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RACCONTI

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Marirosa Barbieri
MANI






 



      Mani. Improvvise. Finalmente abbandonate sui tasti accesi d’un piano.
Percorrono accordi silenti di un vecchio motivo stonato. Di quelli strimpellati nei locali fumosi del Bronx, tra vecchi negri canuti e tette africane.
Immagino le mani affondare il mio ventre molle e beato.

Un cantante ed una sirena siamo stasera, io e te.

Hai gli occhi selvaggi di un torero rodato. Un riverbero di sangue sulla pupilla: appare, s’inabissa, riappare sotto il prossimo fascio di luce colorata.

Che cosa c’è dietro la frenesia di un ciuffo ribelle che insegue una nota? E dietro lo sguardo di chi si finge tra vecchie scimitarre e cori selvaggi per fuggire il momento?

“Questa vita mi ha regalato una manciata di vite”, mi hai detto inabissando la testa tra due colline scoscese di ossa.

Le mani. Di nuovo. Stavolta avviluppate alle mie. Abbiam fatto l’amore. Prima io…poi tu.
Dalle mani si parte per entrare nella vita di un altro. Dalle mani si afferra il primo vagito di un nuovo Gesù.

E’ nelle tue mani lo sperma: lo vedi? Nelle mie mani la culla: la senti?

“Stasera ti porto la vita di un cantante fumoso di jazz, domani chissà”, mi dicesti.
“Ed io ti porto la vita di una regina minoica che aspetta un riscatto, di una fanciulla perversa che attende di esser sporcata dal prossimo orgasmo”, ti risposi.

Attinta dall’acqua putrida di false mani che gongolano, mi fingo.

Mi piace scopare le mani. Mi piace sporcarle, affondarle con la forza di un polpastrello rigato.
Stasera cambio vita, ti va? E cambio mani.
Perché quelle di prima mi han già stufato.

Voglio essere mani di chi non ha niente. Di grafite. Di panna. Voglio essere mani vere. Di quelle che si sono scorticate sotto il giogo di un sole tiranno. Di quelle che recano tagli e semi di pomodori appena raccolti.

Stufa di rigare dritto nella terra dei buoni dove le mani non esistono più perché inguainate in stoffe pregiate ed orpelli.
"Mani divoratrici di sesso, io voglio...di quelle che raccolgono i fardelli degli altri..."
Mani. Le mie, le tue: profondamente convinte di generare lo sporco.






FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Marirosa Barbieri
Photo    Zachar Rise

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