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RACCONTI
 

Adamo Bencivenga
Il Patto
Marito e moglie, si confrontano nella loro camera da letto, mentre lui legge e lei si prepara per la notte. Lei, depressa per la fine della sua relazione con l'amante, accusa lui di non sostenerla emotivamente e di evitare il dialogo, mentre lui si difende, frustrato, sottolineando la sua stanchezza e il rispetto per la sua libertà. La tensione rivela incomprensioni profonde e un matrimonio segnato da insoddisfazioni e responsabilità non affrontate.

 1


Jacob e Lea sono nella loro camera da letto. La stanza è illuminata solo dalla tenue luce dell’abat-jour sul comodino di lui. Sul parquet chiaro giacciono i resti della giornata di lei: il tailleur grigio perla, le décolleté nere con il tacco, il reggiseno di pizzo nero appeso allo schienale della sedia. Jacob è sdraiato supino, sta leggendo un libro, le pagine ferme da almeno venti minuti sulla stessa riga. Indossa solo i boxer scuri. Lea è in piedi davanti allo specchio dell’armadio, indossa una sottoveste di seta lilla, sta finendo di struccarsi con gesti lenti, quasi rituali, il viso segnato da occhiaie che il fondotinta non riesce più a nascondere.

LEA Se stiamo ancora qui e dormiamo ancora insieme su questo letto significherà qualcosa no?
JACOB Non capisco cosa vuoi dire?
LEA Niente, niente era la coda di un mio pensiero. Pensavo a noi…
JACOB Dai non ne parliamo ora, non è il momento.
LEA E perché no? Questo è il nostro momento di intimità.
JACOB Perché ti vedo stressata ed anche io sono esausto… passiamo delle giornate di merda…
LEA Dovremo anche lavorare per vivere no?
JACOB Appunto.
LEA D’accordo allora non parlo, ma sappi che per te non è mai il momento, metti sempre una scusa…
JACOB Lo intuisco dal tono della tua voce che non è il caso di parlarne ora Lea… E poi oggi ho avuto una giornata faticosa e ora mi si stanno chiudendo gli occhi.
LEA Lo sai vero cosa sta succedendo tra noi? O fai finta di niente?

Jacob si solleva su un gomito con un movimento lento, come se ogni muscolo del braccio dovesse prima combattere contro la stanchezza accumulata. Il materasso cigola piano sotto il suo peso. Il lenzuolo gli scivola via dal torace, scoprendo il petto e la leggera peluria che gli incornicia i capezzoli.
JACOB No, non lo so, dimmelo tu, cazzo!
LEA Fai finta che tutto vada bene tra noi perché non vuoi assumerti le tue responsabilità, sei un vigliacco!
JACOB Ah ecco… questa mi mancava… e noto che stasera sei in vena di complimenti…
LEA È un dato di fatto!
JACOB Ma mi dici quanto ti piace piangerti addosso?
LEA Jacob questa volta è diverso…

Jacob sorride amaramente. Ora è quasi seduto, il gomito piantato nel materasso come un’ancora. La luce dell’abat-jour gli colpisce di traverso il viso illuminando la guancia destra.
JACOB Da cosa, da che?
LEA Lo sai benissimo che ho rotto con David, anzi lui mi ha lasciata ed io mi sento estremamente depressa e tu non lo accetti. Cazzo, ma non lo immagini come possa sentirsi una donna in questi frangenti?
JACOB Lea dacci un taglio. Non assumere quel tono melodrammatico.
LEA Sono stufa Jacob stufa…
JACOB Forse io non ho voglia di ascoltarti ora, non l’hai considerato?
LEA Tu non accetti che io sia depressa, non accetti che lui mi abbia lasciato, non accetti di parlare con me, non accetti che io sia sola…
JACOB Se ti ha lasciata, avrà avuto i suoi buoni motivi, forse gli stessi motivi per i quali ora io non voglio ascoltarti.
LEA Sei uno stronzo Jacob!
JACOB Senti, io non accetto unicamente una cosa, che tu stasera voglia parlare nonostante a me non vada affatto. Vuoi sempre imporre il tuo stato d’animo trascurando ovviamente il mio. Dici di essere una donna sensibile, ma in realtà ti comporti come se fossi il culo del mondo. Al mondo esistono solo le tue pene. Ti rendi conto come sei?
LEA La verità è che non vuoi ammettere che anche tu ci stai male, che stai soffrendo come me.
JACOB Sì che ci sto male, cazzo, credi che mi faccia piacere sapere che la mia donna sia stata lasciata da uno stronzo qualunque? Ora tesoro puoi farla finita?

Lea scuote la testa piano, ostinata, come se quel gesto potesse cancellare le parole appena uscite dalla bocca di lui. Le labbra le tremano. Non è un tremito plateale: è un fremito sottile, quasi invisibile, che le fa vibrare il labbro inferiore. Inspira bruscamente dal naso e il petto si solleva sotto la seta sottile della sottoveste. I capezzoli già turgidi per la tensione premono contro il tessuto.

LEA No, no, non la faccio finita, perché io non voglio vivere così, quando abbiamo deciso di sposarci l’accordo era di dirci tutto, anche un tradimento, anche una relazione extra. E soprattutto di sostenerci se fosse accaduto.
JACOB Credi che non l’abbia fatto?
LEA Se la mia storia con lui è finita sarà anche colpa tua no? Quando stavo con lui pensavo sempre a te da solo in casa e ovviamente non ero tranquilla, né brillante e leggera come dovrebbe essere un’amante.
JACOB E cosa avrei dovuto fare di più? Non ti ho mai messo ostacoli, non ti ho mai fatto pesare nulla. Eri libera di uscire in qualsiasi momento, anzi mi sembra di averti dato anche dei consigli…
LEA E cosa mi avresti consigliato, sentiamo…
JACOB Beh, il vestito, il trucco, la scarpa più adatta…
LEA E questo secondo te è sostenere una moglie che va dall’amante?
JACOB So cosa chiede un uomo alla propria amante… Essere esattamente il contrario di cosa troverà la sera a casa.
LEA Ma il problema non era lui e neanche io! Il problema eri tu che avresti dovuto avere una vita tua, essere indipendente, divertirti con gli amici senza rimanere qui ad aspettarmi. Invece quando facevo l’amore con lui pensavo al momento quando sarei tornata a casa e lui sentiva che non ero affatto serena.
JACOB Di certo non mi sarei potuto sostituire a lui, mi spiace. Comunque, quando tornavi non ti ho mai chiesto nulla, neanche un banale: “Come sei stata amore?”

Lea finisce di struccarsi con gesti sempre più lenti, come se ogni passata di cotone struccante fosse un rinvio dell’inevitabile: il confronto, il letto, il silenzio che sa già di sconfitta. Il fondotinta è sparito del tutto, lasciandole occhiaie violacee. Le labbra, senza rossetto, sono pallide, screpolate; lei le morde piano mentre passa l’ultimo batuffolo sugli zigomi, come per punirsi. Si guarda un ultimo secondo poi si volta verso il letto. La seta le accarezza le cosce a ogni passo, un fruscio leggero mentre cammina scalza.
Arriva al bordo del letto. Esita un istante poi si lascia scivolare di lato, lenta, controllata, come se temesse di occupare troppo spazio. Si distende accanto al marito, lasciando tra loro un confine strategico. Sdraiata sulla schiena, fissa il soffitto per qualche secondo – le crepe sottili che conosce a memoria, la macchia di umidità a forma di cuore capovolto vicino all’angolo – poi gira piano la testa verso di lui.

LEA Sai cosa penso Jacob? Che forse abbiamo vissuto in due dimensioni diverse, non mi ricordo affatto che tu sia stato comprensivo, anzi mi facevi pesare la tua finta indifferenza.
JACOB Beh non facevo salti di gioia quando uscivi con lui, ma avevamo un patto ed è per questo che l’ho sempre rispettato, anche ora che stai male e ti assicuro mi dispiace tanto.
LEA Ti ricordo che quando ci siamo conosciuti tu eri con un’altra donna e ci stavi male perché la tradivi con me. Ora che sono io a starci male tu non vuoi sentirmi.
JACOB Ed io ti ricordo che quell’altra donna era mia moglie! Non uno stronzo qualunque come quel David che si è permesso di scoparti a suo piacimento e poi ti ha lasciata senza tanti ripensamenti.
LEA Se parli così di lui mi sottovaluti, credi che io possa essere stata con un tipo qualunque?
JACOB Non credo fosse un genio, diciamo che ci sei andata solo perché avevi voglia di scopare, ammettilo.
LEA Beh la prima volta sì, ti ricordo che erano quattro mesi che io e te non facevamo l’amore. In un certo senso mi hai costretta.
JACOB Ossia? Io ti avrei costretta a scopare con un altro?
LEA Ne parlavamo ricordi? E sei stato proprio tu a dirmi di andare a letto col primo che mi sarebbe venuto a tiro.
JACOB Ma in amore certe cose si dicono, fa parte del lato piccante della coppia e servono per combattere la noia e l’abitudine, ma mai avrei creduto che una semplice scopata potesse diventare una relazione.
LEA Tu la chiami semplice scopata senza renderti conto che per una donna è diverso. E poi mica gliel’ho data la prima sera, ha dovuto sudare eccome.
JACOB Immagino quanto abbia dovuto sudare! E poi eri così presa da lui che addirittura te ne sei innamorata, cazzo!
LEA Non dire così, io non mi sono innamorata di lui, ma della situazione e ora sta di fatto che lui mi ha lasciata. Lo so, questo avrebbe dovuto far parte dei rischi e comunque io non sto scappando sono qui e affronto la cosa. Tu no, sono sere che fai finta di leggere quel cazzo di libro. Credi non me ne sia accorta che è sempre la stessa pagina? Fai solo finta e poi quando vengo a letto ti rigiri dall’altra parte e mi dai, come niente fosse, la buonanotte.
JACOB Non urlare ti prego ci sentono.
LEA Ti interessa più di cosa pensano i vicini rispetto alla mia sofferenza.
JACOB Prendi tutto nel verso sbagliato.
LEA Sei tu quello giusto che non sbaglia mai niente, tu il superuomo… Invece io sono solo una povera scema che sta soffrendo per ciò che ha perso.
JACOB Evidentemente lui non era innamorato di te.

Le parole gli escono di bocca taglienti, quasi sillabate, come se le stesse pronunciando per convincere prima se stesso che lei. La voce è bassa, ma carica di una freddezza studiata che non riesce del tutto a mascherare il sottotono acido. Non la guarda mentre parla: tiene gli occhi fissi al soffitto, le pupille che seguono le ombre proiettate dalle persiane, come se lassù ci fosse una mappa per uscire da quella conversazione.

LEA Non è vero era solo esausto di vivere una doppia vita e la moglie lo pressava un giorno sì e l’altro pure.
JACOB Alla fine ha scelto di restare con lei, fattene una ragione allora.
LEA Ma tu non ti rendi conto quanto desidererei ancora quella situazione? Io e te ora non staremmo qui a bisticciare ed io penserei solo a quale abito indossare domattina.
JACOB Tranquilla mi rendo conto eccome! Ci fai l’amore tutte le notti mentre sogni, credi non me ne sia accorto?
LEA Sai Jacob, non mi prendere per scema, ma forse è giunto il momento di rivedere il nostro patto. Del resto, quell’accordo era valido solo perché la nostra storia è iniziata con un tradimento.
JACOB Non era un tradimento, ma la fine della storia con la mia ex moglie.
LEA Ma siamo stati cinque anni insieme prima che la lasciassi. Che cazzo dici? Tu me lo hai proposto solo per giustificare la tua doppia vita. Ed io ho accettato perché tu mi hai convinta con quei discorsi sull’amore libero, coppia aperta e balle del genere.
JACOB Eravamo amanti e purtroppo non ricordo un periodo più intenso come quello. Non sei d’accordo?
LEA Ora è diverso.
JACOB Io invece non ho cambiato idea perché penso sempre che la monogamia appiattisca i sensi. Tanto è vero che solo quando hai incontrato David il nostro sesso è decollato di nuovo.
LEA Dio come sei razionale, alle volte mi sembra di stare con un robot.
JACOB Ti piaceva essere scopata da due uomini nella stessa giornata vero?
LEA Guarda che desideravo lui, ma desideravo anche te. Certo mi facevo scopare dall’amante e desideravo pazzamente mio marito e viceversa quando lo facevo con te.
JACOB Ti piaceva sentire nella stessa giornata il sapore di due maschi vero?

Non è solo una domanda, è una provocazione mirata, un ago infilato esattamente dove sa che farà male e allo stesso tempo ecciterà. La voce gli si abbassa di un’ottava sull’ultima sillaba, diventa roca, vellutata, come se stesse assaporando la reazione di lei.

LEA Ma veramente mi piaceva farvi entrare entrambi, mi sentivo una regina e soprattutto indispensabile. Tipo una gatta in calore che va con più maschi per obbedire alla natura.
JACOB Se è solo questo il problema, potresti benissimo avere altri uomini, basta volerlo. Domani sera dopo il lavoro potresti andare al Charlie. Ti metti seduta, ordini una birra, accavalli le gambe e il resto è fatto. Vestita come si deve avresti una fila di assatanati vogliosi!
LEA Quanto sei superficiale Jacob! Alle volte mi spaventi, ma non lo capisci che ero innamorata di voi e della situazione? Anzi ora mi stai offendendo, mi tratti come una puttana!
JACOB Ti è sempre piaciuto fatti chiamare così in certi momenti…
LEA Ora non stiamo facendo l’amore…
JACOB E quindi? Cosa vuoi fare?
LEA Io ho accettato quel patto perché a te faceva comodo.
JACOB Non l’hai solo accettato… diciamo che ci hai sguazzato per mesi e mesi.
LEA Non mi dire che eri geloso…
JACOB Se fossi stato geloso avrei scelto un’altra donna molto diversa da te.
LEA Tipo tua moglie?
JACOB Per questo l’ho lasciata!
LEA Sai cosa penso? Che anche un uomo solo possa darmi quello che cerco ovvero essere una donna sempre alla ricerca della propria libertà e della propria felicità, del resto se avevo una doppia relazione non era propriamente per sesso, ma per il piacere di sentirmi indipendente e svincolata da ogni perbenismo.
JACOB Ripeto fattene una ragione.

Lea si volta verso di lui, il suo sguardo è volutamente malizioso.
LEA Perché non mi scopi stasera? Potrebbe essere un’idea no? Un modo per vedere se siamo ancora capaci a sintonizzarci indipendentemente dagli altri.
JACOB Perché te l’ho detto prima, la monogamia annienta ogni tipo di desiderio. E poi sei depressa cosa mai potresti offrirmi ora?
LEA Data l’esperienza vissuta, ti posso offrire una donna consapevole della propria sessualità.

Jacob poggia il libro sul comodino sbuffando. Poi spegne la luce. L’aria al buio sembra cambiare consistenza: più spessa, più calda, carica degli odori accumulati come la vaniglia della crema di lei, il sudore salato di lui e un vago residuo di caffè che proviene dalla cucina. Il silenzio si amplifica, non è più solo assenza di parole, è presenza fisica del respiro di entrambi, del battito cardiaco, del materasso che cigola impercettibilmente.

LEA Non dormire ti prego…
JACOB Perché vuoi rivedere il nostro patto?
LEA Perché ho paura che prima o poi tu ti vendicherai e me la farai pagare. Perché secondo me la tua compiacenza, il tuo essere comprensivo sono solo una commedia per giustificare le pene che mi hai fatto passare quando stavi con tua moglie.
JACOB Scusa non capisco, ora dovresti essere contenta, no? Siamo soli io e te senza nessuna minaccia all’orizzonte oppure intendi valido quel patto quando sei solo tu a scoparti gli altri?
LEA Ti prego non essere così cinico, ti ho detto che ci sto male sì, ma non perché sia stata lasciata bensì perché potrei essere lasciata nuovamente.
JACOB Sei contraddittoria Lea. Secondo me devi solo riprenderti da questa batosta…
LEA Perché tu non hai un’amante?
JACOB Perché di tradimento ne basta uno in una coppia. Se anch’io avessi avuto una relazione extra ci saremmo persi definitivamente.
LEA Non chiamarlo tradimento, io non sono una donna infedele e tu sapevi tutto!
JACOB Anche tu sapresti tutto se dovesse succedere a me.
LEA Allora confermi le mie paure? Ci stai pensando vero? Per questo non vuoi ascoltarmi. Adesso ti sentirai libero di scoparti la prima che ti apre le cosce…
JACOB Non è detto che non lo faccia, anche a me fa impazzire il pensiero di assaggiare due umori diversi nella stessa giornata, due frutti dal sapore esotico, e soprattutto dirtelo mentre ti lecco per bene tra le cosce.

Lea si avvicina piano, strisciando sul materasso, come se il buio le desse il coraggio che la luce le aveva negato fino a quel momento. Il lenzuolo fruscia sotto il suo corpo mentre si sposta: prima un ginocchio, poi l’altro, il peso distribuito con cautela per non far cigolare troppo le molle. Il calore del corpo di Jacob la precede, un alone tiepido che le sfiora la pelle nuda. Lei si china su di lui, i capelli le cadono in avanti sfiorando il petto di lui. Le sue labbra si avvicinano alle sue, non un bacio vero, ma un contatto leggerissimo, un soffio.
LEA Concentrati ora. Chiudi gli occhi. Dai cosa mi diresti? Voglio sapere…
JACOB Ti direi che adoro pazzamente assaporare due gusti diversi e che l’abbinamento è fondamentale. Tipo fragola e panna o pistacchio e nocciola. No, no, aspetta… panna e stracciatella.
LEA Io sarei la tua panna vero?
JACOB Ci può stare sì, ma potresti essere anche la ciliegina sulla torta dopo che per tutto il pomeriggio mi sono scopato una collega vogliosa.
LEA Quale collega?
JACOB Fabiola, Stefania… Una delle tante, non ha importanza quale.
LEA E la tua segretaria no? Quella sposata, sempre in gonna corta, tubini scollati e tacchi a spillo… come si chiama? Ora mi sfugge il nome…
JACOB Francesca… beh sì anche lei, perché no?
LEA Ha un bel sedere se non ricordo male…
JACOB Altroché praticamente è il desiderio segreto di ogni essere dell’azienda di genere maschile. E poi le voci corrono nei corridoi…
LEA E cosa dicono di lei?
JACOB Che non disdegnerebbe qualche avances…
LEA A qualcuno l’ha già data allora…
JACOB Da quanto so… a più di uno…
LEA Piacerebbe anche a te vero?
JACOB Se tu ne fossi al corrente, sì.
LEA E cosa le faresti? Come te la scoperesti?
JACOB La classica posizione della segretaria vogliosa, lei con i gomiti sulla scrivania ed io dietro di lei in piedi…
LEA Hai poca fantasia però…
JACOB La voglia di possesso dell’uomo è sempre la stessa da millenni.

Lea scivola lentamente lungo il corpo di Jacob. Le sue dita agganciano l’elastico dei boxer e lo abbassano quel tanto che basta scoprendo il sesso di lui, già eretto.
LEA Dai dimmi i dettagli… Le alzeresti lentamente la gonna…
JACOB Lo farei con i denti…
LEA Prima la leccheresti, vero?
JACOB Certo.

Lea lo afferra delicatamente, ma non distoglie lo sguardo dai suoi occhi. Il suo respiro caldo precede la bocca: un soffio umido che lo fa contrarre visibilmente, un guizzo involontario che parte dalla base e sale fino alla punta. Posa prima le labbra chiuse sulla radice, un bacio casto, quasi reverente. Il sapore è lì, salato e muschiato, misto all’odore intenso del suo corpo dopo una giornata intera e un vago residuo di sapone che non ha cancellato del tutto l’essenza maschile. Sale piano lungo l’asta con baci leggeri, a labbra chiuse, lasciando una scia umida. Ogni bacio è un contatto morbido: le labbra si schiudono appena, la lingua sfiora la pelle, quasi un assaggio. Quando arriva a metà asta, la lingua esce di più: traccia una linea lenta, dal basso verso l’alto, seguendo una vena sporgente.

Jacob emette un suono basso, rauco, che gli vibra nel petto – non un gemito vero, ma un respiro spezzato che tradisce quanto stia lottando per mantenere il controllo. Lea arriva alla punta. La bacia, prima con le labbra chiuse. Poi apre la bocca: la lingua gira piano intorno al bordo, raccogliendo quel velo di liquido dal sapore dolceamaro, quasi metallico. Lo assapora, lo trattiene un istante prima di deglutire piano. Poi schiude le labbra intorno all’asta. Lo prende in bocca lentamente, centimetro dopo centimetro. Succhia piano, senza fretta, il suono è bagnato, intimo, quasi osceno nel silenzio della stanza: un risucchio leggero, il respiro di lei che esce dal naso, il lieve schiocco quando le labbra si staccano per un istante prima di riabbassarsi.

Jacob si inarca appena: la schiena si solleva dal materasso, i muscoli addominali si contraggono in una griglia dura sotto la pelle. Le mani gli si chiudono sulle lenzuola, un gemito gli sfugge finalmente, basso e strozzato, come se avesse cercato di trattenerlo fino all’ultimo. Il suo sesso si gonfia dentro la bocca di lei, la punta preme contro il palato morbido. Lea accelera appena il ritmo, ma resta controllata: non vuole farlo venire subito, vuole prolungare quel momento in cui lui è vulnerabile. Alza di nuovo gli occhi verso il viso di lui, il pomo d’Adamo che sale e scende rapido. Lo guarda mentre lo succhia, lo guarda mentre lo fa impazzire, e in quello sguardo c’è tutto: il desiderio, la rivalsa, il tradimento, il ricordo del sesso del suo amante, l’amore distorto, il bisogno di riconquista.

LEA Ti piace la mia bocca? Dimmi se vado troppo veloce.
JACOB Sei perfetta.
LEA Dai dai non distrarti… parlami ancora di lei… Quanti anni ha?
JACOB Credo cinquanta. È sposata, ha due figli… e sicuramente insoddisfatta…
LEA Il marito non se la scopa vero?
JACOB Da quanto so e da come si veste credo proprio di no…
LEA E cosa le diresti per convincerla?
JACOB Potrei farla restare dopo l’orario d’ufficio con la scusa di qualche pratica da sbrigare. Poi mi avvicino, le prendo una mano, le faccio qualche complimento, le dico che sono anni che aspettavo questo momento, le stringo i fianchi, la bacio e poi le metto una mano sotto la gonna…
LEA Non porta le mutandine vero?
JACOB Sarebbe un modo per saperlo…
LEA Non le porta vero?
JACOB No. Sento la sua fica umida… la stringo… infilo le dita, le dico che mi fa impazzire e a quel punto mi fermo e aspetto la sua reazione…
LEA Ci sta dai… mi hai detto che è una troia… dai continua…
JACOB Allora la sollevo di peso, la metto sulla scrivania, le tiro su la gonna, le allargo le gambe, mi inginocchio e inizio a baciarla…
LEA Ti sto immaginando… porco… la stai leccando…
JACOB Sento il suo sapore…
LEA Di che sa?
JACOB Un sapore aspro e dolce, tipo papaya e mango, ma anche di fieno fermentato e muffa…
LEA Dio sì qualcosa di selvatico, di promiscuo… Te la vuoi scopare vero?
JACOB Oh sì, tesoro, accelera, ti prego… Le sue cosce mi avvolgono… Non resisto…
LEA Quando torni a casa… Mi racconti tutto vero?
JACOB Mentire non ha senso e soprattutto non ci sarebbe gusto. Sarebbe eccitante fare paragoni, dirti quanto è diverso il suo sapore dal tuo, mentre ti assaggio.
LEA Cazzo, mi eccita.
JACOB Sei bagnata?
LEA Da morire… Oddio tesoro sono eccitatissima, sto impazzendo… Dimmi che lei ci sta! Dai prendila… prendimi ora… Scopami…
JACOB Sei sempre convinta di rivedere il nostro patto?
LEA Forse no.

 









Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti
realmente accaduti è puramente casuale.
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