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RACCONTI
 

Adamo Bencivenga
Suite n. 6 per violoncello solo
Le Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach sono conosciute per essere fra le più note e le più virtuosistiche opere mai scritte per violoncello. Furono probabilmente composte tra il 1717 e il 1723. In queste opere al violoncello è affidata una parte da solo e quindi sono particolarmente significative nella storia degli strumenti ad arco in quanto fino al tempo di Bach era consuetudine che il violoncello suonasse esclusivamente parti di accompagnamento...





Festa di compleanno di Maurice Bauer. Gli invitati nel giardino della villa stanno festeggiando i 60 anni del maestro di violoncello. Qualcuno balla altri sorseggiano champagne francese e un ottimo Gewurztraminer d’annata.
Sono le dieci e un quarto di sera, Maurice ha già spento le candeline, lui e la moglie, a bordo piscina intrattenendo gli ospiti. Lei, stupenda cinquantenne bionda, elegante come sempre, sfoggia un sensualissimo vestito rosso scollato. Lui in abito scuro, affascinante e brizzolato guarda impaziente il telefono.

Qualche minuto dopo riceve un messaggio, con una scusa lascia il giardino, entra in casa e sale le scale. Entra nel suo studio al primo piano, lì lo sta aspettando Matilde, la sua giovane allieva, quella che da tre anni riempie le sue lezioni private e non solo di musica…
Matilde indossa un abito nero semplice, aderente, che lascia scoperte le spalle e fa intravedere sotto la stoffa leggera i suoi piccoli seni. I capelli sciolti le cadono sul viso mentre abbassa lo sguardo, come se improvvisamente si vergognasse della propria audacia.

MATILDE: Perdonami, ma non potevo non darti il mio regalo…
MAURICE: Immagino quale sia…
MATILDE: Dai facciamo in fretta ti prego, ho paura...
MAURICE: Sai che non dovremmo?
MATILDE: Lo so. Ma lo vogliamo entrambi.
MAURICE: Spogliati, facciamo in fretta.
MATILDE: Non abbiamo tempo prendimi così.
MAURICE: Almeno le mutandine.
MATILDE: Tu sei pazzo.
MAURICE: E tu una dolce puttana.
MATILDE: Sono tua.
MAURICE: Dai baciami.
MATILDE: Dimmelo però che sono tua.
MAURICE: Sei mia e lo sai.
MATILDE: Sapevi che ti avrei fatto questo regalo vero?
MAURICE: Scommetto che ti eccita essere ora qui in questa stanza con mia moglie sotto che mi sta festeggiando…

Maurice la schiaccia contro la porta, cerca la sua bocca, la sua lingua invade la bocca di lei mentre con un movimento deciso le solleva il vestito fino ai fianchi. Ora la sua mano è tra le cosce di lei.
Matilde afferra quelle dita con decisione, le spinge a fondo, dentro di sé. Ansima, il suo corpo trema.

MATILDE: Fammi tua… ti prego, Maurice… fammi sentire che sono tua.
MAURICE: E tu fammi sentire quanta voglia hai di me… allarga le gambe dai. Cazzo sei già bagnata!
MATILDE: Solo tu mi fai questo effetto! Dalla prima lezione!
MAURICE: Allora dimmelo bene, piccola... Dimmi che ogni volta che ti sfioro il polso, che ti correggo la postura, tu ti sciogli…
MATILDE: Sempre… ogni maledetta lezione… ogni volta che la tua mano sfiora la mia, che mi parli all’orecchio per correggermi… Torno a casa e mi tocco pensando a te. Pensando a come mi avresti finalmente presa…
MAURICE: Brava… così mi piaci. Ora dimmelo guardandomi negli occhi. Dimmi che mi vuoi dentro di te. Che vuoi obbedirmi. Che vuoi essere scopata.
MATILDE: Dai portami sul letto. Scopami adesso, è quello che voglio.

Lui la stringe con più forza, le morde il collo, mentre le sue dita riprendono a muoversi veloci dentro di lei…
MATILDE: Oddio Maurice… Scopami, rompimi, ma fallo adesso…
MAURICE: Questo è il più bel regalo di compleanno che abbia mai ricevuto…
MATILDE: Voglio che sei mio, adesso! Prima mi hai fatto ingelosire, quella stronza di tua moglie ti ha anche baciato.
MAURICE: Mi stava solo facendo gli auguri di compleanno, che dovevo fare voltarmi dall’altra parte?
MATILDE: Quando ti baciava i tuoi amici mi hanno guardata, forse speravano in qualche mia reazione.
MAURICE: Sei stata meravigliosa piccola mia.
MATILDE: Dai prendimi non perdiamo tempo, ho paura.
MAURICE: Di cosa hai paura?
MATILDE: Di tua moglie, potrebbe salire no?
MAURICE: Magari, così si renderebbe conto perché non onoro più la sua tavola stantia.
MATILDE: Vorrei essere una mosca e vedere come fa ad invogliarti e come si concia per te.
MAURICE: Mai quanto te.
MATILDE: Ma tu mi vuoi nuda!
MAURICE: Ovvio, tu sei bella nuda! Sei un fiore appena sbocciato.
MATILDE: Dimmi che sono meglio di lei… Dimmi che è vecchia e non la desideri più.
MAURICE: Non la desidero da anni. Non come desidero te. Tu sei fuoco, lei è cenere.
MATILDE: Allora spegnimi… o bruciami del tutto
MAURICE: Non perdiamo tempo… Togliti le mutandine e lasciale sul pavimento.

Matilde fa due passi, si toglie lo slip in meno di un secondo e lo lascia cadere sul pavimento. Il tessuto atterra silenzioso, accanto al violoncello muto. Maurice lo fissa per un istante.
MAURICE: Vedi quanto sono oscene?
MATILDE: Ma è solo un banale pezzo di stoffa!
MAURICE: No tesoro, in terra assumono tutto un altro significato. Diventano la prova di quanto sei mia.
MATILDE: Dai vieni qui.
MAURICE: Ora girati, voglio ammirare il tuo sedere. Alza di più il vestito, piegati in avanti ed offrimelo.

Lei obbedisce immediatamente. Si volta e alza lentamente il vestito fino alla vita, scoprendo la curva perfetta del sedere. Poi si china, le gambe leggermente divaricate, il busto in avanti, il vestito accartocciato intorno alla vita. Si espone completamente, senza pudore, sapendo esattamente cosa lui vuole vedere. Maurice si avvicina, senza toccarla.
MATILDE: Ti piace il mio sedere?
MAURICE: Sai che mi piace e mi fa impazzire pensare che lo vorrebbero tutti ed invece lo stai mostrando solo a me! Giurami che nessuno lo avrà mai.
MATILDE: Nessuno. Mai. Solo tu. Sempre solo tu.

Maurice continua a guardarla, ma si allontana e va verso la finestra.
MATILDE: Ma che fai?
MAURICE: Vieni qui vicino la finestra.
MATILDE: Che vuoi fare?
MAURICE: Tengo d’occhio il giardino e gli invitati.
MATILDE: Allora davvero tua moglie potrebbe salire!
MAURICE: Ti ha vista salire, poi ha visto me… e poi sa anche che sei la mia allieva preferita.
MATILDE: E invece sono la tua puttana, vero?
MAURICE: Sei una puttana che suona il violoncello in modo incantevole.
MATILDE: Sei tu il maestro, con te suonerei tutti gli strumenti.
MAURICE: Anche questo?

Maurice si sbottona i pantaloni. Il suo sesso è eretto, voglioso…
MATILDE: Oddio ti faccio questo effetto? Non posso crederci!
MAURICE: Sembra quello di un ragazzo, vero?
MATILDE: È mio vero? Solo mio…
MAURICE: Tuo tesoro, ma oggi voglio farti un regalo.
MATILDE: È il tuo compleanno e dovrei essere io fartelo. Dai ti prego non perdere tempo o vuoi davvero che tua moglie ci scopra?
MAURICE: Sai che gusto se ti vedesse così! La piccola e dolce Matilde a gambe aperte che sta aspettando il suo maestro… Ma non voglio questo, adesso voglio altro.

La ragazza prende l’iniziativa e fa per inginocchiarsi
MAURICE: No Matilde no, non intendevo questo.
MATILDE: Cosa vuoi fare? Ti prego fai in fretta.
MAURICE: Voglio che tu sia il più bel regalo mai ricevuto.
MATILDE: Allora prendimi. Sono il tuo violoncello, fammi vibrare!
MAURICE: Ma non a me!
MATILDE: A chi?
MAURICE: Ti piace Matteo?
MATILDE: Che c’entra Matteo ora?
MAURICE: È un tuo coetaneo
MATILDE: E quindi?
MAURICE: Sono mesi che ti fa la corte durante le lezioni. Credi che non me ne sia accorto?
MATILDE: Ma a me non interessa un ragazzino! Io preferisco te.
MAURICE: Io sono vecchio tesoro, ho quasi il triplo dei tuoi anni.
MATILDE: Da quello che vedo non sembrerebbe. E poi a me piaci così, non ci sono altri uomini al mondo al tuo livello.

Maurice le accarezza il viso, è un gesto quasi paterno.
MAURICE: Mi farebbe piacere che facessi l’amore con lui
MATILDE: Ma sei pazzo!
MAURICE: Sì pazzo di te, delle tue cosce, delle tue labbra, del tuo sedere.
MATILDE: E allora prendimi.
MAURICE: Voglio guardarti con gli occhi di un ragazzino, sentire le note alte dell’amore e quelle basse del sesso. Chiedermi se fai lo stesso effetto quando lo fai con me.

La ragazza crede che sia solo una fantasia, si rialza e si distende sul divano, apre le gambe e lo invita.
MATILDE: Non scherzare ora, la vedi? Non aspetta che te!
MAURICE: La voglio tanto da desiderare che qualcuno tra qualche istante entri in quella piccola fessura e la faccia godere.
MATILDE: Non ti capisco Maurice...
MAURICE: Voglio possederti, ora capisci?
MATILDE: E che c’è di meglio che prendermi ora. Te la sto offrendo su un piatto d’argento. Bella, calda, bagnata, disponibile… dai vieni.
MAURICE: No tesoro, oggi è il mio compleanno.
MATILDE: Questo è il tuo regalo.
MAURICE: Quella la possiedo ogni giorno, oggi è un giorno speciale.

L’uomo continua a guardare dalla finestra.
MAURICE: Matteo sta parlando con mia moglie, tiene il calice di vino in mano e gli tremano le mani. Tra meno di due minuti salirà le scale.
MATILDE: Come fai a saperlo? Hai organizzato tutto senza dirmelo?
MAURICE: La sorpresa la faccio io a te.
MATILDE: Vuoi che faccia l’amore con lui davanti a te?
MAURICE: Voglio che fai l’amore con me anche se fisicamente non sono dentro di te.
MATILDE: E che gusto ci trovi?
MAURICE: Alle volte l’orgasmo mentale è più intenso di quello fisico. E poi scusa, quale scusa migliore se dovesse salire mia moglie? Sarei inattaccabile sotto tutti i punti di vista.
MATILDE: Già… diresti che hai sorpreso i tuoi due allievi nel tuo studio.
MAURICE: Pensa con quanto gusto mi fingerei inorridito!
MATILDE: Non scherzare ti prego, ho voglia, dai per favore vieni qui, facciamo in fretta qualcuno avrà già notato la tua assenza.
MAURICE: Piccola, ma allora non hai capito le mie intenzioni?

L’uomo continua a guardare gli invitati dalla finestra.
MATILDE: Dov’è ora Matteo?
MAURICE: Parla ancora con mia moglie, ma vedessi le sue mani… credo stia sudando.
MATILDE: Tu sei davvero pazzo.
MAURICE: Si folle di te, amore mio.
MATILDE: Ti voglio, vieni qui, penetrami… riempimi anche per un secondo…
MAURICE: Ti stai bagnando… lo vedi che sei una meravigliosa puttana?
MATILDE: Tu mi fai impazzire.
MAURICE: Dimmi, lo desideri vero?
MATILDE: Io desidero te, te, te, solo te. Non resisto.
MAURICE: Toccati.
MATILDE: Sì amore, dai vieni qui ti prego. La tua troietta si sta toccando per te…
MAURICE: Sei una puttanella ingorda, avida di sesso.
MATILDE: Solo del tuo.
MAURICE: Non è vero ti sei bagnata al solo pensiero di essere presa da un altro.
MATILDE: Non è vero, mi sono bagnata pensando che tu mi vedessi.
MAURICE: Il concetto non cambia.
MATILDE: Che fa Matteo ora?
MAURICE: È sempre lì, non essere impaziente, abbiamo concordato che salirà alle dieci e trenta precise.
MATILDE: Quando vi siete parlati?
MAURICE: Ieri dopo la lezione.
MATILDE: E cosa gli hai detto?
MAURICE: Tra uomini non ci sono mezze frasi. Gli ho domandato solo se avesse avuto il piacere di scoparti. Ma già sapevo la risposta.
MATILDE: E lui?
MAURICE: Mi ha risposto che ti avrebbe scopato con lo stesso impegno di quando suona la Suite n. 6 per violoncello solo.
MATILDE: Oh sì la Suite di Bach. L’adoro…
MAURICE: Vuoi suonarla vero?
MATILDE: Amore sono eccitata. Chiedimelo di nuovo.
MAURICE: Vuoi che ti regali a lui adesso? Dillo. Lo vuoi vero?
MATILDE: Voglio che tu mi offra.
MAURICE: A Matteo?
MATILDE: A chiunque… per me non fa differenza. Io sono tua!
MAURICE: Sei fantastica!
MATILDE: Tu rimarrai fino alla fine?
MAURICE: Dipende dallo spettacolo a da come ti fai suonare.
MATILDE: Le mie corde suoneranno come lo Stradivari…Te lo prometto sarò brava, ma non mi lasciare sola con lui.
MAURICE: Va bene, ma ti voglio calda, bollente. I tuoi suoni devono essere sensuali, melodiosi, virtuosi e soprattutto devi essere la protagonista assoluta come lo è il violoncello nella Suite.
MATILDE: Lo sono sempre quando faccio l’amore con te.
MAURICE: Allora non devi sentire alcuna differenza, come se fossi io tra le tue cosce.

Matilde è impaziente, si gira più volte sul divano.
MATILDE: Che sta facendo Matteo ora?
MAURICE: Sta per salire toccati.
MATILDE: Mi vuoi sua? È una pazzia!
MAURICE: Toccati e pensa ai gemiti che emetterai da fantastica solista.
MATILDE: Tesoro sì, mi eccita pensare di essere un violoncello e tu che ci dirigi.
MAURICE: Toccati, non smettere. Ecco ha salutato mia moglie, poggia il calice sul tavolo.
MATILDE: Sì sì sono pronta.
MAURICE: È entrato in casa ora salirà le scale.
MATILDE: Oddio sì ho voglia, voglio che tu mi guardi, mi senti mentre faccio l’amore.
MAURICE: Brava, senti i suoi passi?
MATILDE: Ancora no.
MAURICE: Toccati voglio che tu sia fradicia e pronta quando busserà alla porta.
MATILDE: Non li sento cavolo!
MAURICE: Io sì, toccati, cazzo, ancora più forte. Apri le gambe. Pensa che spettacolo quando entrerà!
MATILDE: Che dici sono abbastanza accogliente?
MAURICE: In questa posizione sei deliziosamente sconcia come lo sono le forme di un violoncello.
MATILDE: Oh sì, chiamalo, fallo sbrigare! Voglio essere suonata!
MAURICE: Puoi dire anche scopata!
MATILDE: Tesoro, ma io non sento i passi!
MAURICE: Dai continua, non smettere, sta per bussare!
MATILDE: Ma io sto per venire.
MAURICE: Non importa toccati ti ho detto.
MATILDE: Si amore.
MAURICE: Dai veloce, più forte, non smettere.
MATILDE: Ma sto per godere…

Solo a quel punto Maurice si avvicina, si siede accanto a lei e preme le sue corde più intime. La sua mano scivola tra le sue cosce bagnate, trova il punto che la fa tremare. Matilde inarca la schiena, le dita che stringono la coperta.
MATILDE: Maurice… oddio… sto…
MAURICE: Vieni per me. Vieni adesso, piccola mia.
E lei viene, esplode in un orgasmo fragoroso, con un singhiozzo strozzato, il corpo che si contrae. Maurice la segue affondando le sue dita.

MAURICE: Shh qualcuno potrebbe sentire.
MATILDE: Rimani vicino a me amore mio.
MAURICE: Non me ne andrò finché non ti sentirò sazia.
MATILDE: Oh sì… amore sei stupendo!
MAURICE: Muoviti allora. Voglio ascoltarti, sentirti vibrare ancora. I tuoi gemiti equivalgono alle melodie armoniose di un violoncello pregiato. Non smettere!
MATILDE: Sì amore, ma ti prego, fammi un favore, chiudi la porta non farlo entrare.
MAURICE: Non entrerà nessuno da quella porta, men che meno Matteo.
MATILDE: Scusa non capisco, ti sei inventato tutto?
MAURICE: Ovvio, non avrei potuto scegliere una partitura migliore.

Lei incredula lo guarda.
MATILDE: Sono stata benissimo. Tu conosci le mie corde e come farle suonare alla perfezione.
MAURICE: Un ottimo spartito in re maggiore, vero?
MATILDE: Un desiderio incontrollabile.
MAURICE: Così incontrollabile che avresti esaudito ogni mio desiderio. Anche facendo l’amore con un altro. Del resto un buon violoncello passa di mano in mano…
MATILDE: Lo avrei fatto solo per te, amore!
MAURICE: Non conta chi lo suona, ma chi lo dirige.
MATILDE: E tu sei il mio maestro.
MAURICE: Adoro la Suite n. 6 in re maggiore per violoncello solo.
MATILDE: Anch’io.

FINE










Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti
realmente accaduti è puramente casuale.
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