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RACCONTI 
Adamo Bencivenga
Bagnami l'anima!
È
sera, Steve è solo a casa mentre prepara la cena, quando Chanel, la
sua amante e collega, lo chiama. Entrambi sposati, lei lo provoca
annunciando un’uscita con un ex, scatenando la gelosia di Steve, ma
poi rivela che sta andando da lui. La tensione tra desiderio,
tradimento e trasgressione cresce mentre Chanel arriva a casa sua,
pronta a lasciare il suo segno...

È sera. La villetta
è silenziosa, illuminata solo dalla luce fredda della
cucina e dal bagliore azzurrognolo del televisore acceso
in soggiorno. Steve è in piedi davanti al piano di
lavoro, una confezione di hamburger surgelati aperta, il
microonde che ronza piano. Indossa una vecchia felpa
grigia e i pantaloni della tuta; i capelli sono un po’
spettinati, ha l’aria di chi sta cercando di convincersi
che quella sia una serata normale. Sul tavolo, accanto
al pacchetto di patatine surgelate, c’è già un bicchiere
di whisky mezzo pieno. Squilla il telefono. Sul display
compare il nome di Chanel. Steve sorride
involontariamente, si asciuga le mani sul fianco e
risponde.
CHANEL: Cosa fai Mister Amatore?
STEVE: Che bella sorpresa, stavo miseramente scongelando
un hamburger e qualche patatina fritta. La tv è già
accesa sull’ultimo episodio della mia serie preferita.
La sua voce tradisce un misto di sollievo e
tenerezza. Si appoggia con il fianco al mobile, lo
sguardo che vaga verso il salotto buio. CHANEL:
Che tristezza. STEVE: Senza di te, non mi do alla
pazza gioia. Tu dove sei? Dall’altro capo si
sente un lieve fruscio di tessuto, forse lei si sta
muovendo, forse si sta guardando allo specchio.
CHANEL: A casa. STEVE: Ma lui c’è? La domanda
esce un po’ più tesa di quanto avrebbe voluto. Stringe
il telefono con più forza. CHANEL: Sì è nella
sua stanza, io invece sono in bagno e stavo preparandomi
per uscire.
Steve sente distintamente il clic
di un rossetto che viene richiuso, il rumore di una zip
che sale. STEVE: Fai attenzione potrebbe
sentirti! CHANEL: Tranquillo non credo che muoia
dalla curiosità di farlo! I discorsi al telefono di sua
moglie non lo hanno mai interessato, dice che sono
noiosissimi. Comunque, sto uscendo… Si sente il
rumore dei tacchi sul pavimento di marmo, deciso, quasi
teatrale. STEVE: E dove vai? La voce gli
si incrina appena sull’ultima sillaba. CHANEL:
Gli ho detto che ho ricevuto un messaggio da una mia
collega a letto con una brutta influenza e che ho un
appuntamento con lei per farmi consegnare dei documenti
perché domani non verrà in ufficio. Una roba da un’ora
massimo. Insomma, una bella scusa a cui si può credere
senza compromettersi. STEVE: E invece dove vai?
Silenzio di un secondo. Poi la voce di lei, più
bassa, quasi divertita. CHANEL: Esco con un
amico. Del resto, qualcuno dovrà pure consolarmi.
Steve appoggia una mano sul bordo del lavandino, le
nocche diventano bianche. STEVE: Chi è?
CHANEL: È un mio ex, oggi ci siamo sentiti al telefono.
Tra una parola e l’altra mi ha invitata ad uscire con
lui. Anche lui ha voglia di evadere. STEVE: Che
significa evadere? CHANEL: Divertirsi.
Steve chiude gli occhi un istante, il respiro si fa
corto. STEVE: Ci si può divertire in tanti modi.
CHANEL: Se vuoi dopo ti faccio un disegnino. Il
tono è leggero, quasi crudele nella sua leggerezza. Si
sente in sottofondo il rumore di una porta che si chiude
piano, poi il ticchettio dei tacchi sulle scale.
STEVE: Hai deciso di tradirmi? CHANEL: Oh che
parolona! Faccio quello che fai tu, la tecnica è la
stessa indipendentemente dai ruoli. Steve si
passa una mano sul viso, il bicchiere di whisky trema
leggermente quando lo riprende in mano. STEVE:
Ascolta, so che vuoi farmela pagare, ma come ti ho detto
oggi non considero un tradimento fare l’amore con la
propria moglie. E poi lo sai, non potevo sottrarmi, se
lo avessi fatto avrebbe sospettato ed oggi non sarebbe
partita per le vacanze. CHANEL: Tutte scuse mio caro,
diciamo che ti è piaciuto scopartela. Del resto, è
ancora una bella donna! Ed io non posso ripagarti con la
stessa moneta perché con mio marito non c’è gusto e in
qualche modo devo fartela pagare. Ecco perché ho dovuto
fare questa incresciosa telefonata.
Steve
sente distintamente il rumore di una portiera che si
apre e si chiude. Il motore di un’auto che parte.
STEVE: Non ci credo. Stai recitando. Dimmi che stai
scherzando… La voce gli esce spezzata, quasi
implorante. CHANEL: Dai non ho tempo mi sta
aspettando a braccia aperte. STEVE: E dove vai?
CHANEL: Mi aspetta in una pensioncina qui sulla
trentaduesima! Steve lascia cadere il bicchiere
nel lavandino. Il vetro non si rompe, ma il whisky
schizza sul piano. STEVE: Non è vero, non puoi
farmi questo! Se davvero hai intenzione di farlo tra me
e te è tutto finito. Ok? Silenzio. Solo il rumore
dell’auto in sottofondo, una radio lontana. CHANEL:
Potrei dire la stessa cosa, tu hai scopato per una
naturale conseguenza, parole tue. STEVE: Basta Chanel
non chiamarmi più! La linea cade. Steve resta
immobile con il telefono ancora premuto all’orecchio per
diversi secondi. Il microonde emette un bip insistente:
l’hamburger è pronto. Lui non si muove. Fissa il vuoto,
il respiro corto, le mani che tremano appena. Sullo
sfondo, dalla televisione in salotto, parte la sigla
dell’episodio che non guarderà più quella sera.
Il silenzio della cucina sembra improvvisamente
assordante. Appoggia lentamente il cellulare sul
bancone, lo sguardo perso nel bicchiere rovesciato, il
whisky che gocciola ancora sul bordo del lavandino. Poi,
quasi subito, il telefono vibra e squilla di nuovo.
Stesso nome sul display. Chanel. Steve esita un secondo,
il pollice sospeso sopra il tasto verde. Risponde.
Dall’altro capo esplode una risata fragorosa,
incontenibile, cristallina. Chanel ride a crepapelle,
come se avesse appena sentito la barzelletta più
riuscita della sua vita. CHANEL: Scemo! Ci hai
creduto! STEVE: Certo. La sua voce è ancora
rauca, incrinata dalla scarica di adrenalina appena
passata. Si passa una mano sulla fronte, sudata.
CHANEL: Sei troppo coinvolto, non riesci neanche più a
capire quando scherzo. Secondo te ti avrei chiamato per
dirti che vado con un altro? STEVE: E invece cosa
fai? Si appoggia con la schiena al frigorifero,
il metallo freddo che gli dà un brivido lungo la
schiena. CHANEL: Vengo da te! STEVE: Cosa???
Gli occhi gli si spalancano. Si stacca dal frigo
come se scottasse. CHANEL: Vengo da te!
STEVE: Ma sei pazza! CHANEL: Dico sul serio.
Steve si guarda intorno: la cucina disordinata,
l’hamburger dimenticato nel microonde, il televisore che
continua a trasmettere la sigla dell’episodio. Tutto
sembra improvvisamente troppo reale, troppo piccolo per
quello che sta succedendo. STEVE: Cioè da me… a
casa mia… fammi capire? CHANEL: E dove? STEVE: Tu
sei pazza da legare.
Ride, ma è una risata
nervosa, incredula. Si passa le dita tra i capelli.
CHANEL: Anche tu sei pazzo di me, giusto poco fa mi hai
detto che mi lasci, quindi mi ami da morire vero?
STEVE: Avevo imparato a non contraddirti in questi casi,
ma mi hai fatto andare su di giri. CHANEL: Ti adoro
quando sei così geloso. STEVE: Mi dispiace. La
voce gli esce più morbida ora, quasi un sussurro di
resa. CHANEL: Ecco bravo! Continua a dispiacerti
perché a me mica mi è passata sai? Devo vendicare il mio
onore, il mio ruolo, il mio status di amante
tradita! STEVE: Io non lo considero un
tradimento. CHANEL: Allora Steve te lo dico a chiare
lettere. Non mi va giù l’idea che tu abbia fatto l’amore
con tua moglie! Che tu abbia preferito due cosce più
vecchie delle mie di almeno vent’anni. Ha la cellulite
vero? Steve scuote la testa, divertito e allo
stesso tempo stremato. STEVE: Ancora? CHANEL:
Non la smetterò finché non ti sento mio. Finché il tuo
coso non assaggi i giusti e familiari umori di femmina
giovane. Steve deglutisce. Si sente il sangue
affluire alle guance, al collo. Si schiarisce la gola.
STEVE: Vuoi che ci incontriamo da qualche parte?
CHANEL: No, voglio venire a casa tua! Rivendicare la mia
presenza, spargere il mio odore nella tua casa come una
gatta in calore.
Lui chiude gli occhi un
istante. Immagina già la scia di profumo di lei che
invade le stanze, il divano, le lenzuola… il rischio,
l’eccitazione, il terrore. STEVE: Dai tesoro mi
metti in difficoltà, non me lo aspettavo proprio.
CHANEL: Ascolta non posso stare oltre al telefono. Dammi
l’indirizzo e tra meno di un quarto d’ora sono lì. Tu
intanto goditi in santa pace il tuo hamburger!
Steve ride piano, scuotendo la testa. Si arrende.
STEVE: Ok. Ma lo sai che è una pazzia vero? CHANEL:
Non hai altra scelta Steve, nella tua condizione non
puoi che accettare. Altrimenti mi costringi davvero a
fare quella telefonata. STEVE: Dici al tuo ex?
CHANEL: A tutti coloro che mi accoglierebbero in questo
momento a braccia aperte e vestita in questo modo.
Steve sente il battito accelerare di nuovo.
STEVE: E come sei vestita? CHANEL: Sorpresona Steve!
STEVE: Allora mi arrendo. CHANEL: Non hai
alternative! Steve sospira, un misto di terrore e
desiderio. Prende fiato. Poi le scandisce il suo
indirizzo. Chanel ripete l’indirizzo ad alta voce,
sillaba per sillaba, come se lo stesse scrivendo sul
parabrezza. STEVE: Ti preparo qualcosa? Mangi
con me? CHANEL: Ho altro a cui pensare, poi vedrai,
scusa. Ora chiudo. La linea cade. Steve resta
fermo in mezzo alla cucina. Il microonde ha smesso di
suonare da un pezzo; l’hamburger dentro è ormai una
pietra lavica dimenticata. Si guarda le mani: tremano
appena. Poi guarda l’orologio appeso al muro. Quindici
minuti. Corre verso il soggiorno, spegne la televisione,
raccoglie il bicchiere rotto dal lavandino, getta
un’occhiata allo specchio dell’ingresso: capelli in
disordine, felpa macchiata di unto. Si passa una mano
sul viso. Corre di sopra. Apre l’armadio, cerca una
camicia decente. Torna giù, accende una lampada più
calda in salotto, sistema due cuscini sul divano come se
servisse a qualcosa. Torna in cucina, tira fuori
l’hamburger dal microonde, lo butta nel secchio senza
pensarci due volte. Si ferma davanti alla finestra,
guarda fuori: la strada è buia, illuminata solo dai
lampioni arancioni. Nessuna macchina ancora. Respira
profondamente. Quindici minuti. O meno.
Circa mezz’ora dopo. Il silenzio della villetta è rotto
dal suono netto del campanello: due squilli brevi,
decisi. Steve si blocca di colpo. Il cuore gli sale in
gola. Si guarda intorno un’ultima volta – tutto sembra
in ordine, poi corre verso la porta d’ingresso. Apre
immediatamente, senza nemmeno controllare dallo
spioncino. Chanel è lì, illuminata dal debole chiarore
del lampioncino esterno. Indossa un vestito nero
aderente che arriva appena sopra il ginocchio, calze
velate scure, tacchi alti che sembrano fatti apposta per
lasciare impronte indelebili sul parquet. Il soprabito
rosa salmone, quasi shocking contro il buio della sera,
le scivola già dalle spalle. Ha i capelli sciolti,
leggermente mossi dal vento, e un rossetto rosso scuro
che spicca nella penombra. CHANEL: Sono io.
Steve sorride, un sorriso che è metà sollievo e
metà incredulità. Si sposta di lato per farla entrare.
Lei attraversa il piccolo giardino con passo rapido ma
elegante, il rumore dei tacchi sul vialetto di mattoni.
STEVE: Amore, credevo ti fossi persa. CHANEL: Il
navigatore mi ha fatto fare il giro del mondo.
Si toglie il soprabito con un gesto fluido, lo tiene per
un attimo tra le dita come se stesse decidendo dove
metterlo, poi lo appoggia sul bracciolo della poltrona
vicina all’ingresso. STEVE: Anche lui è contro
di noi… CHANEL: Ha la voce di donna… durante il
tragitto tortuoso pensavo seriamente che fosse quella di
tua moglie…
Steve ride piano, nervoso, mentre
le si avvicina. Le sfiora il braccio nudo con le dita.
STEVE: Se fosse stata lei, ti avrebbe portato sulla
Route 66… CHANEL: Che direbbe se mi vedesse qui?
STEVE: Nulla perché le mancherebbero le parole!
Chanel inclina la testa, un sorrisetto malizioso sulle
labbra. Si guarda intorno: il salotto illuminato solo da
una lampada da terra calda, il divano grigio con i
cuscini un po’ schiacciati, l’odore lieve di hamburger
bruciacchiato che aleggia ancora dalla cucina.
CHANEL: Immagino che ti veda come l’uomo perfetto,
marito esemplare e padre encomiabile. STEVE: È una
vita che stiamo insieme e prima di te ti giuro non
l’avevo mai tradita! CHANEL: Voi uomini dite tutti
così permettimi di dubitare.
Lei precede
Steve, cammina verso il divano con naturalezza, come se
fosse già stata lì mille volte. Si lascia cadere sui
cuscini con un piccolo sospiro di sollievo, le gambe
accavallate, il vestito che sale appena quel tanto da
mostrare l’orlo delle calze. Si toglie il soprabito rosa
salmone con un gesto lento, quasi cerimonioso, e lo
poggia sulla poltrona accanto. STEVE: Te lo
giuro, io ho perso la testa per te, sei giovane, bella,
sexy, provocante, quale fortuna migliore avrei potuto
desiderare? CHANEL: Senti che ho ancora il fiatone?
Ci ho pensato dieci volte prima di scendere dalla
macchina e suonare il campanello. Steve resta in
piedi davanti a lei, le mani nelle tasche dei pantaloni
per non far vedere che tremano leggermente.
STEVE: Ti ha vista qualcuno mentre attraversavi la
strada? CHANEL: Un tizio con il cane a passeggio. È
rimasto a fissare i miei tacchi finché non sono entrata
nel giardino.
Ride piano, buttando indietro
la testa contro lo schienale. I capelli le scivolano
sulle spalle nude. Poi allarga le braccia, come per
abbracciare l’intera stanza. CHANEL: Oh, ma che
bello essere qui. Steve la guarda, immobile per
un secondo. Poi si siede piano accanto a lei, non troppo
vicino, come se temesse ancora che tutto questo possa
svanire. L’aria tra loro è elettrica, densa di profumo
di lei, un misto di vaniglia, muschio e qualcosa di più
selvatico, e del silenzio complice della casa vuota.
Fuori, lontano, si sente l’abbaiare di un cane. Dentro,
solo il loro respiro che piano piano si sincronizza.
Chanel gira il viso verso di lui, gli occhi che brillano
nella luce soffusa. CHANEL: Allora… Mister
Amatore… mi fai da Cicerone in casa tua, o preferisci
che mi arrangi da sola? Steve deglutisce,
sorride, e finalmente si avvicina quel tanto che basta
per sfiorarle la mano. La scena è appena iniziata.
L’uomo la guarda, sotto indossa una camicetta
nera traforata, leggera come un velo, che lascia
intravedere la pelle nuda e i capezzoli scuri che
premono contro il tessuto. Nessun reggiseno. La gonna,
dello stesso nero profondo, è corta, audace, sale sulle
cosce quando lei accavalla le gambe con noncuranza. Le
calze velate finiscono con una sottile banda di pizzo
che si intravede appena. Tutto di lei sembra studiato
per provocare, per reclamare spazio, per far dimenticare
ogni altra donna. CHANEL: Carino qui sai,
complimenti hai una bella casa! La voce è
morbida, quasi ronfante. Si stiracchia piano, inarcando
la schiena contro i cuscini, il seno che si tende sotto
la camicetta traforata. STEVE: Ma Dio mio, sei
tu che sei splendida. Steve resta in piedi
davanti a lei, le mani che si aprono e si chiudono come
se non sapesse dove metterle. Gli occhi non riescono a
staccarsi dal suo corpo. CHANEL: Sorpreso?
STEVE: Mai visto un incanto simile. CHANEL: Guardami
allora! Saziati gli occhi! Ne avrai sicuramente bisogno
dopo che hai fatto l’amore con tua moglie! Lei
ride piano, un suono basso e complice, poi si sporge
leggermente in avanti, i gomiti sulle ginocchia, il
décolleté che si apre come un invito. La luce della
lampada da terra le accarezza la pelle, disegnando ombre
delicate sui trafori della camicetta. STEVE:
Amore mi sorprendi… CHANEL: Ti sorprenderò sempre…
Solo una cosa so fare, ovvero stregare gli uomini! Se mi
mandi tua moglie le insegno tecnica e modi per
approcciare! STEVE: Sei la donna dai mille volti e un
solo gusto… quello della sensualità disarmante.
Steve si siede finalmente accanto a lei, ma tiene
ancora una distanza rispettosa, quasi timorosa. Le mani
posate sulle proprie ginocchia, come per impedirsi di
toccarla troppo presto. CHANEL: Sono io stasera
che devo recuperare. STEVE: Altro che recupero qui
hai sorpassato tutti, anche Miss Mondo! CHANEL: Oh
grazie, adoro i complimenti, diventano sangue caldo
nelle mie vene. Lei si passa lentamente la lingua
sulle labbra, poi si appoggia di nuovo allo schienale,
le braccia aperte lungo lo schienale del divano, il
corpo offerto senza pudore. STEVE: Non ti tocco
per non scottarmi. CHANEL: Sono solo un’amante che
oggi ha saputo che il suo uomo porta la moglie a cena
fuori e poi ci fa l’amore alla grande, comprensivo
d’orgasmo rassicurante. Steve abbassa lo sguardo
per un attimo, poi lo rialza su di lei, gli occhi che
bruciano. STEVE: Tesoro perdonami… Ma sei uscita
così? CHANEL: Ti ho già risposto! STEVE: E tuo
marito ti ha vista? CHANEL: Oddio Steve sei noioso,
sempre le stesse domande. Certo che mi ha vista! Sembra
che ti piaccia metterti nei suoi panni. Cos’è
solidarietà maschile? Comunque, prima di uscire, da
brava mogliettina sono andata nel suo studio e l’ho
salutato con un bacino sulla guancia. STEVE: E lui?
CHANEL: Era impegnato in una call conference con Los
Angeles. STEVE: E quindi? CHANEL: Ha interrotto
solo un attimo. Mi ha guardata sì, ma non credo si sia
soffermato sui particolari.
Steve scuote la
testa, incredulo. Gli occhi scendono di nuovo sul seno
di lei, sul tessuto traforato che non nasconde nulla.
STEVE: Impossibile che non abbia visto il tuo seno.
Questa camicetta non copre un bel nulla. CHANEL: Ti
dispiace? Mi volevi più suora? STEVE: Amore, ma non
lo dico per questo! Penso solo come faccia tuo marito a
non accorgersi. CHANEL: Si è solo informato a che ora
fossi tornata e quando gli ho detto che sarei stata di
ritorno dopo un’ora si è tranquillizzato. STEVE: Non
capisco… e non ti ha detto altro? CHANEL: Non devi
capire Steve, anzi devi solo capire che mi sono fatta
bella per te. Punto!
Lei allunga una mano e
gli sfiora il ginocchio con la punta delle dita, un
contatto leggero ma elettrico. STEVE: Ma come è
possibile che creda che ti sia vestita così per andare
da una tua collega con l’influenza? CHANEL: Tu non
sei lui e non puoi metterti nei suoi panni. Se lui fosse
come te io non sarei qui. Lo comprendi vero? STEVE:
Questo sì, ma come fa ad essere tanto tranquillo con una
donna come te? CHANEL: Come te come? Dici che sono
troppo puttana vero? La parola le esce lenta,
quasi assaporata, con un sorrisetto che le incurva le
labbra rosse. STEVE: Adoro quella parola nella
tua bocca. Sa di sbarazzina e di donna ribelle.
CHANEL: Tesoro per noi giovani ormai è una parola
sdoganata. STEVE: A me fa ancora effetto!
Steve ride, ma è una risata tesa, carica di desiderio.
Si avvicina un po’ di più, il respiro che si fa più
corto. Chanel non si muove, lo guarda dritto negli
occhi, le gambe ancora accavallate, la gonna che è
salita ancora di qualche centimetro. L’aria nella stanza
si è fatta densa, calda. Fuori il mondo è fermo, dentro
c’è solo il battito accelerato di due cuori che non
riescono più a fingere. Chanel inclina la testa, i
capelli che le cadono su una spalla. CHANEL:
Allora… che fai, Mister Amatore? Continui a guardarmi o
finalmente mi tocchi? Steve deglutisce. La mano
gli trema mentre si allunga piano verso di lei,
sfiorandole appena la coscia sopra la calza. La notte è
appena cominciata.
Lei compiaciuta si
guarda intorno, inspirando profondamente come se volesse
assorbire l’odore della casa, di lui, del pericolo.
Respira piano, un sorriso lento che le si allarga sulle
labbra rosse. Si rilassa contro lo schienale, le spalle
nude che sfregano il tessuto del divano, il corpo che si
abbandona in una posa volutamente languida.
CHANEL: Ora fai il perfetto padrone di casa, offrimi
qualcosa… STEVE: Ho una buona birra in frigo.
CHANEL: Tesoro qualcosa di più forte no? STEVE:
Bourbon?
Chanel annuisce con un cenno lento,
regale. Accavalla le gambe da perfetta femme fatale: il
movimento è studiato, provocante... La camicetta
traforata si tende leggermente sul seno, i capezzoli che
premono contro il tessuto come a sfidare lo sguardo di
lui. Steve si alza, va verso la cucina aperta. Prende
due bicchieri dal mobile alto, versa il bourbon con mani
che tradiscono una lieve esitazione. Da lontano la
guarda. Sembra un quadro vivente. CHANEL: Adoro
questa carta da parati, è sobria, ma allo stesso tempo
fa arredo. STEVE: Beh questa non l’ho scelta io!
CHANEL: E ti pareva… Allora non mi piace! I quadri
invece sì, sono sicura che li abbia scelti tu! Mi
piacciono molto. STEVE: Grazie. CHANEL: Sai adoro
questa contaminazione tra moderno e antico… STEVE:
Sono di una pittrice italiana contemporanea, credo
siciliana, hanno un loro fascino vero? Chanel non
risponde subito. Lo sguardo le si perde per un attimo
sui quadri appesi alla parete opposta: figure femminili
stilizzate, colori caldi, linee sensuali che sembrano
muoversi nella penombra. È distratta, forse dai propri
pensieri, forse dal battito accelerato del cuore.
CHANEL: È stata una pazzia venire qui, solo ora me ne
rendo conto… dimmi che sono incosciente… STEVE: Ormai
non mi sorprendi più. CHANEL: Lei guida di notte?
Potrebbe farci qualche sorpresa? STEVE: L’ho chiamata
subito dopo che ho attaccato con te. Tutto ok.
CHANEL: Allora nessun rischio vedi? A volte le pazzie…
STEVE: Comunque non è stata una pazzia, ma un vero e
proprio crimine, frutto di una mente diabolica.
CHANEL: Non c’era altro modo per districare la
questione. Serviva una cosa forte e non mi è venuto in
mente altro.
Steve torna con i due bicchieri.
Le porge il suo. Restano così per un attimo: lui in
piedi, lei seduta, i bicchieri che si sfiorano in un
brindisi silenzioso. CHANEL: A cosa brindiamo?
STEVE: A noi tesoro, al nostro amore infinito.
CHANEL: Tutto qui? STEVE: E a cosa allora? CHANEL:
Credevo alla mia calza di seta! È un quarto d’ora che
sono in questa posizione con le gambe accavallate!
STEVE: Ma l’avevo notata! Altro che! CHANEL: E poi
non hai ancora visto cosa indosso sotto la gonna!
STEVE: Amore la gonna è così corta che non ci vuole
tanto sforzo di fantasia. CHANEL: Volevo sbalordirti,
ma non sapevo cosa mettermi. Ti piaccio così provocante?
STEVE: Tu continui a vivere nei miei sogni più erotici e
inconfessabili. CHANEL: Dici sul serio Steve?
STEVE: Tutte le sere. CHANEL: Anche dopo che mi hai
sbattuta in ufficio sulla tua bella scrivania? STEVE:
Purtroppo è successo solo una volta. CHANEL: E allora
cosa fai ancora lì in piedi? Credevo che appena mi
avessi vista… mi saresti saltato addosso! STEVE: Ecco
appunto! Ti avverto fin da ora che non varcherai intatta
quella soglia. CHANEL: Credi che sia venuta a
prendere quei famosi documenti per domani? STEVE:
Qualcosa dovrai pure portare a casa come scusa.
CHANEL: Porterò il tuo profumo. Non occorre fingere.
STEVE: Mi sorprendi ancora di più. CHANEL: Tranquillo
so quello che faccio.
Steve posa il bicchiere
sul tavolino basso. Si avvicina, si siede accanto a lei.
La bacia: prima piano, poi con più urgenza. La mano gli
scivola sulla coscia, risale piano sotto la gonna corta.
Le dita incontrano il pizzo, la pelle calda, il calore
che emana da lei. Ma Chanel si alza di scatto, rompendo
il contatto con un movimento fluido, quasi crudele. Ride
piano, gli occhi che brillano di sfida. CHANEL:
Dai ora fammi vedere la tua bella casetta. STEVE: Ma
è un caos qui! CHANEL: In una casa con due ragazzi
sarebbe preoccupante il contrario. Si allontana
di qualche passo. Si volta, lo guarda, la gonna che
ondeggia appena. CHANEL: Dai, mostrami dove
dormi quando non pensi a me… o magari proprio quando
pensi a me. Steve resta seduto un secondo, il
respiro corto, il sapore del bourbon e del bacio ancora
sulle labbra. Poi si alza, le va dietro, sapendo già che
stasera non ci sarà più spazio per le parole. La casa,
fino a quel momento silenziosa e vuota, ora sembra viva
al ritmo dei loro passi.
I due fanno il
giro della casa, lentamente, come in una processione
privata. Steve precede Chanel di un passo, indicando con
gesti distratti le stanze: lo studio con la scrivania
ingombra di fogli, la camera dei ragazzi con poster di
band rock e pile di vestiti, il bagno grande con le
piastrelle bianche e l’asciugamano ancora umido appeso.
Ma nessuno dei due presta davvero attenzione alle parole
o agli spazi. L’aria è carica, ogni passo un pretesto
per sfiorarsi, per guardarsi di sfuggita. Arrivano nello
stretto corridoio che collega il soggiorno alle scale.
Chanel si ferma di colpo. Si appoggia con le spalle al
muro, le mani dietro la schiena, il bacino che spinge in
avanti in un movimento lento, deliberato. Simula un
amplesso: un’ondulazione del bacino contro l’aria, le
cosce che si stringono appena, le mani che salgono a
sfiorarsi il seno da sopra la camicetta traforata.
CHANEL: Mi vorresti qui Steve? STEVE: Ti vorrei
ovunque. La voce gli esce roca, gli occhi
inchiodati su di lei. CHANEL: In piedi?
STEVE: Dove vuoi. CHANEL: Non ti disturba? STEVE:
Quando sono con te non penso ad altro. CHANEL:
Guardami senza toccare. Oppure no, toccami con gli
occhi. Steve fa un passo avanti, ma si ferma. Le mani
gli tremano lungo i fianchi. STEVE: Non ci riesco a
non toccarti. CHANEL: Eh no mio caro! Stasera Miss
Mondo te la devi guadagnare! STEVE: Apprezzo anche
toccandoti. CHANEL: No, no, ti devi rendere conto di
certe differenze, stasera qui rasentiamo la perfezione
della femminilità. STEVE: … e della provocazione.
CHANEL: Chiamala come vuoi, ma dimmi che la vorresti
ammansire questa femmina calda, vero? STEVE: Non
voglio, devo.
Steve si avvicina di scatto, le
labbra sul collo di lei. La bacia ardentemente: morde
piano la pelle sotto l’orecchio, inspira il suo profumo.
Chanel inarca il collo per un istante, un gemito le
sfugge, ma poi lo respinge con le mani aperte sul petto,
decisa, divertita. CHANEL: Non ti avvicinare
questa sera comando io. Si allontana di due
passi, il respiro accelerato, le guance arrossate.
STEVE: Hai fatto il bagno col tuo profumo? CHANEL:
Sto giocando fuori casa per diversi motivi e devo
assolutamente ribadire la mia essenza e la mia unicità.
STEVE: Non avevo dubbi. CHANEL: E tu non puoi più
confondere il sacro con il profano. STEVE: Immagino
tu sia il sacro. CHANEL: Oh no, mi offenderesti! Io
sono il tuo profano, il desiderio impellente, la forza
del maschio che vuole dominare, la duttilità di una
donna che si adatta alla voglia terrena. STEVE: Sei
davvero unica Chanel! CHANEL: Ecco rimani lì e
guardami.
Chanel porta le mani al primo
bottone della camicetta traforata. Lo slaccia
lentamente, uno dopo l’altro, senza fretta. Il tessuto
si apre come petali neri, mostrando la pelle nuda, i
seni pieni e sodi, i capezzoli scuri eretti dal freddo
del corridoio e dall’eccitazione. Non c’è reggiseno, non
c’è nulla che la copra se non la sua stessa audacia.
Poi solleva un lembo della gonna corta con due dita,
la tira su fino all’inguine. Sotto: un perizoma di pizzo
nero trasparente, minuscolo, che lascia intravedere
tutto. La pelle liscia, perfetta, senza una smagliatura,
senza un segno del tempo. Le calze autoreggenti
incorniciano le cosce come un quadro proibito. Steve
resta fermo, esterrefatto. Il respiro gli si blocca in
gola, gli occhi spalancati, la bocca socchiusa.
CHANEL: Ecco il tuo regalo! Stupisciti, nota la
differenza. Nota la mia pelle di velluto, niente
smagliature. STEVE: Non ci posso credere! CHANEL:
Vuoi sciupare la mia lingerie? Dai vieni. Allunga
una mano verso di lui, le dita che si piegano in un
invito lento, quasi ipnotico. Il corridoio stretto
sembra improvvisamente troppo piccolo per contenere
tutta quell’elettricità. Steve fa un passo avanti, poi
un altro. Le mani gli tremano mentre le sfiora il
fianco, la curva del seno, la pelle calda e setosa.
Chanel sorride, vittoriosa, gli occhi che brillano nel
buio del corridoio. CHANEL: Bravissimo… ora sì
che possiamo giocare sul serio. Lo attira a sé,
lo bacia con fame, le unghie che gli graffiano piano la
nuca. Il profumo di lei invade tutto: la casa, i polmoni
di Steve, ogni pensiero razionale rimasto. La porta
della camera da letto è a pochi metri. Ma per ora, il
corridoio basta e avanza.
L’uomo si
avvicina, piano, come se ogni passo fosse una
concessione che si sta facendo strappare. Chanel resta
appoggiata al muro del corridoio, la camicetta aperta,
la gonna sollevata quel tanto da tenere vivo lo
spettacolo del pizzo nero. Lo guarda con un sorriso
obliquo, gli occhi che brillano di trionfo e di sfida.
CHANEL: Sai cosa penso? Non ti sento a disagio… eppure
sono entrata in questa casa con la delicatezza di un
elefante. STEVE: Infatti mi domandavo il motivo… e
perché non hai voluto incontrarmi fuori… CHANEL: Non
lo immagini? Steve si ferma a un soffio da lei,
le mani che sfiorano appena i fianchi nudi sopra la
gonna. STEVE: Credo di essermi dato la risposta
giusta. CHANEL: Adoro gli uomini sono sempre così
dissacranti! E tu in qualità di degno rappresentante
confermi la mia tesi! STEVE: Quanti ne conosci così?
CHANEL: Se fossero molti non avrei tempo per te! Dai
fammi vedere il resto della casa e poi ti dico. Se non
sbaglio non conosco ancora la camera da letto.
Chanel si stacca dal muro con un movimento fluido, gli
sfiora il petto con le dita mentre gli passa accanto,
dirigendosi verso la porta in fondo al corridoio. Steve
la segue, il cuore che martella forte contro le costole.
Entrano nella stanza da letto.
La camera è
essenziale, quasi spartana: un letto matrimoniale con
lenzuola grigie ben tese, due comodini con lampade
identiche, una cassettiera bassa, una poltrona
nell’angolo con sopra una felpa buttata. Le tende sono
tirate, la luce arriva solo da una abat-jour accesa sul
comodino di lei – la moglie assente. CHANEL:
Direi essenziale… Ma per noi è carica di intrigo e
trasgressione sicuramente più peccaminosa di una stanza
d’albergo. Si volta verso di lui, le braccia
lungo i fianchi, la camicetta aperta che le incornicia
il seno come un quadro osceno. Cammina piano verso il
letto, si siede sul bordo, le gambe accavallate di
nuovo, la gonna che risale pericolosamente.
STEVE: Allora mi sono dato la risposta giusta.
CHANEL: Abbiamo davvero meno di mezzora, ora sta a te
decidere… Possiamo sempre ritornare in sala e parlare da
buoni amici del più e del meno. E poi mi darai qualche
straccio di documento di lavoro per la scusa. STEVE:
Così perfetta per una mezzora soltanto? CHANEL:
Accontentati! Anzi immagina che ci siano volute due ore
in bagno per prepararmi con annesso marito in casa a
questo incontro super veloce. Steve resta in
piedi davanti a lei, le mani nelle tasche per non
tremare visibilmente. STEVE: Non ho parole.
CHANEL: Mi vuoi qui? Indica il letto con un cenno
del mento, poi si appoggia all’indietro sui gomiti, il
corpo inarcato, provocatorio. STEVE: Cosa vuoi
che ti dimostri? CHANEL: Che hai fatto l’amore con
lei perché già intuivi la mia reazione per cui te la sei
scopata solo per scoparmi meglio! STEVE: Sarebbe la
soluzione al nostro problema? CHANEL: Cancelleresti
dalla mia mente ogni pensiero fastidioso.
Silenzio. Solo il respiro di entrambi, accelerato, che
riempie la stanza. CHANEL: Dove dorme lei?
Steve indica con il dito la parte di sua moglie.
Chanel si sdraia completamente sul letto, la testa sui
cuscini della moglie, i capelli che si spargono come
inchiostro nero sul grigio chiaro delle lenzuola.
Allunga una gamba verso di lui, la punta del tacco che
gli sfiora la coscia. CHANEL: Vieni qui, Steve.
Dimostramelo. Fammi sentire che sono io l’unica che ti
fa perdere la testa. Che il tuo corpo sa già chi è la
vera padrona. Steve esita un ultimo secondo –
guarda la foto incorniciata sul comodino, la moglie che
sorride in vacanza, poi guarda Chanel: nuda sotto la
camicetta aperta, il pizzo del perizoma che si
intravede, la pelle perfetta illuminata dalla luce calda
dell’abat-jour. Chiude la porta della camera con un
calcio leggero. Si avvicina al letto, si inginocchia tra
le sue gambe aperte. Le mani scorrono sulle cosce, sotto
la gonna, fino a sfiorare il pizzo umido. Chanel inarca
la schiena, un gemito basso le sfugge dalle labbra.
CHANEL: Bravissimo… ora sì che capisci. Lo attira
a sé per la camicia, lo bacia con violenza, le unghie
che gli graffiano il collo. Steve sale sopra di lei, il
peso del corpo che la inchioda al materasso. Le lenzuola
si stropicciano sotto di loro, il profumo di lei che
copre ogni traccia della moglie assente.
Mezz’ora. O forse meno. Ma in quel momento il tempo non
esiste più. Solo loro due, il letto coniugale
trasformato in campo di battaglia, e la certezza che
nessuno dei due uscirà integro da quella stanza.
La donna si toglie le scarpe, le impugna per il
tacco e le lancia sul letto. Cadono sul copriletto
grigio con un tonfo morbido. CHANEL: Ti piace
la tua puttana a domicilio? STEVE: Non posso
crederci, ma sei vera? CHANEL: Toccami per
controllare. Steve allunga una mano, le sfiora il
fianco nudo, poi sale piano verso il seno. La pelle è
calda, setosa, elettrica. STEVE: Sei carica di
piacere. CHANEL: Sono piena d’amore. STEVE: Dimmi
che hai fatto questa pazzia per me! CHANEL: Tesoro
l’ho fatta anche per me. Oggi mi hai ridotta come uno
straccio per pavimenti. STEVE: Se tutti gli stracci
fossero così… CHANEL: Allora sbattimi, prendimi,
sgualciscimi… STEVE: Non chiedo altro… CHANEL: Mi
vuoi qui sul tuo letto matrimoniale? STEVE: Conosci
una trasgressione più forte? CHANEL: Lo sai vero che
ti sto mettendo alla prova! STEVE: Non hai bisogno di
prove. CHANEL: Non tutti gli uomini lo farebbero.
STEVE: Io non sono tutti. CHANEL: Ti amo!
Steve la stringe intensamente, le braccia che la
avvolgono come se volesse fondersi con lei. La bacia con
fame, le lingue che si cercano, i denti che si sfiorano.
Lei si lascia guidare, le gambe che si aprono e lo
legano alla vita, i talloni che premono contro la sua
schiena per tirarlo più vicino. Il materasso cede sotto
il loro peso, le lenzuola si stropicciano, il profumo di
lei si mescola all’odore familiare della stanza.
CHANEL: Dimmi che le lenzuola odorano di voi. STEVE:
Sei pazza. CHANEL: Non conosco altro modo per
sentirti mio. STEVE: Ti amo Chanel. CHANEL: Ti
eccito io o il fatto di fare l’amore qui con una donna
diversa da tua moglie. STEVE: Le cose non sono
divisibili. CHANEL: Sì prendimi e dimmi che da questa
sera sono ufficialmente un po’ più amante e lei un po’
meno moglie. STEVE: Non ti seguo, ma è bellissimo
stare dentro di te. CHANEL: Sì amami… sbattimi
l’anima… toglimi il respiro… Sei venuto dentro di lei
vero? STEVE: Sì! CHANEL: È possibile che rimanga
ancora incinta? STEVE: Se credi nei miracoli è
possibile. CHANEL: Giurami che non lo farai più.
STEVE: Te lo giuro. CHANEL: Da oggi in poi entrerai
solo qui dentro. Questa è la tua casa, il tuo garage, il
tuo giardino fiorito, il tuo studio, la tua toilette.
Quell’altra te la scordi. Capito? STEVE: Qui dentro
ci svernerò… Sei il mio nido caldo, la mia tana
bollente. Ti voglio amore mio. CHANEL: Dai allora…
più forte… non rallentare… Ecco così… Annusa il suo
cuscino… Sincronizzati… Segui il mio movimento…
Steve affonda il viso nel cuscino accanto alla testa
di lei, inspira profondamente poi torna a guardarla
negli occhi. I corpi si muovono all’unisono, ritmici,
disperati. STEVE: Sììì… CHANEL: Gridalo che
non c’è paragone! Che non vale neanche un’unghia del mio
piede! E che non è accogliente, bagnata come la mia!
STEVE: E tu dimmi che anche a te eccita fare l’amore su
questo letto! CHANEL: Sono venuta stasera solo per
questo. Questa non è una banale scopata Steve, qui c’è
tutto quello che ti conduce alla perdizione. Qui ci sono
i tuoi figli, la tua tranquillità, i tuoi sabati in
piscina, le domeniche alla partita, qui c’è il tuo
mutuo, la tua casa di campagna. STEVE: E tu dimmi che
quando tornerai a casa farai l’amore con tuo marito!
Sono diverso da te! Vedi quanto sono porco? CHANEL:
Lo farò… te lo giuro, oddio quanto mi ecciti! STEVE:
Che dici se ne accorgerà che hai fatto l’amore?
CHANEL: Sono fradicia certo che se ne accorgerà!
STEVE: Allora lo voglio. Lo farai? CHANEL: Lo farò…
non lo farò chissà! STEVE: Devi farlo, voglio che tu
sia la mia puttana stasera e devi farlo con due uomini.
Perché non dovresti farlo? CHANEL: Perché sto
cercando il momento magico per l’esplosione. Quel
frammento labile tra verità e bugia. STEVE: Oh sì, le
bugie mi eccitano! CHANEL: Anche a me, vedi che siamo
uguali? STEVE: Il destino ha insistito perché ci
incontrassimo! CHANEL: E allora ti dico che lui non
ha creduto neanche per un attimo alla bugia della
collega. Anzi quando l’ho baciato si è solo preoccupato
che il rossetto rimanesse intatto. Poi mi ha guardata,
ha infilato la mano sotto la gonna e ha sentito che
portavo le autoreggenti. Poi mi ha detto che ero
bellissima e che nessun uomo mi avrebbe resistito
stasera. STEVE: Dai dimmelo ti prego, sto per venire.
CHANEL: Sì dai! Mi ha detto di farmi scopare e tornare a
casa piena di piacere e vuota di desiderio. STEVE:
Oddio sei fantastica! Sai cosa penso? Che non è vero
niente. CHANEL: Oh sì pensalo! Pensa che mi sto
inventando tutto e che sono solo una ninfomane in
astinenza in cerca di attenzioni, oppure no, pensa che
faccio l’amore con uomini diversi, che li raccolgo nei
bassifondi delle stazioni. STEVE: È vero? CHANEL:
Tutto è vero nella perdizione. STEVE: Ti amo!
CHANEL: Mi conosci appena da un mese, non sai nulla di
me. E non mi chiedere con quanti sia stata perché non lo
so neanche io il numero preciso. STEVE: Tanti, tanti,
tanti vero? CHANEL: Vedi? L’amore con tua moglie non
sarà mai così intenso, te ne rendi conto vero? Io sono
l’amante, non mi conoscerai mai a fondo, avrai sempre
qualche dubbio. STEVE: È per questo che non ti
resisto. CHANEL: Steve ti amo. Spingi, anzi no
aspetta, alziamoci. Sono così bagnata che voglio
lasciare il mio odore per tutta la tua casa. Ogni angolo
deve sapere di me! Voglio strofinarmi su tutte le
pareti! Come una gatta, come una cagna… STEVE: Ti
eccita sentirti una cagna? CHANEL: Mi eccita se me lo
dici tu! Mi eccita essere regina, assoluta, unica
femmina a questo mondo! STEVE: Anche troia vero?
CHANEL: Oddio Steve non ti resisto. Sei perfetto!
STEVE: Amore. Non ti alzare. Anch’io non resisto più…
CHANEL: Oh sì veniamo qui su questo letto. Te la scopi
così vero? In questa posizione? Dio la sto immaginando a
cosce aperte, mi eccita cavolo! Anzi no, mi ecciti tu
che la fai godere. STEVE: Spingo! Vengo! Sto
impazzendo! CHANEL: Sono accogliente vero? STEVE:
Niente a che vedere con lei! CHANEL: Ora godi dentro
di me! STEVE: Sì godo. CHANEL: Raggiungiamolo
insieme sì… STEVE: Ti amoooo… CHANEL: Sì, non
uscire vieni dentro, bagnami l’anima… STEVE:
Eccomiiiii…
I corpi si tendono, si
contraggono, si fondono in un gemito lungo e strozzato.
Restano immobili per qualche secondo, sudati,
intrecciati, il cuore che martella contro il petto
dell’altro. Il silenzio della casa torna a riempire la
stanza, rotto solo dal loro ansimare che piano piano si
spegne. Chanel gli accarezza i capelli umidi sulla nuca.
CHANEL: Ora sì che questa casa sa di noi. Steve
alza la testa, la guarda, non dice nulla. Solo un bacio
lento, profondo, come per sigillare un patto che nessuno
dei due potrà mai più cancellare. Fuori, la notte è
immobile. Dentro, il letto coniugale porta ancora il
calore dei loro corpi, l’odore del sesso, il marchio
invisibile di una trasgressione che ha appena cambiato
tutto.
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Il racconto è frutto di
fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti
è puramente casuale. IMMAGINE GENERATA DA IA
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I
RACCONTI DI ADAMO BENCIVENGA
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