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RACCONTI
 

Adamo Bencivenga
Giochi di Ruolo
 Leonardo varca la soglia di casa, l’impermeabile gocciolante sulla poltrona, la 24ore a terra. Isabella, immobile sulla sua poltrona preferita, fissa la pioggia oltre la finestra, un’ombra di sospetto negli occhi. L’aria si fa densa, pronta a esplodere in un confronto che nessuno dei due vuole davvero evitare.

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Leonardo torna a casa, poggia l’impermeabile umido di pioggia e la 24ore di pelle sulla poltrona. L’aria della sala è tiepida, profumata dal residuo terroso della legna bruciata nel camino spento da poco. Sua moglie Isabella è seduta sulla sua poltrona preferita, accavalla leggermente le gambe, la seta della vestaglia scivola mostrando appena la curva morbida della sua coscia.
LEONARDO: Ciao tesoro, tutto bene?
ISABELLA: Oh io sì come vedi sono comodamente seduta, tu credo però ancora meglio.
LEONARDO: Sbaglio o mi è parso di percepire una leggera ironia dalla tua voce…
ISABELLA: So benissimo che oggi pomeriggio non eri in ufficio.

Leonardo appoggia una mano sullo schienale della poltrona, il corpo proteso appena in avanti, come per misurare la distanza tra loro.
LEONARDO: Ma che dici?
ISABELLA: Senti Leo non voglio nessuna commedia ok?
LEONARDO: Ed allora come fai ad essere così sicura?
ISABELLA: Puzzi di femmina lontano un miglio.

Leonardo inspira profondamente, il petto che si alza e si, quasi a controllare se quell’odore sia davvero così evidente, poi sorride, un sorriso che non arriva agli occhi, ma accende un bagliore di sfida.
LEONARDO: E in cosa consiste l’odore di femmina?
ISABELLA: È un misto di fieno fermentato e albicocca.
LEONARDO: Curiosa questa definizione e quindi tu lo deduci da questo?
ISABELLA: No no, mio caro tu sei un tipo metodico e quando torni mezz’ora prima del solito è automatico che hai passato il pomeriggio altrove.
LEONARDO: Vedo che non ti sfugge niente.
ISABELLA: Insomma è come se ti affrettassi a tornare a casa per farti perdonare.
LEONARDO: Dici che mi scrollo da dosso i sensi di colpa con questi mezzucci?
ISABELLA: Potrebbe essere… perché no?

L’uomo si dirige verso il mobile bar con passi misurati, il suono attutito dei suoi piedi sul tappeto persiano, versa due dita di whisky nel bicchiere di cristallo. Poi si accomoda sulla poltrona di fronte alla donna, posa il bicchiere sul bracciolo. Lo sguardo fisso su di lei traccia la linea del suo décolleté con intensità palpabile.
LEONARDO: Allora credo proprio che tu non mi conosca ancora, nonostante i quasi quindici anni passati insieme.
ISABELLA: Perché vorresti negare?
LEONARDO: Parlavo dei sensi di colpa… Posso chiederti il motivo per il quale dovrei farmi perdonare?
ISABELLA: Ho la certezza che sei stato dalla tua amante.
LEONARDO: Davvero sono così prevedibile? E poi quale amante scusa?
ISABELLA: Perché ora vuoi negare che hai un’amante?
LEONARDO: No, non lo nego, è il termine che è buffo, anzi ridicolo... amante bah...
ISABELLA: Scusa e come dovrei chiamarla?
LEONARDO: Mia cara io non ho un'amante, diciamo che frequento una puttana. C'è una bella differenza non credi?
ISABELLA: È una definizione che non mi appartiene…
LEONARDO: Esistono e allora perché non chiamarle con il proprio nome.
ISABELLA: Credevo fosse un termine offensivo… più per te che per lei visto che la frequenti.
LEONARDO: E invece non me ne vergogno, del resto non saprei come chiamare chi si fa pagare per allargare le gambe.

Isabella stringe leggermente le labbra rosse, ma non distoglie lo sguardo, i suoi occhi si socchiudono in una miscela di curiosità e desiderio represso.
ISABELLA: Ma immagino che a te ecciti chiamarla in quel modo…
LEONARDO: A me eccita che ci siano donne disponibili che offrono le proprie parti intime tenendole pronte, calde e aggraziandole con pizzi e merletti per chiunque ne abbia voglia.
ISABELLA: Non credo che quelle parti intime siano molto diverse da quelle che voi uomini trovate in casa.
LEONARDO: Se le mogli offrissero gli stessi servizi loro farebbero la fame su quei marciapiedi, non credi?

Isabella lascia cadere lo sguardo, poi torna a fissarlo negli occhi, le pupille dilatate che tradiscono un’eccitazione crescente, la lingua che sfiora impercettibilmente il labbro inferiore.
ISABELLA: Vai sempre con la stessa o la cambi di volta in volta?
LEONARDO: Lo hai detto tu che sono un tipo metodico.
ISABELLA: E com’è questa prediletta? Bionda, mora, magra, formosa o semplicemente un buco da riempire?
LEONARDO: Diciamo che ti somiglia.
ISABELLA: Non sei divertente, e non mi piace somigliare ad una puttana.
LEONARDO: Hai ragione scusa, comunque secondo me non vale la pena neanche parlarne, mi viene comoda tra un treno e l'altro.
ISABELLA: Fammi capire la incontri in stazione?
LEONARDO: È disponibile come un caffè al distributore automatico. Ti avvicini e lei sorride, tiri fuori i soldi e lei apre le cosce, tutto senza parlare, tutto automatico.

Isabella scuote piano la testa, un sorriso amaro le incurva le labbra, il collo che si inarca leggermente.
ISABELLA: Consumate lì?
LEONARDO: Beh no… Abita a due passi, un buco dove passa tutta la città.
ISABELLA: Che squallore! Deve essere davvero deprimente. Ma sai che ti dico? Non mi aspettavo da parte tua un'ammissione così diretta!
LEONARDO: In fondo è quello che volevi sapere e la sincerità è essenziale per un matrimonio sano.
ISABELLA: Era un po’ che lo sospettavo, ma francamente non riesco a crederci, tu hai buon gusto, hai sempre dato importanza alla grazia, all'eleganza...
LEONARDO: Accetto volentieri i tuoi complimenti e le tue critiche.
ISABELLA: Lei è una donna di grazia?
LEONARDO: Ma cosa c'entra? Come puoi chiedermi se una puttana sia una donna di grazia?
ISABELLA: Lo chiedevo per salvarti la faccia. Magari è una puttana sui generis.
LEONARDO: Una puttana è una puttana, sgraziata per definizione, eccessiva in tutto, nei modi, nel vestire, nel truccarsi, nel parlare e ovviamente nel fare l’amore.
ISABELLA: Fare l’amore?

La donna scoppia in una risata sonora, che echeggia nella stanza silenziosa. Il suo corpo trema leggermente, accentuando le forme sotto il tessuto sottile. Leonardo la guarda divertito, sorseggiando il whisky, le labbra umide che brillano alla luce della lampada.
LEONARDO: Vuoi che dica scopare?
ISABELLA: Mi sembra un termine più adatto, comunque volevo salvarti tutto qui, ma mi fai quasi pena.
LEONARDO: Che importanza può avere? Una puttana ha una funzione ben precisa! Non ci vado mica a teatro o a una serata di gala.
ISABELLA: Ti soddisfa?
LEONARDO: È esperta e sa cosa deve fare.
ISABELLA: Ti fa sfogare?
LEONARDO: Allarga semplicemente le gambe, del resto non ci vuole un’arte per fare la puttana. Al resto ci penso io.
Isabella Fammi capire, lei si mette in posizione e tu scarichi...
LEONARDO: Ecco sì, diciamo come un tombino con l'acqua piovana.
ISABELLA: Ma gode?
LEONARDO: Fa finta.
ISABELLA: Non ti dà fastidio? Credevo che l’eccitazione maggiore dell’uomo fosse far godere una donna. Insomma, una specie di orgoglio maschile…
LEONARDO: Mica ci vado per ricevere un premio.

Isabella si appoggia allo schienale, incrociando le braccia sotto il seno, spingendolo leggermente in su, un gesto che sembra calcolato per stuzzicare, la pelle che arrossisce lievemente al calore della stanza.
ISABELLA: Non pensi alla mia gelosia?
LEONARDO: E perché mai dovresti essere gelosa? Mica cerco una tua copia o una donna da amare, da rispettare, ripeto è semplicemente una puttana.
ISABELLA: Quindi secondo te io non dovrei sentirmi tradita se vai con una puttana. Giusto?
LEONARDO: Io compro e lei vende è come andare ad un supermercato e comprare un dentifricio, niente di più.
ISABELLA: E cosa compri?
LEONARDO: La figa.
ISABELLA: Quella la potresti avere gratis qui in casa. Anche la mia è disponibile, no? Cosa trovi di diverso?

Leonardo posa il bicchiere vuoto sul tavolino, le mani si stringono leggermente, le vene in rilievo che tradiscono la tensione crescente.
LEONARDO: Allora diciamo che compro la trasgressione di comprare una donna che si fa comprare.
ISABELLA: Non ci vedo nulla di trasgressivo, visto che è disponibile.
LEONARDO: L’uomo ha delle dinamiche mentali diverse da quelle della donna.
ISABELLA: Non cercare di alzare il livello della conversazione, mio caro. È comunque la confessione di un uomo che va con le puttane.
LEONARDO: Non volevo offenderti.
ISABELLA: Ed invece mi offendi! Non perché vai con un'altra donna, ci mancherebbe, sei libero di fare quello che vuoi col tuo sesso, ma perché la trovo una storia poco dignitosa, quasi indegna.

Leonardo si alza con grazia, si riempie di nuovo il bicchiere, il liquido ambrato che riflette la luce fioca della lampada come oro fuso, il suo corpo che emana un calore palpabile mentre si muove nella stanza.
LEONARDO: Secondo me è esattamente il contrario! Se trovassi una puttana dignitosa ne saresti ancor più offesa.
ISABELLA: Dici?
LEONARDO: Pensa se avessi davvero un’amante… O avessi perso la testa per un’altra donna…
ISABELLA: Per una puttana? Ma fammi il piacere!
LEONARDO: Ci sono puttane irraggiungibili…
ISABELLA: Questa non lo è davvero visto che l'hai paragonata ad un tombino e comunque la preferisci a me.
LEONARDO: Ma quello che cerco in lei è bene altro!
ISABELLA: Ho solo una certezza mio caro ovvero quella che non ti basto e quindi è lecito chiedermi perché cerchi altrove.
LEONARDO: Non è un fatto di preferenza perché non siete uguali. Tu non sei una puttana.
ISABELLA: Ma prima hai detto che le somiglio.
LEONARDO: Fisicamente sì, ma per il resto siete diverse.
ISABELLA: A questo punto deduco che ti piacerebbe se io lo fossi.
LEONARDO: Se tu lo fossi andresti anche con gli altri.
ISABELLA: Ovvio, ma farei l’amore anche con te, mi hai detto prima che sei consapevole che entri in un posto dove è passata tutta la città.
LEONARDO: Non sei un uomo, non puoi capire il sublime piacere di entrare in un posto già visitato da altri e sapere che dopo di te ce ne sarà un altro e poi un altro ancora.
ISABELLA: Lo definisci sublime?
LEONARDO: È come un monumento, se lo visitano in tanti ci sarà una ragione, non credi?

L’uomo si alza di nuovo, il bicchiere in mano, cammina lentamente verso la finestra, guarda fuori per un istante, il profilo illuminato dal crepuscolo che accentua i tratti affilati del viso, poi torna a voltarsi verso di lei con uno sguardo carico di desiderio. Isabella lo osserva senza battere ciglio, le labbra socchiuse in attesa.
ISABELLA: Eppure non mi sembri un uomo che va con le puttane, non ne hai l’aria, il portamento…
LEONARDO: Perché com’è un uomo che va con le puttane?
ISABELLA: È rozzo, dozzinale.
LEONARDO: Allora ti dovresti domandare perché lo faccio.
ISABELLA: Non è il momento, non essere impaziente...
LEONARDO: Scusa…
ISABELLA: A proposito pensi mai a me quando sei con lei?
LEONARDO: A volte parliamo di te. La chiamo col tuo nome.
ISABELLA: Ti eccita vero?
LEONARDO: Tutti i mariti di questo mondo vorrebbero vedere la propria moglie in quel contesto.
ISABELLA: E cosa le dici di me?
LEONARDO: Le dico che ti ecciti quando ti racconto che sono stato con una puttana.
ISABELLA: E lei cosa dice?
LEONARDO: Dice che non ci crede perché tutte le mogli sono uguali e noiose.
ISABELLA: Poverina sarà pure una puttana, ma è molto ingenua e ristretta di mente.
LEONARDO: Invece a te piace credere di essere più smaliziata di lei vero?
ISABELLA: Credo che le due cose sia inscindibili.

I due si guardano a lungo, gli sguardi intrecciati in un duello di passione e complicità, l’aria tra loro che si carica di elettricità sensuale. Poi Leonardo si avvicina lentamente, si china su di lei, il suo respiro caldo che le sfiora la pelle. Si baciano, un bacio lento, profondo, che sa di whisky affumicato e di sfida erotica, le lingue che danzano in un intreccio umido e possessivo, le mani di lui che le accarezzano il collo.
LEONARDO: Sei fantastica tesoro.
ISABELLA: E a te piace guardarla?
LEONARDO: Mi fa impazzire pensare che prima di me abbia indossato quegli stessi indumenti per un altro cliente.
ISABELLA: E poi? Non pensi ad altro?
LEONARDO: Penso a te che mi stai aspettando a casa.
ISABELLA: Da quando sei entrato non mi hai ancora guardata, però.
LEONARDO: Dici che ora è il momento?

Isabella sorride con malizia, le dita eleganti che sfiorano il nodo della vestaglia di seta, slacciandolo con movimenti lenti e provocatori. La apre lentamente, il pizzo nero e trasparente accarezza la pelle come un velo proibito, modellando le curve generose del seno e i fianchi invitanti. Il respiro di Leonardo si fa più corto, affannoso, gli occhi che divorano ogni centimetro esposto con fame vorace.
ISABELLA: Ti piacciono le mie lingerie?
LEONARDO: Mi lasci a bocca aperta. Sei un sublime piacere.
ISABELLA: Hai già usato questo termine.
LEONARDO: E non a caso direi…
ISABELLA: Sono la tua puttana no?
LEONARDO: Tra un treno e l’altro.
ISABELLA: Disponibile come un caffè al distributore?
LEONARDO: Tra un cliente e l’altro.
ISABELLA: Fragrante come una donna vogliosa…
LEONARDO: Come il fieno fermentato con una punta di albicocca.
ISABELLA: Vestita esattamente come una puttana a letto vero?
LEONARDO: Praticamente una fotocopia.
ISABELLA: Dai fammi i complimenti.
LEONARDO: Sei una puttana tesoro!
Isabella Ancora.
LEONARDO: Sei una meravigliosa puttana.

Isabella si lascia andare contro lo schienale con un sospiro languido, il corpo che si inarca leggermente, il respiro che accelera, accentuando il movimento ritmico del petto, la pelle che brilla debolmente alla luce soffusa.
ISABELLA: Sai cosa mi preoccupa amore? Che prima o poi ti stancherai di questo gioco.
LEONARDO: Ed invece lo trovo ogni volta più intrigante.
ISABELLA: Anche se sei costretto ad andare con quella puttana?
LEONARDO: Fa parte del gioco amore.

La donna si distende piano sulla poltrona ampia, le gambe che si aprono appena in un invito silenzioso e irresistibile, le cosce morbide che si sfregano leggermente, il pizzo che fruscia contro la pelle accaldata, emanando un calore umido e invitante.
ISABELLA: Dai vieni qui ti prego.
LEONARDO: Sei stupenda…
ISABELLA: Prendimi come hai preso lei.
LEONARDO: Mi piacciono questi giochi di ruolo e tu ti cali perfettamente nella parte.
ISABELLA: Dovresti pagarmi però…
LEONARDO: La figa non è mai gratis amore, neanche quella di una moglie.
ISABELLA: Dai dimmelo che ti piace scoparmi come scopi lei.
LEONARDO: Oh sì tesoro mi ecciti allo stesso modo, nonostante tu non abbia accolto un altro uomo prima di me.

Leonardo si inginocchia davanti a lei, le mani calde accarezzano le cosce setose di lei e salendo piano sotto il pizzo tracciano percorsi infuocati, sfiorando la pelle sensibile e facendola fremere di attesa. Isabella sorridendo gli prende il viso tra le mani, lo guarda dritto negli occhi…
ISABELLA: Ne sei sicuro tesoro?


 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti
realmente accaduti è puramente casuale.
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