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RACCONTI

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Fantasypervoi
Una carezza sulla pelle






Photo robert beczarski

 

 


Stavo pensando alla giornata frustrante che mi attendeva in ufficio. Seduto al bar con l'aperitivo in mano, cazzeggiavo con lo sguardo, aspettando che finisse la pausa pranzo. Non avevo fame, quindi, avevo stuzzicato e bevuto qualcosa di leggero.
Lo sguardo si alzò verso la finestra del primo piano sopra la banca dove lavoravo. Riconobbi subito Pamela,
Era una ragazza solare che ogni tanto illuminava la piazza con il suo sorriso. Avevo avuto modo di chiacchierare con lei qualche volta e l'avevo sempre trovata a modo, sia nella disquisizione linguistica, sia nell'intelligenza e, soprattutto nel corpo. Aveva quel tipo di fisico che emanava sensualità da tutti i pori.
Pur tenendo un profilo basso, emanava voglia di sesso lontana un miglio, era impossibile non eccitarsi standole vicino. Per lo meno, questo, era quello che provavo io.
Stava parlando concitatamente al cellulare con qualcuno. Dal basso verso l'alto, riuscivo a intravvedere sotto la gonna. Era la prima volta che riuscivo a scorgere qualcosa di intimo di lei. Si accorse del mio sguardo e fece prontamente un passo indietro dal davanzale, quanto bastava per non farsi più vedere.
L'immagine delle sue gambe e l'inizio delle sue mutandine bianche, erano ormai scolpite nella mia mente.
Rimasi ad aspettare.
Ricomparve dopo alcuni minuti.
Stava ancora parlando al cellulare, ma, ora, era calma e rilassata, fumava una sigaretta e si accarezzava i capelli neri e vaporosi. Aveva messo una tuta da ginnastica che metteva in evidenza i suoi seni prosperosi.
Sapevo che aveva una trentina d'anni e che era divorziata. Madre di una bambina, lavorava presso un supermercato come impiegata alla cassa e non se la passava bene.
Qualche settimana prima, era venuta a chiedere un prestito.
Me la ricordavo bene, per che un mio collega ci aveva perso la testa dietro, nella speranza di uscirci insieme. Continuai a guardarla intensamente, mentre i pensieri si susseguivano nei ricordi.
Gli sguardi si incrociarono e un suo sorriso caldo, mi fece avere un inizio di pelle d'oca.
Presi il bicchiere e lo alzai verso lei con un senso di piacere, mimando un saluto.
Pamela, spostò la sigaretta dalle labbra e salutò con elegante indifferenza.
Tutto, fini così.
Rimasi turbato per quello scambio di sguardi, ma, non ci fu un seguito.


*****


Fare il direttore di una banca in un piccolo paese, ha certamente molti vantaggi, uno, è sicuramente conoscere quasi tutti! Ricchezza e povertà, sono sulla bocca di tutti.
Rispetto e disprezzo.
Sante o puttane!
A seconda di chi frequenti i personaggi si trasformano.
Non mi meravigliai quando la vidi entrare qualche giorno dopo dentro la banca, era ovvio che veniva a sentire del suo prestito.
Dal vetro scrutavo il suo atteggiamento nervoso.
Era vestita sobria, anche in quel momento il suo vestito era adeguato alla sua persona, tutto formale e rispettoso dell'apparenza.
Vi erano donne che quando dovevano chiedere un prestito si trasformavano, si vestivano sensuali lanciando messaggi subliminali ben chiari e, onestamente, molte volte non si fermavano ai segnali.
Io stesso, avevo avuto un paio di rapporti burrascosi con queste “clienti”.
D'altronde, essere singolo e avere quaranta anni ha i suoi vantaggi in certe posizioni sociali.
La discussione dall'altra parte del vetro continuava. Quando si girarono tutti e due verso il mio ufficio, compresi cosa sarebbe accaduto. Trenta secondi dopo, era davanti a me, imbarazzata e stupendamente sensuale nel suo vestito nero.
La feci accomodare.
La guardai affascinato accavallare le gambe.
La gonna cercò inutilmente di coprire il più possibile, io, cercai inutilmente di non guardare le gambe.
Quando alzai gli occhi, lei, era ancora più imbarazzata e un leggero rossore si era sparso sul viso.
Nessuno aveva parlato.
Una cappa di erotismo, era scesa nella stanza inebriandomi con la sua tentazione.
Cercai di stare calmo.
Ascoltai in silenzio i suoi problemi.
Lo sguardo ipnotizzato dalle labbra e dalla cadenza che avevano.
Leggermente umettate, un sottile colore rosso di un rossetto a nascondere la carne piena e polposa.
Mille pensieri erotici a spingere sul sesso eccitato.
Tentativo fatuo di nascondere lo stato evidente.
Mi riporto alla realtà con quella sua semplice frase;
- Cosa ne pensa?
Non pensavo niente! Non avevo seguito niente dei suoi ragionamenti, ero completamente perso in lei, nel suo seno, nella sua bocca, all'inizio della gonna...
Cercai di uscire da quella situazione surreale e ridicola in cui mi ero cacciato da solo;
- Penso che sia un discorso da approfondire.
- Certo, ma esiste qualche speranza di aver il prestito?
- Mai dire mai...
Dissi la prima frase stupida che mi venne in mente.
Sorrise radiosa.
- A cena stasera?
Le dissi speranzoso
Rimase a pensare, mi squadrò per bene, poi, si accarezzò i capelli folti;
- Perché no?
- Alle otto al Ristorante “Quarto piano?”
Lei, mantenne il sorriso;
- Facciamo alle nove a casa mia, sono un ottima cuoca. Abito dove mi ha vista l'altra volta, dietro il balcone, c'è la mia piccola dimora.
Deliziosa, era veramente deliziosa e spontanea;
- Ottimo...
La guardai uscire dall'ufficio, la cadenza dei glutei che accarezzavano il vestito, mi perseguirono per tutto il giorno.



*****




Il Campanello Pamela Bandini, era nascosto da un biglietto;
- Non suonare che si sveglia la bambina.
Chiusi il portone lasciato appositamente aperto e feci una rampa di scala.
Bussai piano.
Immersa nel suo tubino nero, mi fece entrare, teneva un dito sulle labbra a ricordarmi di non fare rumore.
Difficile spiegare le sensazioni che provai nel vederla.
Fu una cena strana, i sapori si mischiavano con le sue parole e il vino bianco leggermente frizzante, ci accompagnava delicato.
Erano le undici quando, mettendo una mano sulla sua appoggiata al tavolo, le risposi;
- Si, si può fare.
Non la tolse.
Un leggero arrossamento delle gote.
Cercai di mantenere il migliore contegno possibile scontrandomi con il mio desiderio mentale che mi chiedeva tutt'altra cosa;
- Ok, continuiamo la discussione domani?
Lei, guardò l'orologio;
- Sono solo le undici...
A quella risposta, il mondo, si riempì di fiori e fuochi artificiali.
Una musica dolce stava accompagnando la serata,
Fece un leggero movimento col collo lasciando capire che qualcosa non andava.
Approfittai della situazione;
Mi alzai e mi portai dietro le sue spalle;
- Ti ci vuole un massaggio...
- Magari...
Le mani si fermarono sulla pelle e cominciarono a muoversi delicatamente sulla superficie scoperta del collo, da quella posizione, potevo ammirare ancora meglio la spaccatura del vestito che permetteva di capire qualcosa di più.
Guardavo estasiato il seno che faceva muovere il vestito ogni volta che respirava.
Era evidente che quella situazione stimolava anche lei.
Salì con una mano prendendo la mia;
- Ecco! Mi fa male proprio li...
Cominciai a massaggiare dove voleva lei. Cerchi sempre più larghi, carezze sempre più lascive e spinte.
Non si girò mai, neanche quando le mani scesero sui seni. Spostai la sedia e la feci alzare.
La poggiai al bordo del tavolo ancora apparecchiato e la baciai.
Le gambe tra le sue. Il tubino stretto in vita che sforzava in quella posizione.
Era estate e la finestra, era aperta, ma, il caldo si sentiva e i corpi erano sudati per tanti motivi.
Mi appoggiai al sua corpo facendole sentire il mio eccitamento.
Pamela, ebbe un fremito e un sospiro a seguire;
- Da una vita che non sto con un uomo...
Non risposi, furono gli occhi a parlare.
Le mani scesero a cercare il vestito.
Lei, poggio i glutei sul bordo del tavolo spostando tutto quello che le dava fastidio e si lasciò portare dalla tempesta che stava arrivando.
Tutto istintivo, tutto nelle mani del' attimo fuggente.
La cosa più difficile? Fare poco rumore per non svegliare la bambina.
Pamela, si rivelò una donna calda e appassionata.
Oggi, siamo una coppia di fatto con una bambina e un piccolo ragazzino di nome Marco, probabilmente nato su un tavolo di cucina ancora da sparecchiare...








FINE








 
 
 



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