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RACCONTI

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Fantasypervoi
A spasso con una prostituta







Photo Georgy Chernyadyev

 


Ero nervoso quella sera: era stata una giornata balorda di lavoro. Avevo litigato con la mia ragazza e mi sentivo frustrato per come c’eravamo lasciati. Sentivo che la litigata era andata oltre le righe e lei aveva sbattuto la porta dietro di se lasciandomi a riflettere sul nostro futuro. Decisi d’uscire per scaricare la tensione. Presi la macchina e andai nei viali frequentati dalle prostitute.
Ormai era difficile anche avvicinarle: il comune aveva messo dei divieti con multe esose per chi era fermato a trattare o solo parlare con quelle donne. Guardavo queste ragazze quasi tutte dell’est, alcune erano giovanissime. Rimanevo sempre stupito dalla bellezza estetica di queste giovani donne.

Fui riportato alla realtà da un tocco sul vetro seguito da una voce femminile.
- Ciao, hai bisogno di compagnia?
Mi girai istintivamente verso il suono della voce e vidi una ragazza sui venticinque anni veramente graziosa.
- Avrei bisogno di compagnia, ma quella vera, non quella a pagamento.
- Allora hai sbagliato strada. Mi disse sorridendo.
La guardai allontanarsi per tornare verso il marciapiede: era veramente carina in quei suoi vestiti posticci. Non ero mai andato con una puttana, mi sembrava fuori luogo alla mia età e inoltre, ero sempre stato molto critico su chi ci andava.
Suonai il claxon facendole gesto di tornare verso il vetro dell’autovettura.
- Sesso senza amore? Pensi che riuscirai a farmi dimenticare i miei incubi?
- Penso che riuscirò a farti stare bene senza dovere lasciare rimpianti alle tue spalle, un semplice momento di fisicità che scaricherà il tuo nervosismo.
- Si vede così tanto che sono nervoso?
- Si vede che stai male e io, potrei essere la tua medicina.
Così vicina sentivo il suo profumo: chissà perché pensavo dovessero essere sporche…
- Non ho mai pagato per fare sesso.
- Non è vero: hai pagato diversamente senza accorgerti di averlo fatto.

Era una verità assoluta o per lo meno, in quel momento mi parve tale.
La mia fede cadde con le sua ultima offerta;
- Senti, sono talmente sicura di essere la medicina giusta che, se non sarai soddisfatto potrai uscire dalla mia stanza senza pagare, se invece, come penso io, sarai appagato, deciderai tu quanto è valsa questa tua esperienza.
Di tutto quel discorso, quello che m’incuriosì fu che avesse una stanza.
- Non lo faremmo in macchina?
Rise divertita: Mi sentivo un bambino.
- Il tempo della botta e via, è finito da un pezzo, adesso, bisogna avere un posto tranquillo, dove rilassarsi e gustare il proprio piacere. Inoltre, se ti beccano per strada, ti rovinano.
- Potremmo anche solo parlare?
- Se devo farti da psicologa, allora mi devi pagare. Questa volti sorrisi io.
- Scusa sai, vuoi dire che se ti scopo posso anche non pagare, mentre, se parliamo pago di sicuro?
- Certo, io sono una puttana, non una psicologa, fare sesso per me è un dovere-piacere: fare la psicologa, è solo un lavoro.
“Cazzo”, pensai, questa ragiona molto meglio di tante laureate, lo pensai e poi lo dissi.
- Ragioni molto bene, molto meglio di tante ragazze laureate che conosco…
- Sono laureata anch’io. Rimasi spiazzato da quella confidenza.
- Tu sei laureata? E che ci fai qui sulla strada, credevo fosti la solita ragazza dell’est sfruttata da qualche magnaccia. Questa volta il sorriso che fece fu veramente piacevole da guardare;
- Ma da che mondo vieni? Sarai mica un extraterrestre.
- Questa non l’ho capita: spiegamela.
- Ti è mai passato per la testa che una può stare qui anche perché gli piace e guadagna facilmente in un mondo dove il lavoro è un premio quasi impossibile da raggiungere?
- Tu lo fai perché ti piace?
- Amo essere libera e stando qui, riesco ad avere molti vantaggi: mi scelgo i clienti, faccio sesso perchè mi piace e questo mi permette di farlo con passione. Questo metodo di non trattare un prezzo, ma, di essere pagata per la mia prestazione, mi fa guadagnare di più che se dici un prezzo fisso.

Parlava con passione, convinta dei suoi ragionamenti e mi accorsi che tutti i miei tabù stavano crollando sotto le sue parole ragionate.
- Sei laureata per davvero?
- Certo!
- E in cosa?
- Se vuoi parlare, allora mi devi pagare.
- Ah, già, hai le tue regole. Allora preferisco scopare
- Scopare, è una parola riduttiva, fredda, puoi anche usarla se vuoi un rapporto senza sentimenti, ma nel mio caso, preferisco che dici accoppiarsi, conoscersi… non pretende la parola amore, quella, è effettivamente esagerato, ma, si può stare bene insieme anche da sconosciuti.
- Certo che sai come incuriosire le persone, se solo vali la metà di come parli, credo che avrai un nuovo cliente.
- Più bello se dici conoscente…
- Diavolo, ma sei proprio una precisina… Ok, mi porti nel tuo appartamento o devo chiamarlo talamo dell’amore?
- Adesso non mi prendere in giro, non è giusto.
Restai male, quando la vidi mortificata;
- Scusami, era una battuta, non volevo offenderti. Dai, sali e indicami la strada.

Cinque minuti dopo, ero in un bilocale ben arredato, semplice, ma, di buon gusto. Non aveva niente di volgare, avrebbe potuta essere la stanza di una studentessa o di un impiegata.
Mi fece sedere in un piccolo divano situato all’entrata di fianco alla porta, mi lasciò per andare in bagno e poco dopo tornò ancora più bella di quanto l’avevo lasciata.
Mi aspettavo uscisse vestita sexy, che mi sbattesse sul letto con lo sguardo arrapato e mi scopasse facendomi urlare come un pazzo, invece, era lì davanti a me, vestita come prima, ma, con un qualcosa di più erotico di quando mi aveva lasciato.
Cominciai a guardarla con occhi diversi, cercavo il suo sguardo, apprezzavo le gambe scoperte fino al ginocchio, guardavo le mani curate e poi, istintivamente le presi una mano e la spinsi verso di me facendola sedere sulle mie ginocchia.
Lei, mi accarezzò i capelli dolcemente e seguì la linea del viso per fermarsi con un dito sulle labbra; sentendo la mia erezione crescere, spostò il pube creando un contatto diretto sui nostri sessi, le mani lasciarono il viso e scesero sulla camicia e piano, i bottoni lasciarono il loro spazio naturale lasciandomi nudo ai suoi occhi.

Le dita scesero sui miei capezzoli e cominciarono a giocare delicatamente con i pochi peli del petto. Io non parlavo, forse non respiravo neanche, quando lei alzandosi dalle mie gambe, andò sotto la gonna facendo scivolare un paio di slip neri.
Guardai il suo piede allontanarle e poi fu di nuovo sopra di me.
Fece scivolare la mia camicia e la buttò a lato del divano, poi, cominciò a giocare con la cintura.
Le vene mi scoppiavano.
Sentivo un’erezione folle: ma, soprattutto, ero completamente preso mentalmente.
Quando slacciò i calzoni e fece scendere la cerniera abbassandoli alle mie ginocchia, ero completamente perso. Chiusi gli occhi e aspettai;
- No… non chiudere gli occhi, guardami…

Sentivo la sua mano sul mio sesso e il calore che emanava la sua fica.
Percepivo i suoi umori sulle mie cosce nude: poi, fui dentro di lei.
Prese le mie mani e le strinse delicatamente con le sue, mentre, cominciava la danza del corpo. Guardavo affascinato il movimento lento, il suo alzarsi e scendere accogliendomi completamente. Ero esterrefatto del piacere che stavo provando: guardai i suoi occhi, erano liquidi con le pupille dilatate. Non stava fingendo. Si stava accoppiando con me per il piacere di farlo e mi dava tutto il meglio di quel rapporto.
Su quel divano ebbi un orgasmo difficile da descrivere. Su quel divano persi la mia verginità morale rivalutando totalmente i miei pregiudizi e i soldi che le lasciai, furono un prezzo bassissimo a confronto di quello che avevo imparato e avuto da lei.
Tornai a casa con le ali ai piedi, tutto era perfetto: il cellulare squillò qualche minuto dopo, era la mia ragazza.
- Ciao, scusami per stasera, ma, mi hai fatto incazzare con tutti i tuoi pregiudizi sulle donne…
Aveva ragione: ero sempre stato un ottuso, geloso e possessivo-
- Scusami tu, amore, vedrai che riuscirò a cambiare - e, chiudendo gli occhi, tornai all’amplesso appena concluso.
Ci lasciammo dandoci baci e carezze promesse.
Accarezzai le frasi dette e ascoltate dalla mia ragazza, poi presi il biglietto da visita che la prostituta mi aveva lasciato e feci il numero, mi venne spontaneo chiamarla per nome;
- Ciao Paola, ho bisogno di stare ancora con te, per conoscere meglio me. Ci
si può vedere domani e perché no, anche dopo domani?..














 
 
 



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