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RACCONTI

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Marirosa Barbieri
Ti ho sentito arrivare






 



      Ti ho sentito arrivare, stanotte, tra le pieghe nascoste del mio orecchio sveglio...
Distesa sul letto con gli occhi serrati, la mente intonava un motivetto stonato: lo stesso di quando mi chiedesti di uscire...
Ricordi?
Eri dolce e sudavi coraggio e passione. I tuoi occhi scivolavano via al primo contatto coi miei e le tue guance si arroventavano al bacio che con tanta passione mi davi.
Chi sono?
Una fanciulla d'un tempo lontano...d'un tempo divorato dai morsi d'amore di un cavaliere...d'un tempo che conosce solo gesti galanti e cortesi...

Ti ho sentito arrivare, stanotte, mentre il mio cuore romito aspettava i tuoi passi, rumorosamente sordi...
Ho lasciato aperta la finestra della mia stanza perchè tu, potessi entrarvi...
Ho immaginato, con occhi serrati, il tuo corpo sull'edera della mia, casa mimetizzato nel verde, solo per venire a baciarmi...
Che cosa mi hai fatto?
Un incantesimo, mio dolce amore... e arrossisco mentre invoco il sentimento che accarezza timidamente il mio cuore...
La mente si nutre di te: il mio cuore, le ossa, i muscoli lavorano instancabili solo per te...per mantenere in vita il mio corpo che presto, magari stanotte, sarà solo tuo.
E mi cullo, mi dimeno, con gli occhi serrati aspettando il tuo arrivo...e mi fingo distante da ciò che provo... e non sento altro al di fuori del dolce sentire che sento per te.

Ti ho sentito arrivare: non eri tu ma il fruscio del vento che stanotte ha deciso di soffiare più forte per confondermi ancora.
La natura, invidiosa, cospira e confonde...ma il guado è così piano e sottile così che tu possa attraversarlo senza inciampare.
Che cosa pensa mia madre?
Ch'io sia una fanciulla piena di sogni immaturi e paure...
Che cosa penso io, di me stessa?
Ch'io sia una giovane donna ubriaca di te...

Ti ho sentito arrivare, ho riconosciuto il tuo passo: pacato, raffermo, elegantemente guidato...
Ho sentito la tua ombra affacciarsi alla finestra che ho lasciato socchiusa per te...
Mi sono finta dormiente perchè tu, mio dolce amore, potessi esser te stesso e baciarmi senza sentire i miei occhi suoi tuoi...senza vedere la mia bocca dischiudersi come un bocciolo di rosa al primo sole.

Ti ho sentito vicino al mio letto: fiato su fiato, corpo su corpo, mano su mano...
Mi hai accarezzato la pelle...mi hai sfiorato i capelli con il pensiero.
Che cosa volevi, mio dolce amore?
Invitare i miei sensi a dormire perchè tu potessi liberamente sentirmi e amarmi...
Ti ho sentito parlare...una dolce parola ha sfiorato il mio orecchio attento a captare vibrazioni d'amore.
Mi hai detto qualcosa, lo so, ma non sono riuscita a capire: delicato, com'era, il tuo tono.
Mi hai detto “amore”?
Non so... e mi distruggo per non averlo compreso.
Forse è meglio così: preferisco un fuoco che arde e lentamente consuma, ad un cerino che ha vita breve...
Eppure son certa che mi hai detto “amore”: l'ho capito dal suono, soave...dalla vibrazione delle tue corde, dal muto silenzio seguito a quella parola, dal tuo respiro che si faceva sempre più intenso e poi sottile, fino a dissolversi completamente.

Ti ho sentito arrivare, stanotte, dritto al mio cuore, come una scheggia impazzita, accompagnata da sogni, passione, ragione e coraggio...
Eri lì ed io accanto a te...e nel silenzio di quella stanza, ci siamo detti: ti amo.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Marirosa Barbieri
Photo    Zachar Rise

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L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore



 

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