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UN SABATO SERA PARTICOLARE
Il sabato per noi era un rituale
intoccabile: cena con gli amici, risate, e poi l’amore. Questa sera
però, mio marito è impegnato con il lavoro ed io rimango sola in
casa. Una telefonata inaspettata, una voce sconosciuta al telefono,
sensuale e sfacciata, rompe la mia noia, catapultandomi in un
vortice di rabbia e curiosità...

Il sabato per noi
è sempre stato un giorno sacro. Prima la cena con gli
amici e poi l’amore. In dodici anni di matrimonio, a
parte qualche malanno noioso, io e mio marito Luca non
abbiamo mai rinunciato a quel rito. Del resto durante la
settimana, lui medico ed io avvocato, siamo sempre pieni
di impegni di lavoro per cui il sabato è da sempre il
nostro giorno di svago!
Quel sabato però succede
qualcosa di molto particolare…Sono in bagno a prepararmi
quando ricevo una telefonata da Luca. Sono circa le
sette e mezza, lui dispiaciuto mi dice che purtroppo
un’emergenza lo costringe a rimanere in ospedale per cui
quel sabato sera dobbiamo saltare la cena con gli amici.
Vado su tutte le furie… CLARA: «Cavolo no… sono
già pronta per uscire, ma potevi dirmelo prima che avevi
da fare?» Sono davvero dispiaciuta per quel
contrattempo… LUCA: «Tesoro è stata una giornata
d’inferno. Se vuoi puoi andare da sola, purtroppo credo
che qui vada per le lunghe…» CLARA: «Lo sai che non
vado da sola e poi sai bene che non è solo la cena…»
LUCA: «Scusami cara, non è colpa mia, purtroppo c’è un
caso urgente, chiamo io gli amici e dico che non
andiamo. Usciremo il prossimo sabato…» CLARA: «Ma non
puoi farti sostituire?» Cerco qualche improbabile via
d’uscita. LUCA: «No e tra l’altro sono anche molto
stanco, se anche dovessi liberarmi stasera non ce la
faccio proprio… ti prego capiscimi…» CLARA: «Sei
sempre il solito, prima il lavoro e poi tutto il resto,
vorrei proprio sapere che posto occupo nella tua
speciale classifica della considerazione.» Sbotto.
LUCA: «Dai cara ti ho chiesto scusa, per favore non
arrabbiarti…» CLARA: «Ti preoccupi solo di te e di
conseguenza tutto il mondo gira attorno a te! Gli altri
per te non sono nulla, tanto meno io…» LUCA: «Come te
lo devo dire che sono stanco morto e tu invece di essere
comprensiva stai piantando una questione del cazzo!»
Ecco, ora si è arrabbiato. CLARA: «Veramente chi deve
essere arrabbiata sono solo io! Che scema, pensa che,
prima che mi telefonassi, stavo pensando a quali
mutandine mettere per te… Se vuoi ti aspetto vestita
così…» Lo dico per allentare la tensione, ma purtroppo
l’effetto è un altro. LUCA: «Sei inopportuna e
ridicola! Io sto entrando in sala operatoria… e tu mi
parli di mutande…» Divento rossa dalla rabbia! Come
al solito, alla fine delle nostre discussioni sono
sempre io a sentirmi in colpa! Riattacco immediatamente.
Sono fuori di testa, non solo mi ha fatto saltare
quel sabato, ma fa anche l’incazzato e soprattutto mi ha
fatto passare per la solita insensibile! Certo, a causa
dei nostri caratteri molto spigolosi, le cose tra noi
non sono mai andate troppo bene, ma la serata del sabato
è sempre stata la nostra medicina e la nostra terapia.
Mi guardo allo specchio. Mi sento bella, attraente,
sprecata! Cazzo no! Un sabato sera da sola e per giunta
in casa! Rinuncio a truccarmi, torno in sala, mi accendo
una sigaretta e sprofondo sul divano. Rassegnata accendo
la televisione. Tra l’altro non ho fame. Quel litigio mi
ha tolto anche la voglia di mangiare. Salto da un
canale all’altro senza il minimo interesse e alla fine
mi addormento. Mi sveglia di soprassalto lo squillo del
telefono di casa. Guardo l’orologio, è passata circa
un’ora. Sono sicura che sia ancora Luca, del resto tra
noi due è sempre il primo a riavvicinarsi, ma questa
volta non ho alcuna voglia di fare pace e tanto meno di
parlargli. Per cui faccio squillare il telefono, fino a
quando esasperata rispondo.
LA VOCE: «Amore ti
devo dire una cosa… ho tanta voglia di te…» È la voce
di un uomo, ma non è quella di mio marito, mi gelo e
rimango muta. LA VOCE: «Mi senti cara? Pensavo a te e
mi sono eccitato. Lo sai vero che mi fa sempre effetto
quando penso a te? Pensavo di masturbarmi con te… Hai da
fare ora?» Non conosco quella voce, penso di
riattaccare senza parlare, ma la mia innata curiosità
m’impedisce di farlo. Devo sapere se è uno scherzo o se
quel tizio ha sbagliato numero. LA VOCE: «Perché non
mi rispondi, so che sei lì…» A quel punto parlo.
CLARA: «Beato lei… che ha voglia di giocare… io invece
sono tanto incazzata!» LA VOCE: «Non sto giocando… ma
chi parla, non sei Elisa?» CLARA: «Mi spiace per lei,
credo che abbia sbagliato numero. Mi chiamo Clara e non
sono la sua amichetta.» LA VOCE: «Oh mi scusi,
credevo fosse Elisa… la mia amica…» CLARA: «Un’amica
molto confidenziale a quanto pare.» LA VOCE: «Siamo
solo amici…» CLARA: «Beh non direi solo amici…
comunque grazie per queste notizie, ora possiamo
riattaccare e lei può chiamare tranquillamente la sua
amica, ma la prego questa volta non sbagli numero.»
LA VOCE: «Posso sapere con chi parlo?» CLARA: «Le ho
detto che ha sbagliato numero, chi sia io non ha alcuna
importanza…» Lui rimane un attimo a pensare. LA
VOCE: «Posso sapere perché è incazzata?» CLARA: «Ed a
lei cosa gliene importa? Mi scusi, ma non sono tenuta a
dare spiegazioni a sconosciuti…» LA VOCE: «Potremmo
conoscerci se lei vuole…» CLARA: «E cosa ci
guadagno?» LA VOCE: «Non so, forse la mia amicizia…
Dalla voce sembra una signora molto sensuale, sbaglio?»
CLARA: «Che importanza fa? Ma scusi, ma non aveva detto
che si è eccitato pensando alla sua amica?» LA VOCE:
«Potrebbe darmi una mano lei…» CLARA: «In che senso
una mano?» LA VOCE: «Non faccia l’ingenua… Dalla voce
non mi sembra una ragazzina…» CLARA: «Non lo sono
infatti, ma in che senso potrei esserle utile…» LA
VOCE: «Nel senso che ho bisogno di pensare che la mia
mano sia la sua…» CLARA: «Guardi io sono una donna
sposata e non passo le mie serate di sabato a parlare
con sconosciuti… Tra l’altro non sono di buon umore…»
LA VOCE: «Colpa mia?» CLARA: «Veramente sono
incazzata con mio marito…» LA VOCE: «È a casa suo
marito?» CLARA: «No.» LA VOCE: «Quindi è
arrabbiata perché è sabato sera ed è sola in casa invece
di essere altrove, locale, ristorante, amici, immagino…»
CLARA: «Lei vuole sapere troppe cose, comunque sì mi ha
dato buca…» LA VOCE: «Allora non tutto il male viene
per nuocere, se fosse uscita, ora non avrebbe potuto
parlare con me…» CLARA: «Lei è un bel tipo sa, direi
anche un tantino presuntuoso…» LA VOCE: «Non sono
presuntuoso credo solo nella forza del destino…»
CLARA: «E cosa le dice ora il suo destino…» LA VOCE:
«Lui non dice nulla, ma mi ha aiutato ad incontrare una
donna meravigliosa, la sua voce è molto particolare…»
CLARA: «Cos’ha la mia voce?» LA VOCE: «È sensuale e
calda…» CLARA: «La prego, la mia voce è normale e lei
non faccia il ridicolo…» LA VOCE: «Lo dico seriamente
e visto che è incazzata con suo marito ed è sola in casa
potrebbe unire l’utile al dilettevole…» CLARA: «E
cosa dovrei fare?» LA VOCE: «Immaginare che sia la
mia mano ad accarezzarla…» CLARA: «Guardi che io non
ho mai fatto queste cose… e poi al telefono…» LA
VOCE: «Allora inizi, c’è sempre una prima volta e vedrà
si troverà bene… Posso chiederle cosa indossa ora?»
CLARA: «Stavo uscendo, porto un tailleur e una camicetta
bianca.» LA VOCE: «Non oso chiederle cosa porta sotto
la gonna…» CLARA: «Il sabato sera mi faccio bella per
mio marito…» LA VOCE: «Bene, allora questo sabato non
sarà passato inutilmente. Le posso chiedere di sedersi…»
CLARA: «Sono seduta…» LA VOCE: «Comoda sul divano?»
CLARA: «Mi ero anche addormentata…» LA VOCE:
«Sbottoni la camicetta…» CLARA: «Lei è pazzo!» LA
VOCE: «Un solo bottone la prego, cosa le costa?»
Forse è quella voce sensuale, calda, profonda, a dir
poco sfrontata, o forse perché sono ancora arrabbiata
con mio marito, per come mi ha trattata e ho ancora
bisogno di fargliela pagare. O forse perché in fin dei
conti è soltanto uno sconosciuto e qualunque cosa faccio
non mi compromette più di tanto… Alla fine decido di
stare al gioco. CLARA: «Sono qui e l’ascolto.» LA
VOCE: «Ok ma non riattacchi la prego.» CLARA: «Lei è
spuntato dal nulla…» LA VOCE: «Sicura?» CLARA:
«Mettiamo caso che non sia uno sbaglio… Posso sapere
come ha avuto il mio numero?» LA VOCE: «Che
importanza ha? Lei mi desiderava ed io sono qui…!»
CLARA: «Lei mi è simpatico. Ok, facciamo così… non metto
giù il telefono e l’ascolto…» LA VOCE: «La prego,
slacci la camicetta…» CLARA: «Solo un bottone ok?»
LA VOCE: «Per il momento mi accontento…» CLARA: «Non
osi troppo però, anche se ho deciso di aiutarla.» LA
VOCE: «Brava sapevo che alla fine sarebbe stata
comprensiva…»
Rimango in silenzio ad ascoltare il
suo fiato affannoso. LA VOCE: «Cosa stai facendo
Clara?» Passa al tu e in qualche modo mi sento più
coinvolta… ma è tutto insolito per me e non riesco a
parlare. LA VOCE: «L’amore al telefono non funziona
così, devi parlare… Ti prego dimmi cosa fai, devo
saperlo, voglio eccitarmi…» CLARA: «Dimmi tu cosa
fare…» LA VOCE: «Vuoi essere guidata?» CLARA:
«Voglio che tu sia la mia voce interiore.» LA VOCE:
«Sbottona la camicetta, tesoro…» CLARA: «Già fatto.
Mi sto accarezzando il seno, anzi il reggiseno…» LA
VOCE: «Toglilo…» CLARA: «E se dovesse rientrare mio
marito?» LA VOCE: «Sarà più eccitante, allora…»
CLARA: «Non ti conosco, ma so già che sei pazzo!» LA
VOCE: «Togli il reggiseno ed accarezza entrambi i seni…»
Obbedisco. LA VOCE: «So che lo stai facendo. Ecco
brava, ora bagnati le dita e passale sui capezzoli… Ti
piace vero? È la mia mano che ti sta toccando, la
senti?» CLARA: «Sì mi piace…» LA VOCE: «Ecco
brava, continua così… non fermarti… Ora accarezza anche
l’altro seno però…» CLARA: «Sei un diavolo lo sai?»
LA VOCE: «Lo so, sono la tua voce interiore… Dico quello
che tu vuoi che dica…» CLARA: «Mi conosci vero?»
LA VOCE: «Più di quanto ti conosca tuo marito.»
CLARA: «Ti sento… mi tocco…» LA VOCE: «Ma non così in
fretta, rallenta… delicata su quei capezzoli.» CLARA:
«Ma come fai a saperlo?» LA VOCE: «Lo so tesoro,
scommetto anche che ora sei bagnata… Toccati dimmi che
lo sei… Lo stai facendo?» CLARA: «Sì…» LA VOCE: «È
il mio dito che ti entra nelle mutandine… Affonda… Sei
bagnata?» CLARA: «Sì che lo sono, sento l’odore del
mio piacere…» LA VOCE: «Ti bagni molto vero? Devi
essere una donna molto calda…» CLARA: «Lo sono…»
LA VOCE: «Dio sì, brava così… Vuoi che sia più diretto?»
CLARA: «Ti prego non chiedermelo…» LA VOCE: «Sei la
mia porca vero?» CLARA: «Oh sì…» LA VOCE: «Lo so
che vuoi che ti dica altro…» CLARA: «Dimmelo…» LA
VOCE: «Aspetta, non correre… dammi la tua mano…»
CLARA: «Vuoi che ti aiuti?» LA VOCE: «Ecco così. Hai
una mano esperta e delicata… Accompagnami…» CLARA:
«Potrei fare di meglio se tu fossi qui…» LA VOCE: «Ma
io sono lì, ecco brava stringilo…» CLARA: «Voglio che
mi prendi, però…» LA VOCE: «Aspetta, ora alzati, mi
piace quando ondeggi sui tacchi da vera signora…»
CLARA: «Davvero ti piaccio?» LA VOCE: «Ora cammina
per la stanza e vai alla finestra…» CLARA: «Ma tu non
puoi vedermi…» LA VOCE: «Fallo e ti vedrò… Anzi apri
la finestra. Ecco brava appoggiati alla libreria e ora
muoviti.» CLARA: «È incredibile, sembra che tu mi
stia guardando…» LA VOCE: «Scostati di lato, voglio
ammirarti tutta… Fammi vedere le gambe…» CLARA:
«Adoro essere guardata…» LA VOCE: «Lo so e so anche
che ti piace.» CLARA: «Mi stai guardando?» LA
VOCE: «Dai, da brava, scosta di più la tenda.» CLARA:
«Sei l’uomo del terzo piano del palazzo di fronte vero?»
LA VOCE: «Sono quello che tu desideri che io sia.»
CLARA: «Dimmi come sono vestita…» LA VOCE: «Hai una
camicetta bianca e un tailleur…» CLARA: «Questo te
l’ho detto io…» LA VOCE: «Il tailleur è chiaro, la
gonna è corta, le scarpe sono rosse…» CLARA: «Sì è
vero! Dimmi che ti piaccio.» LA VOCE: «Sei
meravigliosa… Ecco brava, così, apri le gambe,
mostramela nel suo splendore… Brava, toccati ora…»
CLARA: «Ti voglio…» LA VOCE: «Alza di più la gonna…
Fammi vedere la tua meravigliosa fica. Brava così… Ora
voglio scoparti…» CLARA: «Sì vieni dentro di me…»
LA VOCE: «Eccomi… Appoggiati alla parete, come se fossi
io a spingerti… Inarca la schiena… Entro. Lo senti
vero?» CLARA: «Sì che lo sento. Di più. Spingi!»
LA VOCE: «Com’è?» CLARA: «Grosso.» LA VOCE: «Più
di quello di tuo marito vero?» CLARA: «Non c’è
paragone.» LA VOCE: «Muoviti dai.» CLARA: «Dimmelo
ora… Sto per godere…» LA VOCE: «Aspetta… Non essere
avida» CLARA: «No, ti prego, spingi, scopami… mi fai
impazzire…» LA VOCE: «Sei la mia troia…» CLARA:
«Sì lo sono… dai ora non fermarti…» LA VOCE: «Non mi
fermo… sìììììììììì… Muoviti così» CLARA: «Sììììììì….
Spingi, fammi tua…» LA VOCE: «Sei mia tesoro,
miaaaaaaaa…» CLARA: «Godooo.» LA VOCE: «Insieme
sììì.»
Qualche secondo di silenzio… LA VOCE:
«Ci sei ancora?» CLARA: «Che pazza che sono.» LA
VOCE: «Solo pazza? Non credevo di conquistarti…»
CLARA: «Dici che ho ceduto troppo presto?» LA VOCE:
«Avevi voglia…» CLARA: «Mi è piaciuto farlo con uno
sconosciuto, lo confesso…» LA VOCE: «Non rimanere in
piedi, mettiti seduta.» CLARA: «Ai suoi ordini mio
affascinante sconosciuto.» LA VOCE: «E se ti dicessi
che non ho sbagliato numero?» CLARA: «Non ci
crederei… prima hai detto che era solo il destino a
guidarci…» LA VOCE: «Il destino alle volte va
aiutato…» CLARA: «Ora che mi ci fai pensare… come
facevi a sapere il colore del mio tailleur e delle
scarpe?» LA VOCE: «Ti ho immaginata così.» CLARA:
«Ci devo credere?» LA VOCE: «Sei vestita come una
mogliettina da sabato sera!» CLARA: «Bugiardo!» LA
VOCE: «Se vuoi posso indovinare anche il colore del tuo
reggiseno…» CLARA: «Quello è rimasto sul divano…»
LA VOCE: «E quindi? Io so tutto di te!» CLARA: «So
chi sei?» LA VOCE: «Certo che lo sai…» CLARA:
«Sapevi che mio marito non era in casa…» LA VOCE:
«Certo e so anche altro…» CLARA: «Basta così! Non
andare oltre. Sono stata bene… così bene che vorrei che
tu rimanessi uno sconosciuto…» LA VOCE: «Rimarrò
quello che vorrai…» CLARA: «Non esiste Elisa vero?»
LA VOCE: «Esiste nella misura in cui tu vuoi che esista
in modo che io possa sbagliare di nuovo il numero…»
CLARA: «Sei fantastico! Posso dirti che mi hai fatto
passare un bellissimo sabato sera?» LA VOCE: «Grazie,
anche tu sei stata fantastica.» CLARA: «Un’ultima
cosa. Vorrei che mi giurassi che tutto ciò rimarrà un
nostro complice segreto.» LA VOCE: «Non ce n’è
bisogno.» CLARA: «Perché?» LA VOCE: «Perché solo
tu ne sei al corrente ed io potrei non esistere…»
CLARA: «Ma io sto parlando con te!» LA VOCE: «Alle
volte il desiderio è più forte di qualsiasi realtà…»
CLARA: «Mi stai dicendo che mi sono inventata tutto…»
LA VOCE: «E se fosse? A volte il desiderio è più
realistico di qualsiasi realtà…» CLARA: «Non ci
credo, dimmi che sei vero, in carne ed ossa.» LA
VOCE: «Mi hai sentito dentro di te… Non esiste più prova
di quella.» CLARA: «Tornerai in mio soccorso?» LA
VOCE: «Quando sarai sola in casa…» CLARA: «E tu come
farai a saperlo? E come farai ad essere sempre libero
per me?» LA VOCE: «Tesoro, volere è potere, è una
questione di incantesimo e la tua lampada di Aladino è
tra le tue meravigliose cosce.» CLARA: «Tornerai
vero?» LA VOCE: «Tutte le volte che vorrai…»
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Pur basato
su temi ricorrenti questo racconto
è opera di pura fantasia. Nomi, personaggi e
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dell’autore e non sono da considerarsi reali.
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