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RACCONTI
 

Adamo Bencivenga
Colette e i due fratelli
 È domenica pomeriggio, Adrien e Colette si preparano a partire mentre Gabriel, fratello di Adrien, lo affronta in giardino, tormentato dalla gelosia per la relazione passata con Colette, ora moglie di Adrien. La conversazione rivela tensioni irrisolte, con Gabriel che accusa Adrien di avergli "rubato" l’amore della sua vita, mentre Adrien ammette di sapere della loro relazione segreta. Il confronto si scalda, mettendo in luce un intreccio di tradimenti, sensi di colpa e legami familiari complessi.

1

 

È domenica pomeriggio e il sole di fine stagione filtra tiepido tra i rami del grande tiglio che ombreggia il giardino dietro la casa dei genitori. L’aria porta ancora un vago profumo d’erba tagliata da poco e di rose tardive che resistono lungo il muro di cinta.
Adrien e Colette sono in partenza: le valigie sono quasi pronte, l’auto già carica nel vialetto di ghiaia chiara. Colette si muove all’interno della casa con gesti precisi e silenziosi, piegando un ultimo maglione, controllando lo scomparto dei cosmetici, chiudendo cerniere con piccoli scatti metallici che risuonano nel corridoio vuoto.
Fuori, nel giardino, Adrien è seduto su una delle vecchie sedie di ferro verniciato di verde scuro, le mani abbandonate sulle gambe allungate. Di fronte a lui, Gabriel occupa l’altra sedia, il busto leggermente proteso in avanti come se volesse ridurre la distanza tra loro senza però osare avvicinarsi davvero.
Tra i due fratelli c’è un tavolino rotondo di vimini su cui riposano due bicchieri di plastica vuoti e un posacenere di ceramica sbeccato e pieno di mozziconi schiacciati.

GABRIEL: “Ci hai scopato questa notte, vero?”
ADRIEN: “No, ma che dici Gabriel?”
GABRIEL: “Vi ho sentito, non mentire ti prego!”
ADRIEN: “Colette è stata male, aveva mangiato pesante. Avremo solo fatto un po’ di rumore, nient’altro.”
GABRIEL: “Non mi prendere per il culo fratellone, te la stavi scopando…”
ADRIEN: “Gabriel non ti sto prendendo in giro…”

Gabriel ha una smorfia di rassegnazione che gli contrae la bocca e gli increspa la fronte; per un istante distoglie lo sguardo verso il prato, dove l’ombra del tiglio disegna chiazze mobili sul verde ormai un po’ ingiallito dall’autunno incipiente.
GABRIEL: “Hai ragione scusa sono proprio un cretino. In fin dei conti siete sposati ed io non c’entro un cazzo tra voi… È assurda questa situazione!”
ADRIEN: “Se è per questo io e Colette abbiamo anche un figlio insieme…”
GABRIEL: “Già il figlio della colpa! Non me lo ricordare ti prego. Comunque non sono pazzo, vi ho sentito! La gelosia mi rode dentro… non ci posso fare niente!
ADRIEN: “Dai calmati ora…”
GABRIEL: “Quello che desidero, e te lo chiedo per favore, è che non facciate l’amore quando venite qui nei weekend a casa di mamma. Chiedo troppo?”

Adrien si sporge leggermente in avanti e gli stringe l’avambraccio con una presa ferma, ma non aggressiva; la pelle di Gabriel è calda, quasi febbricitante sotto la manica arrotolata della camicia. Gabriel sussulta, ritrae il braccio con un movimento brusco e si sposta indietro sulla sedia, facendo stridere le gambe di ferro sul selciato.
GABRIEL: “Non mi toccare! Stammi lontano!”
ADRIEN: “Ma perché fai così?”
GABRIEL: “Non ho mai capito perché con tutte le donne che esistevano al mondo ci sei dovuto andare a letto proprio tu e poi ti sei messo con lei sapendo benissimo che l’amavo. Io ti raccontavo tutto!”
ADRIEN: “Gabriel dai, ne abbiamo parlato tante volte. Purtroppo, è successo, Colette è rimasta incinta e mi sono dovuto sposare, non avevo altra scelta.”
GABRIEL: “Sapendo la situazione potevi sempre dire che non era tuo figlio.”
ADRIEN: “Sai che non sono stato il solo a decidere… avevamo fatto il guaio e anche lei voleva rimediare…”
GABRIEL: “Cazzo, ma era la mia ragazza! L’avevo conosciuta due anni prima di te all’università. Tra noi andava tutto bene, ci amavamo e tu lo sai che pensavamo ad andare a vivere insieme… io non sapevo niente, avete agito alle mie spalle. Se lo avessi saputo forse mi sarei anche accollato tuo figlio per stare insieme a lei.”

Adrien sbuffa piano, un respiro corto e stanco che gli solleva appena le spalle; il suo sguardo vaga per un attimo verso la finestra della cucina al piano terra, dove la tenda di cotone bianco ondeggia appena mossa da una corrente interna.
ADRIEN: “Sono passati dieci anni Gabriel, mi dispiace che ancora ti faccia male, ma sai bene che non è andata proprio così!”
GABRIEL: “Ah no? Dici che sono diventato matto, nel frattempo, e mi invento le cose?”
ADRIEN: “Forse le stai solo romanzando, non credo che ti avrebbe fatto piacere sapere che era incinta di me e poi se ti avesse davvero amato come tu dici, quella sera non sarebbe venuta con me.”
GABRIEL: “Lo sai bene che era ubriaca, me lo ha ripetuto tante volte e tu non hai avuto scrupoli a portartela a letto e allargarle le cosce. Ti è piaciuto farti la ragazza di tuo fratello, vero?”
ADRIEN: “Dai smettila, mi stai dando dello stupratore seriale, ma sai che non è andata così, anche lei ci ha messo del suo.”
GABRIEL: “Hai un modo migliore per definire quello che hai fatto? La sostanza è questa! Mi hai rubato la donna della mia vita e non sono state le circostanze a decidere!”

Adrien rimane un attimo in silenzio, le labbra strette; il pollice destro strofina meccanicamente l’anulare sinistro, dove la fede d’oro riflette un bagliore opaco. Poi decide di parlare.
ADRIEN: “Ah già certo, hai detto bene, la donna della tua vita! Credi che dorma da piedi e non ne sia al corrente?”
GABRIEL: “Perché? Ora hai anche qualcosa da rimproverarmi?”
ADRIEN: “Non ti ho mai rimproverato nulla, sto zitto da dieci anni, sei mio fratello più piccolo ed ho cercato sempre di proteggerti in questi anni, ma non dormo da piedi e so che tra voi non è mai finita.”
GABRIEL: “Se ti riferisci a qualche lettera e qualche messaggio che ci scriviamo è vero, altrimenti sei fuori strada.”
ADRIEN: “No, no, non è solo quello. Credi sia stupido?”
GABRIEL: “Allora non capisco…”
ADRIEN: “Ecco bravo continua a non capire…”

Ora è Adrien che si allontana: si alza lentamente dalla sedia. Ha paura di dire troppo. Si accende una sigaretta con gesti automatici, il clic dell’accendino risuona netto nel silenzio del giardino. Fa due volte il giro completo del prato, i passi che affondano leggermente nel terreno morbido, la brace della sigaretta che si accende e si spegne a ritmo irregolare. Poi ci ripensa, spegne il mozzicone contro la suola della scarpa e torna a sedersi, il volto più tirato di prima.
ADRIEN: “Ascoltami Gabriel, so che vi frequentate ancora e non vi siete mai lasciati, sono dieci anni che state insieme segretamente, dopo il matrimonio avete continuato a frequentarvi ed io l’ho scoperto quando io e lei eravamo appena sposati. Un bel giorno vi ho seguiti e vi ho visti insieme. Credi che non lo sappia che quando vieni a stare da noi a Parigi vieni esclusivamente per lei? Altro che nipote, altro che fratello! Puntualmente trovate il modo di stare insieme inventando delle balle a cui faccio finta di credere.”
GABRIEL: “Ma che dici?”
ADRIEN: “Lo so!”
GABRIEL: “E poi mi sembra il minimo, del resto se Colette non è mia moglie è rimasta comunque una mia amica, o sei geloso?”
ADRIEN: “Non è questione di amicizia Gabriel, conosco anche la pensione dove vi vedete, sempre la stessa, al 13 di Rue Ernest Renan. Comunque come vedi sono stato sempre zitto e non ho mai detto nulla né a te né tantomeno a lei. Chissà poi per ottenere in cambio cosa… a parte il tuo disprezzo ovviamente…”
GABRIEL: “Perché non mi hai detto nulla?”
ADRIEN: “È stata dura, specialmente i primi tempi, ho mandato giù tanti bocconi amari, ma ora mi dà sollievo sapere di dividerla con te e non gli ho mai chiesto di lasciarti. Agli inizi sapevo che ti dava quello di cui avevi bisogno e poi è subentrata l’abitudine.
GABRIEL: “Dai, ma che dici? Non ci credo!”
ADRIEN: “Anche per me è un modo di starti vicino. Mi manca così tanto il rapporto di quando eravamo ragazzi. Se lei non fosse rimasta incinta ora sarei qui in questa bella villa ed io e te giocheremo ancora su questo bel prato verde come da bambini.”

Gabriel cerca di ribellarsi: il suo corpo si tende, le mani si stringono a pugno sulle ginocchia, il respiro diventa più corto e affannoso. Non sopporta quel tono apprensivo e smielato del fratello maggiore. In fin dei conti Adrien ha ottenuto quello che lui non potrà mai avere: il diritto di chiamarla moglie davanti al mondo.
GABRIEL: “Senti, odio il tuo atteggiamento paternalistico. Un padre già ce l’ho! E comunque stanotte ci hai scopato, ho sentito chiaramente i suoi lamenti, altro che mal di stomaco!”
ADRIEN: “Allora se hai coraggio devi dirla tutta la verità, non sono scemo. Tu ci hai scopato ieri pomeriggio! Credi davvero che riposassi perché ero stanco del viaggio? Siete andati su in mansarda, avete chiuso a chiave la porta, e lo avete fatto lì, ti basta questo o vuoi anche altri dettagli? Ho sentito chiaramente i vostri gemiti e poi quel letto che cigolava e non voleva smettere. Ti prego non farmi arrabbiare.”
GABRIEL: “A volte mi riprendo il dovuto anche se raramente… E poi l’ho fatto perché speravo che questa notte non si avvicinasse a te…”
ADRIEN: “Le qualità e il calore di Colette le conosciamo entrambi…”
GABRIEL: “Non parlare così di lei ti prego, io l’adoro!”
ADRIEN: “La ami nella misura in cui ti manca, se fossi sposato con lei parleresti in maniera diversa.”
GABRIEL: “Cosa vuoi dire che tu non la ami? Ah ecco ora devo sentire pure questa, cazzo!”
ADRIEN: “Non ho detto questo, ma è evidente che il tuo è un amore irrazionale, proprio di chi non ha ottenuto quello che avrebbe desiderato.”
GABRIEL: “Quando penso a lei mi manca il respiro, credevo che il tempo mi avesse guarito, ma ormai è diventato un sentimento patologico.”
ADRIEN: “Non è solo sentimento, ma anche attrazione e possessione fisica. Sono sicuro che quando ci scopi pensi a me e fai paragoni.”
GABRIEL: “Che ci posso fare? Vorrei essere il suo unico uomo, essere l’unico che la fa godere. Vorrei fare sesso con lei in ogni momento, anche ora ad esempio, se fosse per me salirei su in stanza e ci farei l’amore anche per soli trenta secondi mentre sta preparando le valigie.”
ADRIEN: “Gode tanto con te vero?”
GABRIEL: “Oh sì!”
ADRIEN: “E tu cosa provi?”
GABRIEL: “Quando sono dentro di lei mi abbandono completamente, mi sembra di stare in un’altra dimensione, ma nonostante tutto non mi basta perché so che non è solo mia.”
ADRIEN: “Lei non ha tutto questo desiderio con me… Ti consola sapere questo?”
GABRIEL: “Forse non la coinvolgi come faccio io…”
ADRIEN: “Credi, il problema è che noi siamo marito e moglie e lo sai benissimo che spesse volte è uno svantaggio.”
GABRIEL: “Lo so che l’amore rubato ha un fascino in più, ma ti giuro, io vorrei farlo alla luce del giorno.”
ADRIEN: “Fratello, fare l’amore con una donna è la cosa più naturale di questo mondo, è ovvio che la tua è un’attrazione morbosa…”
GABRIEL: “Credi che non ci abbia provato a dimenticarla? Ho avuto altre donne, ma nel tempo ho collezionato solo delusioni. Nessuna è come lei! Nessuna mi fa stare bene come Colette. Capisci? Lei rimane sempre il mio desiderio massimo.”
ADRIEN: “Forse non ci crederai, ma davvero vorrei essere al tuo posto e conoscere cosa si prova ad amare così profondamente.”
GABRIEL: “Tu non lo provi perché non ne sei mai stato innamorato. E lei se ne rende conto, cosa credi?”
ADRIEN: “Te lo dice?”
GABRIEL: “No, ma la sento, anzi vorrei che me lo dicesse nei nostri momenti intimi! Che mi dicesse che scopo meglio di te e che sono l’unico maschio al mondo che la fa godere!”
ADRIEN: “Ora sei ingiusto Gabriel!”

Gabriel ha un attimo di smarrimento. Scuote la testa lentamente, come per scacciare un pensiero che gli punge la tempia; le palpebre sbattono rapide un paio di volte.
GABRIEL: “Scusa, scusa, scusa, non volevo dire questo. Ti chiedo scusa fratellone, lo so che agli occhi degli altri sarei solo un pervertito, il cognato che si fa la moglie del fratello! Davvero ci ho provato a dimenticarla, ma non ci riesco… Per un anno intero mi sono allontanato, ricordi? Ho viaggiato molto, Londra, Las Vegas, Tokio…. Poi sono tornato e per dimenticarla sono stato anche in terapia, ma poi è bastata una telefonata e ci sono ricascato. Ma come si fa a stare bene senza di lei? Me lo spieghi? È una donna meravigliosa, bella, dolce, una Venere!”
ADRIEN: “Dai non esagerare adesso, chissà quante donne ci saranno al mondo meglio di lei.”
GABRIEL: “Cazzo, ma la vuoi smettere?”
ADRIEN: “Anch’io ti chiedo perdono e ora, visto che sai che so, spero che tu ti renda conto che non è stato facile neanche per me.”
GABRIEL: “Non potrò mai stare con un’altra donna, del resto non mi sono mai sposato e questa ne è la riprova.”
ADRIEN: “All’inizio ci ho sperato sai, ma se sei rimasto a vivere qui a casa dei nostri genitori, credo che non sia solo per tua volontà.”
GABRIEL: “Cosa vuoi dire?”
ADRIEN: “Colette non vuole vero?”
GABRIEL: “Ovvio che non vuole, sono suo e semmai dovessi conoscere qualcuna la prima a saperlo sarebbe lei.”
ADRIEN: “Fammi capire vorresti il suo consenso?”
GABRIEL: “Non credo che lei approverebbe. Anche noi siamo una coppia!”
ADRIEN: “Vedi? Non c’è soluzione e più ci penso e più mi convinco di aver fatto bene a tacere tutto questo tempo.”

In quell’istante Colette esce dalla porta sul retro con una valigia rigida color antracite in mano. Indossa un cardigan leggero sopra l’abito estivo, i capelli raccolti in una coda che le scopre il collo. Cammina con passo deciso sul vialetto di ghiaia, diretta verso l’auto parcheggiata. Indossa un paio di calze a rete, il rumore dei tacchi sui sassi è secco e ritmato. I due fratelli abbassano istintivamente la voce, quasi all’unisono.
ADRIEN: “Gabriel tu sei l’amante di mia moglie, ma non ci hai pensato cosa sono io? Altro che uomo fortunato! Sono semplicemente un marito tradito e per giunta da suo fratello!”
GABRIEL: “Che intenzioni hai? Cosa vuoi fare?”
ADRIEN: “Nulla, non posso rischiare che il patrigno di mio figlio sia anche suo zio. E poi i nostri vecchi morirebbero di crepacuore.”
GABRIEL: “Credi che mamma non lo sappia, non se ne sia mai accorta?”
ADRIEN: “Beh spero di no!”
GABRIEL: “Me la lasceresti?”
ADRIEN: “Beh non è un pacco postale, credo che, come minimo, dovremmo sentire il suo parere. E comunque dai retta a me, meglio che la situazione non cambi.”
GABRIEL: “Sai Adrien, a me dà sollievo che tu lo sappia, perché in questa storia c’erano anche tanti sensi di colpa. Più volte mi sono dato dell’egoista pensando a quanto male ti stessi facendo.”
ADRIEN: “Pensa invece in che condizione sono io… Vedi se avessi scoperto la tresca con un altro uomo, mi sarei comportato di conseguenza, l’avrei lasciata, l’avrei messa con le spalle al muro e sarei tornato a vivere qui con voi, ma con te è diverso.”
GABRIEL: “Quindi…”
ADRIEN: “Quindi nulla, devo subire e tacere per il bene di tutti, tranne il mio!”
GABRIEL: “Non mi chiedi di lasciarla vero? Impazzirei al solo pensiero…”
ADRIEN: “Tu sei sempre stato il fratello più fragile. Ti chiedo però di essere più accorto… sia mai che papà e mamma sappiano che condividiamo la stessa donna.”
GABRIEL: “Certo è assurdo, ma quando sono con lei non penso mai che sia tua moglie e mia cognata. E poi mi piace pensare che lei si comporti diversamente quando sta con me, per cui è come se io e te stessimo con due donne diverse.”
ADRIEN: “E tutte e due, caso strano, si chiamano Colette.”
GABRIEL: “Non solo… si assomigliano anche come due gocce d’acqua!”
ADRIEN: “Sai Gabriel hai ragione all’inizio non l’amavo, ma poi ho iniziato ad apprezzarla come donna quando ho visto che ti rendeva felice.”
GABRIEL: “Come fa l’amore lei, non lo fa nessuna al mondo!”
ADRIEN: “Credi che non lo sappia?”

Gabriel guarda intensamente suo fratello: gli occhi lucidi, le pupille dilatate, un tremito leggerissimo alle mani.
GABRIEL: “Abbracciami Adrien”
ADRIEN: “Sei più calmo ora?” Hai preso le pillole oggi?”
GABRIEL: “Dici che lei si stancherà? Che lascerà uno di noi due?”
ADRIEN: “Ora però non ti far prendere da altre fobie. Comunque, se non le rendiamo la vita difficile, non credo che lo faccia, in fin dei conti quale donna non vorrebbe essere amata così intensamente!”
GABRIEL: “Quindi non farai nulla e lascerai che la veda ancora vero?”
ADRIEN: “Desidero solo che nulla cambi perché voglio il tuo bene, il suo e quello di mio figlio.”

In quel momento si sente la voce di Colette: «Adrien, è tardi, dobbiamo andare». I due fratelli si alzano nello stesso momento. Si abbracciano stretti, goffamente, come se non ricordassero più bene come si fa. Le spalle di Gabriel tremano appena contro il petto di Adrien.
GABRIEL: “Ecco vedi? Per timore che tu possa scoprire qualcosa non mi ha neanche salutato.”
ADRIEN: “Ti dispiace?”
GABRIEL: “Certo, ma lo capisco. Ascolta fratellone posso venire da voi a Parigi la prossima settimana?”
ADRIEN: “La mia casa è sempre aperta per te…”
GABRIEL: “Grazie, grazie, grazie.”
ADRIEN: “Avvisami in tempo, così metterò una scusa di lavoro e vi lascerò liberi per qualche giorno.”
GABRIEL: “Davvero vuoi che ci faccia l’amore ininterrottamente per giorni e giorni nella vostra casa, nel vostro letto?”
ADRIEN: “Gabriel guarda che è già successo ed io non vi ho detto niente.”

Gabriel abbraccia di nuovo suo fratello, più forte questa volta, il viso affondato per un istante nella spalla di Adrien.
ADRIEN: “Ovviamente Colette non deve sapere che ci siamo parlati e che io so.”
GABRIEL: “Avrò la bocca cucita, del resto è un nostro segreto!”
ADRIEN: “Ti voglio bene, fratellino.”
GABRIEL: “Anche io, tanto.”

Il motore dell’auto si accende con un ronzio basso e continuo. Adrien si allontana verso il vialetto, la sigaretta ormai spenta tra le dita. Gabriel resta fermo sul prato, le mani nelle tasche dei jeans, lo sguardo fisso sulla macchina che si allontana lentamente tra i due pilastri di pietra del cancello, fino a sparire dietro la curva della strada provinciale. Il giardino torna silenzioso, interrotto solo dal fruscio leggero delle foglie mosse dal vento.






Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti
realmente accaduti è puramente casuale.
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