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RACCONTI

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Fantasypervoi
Eutanasia di un amore







Photo Nicolas Frenot

 



Eccomi qui, in questa stanza buia, in un silenzio tetro, dove l´unico segno di vita è lo sgocciolare del rubinetto:
la percezione del rumore impietoso della goccia si espande dentro il mio cervello. Tic...tic...tic... sempre uguale,
stesso tempo ritmico, è passata solo qualche ora da quando hai chiuso la porta dietro al tuo presente, lasciando il freddo delle lenzuola a coprire il mio corpo esausto; hai portato via il tuo odore e la mia anima. Un freddo intenso, crescente, partito dalle tue ultime parole: - Non ti amo più ... - scarne parole dette in un sussurro dirompente. La mia litania speranzosa di un ripensamento, tante volte l´avevi detto e tante volte sei tornata, ma non avevi quegli occhi... ho sentito la vita sfuggirmi mentre mi guardavi, questa volta non tornerai indietro: - Non ho provato niente stasera, mi sono sentita una bambola di pezza, è finita...

Guardo i tuoi occhi spenti, la luce è sparita, il desiderio stava già naufragando da prima di quest´ultimo incontro. Tic...tic...tic... La goccia non mi da pace, entra dentro i miei pensieri, disturba i miei ricordi. Ho sperato amandoti stanotte di rubarti il cuore, trafugarlo e scomporlo, ripulirlo dal virus che ti ha infettato... Mi sento il replicante di" Blade runner" sommerso da quest´oscurità opprimente, la goccia diventa pioggia, bagna il muro di cera che ho costruito, esce dall´iride scivola sulle guance... sto piangendo, guardo lo specchio incredulo, non credevo d´esserne ancora capace.

Guardo il mio corpo riflesso...chissà se esiste un altro mondo dall´altra parte del vetro, chissà se in un doppio mondo posso riparare ai miei errori. " Non mi lasciare"...avrei dovuto dirtelo stanotte e dirtelo mille volte nei momenti dell´amore, avrei dovuto dirti quanto sei importante, dirti che mi hai trasformato dentro, dirti che hai scalfito il cuore, aperto una crepa, rotto una diga, dirti che hai portato linfa in una pianta ormai arida.

L´orgoglio, ecco cosa mi ha sempre fregato, il potere del comando, la mia posizione sociale, il non volere accettare di essere umano; guardo lo specchio, non trovo difetti: esternamente sono una cellula perfetta, ma dentro il virus ha cominciato la sua distruzione. Anche stanotte ho spinto dentro la tua carne il dolore di uomo frustrato, ho violentato il tuo corpo per dimostrare a me stesso che sono il più forte, il disperato tentativo di lenire le mie paure di uomo fragile. " Ti amo" avrei dovuto dirtelo, stronzo che sono, mi guardo nello specchio, ricordo i nostri incontri, la passione, la simbiosi dei corpi, il piacere urlato e mai una volta, che ho avuto il coraggio di pronunciarla quella stupida frase di cinque lettere, come un dardo mortale, l´ho tenuta nascosta nell´abisso del mio io per paura di avvelenarmi dei tuoi sentimenti.

Quante volte sei venuta sotto il mio desiderio, quante volte sono venuto sotto i tuoi movimenti, quante volte insieme. Lacrime furtive in questa stanza persa in periferia, lacrime spese nel momento sbagliato, il nostro tempo è finito, solo quella maledetta goccia continua a vivere...












 
 
 



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Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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