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RACCONTI

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Marirosa Barbieri
Just Sex






 



      Just Sex, Madame
L’aveva notata in mezzo alla ressa di tette danzanti.
Bella, giunonica. Caschetto nero ed occhi cerchiati di blu: la spogliarellista più richiesta del “Black”.
Lui, un assiduo frequentatore di Night. Puntuale come un treno di scarico merci parcheggiato in stazione... da ore.
Si faceva largo tra pantaloni rigonfi e portafogli scuciti...per vederla ballare.
Una lupa travestita da agnello: sguardo serafico e pelo di diavolo, disegnava nugoli con un mozzicone neonato. Sul palo, impronte di dita grondanti emozioni.
Calcare la scena del Night, scivolare sul tappeto tra vecchi bavosi; assaporare il puzzo di sigaro e soldi nel reggicalze; sentire mani pesanti servendo seni caldi con caviale e champagne: la solita bumba di vecchi...e magnaccia...e puttane.

Marco l’aspettava ogni notte. Beveva fino a sfiancarsi pur di vederla ancheggiare con la grazia di un cigno malato.
Salim, così si chiamava, era moldava: fuggita dalle grinfie di un padre padrone che la voleva schiava...e puttana.
Il riscatto, lei l’aveva pagato a metà: un affitto, un presente, un passato. Una maitresse di lusso divisa tra coperte di seta... e loft... e mansarde di ricchi borghesi.

Marco quella sera l’aspettò sul retro del Night. Giacca in pelle attillata, tacco 40 e caschetto più spettinato del solito.
Gli disse “Ciao” trangugiando l’ultimo rancio.
“ E' tanto che aspetti?”.
Le fece cenno di no.
“Prendiamo un taxi, ti va?”
Restò muto.
Salim tese la mano alla strada: falangi spalancate a vecchi beoni raminghi.
Il taxi li scaricò davanti casa di lei: tre piani a piedi, fatti a grandi falcate.
La casa era bella: lampade spente e scoscese; divano trapuntato, aria ingravidata di testosterone appassito.
“Ti faccio un pompino?”.
“Mi chiamo Marco”.
“Piacere, Salim”.
“Ti ringrazio per avermi invitato”.
Sorrise. Le scivolò dalla bocca un casto sorriso. Non era avvezza a sentire cerimonie pre-sesso.
“Quanto sei bella”. Le sfiorò il caschetto disfatto. Le sistemò un ciuffo ribelle dietro l’orecchio. Le scoprì una bruciatura sul collo: vecchia punzonatura “made in” Moldavia.
Salim accese lo stereo. Musica soft. Atmosfera hot.
Le luci soffuse abbracciavano timidamente due corpi stranieri. Si sfilò le auoreggenti. Gliele strinse intorno al collo, come un cappio…leggero.
Si eccitò. Disse “ti voglio”.
Gli abbassò la patta dei pantaloni, danzando con lo sguardo ancora piantato sul suo.
Glielo tirò fuori con forza. Forza residua. Forza animale. Forza indigesta. Era abituata a fare così.

“Non vuoi sapere di me?”, le domandò.
“Just sex, sir”, risposta netta e precisa. Occhi freddi e calcolatori. Mani affilate sul sesso rovente.
Just sex...come un mantra. Il mantra di un Buddha convertito alla vita.
L’afferrò. Le strappò il perizoma. Strizzò i capezzoli come fazzoletti bagnati che non s’asciugano mai.
Kaputt i convenevoli, le parole, il sorriso, le domande, la delicatezza appiccicata con un guanto di lattice convenzionale.
La montò come un pazzo.
“Voglio di più”, le chiese d’un tratto.
Salim gli aprì il paradiso tra cosce di seta. Due sfoglie di carne sovrapposte e serrate in un antro disperso di terra bucata.
Lui venne. Lei venne. Essi vennero tra le pieghe nascoste di parole non dette, in mezzo alla passione consumata tra le note stonate dell’ultima aria.
Lo guardò, trasfigurata.
“Assesta il colpo di grazia, sir”, gli chiese.
Spinte decise. Due colpi. Diretti.
Marco l’ aveva capito che le puttane, in fondo, non sanno battere.

Lui, si accese una sigaretta post sesso sul balcone di casa. Al chiaro di due stelle monche e di una luna scopata a metà...dalla notte.
“Vuoi sapere il mio vero nome?”, gli chiese.
Marco gettò il mozzicone nel vuoto. Un salto nel buio che vive dell’etere in cui nasce la luce.
Si diresse verso l’uscio di casa afferrando il cappotto gualcito:
“Just sex, madame”.




FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Marirosa Barbieri
Photo    Zachar Rise

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