensi che è stata cantata anche da Bette Davis nel film
The Cabin in the Cotton. ALEXANDRA: Oh sì la conosco!
È davvero piacevole… PETER: Che sbadato non ho ancora
ordinato lo champagne. ALEXANDRA: Sono stata io a
sedermi qui, se vuole può anche non ordinare. PETER:
Non la voglio mettere in imbarazzo.
L’uomo
chiama il cameriere ed ordina due bottiglie di champagne
PETER: Le confesso che a me non piacciono per nulla le
bollicine. ALEXANDRA: E allora perché lo ha fatto?
PETER: Lei sta lavorando ed io invece sto solo
ascoltando musica… ALEXANDRA: Stasera avevo raggiunto
già il mio budget, non ce n’era bisogno, mi creda.
Il cameriere torna pochi minuti dopo, reggendo
un vassoio d’argento con due bottiglie avvolte in
tovaglioli bianchi immacolati. Stappa la prima bottiglia
con un suono secco e versa nei due calici alti le
bollicine che salgono rapide, formando una schiuma
leggera che si dissolve subito, Peter solleva il calice
verso di lei, senza brindisi formali, solo un gesto
semplice. PETER: Alla musica… e a chi sa
ascoltarla. Alexandra prende il suo calice con due
dita eleganti, lo porta alle labbra senza bere subito.
Lo guarda attraverso il vetro, come se cercasse di
leggere qualcosa nel riflesso ambrato del bicchiere.
ALEXANDRA: Vuole ballare? PETER: Preferisco rimanere
seduto grazie. Lei è una bellissima donna… Ascoltare
musica insieme si raggiunge una meravigliosa intimità…
ALEXANDRA: Per quella ci sono anche altri modi. Tipo
parlare, raccontarsi… PETER: Ha bisogno di parlare?
ALEXANDRA: Oh no, non voglio annoiarla la mia storia è
davvero triste. PETER: A me basta quello che so di
lei. ALEXANDRA: Praticamente nulla… del resto da
quando sono qui mi sono ripromessa solo di ridere e
cancellare il mio passato. E poi il fatto che non sappia
nulla di me mi aiuta ad essere più leggera. PETER:
Lei è una donna perfetta. ALEXANDRA: Ma che dice? Mi
conosce da solo una mezzora scarsa… PETER: Conosco il
suo nome e credo sia vero. ALEXANDRA: Verissimo, ma
mi perdoni, un nome vale un altro e poi non sa nemmeno
come sono fatta… PETER: Non mi interessa vederla
nuda… a volte i nomi, i vestiti, i modi raccontano molto
di più delle parole o di un seno, sia pure meraviglioso
come il suo. ALEXANDRA: Non è abbondante come quello
della collega… PETER: Preferisco il suo… entra
comodamente dentro una coppa di champagne. ALEXANDRA:
Lei è molto gentile e con le parole ci sa fare, ma
immagino che il mio seno non le interessi affatto.
L’uomo rimane un attimo in silenzio, respira
profondamente e poi riprende. PETER: So cosa
vado cercando... ALEXANDRA: Sta cercando qualcosa?
PETER: Tutte le persone sole cercano qualcosa o
qualcuno. ALEXANDRA: Mi perdoni… sta cercando una
moglie per caso? PETER: Mi perdoni lei, ma senza
dubbio non la cercherei qui. Diciamo che sto cercando
una donna con cui ascoltare lo swing. ALEXANDRA: Si
accontenta di poco allora… PETER: Perché mai?
ALEXANDRA: Mi sembra un desiderio bizzarro e fine a sé
stesso. PETER: E invece sarebbe l’inizio di un lungo
percorso. ALEXANDRA: E chi le dice che io sia la
donna adatta a lei? PETER: Sono certo che lei ha
tutto ciò che serve ad una persona sola, classe,
tragedia, malinconia, decadenza, rughe e sensualità...
ALEXANDRA: A parte le rughe lei mi lusinga. PETER:
Una donna senza rughe è senza storia e non potrà mai
essere affascinante. Le rughe sono sinonimo di vita
vissuta, di profondità d’animo, di bellezza oltre il
concetto ordinario. ALEXANDRA: Detta così spero che
arrivino presto allora. PETER: Le ha, le ha… mi
creda, pur essendo giovane ci sono. Le rughe sono segni
del tempo ed il tempo inizia da quando si nasce.
ALEXANDRA: Non sono giovane. PETER: Tra noi due ci
saranno almeno venti anni di differenza, come vuole che
giudichi la sua età? ALEXANDRA: Le ripeto, lei gioca
bene con le parole, riesce a capovolgere anche i
concetti più elementari. Mi piacerebbe conoscerla
meglio, per ora so soltanto che è un uomo solo.
PETER: Ascolti mia cara Alexandra, io sono una persona
sola, ma anche benestante; quindi, potrei avere
qualsiasi cosa che desidero, basta pagare del resto, ma
sento che mi mancherebbe comunque qualcosa.
ALEXANDRA: Una donna intende?
Alexandra, con
il calice ancora intatto tra le dita, si muove appena
sulla sedia di velluto rosso. È un gesto naturale, quasi
distratto: accavalla le gambe con una fluidità
maliziosa. La seta dell’abito scivola sul ginocchio con
un fruscio appena percettibile, lasciando intravedere
per un istante la il merletto della calza di nylon. Il
tallone della scarpa décolleté nera resta sospeso per un
secondo nell’aria prima di posarsi con grazia sul piolo
della sedia. Peter lo coglie all’istante. Non dice nulla
subito. Lascia che il silenzio si allunghi tra loro. Il
suo sguardo risale piano lungo la gamba, sfiorando il
punto in cui la seta si tende sul ginocchio, torna al
viso di lei. Alexandra lo guarda. Sa che in quello
sguardo c’è una complicità muta, che non ha bisogno di
parole. PETER: Non in quel senso, ma adoro
essere sedotto. ALEXANDRA: Mi sembra una impresa
ardua… Lei dice che potrei sedurla? PETER: Lo sta
facendo… ALEXANDRA: Allora sono a buon punto…
PETER: Esistono vari tipi di seduzione, deve solo
indovinare quale sia il più adatto ad un uomo solo,
appassionato di musica swing. ALEXANDRA: Me lo ha già
detto. Una donna che le tenga compagnia. PETER: Un
po’ poco non crede? Diciamo una donna che entri in
simbiosi con me e sappia ascoltare musica swing in una
specie di rapporto intimo. Ha presente quando iniziano a
vibrare all’unisono le corde dell’anima? ALEXANDRA:
Qui dentro la vedo difficile. PETER: È qui che si
ascolta musica. ALEXANDRA: Mi accorgo che le mie
risposte suonano di una superficialità estrema. Sa cosa
desidererei ora? Non apparirle banale. PETER: Lei non
è affatto banale, madame, la sua è una specie di
autodifesa ed io la comprendo. Mi rendo conto che
sarebbe molto più semplice allargare le gambe senza
stabilire alcuna vibrazione.
L’uomo chiama di
nuovo il cameriere ed ordina un’altra bottiglia di
champagne nonostante le due sul tavolo siano ancora
quasi intatte. ALEXANDRA: Tre bottiglie... Sta
cercando di comprare il locale intero o solo la mia
serata? PETER: Non sto comprando niente, madame. Sto
solo… prolungando il momento. Se ordino un’altra
bottiglia, la musica continua un po’ di più. E lei resta
seduta qui ancora un po’. ALEXANDRA: Quindi mi devo
rendere disponibile e farle compagnia seduta al tavolo…
Beh le considererei serate di estremo riposo. PETER:
Non creda sia facile, l’anima è più esigente del sesso.
Se lo facesse sarebbe la donna ideale per me.
ALEXANDRA: Non saprei come iniziare… PETER: In parte
già lo fa. ALEXANDRA: Dovrei provare delle sensazioni
forti ascoltando musica, questo intende? PETER: Le
chiedo di più… quello di abbandonarsi su questa sedia
davanti a me e raggiungere un vero e proprio orgasmo. Né
più e né meno come quando si abbandona in un letto.
ALEXANDRA: Un’impresa a dir poco ardua per non dire
impossibile… PETER: È semplicemente una questione di
stati d’animo, madame...
La donna sorride.
ALEXANDRA: Ossia una fusione senza fisicità? Non sarebbe
più facile salire quelle scale? PETER: Mi sembra di
averle spiegato chiaramente le mie intenzioni fin da
quando si è seduta a questo tavolo. ALEXANDRA:
Capisco. PETER: Ordinerò tutte le bottiglie di
champagne che vuole. ALEXANDRA: Ma un rapporto intimo
così particolare, ha bisogno di conoscenza,
complicità... solo in quel caso si raggiunge la totale
sintonia. PETER: Due persone, per conoscersi, non
hanno bisogno di raccontare il proprio passato, ma di
riempire il presente. Ed a me, per il momento, basta
sapere che è qui a tariffa ed è un’aristocratica caduta
in disgrazia, non mi serve altro. ALEXANDRA: Quindi
il mio mestiere conta? PETER: Diciamo che ha
esperienza da vendere, conosce i tempi e sa quando
raggiungere l’estasi, cambierebbe solo il mezzo per
raggiungerla. ALEXANDRA: Quindi non le serve altro…
Musica, esperienza e classe. PETER: Esattamente.
ALEXANDRA: Suppongo che sapere che ho una figlia e sono
anch'io vedova le rovinerebbe l'immagine che ha di me e
della donna perfetta che lei crede che io sia. PETER:
Lei è perfetta così, non chiedo altro. Se non fosse
vedova, se non fosse madre cambierebbe poco.
ALEXANDRA: E se non mi sentissi adeguata a questo ruolo?
PETER: So che offrire le sue grazie diciamo carnali è un
modo molto più facile per realizzarsi e dare un senso al
suo lavoro. ALEXANDRA: Mi sentirei meno incompleta.
PETER: Lo immagino, del resto quello è il suo compito e
lo svolgerà in modo perfetto, ma ripeto ci sono diversi
modi per entrare in intimità. ALEXANDRA: Lei è un
tipo curioso, non ho mai conosciuto un uomo che confonde
la musica col sesso, in caso la musica accompagna, ma
non si sovrappone. PETER: Oh sì, lungi da me, ne ho
ben chiara la differenza. Credo però che tramite la
musica si possa arrivare davvero a rapporto carnale, ma
non necessariamente il contrario.
La donna
guarda le bottiglie quasi piene sul tavolo.
ALEXANDRA: Lei mi sorprende, comunque per sua
informazione volevo comunicarle che avendo ordinato tre
bottiglie di champagne, le mie grazie sono gratis e non
deve pagare alcun supplemento. PETER: Crede che non
conosca le regole della casa? Non a caso ne ho ordinate
tre. ALEXANDRA: Quindi non è venuto qui solo per
ascoltare musica swing, ma anche per guadagnarsi il
diritto di avere una donna a propria disposizione.
PETER: Esatto. Adoro questa sottilissima perversione. Se
le chiedessi di salire quelle scale lei non potrebbe
dirmi di no. Ed io invece, pur avendone acquisito il
diritto, voglio dimostrarle che non mi interessa
affatto. ALEXANDRA: Ma ne ha diritto, lo faccia.
Magari solo per curiosità oppure per vedere e toccare
con mano quello a cui sta rinunciando. Oppure per
rendersi conto quanto le mie tette entrino in una coppa
di champagne. PETER: Sarebbe banale non crede? Il
godimento estremo è averla qui pur sapendo che sopra ci
attende un letto matrimoniale comodo e una stufa accesa.
ALEXANDRA: Come fa a sapere questi particolari?
PETER: Beh diciamo che ogni tanto sono stato ospite
delle grazie di qualche sua collega. ALEXANDRA:
Quindi sono io che non le piaccio. PETER: Non la
reputo adatta per quel ruolo. ALEXANDRA: Ora mi
offende. PETER: Mia signora la sto gratificando. Lei
è una donna dalle buone maniere e sinceramente non ha né
l’aspetto né tantomeno i modi per salire quelle scale.
ALEXANDRA: Sono solo buona ad ascoltare musica?
PETER: Se ora salissi quelle scale sarebbe solo per
diritto acquisito e non per desiderio. ALEXANDRA:
Quindi ho ragione, lei non mi desidera. PETER: Le
farei un torto se facessi l’amore con lei per tre
bottiglie di champagne sia pure di quello buono. Quello
che invece desidero è vederla godere su questa sedia
mentre la musica pervade totalmente la sua anima e il
suo corpo. ALEXANDRA: Le tre bottiglie sono la mia
tariffa e la chiave per entrare nella mia intimità! Se
non avessi trascorso la serata con lei ci sarebbe stato
un altro cliente e le assicuro che a nessuno interessa
il mio passato. PETER: Per quanto mi riguarda il suo
passato è finito nel momento in cui lei si è seduta qui.
ALEXANDRA: Perché fa questo per me? Perché mi considera
di più di quello che faccio? PETER: Perché se fosse
rimasta nel suo paese non si illuderebbe di vivere
all’insegna della leggerezza come vuole far credere.
ALEXANDRA: La leggerezza mi aiuta a vivere. PETER:
Lei suona il piano vero? ALEXANDRA: Come fa a
saperlo? PETER: Osservo le sue mani madame, il modo
con cui muove le dita. ALEXANDRA: Lo suonavo.
PETER: È stata una rinuncia dura vero? ALEXANDRA: Se
fosse stata soltanto quella sarebbe stata poca cosa…
comunque col pianoforte non ci si guadagna da vivere.
PETER: È dura pensare che ci siano uomini disposti a
pagare le sue grazie senza sentirla suonare lo swing.
L’orchestra ha smesso di suonare. Peter respira
profondamente, il suo petto si solleva sotto il gilet
grigio scuro. Per la prima volta distoglie lo sguardo da
lei, lo lascia vagare sul palco vuoto, poi torna su di
lei, più intenso di prima. La donna si guarda intorno…
ALEXANDRA: È quasi l’ora di chiusura ha ancora tempo per
cambiare idea. PETER: Se al piano di sopra ci fosse
un pianoforte ora la seguirei volentieri. ALEXANDRA:
Le assicuro che è arte anche quella. PETER: Non lo
metto in dubbio, lei è una signora di classe, ma le sue
tette, seppure incantevoli, non suonano lo swing.
ALEXANDRA: Certo forse non sentirà le note dello swing,
ma le assicuro che tra le mie gambe raggiungerà comunque
l’incanto dei sensi.
La donna fa per alzarsi
dal tavolo. ALEXANDRA: Signore, è stato davvero
un piacere… La sua proposta è allettante come le
bottiglie di champagne che ha ordinato per me
inutilmente… PETER: Mi lascia così? ALEXANDRA: Lei
è un uomo dalla fervida fantasia, ma ahimè tra il dire e
il fare c’è di mezzo il mare. PETER: Posso sapere se
sta uscendo e se dopo è impegnata? ALEXANDRA: A lei
piace giocare, ma io considero il mio lavoro una cosa
seria. PETER: Crede che non sia serio? Mi dia una
possibilità. È libera? ALEXANDRA: Sono libera come
una farfalla, mia figlia dorme dalla nonna, mio marito
nella tomba di famiglia. PETER: Posso invitarla per
una passeggiata lungo il fiume? ALEXANDRA: Confermo
che lei è un tipo molto curioso. Invece di invitarmi al
piano di sopra vuole fare una passeggiata con me. Il suo
romanticismo mi disarma. PETER: Beh… la notte è
ancora molto lunga… ALEXANDRA: La notte è lunga solo
per gli amanti, mio signore… PETER: Facciamo due
passi, poi senza pensarci troppo si potrebbe sempre
prendere la strada che porta alla mia villa.
ALEXANDRA: Oh, ma che onore! Ma l’avverto se usciamo da
qui lei perde il diritto delle tre bottiglie di
champagne… PETER: Ma acquisirei il diritto di
corteggiarla e forse di conquistarla. ALEXANDRA: Lei
è davvero un tipo originale, ma parte favorito perché
conosce di già il mestiere che faccio. PETER: Per
questa sera le chiedo il favore di metterlo da parte.
ALEXANDRA: Ma vede… è difficile scindermi, non sono un
bigliettaio di treno che a sera si toglie il cappello…
PETER: Mi sta dicendo che una puttana è sempre una
puttana anche quando non lavora? ALEXANDRA: Dico che
per fare in modo eccellente questo mestiere ho dovuto
imparare a non distinguere l'anima dal sesso. PETER:
Vede? Stiamo arrivando al punto. Era quello che volevo
sentirle dire! Ora accetta la mia proposta? Viene da me?
Alexandra si alza con quella grazia che non
abbandona mai. Il suo abito di seta fruscia contro le
calze di nylon. Prende la piccola pochette di perline
nere dal tavolo, la stringe contro il fianco, e guarda
Peter con un sorriso ironico. L’uomo resta seduto ancora
un istante, le mani posate sul tavolo, le dita
intrecciate. Poi si alza lentamente, lisciando il
risvolto della giacca grigio scuro. ALEXANDRA:
A fare cosa mi scusi… PETER: Vorrei ascoltarla mentre
suona nuda per me…
Alexandra inclina la
testa, i capelli biondi le cadono su una spalla come un
sipario di seta. Gli occhi verdi brillano nella
penombra, divertiti e malinconici insieme.
ALEXANDRA: E cosa dovrei suonare?
Peter fa un
passo verso di lei, abbastanza vicino da sentire il suo
profumo di resina e gardenia che si mescola al tabacco
della sua giacca. PETER: Ovviamente lo swing.
Per un lungo secondo nessuno dei due parla. Il
locale è ormai quasi vuoto. Alexandra sorride, quasi un
sospiro, poi si volta e si incammina verso l’uscita,
senza fretta, sapendo che lui la seguirà. Peter la
raggiunge. Non le offre il braccio, cammina
semplicemente al suo fianco, come se fosse la cosa più
naturale del mondo. Attraversano la sala in penombra,
passando accanto ai tavoli deserti. La porta del locale
si apre con un cigolio rumoroso, lasciando entrare una
folata d’aria umida e calda dalla notte di New Orleans.
Fuori, il French Quarter è avvolto da
un’oscurità vellutata, interrotta solo dai lampioni a
gas che proiettano cerchi di luce gialla sul selciato
irregolare. Il Mississippi è vicino: si sente il suo
respiro lento e pesante. Una carrozza trainata da un
cavallo passa al trotto lento in fondo alla strada, le
ruote che sferragliano sui ciottoli poi scompare
inghiottita dal buio. Da qualche vicolo lontano arriva
il suono attutito di un altro sassofono, solitario e
ubriaco, che suona per nessuno.
Alexandra si
ferma un istante sul marciapiede, inspira profondamente
l’aria notturna. Il vento le solleva una ciocca bionda
dal viso, sa che deve dare ancora una risposta a
quell’uomo. Lui è accanto a lei, le mani nelle tasche
della giacca. Non si dicono altro. Camminano insieme
lungo la via stretta, i tacchi di lei scandiscono la
notte di New Orleans. Le loro figure si fanno sempre più
piccole, due figure eleganti e solitarie che si
allontanano lungo la strada deserta, inghiottite
dall’oscurità umida della città che non dorme mai, ma sa
tenere i segreti meglio di chiunque altro.
Il
suono dei loro passi si affievolisce, si mescola al
lamento lontano del fiume, al fruscio delle foglie di
magnolia mosse dal vento, finché non resta più nulla:
solo il buio, lo swing che continua a vibrare nell’aria
come un ricordo, e la promessa muta di una notte che non
ha ancora deciso se finire o cominciare.
|

Il racconto è frutto di
fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti
è puramente casuale. IMMAGINE GENERATA DA IA
© All rights
reserved
TUTTI I
RACCONTI DI ADAMO BENCIVENGA
© Adamo Bencivenga - Tutti i diritti riservati
Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso
dell'autore



Tutte
le immagini pubblicate sono di proprietà dei rispettivi
autori.
Qualora l'autore ritenesse
improprio l'uso, lo comunichi e l'immagine in questione
verrà ritirata immediatamente. (All
images and materials are copyright protected and are the
property of their respective authors.and are the
property of their respective authors.
If the
author deems improper use, they will be deleted from our
site upon notification.) Scrivi a
liberaeva@libero.it
COOKIE
POLICY
TORNA SU (TOP)
LiberaEva Magazine
Tutti i diritti Riservati
Contatti

|
|