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AMARSI? CHE CASINO!

LA STORIA MALEDETTA DI ANNA E CAMILLO
"Anna, ti amo quando sei a letto con un altro!"
L’amore non ha confini, l’amore è giallo gelosia, è dolore che si fonde al piacere, l’amore è dramma, l’amore è l’estate del 1970, anzi una sera calda e romana di fine agosto



 
Alla radio Mina canta “Insieme”, gli Shocking Blue “Venus” e Lucio Battisti grida “Anna”. Appunto sì Anna, la bella e spregiudicata Anna, protagonista della nostra storia e sposata al marchese Camillo, non certo per amore. Suo marito non è un uomo affascinante, ma è ricco, ha tenute, ville e case e tra le tante quella di Via Puccini, un’elegante strada costeggiata da palazzine signorili di inizio Novecento in stile Umbertino. A due passi da Villa Borghese e poco lontano dai Parioli.
Il quartiere, abitato da alti funzionari di Stato, nobili e magistrati, è ancora deserto in questa lunga estate romana. Due ragazzi all’incrocio con Via Pinciana stanno discutendo animatamente di calcio. Il Cagliari è campione d’Italia, Gigi Riva è l’eroe nazionale.

Sono circa le 19, è domenica, una coppia, poco distante, si sta baciando, lei è bionda minuta, lui è moro, ha i capelli lunghi, forse è amore, forse solo passione mentre dal cielo quasi buio scendono due gocce timide di pioggia annunciando più che la fine dell’estate, un triste presagio. Una signora di colore con l’ombrello porta a spasso un meraviglioso terrier color cognac, una macchina scoperta di grossa cilindrata sfreccia verso Piazza Verdi senza fermarsi al semaforo rosso. Qualche settimana prima durante una partita di calcio l’Italia aveva vinto 4-3 sulla Germania, Romina Power aveva detto sì ad Albano e nell’Isola di Wight oltre mezzo milione di giovani si era riunito per assistere al più grande Festival Rock europeo, dove avevano suonato Jimi Hendrix, The Doors, Miles Davis e molti altri artisti.

Dicevamo, da una finestra all’attico al civico 9, ad un tratto si sentono nitidamente sei spari in sequenza: prima tre, poi due e dopo alcuni secondi l’ultimo. Qualcuno grida. Poi silenzio. Qualcuno chiama il 113: “Sei colpi, signore… sei colpi… provengono dalla palazzina qui di fronte!” Subito dopo in lontananza si sente l’eco delle prime sirene. Il cancello di ferro battuto è già aperto. Due poliziotti salgono di corsa le scale fino all’elegante attico del terzo piano. La porta dell’attico è socchiusa. Dentro si sente l’odore classico di una tragedia: ferro, sangue e polvere da sparo coperto da un fondo di colonia costosa. Lo spettacolo che si presenta agli occhi increduli degli uomini della Squadra Mobile è sconvolgente.

Sul pavimento della sala da pranzo ci sono tre corpi ricoperti di sangue: Anna, 41 anni portati benissimo, ha un seno trafitto dai proiettili calibro 12 e gli occhi ancora spalancati per il terrore. Camillo, 43 anni, sdraiato a terra dietro una poltrona con accanto il fucile da caccia Browning ancoro caldo. Massimo, 25 anni, riverso in un angolo colpito alla schiena e alla nuca, giace mezzo raggomitolato a braccia conserte in una pozza di sangue. Dopo alcuni minuti la polizia scoprirà che è uno studente di Scienze Politiche alla Sapienza, amico della coppia.

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Dalle prime informazioni viene fuori che i due coniugi Camillo ed Anna si sono sposati nel 1961 entrambi in seconde nozze. Abitano nella capitale e fanno parte della high-society. Conducono una intensa vita mondana onorando con la loro presenza svariati salotti, serate in discoteca e presenziando ogni anno alla prima della Scala. Massimo invece è l’amante della donna da quattro mesi.

La polizia ricostruisce le ultime ore prima del delitto. La notte precedente, dopo una battuta di caccia, dalla tenuta dei suoi amici Marzotto a Valdagno nel vicentino, il marchese telefona a Roma. Sono circa le quattro del mattino, e rimane sconvolto dal fatto che Massimo risponda al telefono di casa sua ad un’ora così insolita. Immediatamente si precipita a Roma.

Da Fiumicino prende un taxi e appena giunto in Via Giacomo Puccini, tutto trafelato e in evidente stato di agitazione, ordina alla servitù di non disturbarlo per nessun motivo, poi si reca nel suo studio, dove conserva i suoi fucili da caccia, oltre 300 bestie imbalsamate e i suoi trofei.

La moglie Anna non è in casa, lui seduto alla sua scrivania scrive un biglietto alla moglie: “Muoio perché non posso sopportare il tuo amore per un altro uomo. Quel che faccio lo devo fare. Perdonami. Se vorrai, ogni tanto vieni a trovarmi al cimitero.” Poi si alza, prende la carabina Browning e riempie il caricatore. Ma non spara!

Alle 19 arriva la signora assieme al giovane, con loro c’è anche un amico del ragazzo, Cesare, che preferisce rimanere nel cortile della palazzina e non sale in casa. I due invece raggiungono il padrone di casa nello studio. Dopo pochi minuti in via Puccini il silenzio è squarciato da sei esplosioni, quasi in sequenza.

Non sappiamo cosa si siano detti in quel frangente e se i due amanti confessano il loro amore o se il marchese accecato dall’ira non sente ragioni. Sappiamo con certezza però che Anna è in short attillatissimi e camicetta scollata e il marchese ha caricato il suo fucile da caccia con cartucce per cinghiale.

Ai poliziotti la dinamica del delitto appare comunque subito chiara: la prima a morire è stata la signora Anna, raggiunta da un colpo al braccio e uno al volto. Il ragazzo invece è stato ferito prima alla schiena mentre cercava riparo dietro al tavolo, rovesciato in terra, poi alla nuca. A quel punto il marchese è tornato verso la moglie e ha fatto fuoco contro il petto, ma la donna era già morta, a giudicare dalla scarsa quantità di sangue uscita dallo squarcio.

Poi l'ultimo colpo lo riserva per sé. Il colpo a distanza ravvicinata gli spappola il cervello. Tracce di materia cerebrale sono state ritrovate sui quadri attaccati al muro e sul soffitto. Quindi nessun mistero. Il movente è chiaro, si tratta del classico triangolo amoroso di moglie, marito ed amante finito alle estreme conseguenze con omicidio/suicidio a scopo passionale.

Massimo era l’amante della signora Casati, il legittimo marito non poteva tollerare l’affronto. A mezzanotte la polizia chiude il caso e i giornalisti fanno in tempo a chiudere l’edizione della sera: omicidio-suicidio. Il movente, la gelosia! Ma qualcosa non torna, la lettera d’addio scritta dal marchese è la nota stonata più evidente. Il marchese voleva suicidarsi e allora perché quella mattanza? Cosa aveva fatto scattare quella reazione?

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Anna è decisamente una donna sensuale, una straripante quarantenne che mostra meno della sua età. Per far risaltare ancora di più il suo meraviglioso corpo, non ha esitato, già a quel tempo, a ricorrere al chirurgo estetico rifacendosi il seno con protesi di silicone. Lei è di origini povere, non è nobile. Nasce ad Amorosi una frazione di Benevento il 19 marzo del 1929 da Ernesto, impiegato alle poste, e Amelia, casalinga con diploma da maestra. La madre è una donna bellissima e quando Anna ha soli tre anni lei abbandona la famiglia per fuggire con l’amante. Per il padre di Anna è un colpo durissimo. Affida Anna e la sorella ai parenti e va via. Anna vive un’infanzia complicata, ma cresce bene. In paese è considerata una ragazza di buona famiglia, seria, educata rispettata e soprattutto, come la madre, è bellissima.

Presto se ne accorgono in tanti. Se ne accorge anche lei. È consapevole della sua straordinaria bellezza. Sente attorno a sé le invidie specialmente delle cugine. Quindi abbandona il sogno di fare la parrucchiera e a 16 anni si trasferisce a Roma con l’idea di fare l’attrice, ma non farà più di una comparsa nel film Totò Tarzan. Grazie alla sua bellezza sale agevolmente i gradini della scala sociale. Anna, pelle olivastra, sopracciglia arcuate, ciglia finte, zigomi pronunciati, bocca grande, labbra piene, denti bianchissimi, seno sensuale, formosa nei punti giusti, attira gli sguardi vogliosi degli uomini.

Alla festa di un’amica a Roma, conosce Peppino, padrone di una piccola industria alimentare. Si innamorano. Lui, un giovane bruno, alto ed elegante, la riempie subito di regali tra cui un anello di brillanti. La presenta in famiglia e chiede al padre di lei il permesso per il fidanzamento ufficiale. Facoltoso, mondano, stimato nella Roma che conta porta Anna alle feste più belle. Un mondo insolito per lei, da rimanerne affascinata, da esserne stordita. Lei scopre un nuovo mondo, è entusiasta e nel contempo avida di ricchezza.

Nel 1950 si sposano, ma per Anna, donna vogliosa, ambiziosa, arrivista e soprattutto ardente, Peppino è una grande delusione. A letto le prestazioni di lui lasciano a desiderare, infatti lei la prima notte scopre che il marito soffre di eiaculazione precoce. “Rimasi come una scema.” Scrive sul suo diario. Le altre notti saranno semplicemente fotocopie, lei rimane perennemente in attesa e alla fine capisce che il suo appagamento non passa certamente per il marito.

Comunque trascorrono cinque lunghissimi anni fino a quando lei incontra il ricco marchese amico di suo marito. Lui è un personaggio contraddittorio. Viziato, abituato ad essere esaudito in ogni desiderio fin da bambino, è noto per i suoi eccessi di collera scatenati dai più futili motivi. Inoltre è appassionato di caccia, delle corse di cavalli e della vita mondana. È sposato con una soubrette di avanspettacolo e dalla quale ha avuto una figlia.

Siamo nel 1955 Anna e il marchese Camillo si incontrano la prima volta a casa di lui a Palazzo Barberini… Si guardano, si fissano negli occhi, tutti e due sentono che sta per accadere qualcosa, ma non accade nulla e allora Anna furba ed astuta mette in pratica il suo piano di seduzione stringendo dapprima amicizia con la moglie del marchese.

Giorno dopo giorno Anna gli entra nell’anima. Lei ne è lusingata, ma finge indifferenza, prende tempo, si fa corteggiare, assume pose lascive, intese complici, senza dare in cambio altro: «Non volevo essere un’amante qualunque». Scrive sul suo diario, ma Camillo insiste, la corte diventa pressante. Ormai è innamorato di quella donna, la cerca, la fa seguire, la copre di regali, la vuole ad ogni costo.

Una sera durante una festa in un grande albergo, Peppino alza il gomito e dopo un litigio con la moglie se ne va lasciando Anna da sola. Anna è visibilmente turbata, piange e Camillo la conforta, la stringe a sé mentre ballano, le dice parole dolci, la fa sentire importante, poi insieme salgono i piani del paradiso…

Ordinano champagne e in quella stanza dapprima si baciano, Camillo sente che i baci di Anna rispondono, sono caldi accoglienti, lui la spoglia e lei si lascia spogliare, lui le dice parole dolci, sensuali e piccanti e lei si lascia sedurre. Poi fanno l’amore.

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Iniziano a frequentarsi clandestinamente, lui sente che non può fare più a meno di quell’essere paradisiaco e lei non si lascia scappare la preda. La sintonia sale, s’incontrano nelle suite degli alberghi, nei privé di locali esclusivi e la complicità arriva fino a quando una notte succede qualcosa che fonderà le loro anime.

Hanno già bevuto due bottiglie di Veuve Clicquot ghiacciato e fatto l’amore due volte, con la furia di chi sa che ogni volta potrebbe essere l’ultima. Lei è distesa sul letto sfatto, nuda tranne il girocollo di perle a tre fili e un segno rosso sul collo che domani dovrà coprire con la cipria. Lui si alza, completamente nudo. Chiama il servizio in camera. Ordina un’altra bottiglia di champagne.
Riattacca, guarda Anna che lo osserva con gli occhi socchiusi, divertita e incuriosita. Poi lui va alla porta, la apre lasciandola socchiusa. Torna da lei, la fa distendere con le gambe aperte al centro del letto come fosse un’offerta. Le bacia la bocca, il collo, i seni, scendendo piano. Anna ride.

Bussano. Tre colpi discreti. “Avanti.” Dice Camillo. Il cameriere entra, capelli impomatati, livrea nera perfetta. È un ragazzo, ma ha visto di tutto in quell’albergo, ma mai questo. La bottiglia è nel secchiello d’argento, il tovagliolo bianco sul braccio. Camillo non si copre. Anna nemmeno: resta lì, sdraiata con le gambe aperte. Il cameriere invece fa due passi e resta fermo al centro della stanza, il secchiello che comincia a gocciolare sul parquet.

Camillo si alza, va verso di lui, gli mette in mano una banconota da cinquantamila lire, una follia, in attesa dell’ordine di stappare la bottiglia! Ma il cameriere ha già capito. Ha capito che deve rimanere lì immobile col tovagliolo sul braccio e guardare quei due signori che fanno l’amore e godono per essere visti.

Il marchese torna a letto, bacia le intimità di Anna con dolcezza, la inumidisce, la prepara e poi, sempre guardando il cameriere, entra dentro di lei, lentamente. Lei geme, prima piano, poi sempre più forte. Non è più recita: è eccitazione vera, sporca, proibita. Il cameriere è a tre metri, immobile, e quando Anna esplode urlando lui a un cenno dell’uomo stappa lo champagne.

Dopo qualche minuto, Camillo soddisfatto dice al cameriere che può andare, il ragazzo esce senza dire una parola, la porta si chiude. Anna scoppia a ridere: “Sei un demonio.” Gli dice piena di ammirazione. “No.” Risponde lui: “Ho solo capito cosa ti piace veramente!” Bevono lo champagne. Poi ricominciano. Stavolta senza spettatori. Fanno l’amore fino alle sei del mattino, quando il primo sole entra dalle tende pesanti e disegna strisce d’oro sul corpo di Anna. Camillo la guarda, anzi la contempla, sa già che quella notte gli costerà cara. Sa già che il marito di lei, il suo amico Peppino, sa tutto.

Quella sera Anna torna a casa. La casa è deserta, solo un biglietto sul comodino del marito. “Mia cara Anna sono pronto a concederti la separazione e mantenerti per un certo periodo purché tu te ne vada al più presto.”

Nel frattempo Camillo lascia la moglie ed Anna si trasferisce nella sua casa. Camillo è pazzo di Anna a tal punto che per sposarla spende circa un miliardo di lire in bustarelle per vescovi e cardinali per annullare il suo matrimonio tramite la Sacra Rota e concede alla ex moglie seicento milioni di lire di liquidazione, una casa di tredici stanze e un appartamento per la sorella. Anche Anna, aiutata dalle influenze e dal denaro di Camillo percorre la stessa strada ottenendo l’annullamento del suo matrimonio.

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Mercoledì 21 giugno 1961
Camillo finalmente sposa la sua amata con la promessa di rinunciare per sempre alle sue ambizioni cinematografiche. Ovviamente lei accetta immediatamente, in fin dei conti finora ha ottenuto solo una particina in un film, ora invece è ricca e insieme al marito conducono una vita fatta di feste, serate mondane, prime teatrali e battute di caccia circondati da un lusso sfrenato.

Questo è tutto, sembra la classica storia di benestanti con lieto fine, ma c’è un altro volto in questa storia, quello sporco che riempirà di piombo le redazioni dei giornali. Un volto più intimo e trasgressivo che viene alla luce successivamente. Ecco ora torniamo sulla scena del delitto, a quella villa ai Parioli, nell’estate del ’70. La polizia inizia a perquisire l’appartamento. In un cassetto viene trovata una sterminata collezione di foto che ritraggono nuda la bellissima e seducente Anna in posizioni a dir poco oscene, da sola oppure con altri uomini.

Viene trovato anche un diario foderato con una copertina di pelle verde e nera, dove il marchese Camillo descrive minuziosamente gli incontri erotici della moglie con numerosi amanti spesso inconsapevoli e le sensazioni che prova nel vederla posseduta da altri maschi: “Oggi Anna ha incontrato un aviere. Era giovane e bellissimo. È stato un incontro fantastico. Anna era felice ed ha partecipato intensamente.” Oppure: “Oggi siamo stati sul litorale di Ostia, in molti la guardavano. Anna era distesa sul lettino, in bikini bianco. Occhiali da sole enormi, cappello di paglia, un filo d’olio abbronzante che le luccica sulla pelle come sudore di desiderio. Mi è venuta voglia. “Ti voglio nuda.” Le ho sussurrato. Anna ha sorriso, ma non ha detto di no. Con naturalezza si è sfilata il reggiseno, poi il pezzo di sotto. Qualcuno si è avvicinato. Era un ragazzo muscoloso. Ha guardato Claudia per mezz’ora senza riuscire a staccare gli occhi. Gli ho chiesto se la desiderava. Lui mi ha guardato senza rispondere, non gli pareva vero. Con le dita gli ho indicato la cabina n. 17 del Gambrinus. Mano nella mano sono andati insieme ed io li ho seguiti a distanza. Si sono baciati, poi le mani di lui andavano da sole: sui seni, sui fianchi, tra le cosce. Anna ha inarcato la schiena, si è offerta senza vergogna. Lui l’ha posseduta. Lei ha goduto molto. È stato appagante. Per ricompensarlo gli ho regalato trentamila lire.” Oppure: «Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua».

Sullo stesso diario c’è la descrizione di un’orgia sull’isola di Zannone. La protagonista assoluta naturalmente è Anna che si dà a tutti i convenuti eseguendo accuratamente ogni ordine del marito, ansimando e muovendosi a comando. Spesso lui le promette: «Se sarai brava dopo ti posseggo io e vedrai come godremo».

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La voce passa di bocca in bocca, le performance di Anna sono sulla bocca di tutti e tra lo stupore generale il quadro viene man mano ricostruito. Nella sua ossessione erotica, il marchese spinge la moglie ad andare oltre ogni limite compiacendosi della sua totale dipendenza psicologica. Lei si lascia fotografare e filmare tra le braccia di robusti giovani quasi tutti militari di leva o borgatari delle periferie di Roma.

S’appostano nella loro auto davanti ai bar frequentati da giovani, bische, luoghi di incontro e caserme in attesa della libera uscita dei soldati. Lui offre somme generose e invoglia il ragazzo di turno che ha accettato di salire in macchina e poi durante il tragitto lo invita a favorire di quel corpo sensuale. Lei è preda, è sensuale, è quanto di più erotico possa desiderare un ragazzo.

Il cliché non cambia, lui ferma la macchina, lei sale dietro, il marchese si eccita guardando dallo specchietto i due che consumano. La loro trasgressione ha un’impennata irrefrenabile fino a quando Camillo conosce un’attricetta olandese che somiglia molto alla moglie. Le fa tingere i capelli, la trucca come la moglie. Praticamente la rende un clone di Anna. Ogni tanto vuole avere due Anne con cui sollazzarsi.

Le foto e il diario giungono alla stampa. Tutti i giornali gridano allo scandalo. Il Messaggero titola: «Il marchese uccide moglie e amico, poi si spara in faccia». Nell’occhiello: «Il dramma della gelosia». Quotidiani e riviste maschili titolano: «Il diario del marchese»; «Le foto proibite della marchesa»; «I turpi festini dei nobili degenerati». Molti degli amanti pagati da Camillo si fanno avanti raccontando le loro avventure, o pubblicando alcuni carteggi in cambio di qualche soldo. E sono davvero tanti! Tutti concordi nell’esaltare la bellezza e la disponibilità della signora e l’avidità con la quale suo marito assisteva alle scene d’amore.

Come detto siamo ancora negli anni Settanta quando ancora l’italiano medio legge di nascosto quel Playboy dove al massimo si può intravedere un seno velato. E la loro storia esplode come una bomba fragorosa nell’Italia di quegli anni che viaggia con gioia, ma ancora con molto pudore, verso la rivoluzione sessuale.
La storia di quel triangolo maledetto appassiona il pubblico al punto che i giornali cominciano a pubblicare addirittura a puntate le prodezze erotiche dei coniugi viziosi. Il Messaggero aumenta la propria tiratura a 500 mila copie al giorno. Le foto della marchesa vengono riportate su parecchie riviste tipo il mitico Men e L’Europeo. Si tratta di oltre 1500 immagini nelle quali Anna è immortalata su spiagge private, in casa da sola o durante caldissime performance. Vengo interpellati psicologi ed esperti in genere per fare luce sulle dinamiche di quel rapporto.

Ci si interroga sulle motivazioni della donna e ne esce fuori un ritratto nel quale lei, malata di esibizionismo, asseconda il marito per una specie di complesso di inferiorità. Le sue origini e il suo arrivismo contribuiscono ad accettare quel gioco per una sorta di continuo recupero scambiando l’intrigo con il degrado. Camillo era pur sempre il discendente di una tra le più antiche famiglie nobili italiane, con un patrimonio all’epoca valutato di 400 miliardi di lire. Ma Anna non è vittima. La calda Anna, che apre le gambe senza mutandine davanti all’obiettivo, è un animale che si lascia condurre facilmente. Anche lei ricava piacere diretto da quelle situazioni anormali, anche lei gode, forse per piacere indotto oppure perché sicuramente appagano la sua forte componente di esibizionismo.

E Camillo? Nel suo ritratto viene fuori una forte componente femminile inconsapevole. La donna inconsciamente rappresenta una parte femminile del proprio "io". La sua ragione di vita è vedere la propria moglie godere tra le braccia di un altro, creare una specie di sostituto alla propria impotenza, creare l’alter ego ai suoi sogni trasgressivi. Il marchese scatta foto, riprende con una cinepresa, ma non partecipa mai attivamente. A lui piace così, piace vedere quando Anna gode, sentirsi partecipe di infiniti orgasmi. È lui a procurare i partner per la moglie, ad avvicinarli, a combinare gli incontri, lui li valuta, li sceglie anche dal punto di vista fisico, controlla se sono dotati perché nella sua malata generosità vuole il meglio per sua moglie.

Oggi è quasi normale venire a conoscenza di un marito che porta la propria donna in un privé e la cede in comodato d’uso. In questo caso invece ciò che è diverso è la non occasionalità, la programmazione di una pratica… La reazione dell’uomo appare contraddittoria e non si riesce a comprendere come mai, così geloso da uccidere, organizzasse questi incontri con ragazzi mercenari. Del resto le vie della trasgressione sono infinite. Ma una cosa è certa! Questi ragazzi vengono regolarmente pagati quasi a suggellare il rapporto mercenario, lo scambio di merce, la distanza siderale e quindi nulla a che vedere con l’amore. C’è da dire che più volte il marchese nel suo diario fa trapelare il timore di un possibile coinvolgimento extra-sessuale della moglie, ma l’ossessione erotica è più forte fino a vincere la paura della gelosia. E forse uccide perché si rende conto che qualcosa gli è sfuggito di mano, che ha perso il suo giocattolo preferito e tra i due amanti c’è un legame molto più forte di quanto pensasse.

Ed è proprio questo il movente, quel qualcosa a cui Camillo non aveva dato la giusta importanza ossia che Anna si innamora. Durante una festa di beneficenza si innamora, forse stanca di quella vita si innamora e il fortunato si chiama Massimo, ha 25 anni, è giovane, bello e squattrinato. Subito lo presenta al marito, ma nasconde il suo sentimento perché Massimo non è uno dei tanti. Camillo inconsapevolmente accetta e lo fa entrare nel suo mondo di giochi erotici.

Massimo, universitario fuori corso, non ha mai dato un esame, è figlio di un funzionario di Stato in pensione. Trascorre le sue giornate a oziare e le notti da un night all’altro, è fidanzato con una soubrette assai nota nei locali notturni di via Veneto. Si dice in giro che abbia fatto innamorare anche Lola Falana, vero o non vero comunque è un tombeur de femme.

Verso di lui Anna non nutre solo una semplice attrazione sessuale. Così gli incontri tra i due diventano clandestini, ogni tanto s’incontrano di nascosto dal marchese in un albergo in viale Liegi. Lui la corteggia, le manda dei fiori, le regala il disco di Modugno “La lontananza”. Lei apprezza la dolcezza e soprattutto tramite lui torna la ragazzina spensierata di un tempo.
Anna è stufa di questa vita, lo fa capire a Camillo: «Prima era solo un gioco, un allegro e singolare passatempo e capitava ogni tanto. Ora, invece, lo devo accontentare due o tre volte la settimana. Camillo vuole troppo. Mi sento una mignotta»!

Ma Camillo scopre tutto e qui nasce il dramma. Non occorre scomodare la tragedia greca per rendersi conto che l’epilogo tragico in qualche modo riabilita i protagonisti. Lei che dopo anni di giochi erotici scopre l’amore e soprattutto la differenza tra cuore e sesso. Lui che aveva costretto la propria moglie ad andare con altri uomini, impazzisce quando scopre che oltre al corpo qualcuno possiede anche il cuore di lei. Questo no! Non può sopportarlo! Prima del delitto scrive queste frasi sul suo diario: “E’ la più grande delusione della mia vita, vorrei essere morto e sepolto. Che schifo, piccineria, voltastomaco quello che mi ha fatto Anna. Solo lei, con la sua mentalità piccolo borghese, poteva farmi una cosa così losca. Pensavo che fossimo l’unica coppia legata veramente, e invece… Sto letteralmente morendo internamente e ho perso tutto.”

I protagonisti di uno dei triangoli più celebri e discussi d’Italia scompaiono così, troppo presto e tragicamente, travolti dalle inattese conseguenze di un gioco perverso che loro stessi avevano voluto, iniziato e troppo pericolosamente alimentato. La storia finisce qui, in quella villa ai Parioli, in quella stanza intrisa di sangue mentre fuori l’Italia canta “La prima cosa bella”, “Eternità” e “Occhi di ragazza”. Mentre due ragazzi si baciano, mentre una donna di colore porta a spasso il cane, mentre una macchina di grossa cilindrata sfreccia ignorando il semaforo rosso e due gocce timide di pioggia annunciano la fine dell’estate.

Anna è lì tra quei tre cadaveri che scandalizzano la "Roma bene", insieme a suo marito, raffinato nobile e voyeurista, erede di una fortuna colossale ed al povero amante che avrebbe sicuramente immaginato una fine diversa.

Lei è Anna Fallarino, seconda moglie del marchese.
Lui è Camillo Casati Stampa di Soncino.
L'altro è Massimo Minorenti, l’amante di Anna.







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L'ARTICOLO E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
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