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RACCONTI

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Marirosa Barbieri
Valeria chiude la porta






 



      Valeria ha sentito la porta chiudersi. Troppe volte. Da piccola.
Quando sua madre usciva di notte per incontrare l’amante. La sentiva attraverso i passi sordi di suo padre. Mani piegate dall’intenzione.
Valeria porta con sé il rumore delle porte sbattute dal vento. Di quelle accompagnate da spinte scivolose. Timide mani che fanno l’amore sul legno.
Valeria chiude la porta alle sue spalle ogni notte, dopo aver posato le labbra sulle dolci gote del suo bimbo. Dopo aver profanato la verginità con nenie di vita amara.
E tira il fiato dietro la porta. E gira la chiave nella toppa. Due, tre volte con lo sguardo attento di chi appone un sigillo alla vita.

Valeria resta immobile sul pianerottolo di casa. Spalle contro la porta, spalle alla quotidianità dissacrata, all’odore di minestra scaldata, al puzzo di Giosè, il suo piccolo.
Scende le scale, divora i passi. Un senso di colpa l’assale, ogni notte. E’ il senso di colpa che dimora in una madre sconsacrata, simulacro di memorie peccaminose.
Valeria ha un segreto in fondo al cuore: è una puttana...così la definirebbe la gente. E’ una madre triste, sola che elemosina spiccioli d’attenzione.
E’ una moglie, Valeria, che non guarda più il suo uomo perché lui, per primo, le ha dato le terga.
E lei si consuma, ogni giorno, coprendosi il viso dietro una tazza di tè fumante.

Valeria ha preso ad uscire da quando è disoccupata.
Ne ha provate tante: la fotografia, la scrittura, il disegno, il teatro. E’ andato tutto a puttane. Valeria è triste.
Il suo sorriso, un madrigale spento...la sua bocca, uno stantuffo che rigurgita aria consunta.
Suo marito Mario è un cardiochirurgo e lei una poverella, pure un po’ depressa. Le sue mani recano i tagli da cucina. Impercettibili solchi del lavoro. E non si sente più neanche bella. Lei, un tempo giovane, flessuosa, bruna. La gravidanza le ha squarciato i fianchi e le ha reso il ventre molle. Caldo cuscino per Giosè.

Valeria ha conosciuto Fabrizio, una sera in discoteca. Dopo la gravidanza ha deciso di riprendere in mano la sua vita e divertirsi.
Si sono baciati dopo un’ora di parole soffuse tra corpi danzanti. Nel cesso della discoteca hanno fatto sesso.
Due fantasmi miseramente abitati. Le guance di Valeria hanno ripreso ad imporporarsi, di nuovo, come carne prossima alla fiamma di un fuoco vivo.
Fabrizio ha morso il corpo di Valeria, lasciando i segni di una passione inaspettata. E lei, felice, ha ripreso a piangere.
Il pianto di Valeria è il sanguinamento funereo di una passione già finita. Perchè Fabrizio è scomparso.
Mario non c’è mai ma la ama, così dice. Ama l’idea di madre e moglie devota. Ama il ricordo di sua madre.
“Perché sei triste?”, le chiede Mario.
“Perché son sola”.
“Io ti amo”.
Tristi parole di felicità, figlie di domande mai fatte, di emozioni mai vissute.

L’altra sera Valeria ha conosciuto Marco. L’ha fatta ridere. Lo ha incontrato al supermarket sotto casa. Marco le ha sussurrato parole dolci, le ha detto che era bella, ha strappato il velo che accorcia la fiamma della beltà.
Valeria era felice. Hanno messaggiato a lungo e si sono dati appuntamento da lui. Marco è single. Ha 38 anni. E’ un operaio romeno, di quelli che partono alla volta della speranza e brandiscono la spada del riscatto.
Le braccia di lui attorno al collo di Valeria. Carezze pesanti.
“Ti desidero”, le ha detto Marco a mezza bocca. La passione sciolta su un pavimento in cotto appena lustrato.

Valeria ha paura di lasciare Mario. Non ce la fa ad abbandonare la casa-prigione in cui vive. Le stoviglie, i quadri, i divani: tutto le parla di vecchio. Della sua anima putrida e disidratata.
Lo specchio dei ricordi è sempre con lei.
E' vecchia la stufa, è vecchia la casa, è vecchio il mobile nuovo appena comprato, è vecchia la vita.
Chiudere la porta è un rito sacrificale al quale Valeria non potrà più sottrarsi. Amerà nuove bocche, appagherà nuovi letti, vivrà con il cuore in gola per sempre.
Valeria è una vecchia falena che galleggia in un bicchiere.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Marirosa Barbieri
Photo    Zachar Rise

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