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RACCONTI

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Marirosa Barbieri
C'era una volta...






 



      C’era una volta…
La sera nel letto, prima della fiaba: occhi sbarrati, sguardo divelto e piantato sul mio. Aspetti che arrivi: capelli arruffati, guance tornite. Sei il mio bambino: siero di latte, nettare puro e profumo d’arancio. Succhi parole, fiabe e racconti: non spegni mai gli occhi.
“Mi racconti la favola?”. Aria sognante.
“C’era una volta una ragazza bellissima dagli occhi di vetro e la pelle alabastra. Ogni mattina lei passeggiava. Capelli raccolti: un ciuffo ribelle le scendeva sul viso. Portamento regale e cuore di carne. Aveva un bel nome, Alba. Ancheggiava per strada. Maglietta sdrucita e seni selvaggi. Fianchi flessuosi, sguardo di amore. Il sole e la guancia: un bacio stampato sulla pelle di sandalo. Occhi di vetro riflettevano il mondo: strade di carta, visi beati, bocche impastate, labbra dischiuse. Cielo di plastica, terra di fango . Il suo principe azzurro le veniva incontro, su un destriero da sogno. Una cascata di ricci gli coprivan le spalle. Labbra carnose e cuore di carne. Braccia salde, pelle d’avorio, sguardo ammiccante.

“Sali Alba”. Le tendeva una mano. Si dava una spinta. Le afferrava il braccio, l’accompagnava , la portava a sé. Lei abbassava la testa e si sentiva al sicuro.
Lei avanti, lui dietro, il destriero impazzava.
Il principe azzurro aveva un bel nome: Raul. Correvano liberi tra le carezze del vento. Si fermavano. Un campo di grano come giaciglio. Si spogliavano. Si amavano. Si contorcevano, si univano e fondevano, si scoprivano e perdevano per poi ritrovarsi nel loro bambino: Etienne…Tu
La sera nel letto, dopo la fiaba: occhi serrati, sguardo beato. Dormi mio piccolo fiore. Sei il mio bambino: profumo di talco, fossetta sul viso, pelle di mandorle. Ora che sogni finalmente non fingo. Sputo dolore misto a veleno. Occhi pesanti grondano lacrime. La gola si stringe, la rabbia risale. Lo stomaco urla seguendo i ricordi. Ti guardo nel buio. Socchiudo la porta, mi assicuro che dormi. Mi precipito a letto. Tra le lenzuola fredde e stirate mi racconto una favola.

“C’era una volta una ragazza triste dalla bellezza sfiorita. Occhi di vetro e pelle alabastra . Ogni mattina di neve o di pioggia andava al lavoro. Una fabbrica fredda, dimenticata. Capelli arruffati, passo indeciso e cuore di latta. Aveva un bel nome: Alba. Camminava da sola. Vicoli spenti. Città desolata. Sognava la fuga, paesaggi incantati, castelli di sabbia, una vita da stella. Raccoglieva le pietre, mangiava veleno, soffriva il freddo, pregava il Dio Rabbia. Niente denaro. Gli occhi incavati e lo sguardo affossato. Una madre sepolta, un padre sparito, un fratello drogato. Una vita da schifo. Un uomo bastardo, povero e pazzo di nome Raul. L’aspettava ogni giorno di neve o di pioggia. Fissava i suoi seni. Occhi da bestia. Mani sudate. Una cicca per terra. Piedi di pietra su un terreno di fango. Quella mattina. Lui la segue. Braccia flaccide, capelli unti, pelle bagnata . “Un bacio”. “Non voglio”. “Solo un bacio”. “Non voglio”. L’afferra. La spinge in un campo. Si toglie la cinta, la frusta una volta. Due. Tre. Quattro. Lei sviene. Entra con forza. Animale rabbioso. Le impone una vita.

C’era una volta una ragazza abusata. Lividi, ecchimosi e cuore di pietra. Lacrime, vomito. Volto distrutto. Bocca tagliata, collo strozzato, vita nascente in un corpo ormai morto. Gambe tremanti, mani di polvere, battito piccolo. Vita innocente. Il suo bambino…Etienne
C’era una volta. C’è ancora. Ci sarà per sempre. Una madre di carne, passione e dolore .Sguardo vivo, resuscitato. Baci, carezze, zucchero filato. Latte di mandorle. Profumo di talco. Dalla morte alla vita. Ora prega il Dio Amore.


Marirosa Barbieri


FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
Marirosa Barbieri
Photo    Zachar Rise

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