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RACCONTI


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La Passiflora
Questo stare d'olio e miele






Photo Karen Abramyan

 



Questo stare d’olio e miele, raccolti nel destino con il fuoco.
Aspiro il profumo della sua carne, della pelliccia ondulante, dei muscoli che si fondono all’erba e all’aria circostante.
Ecco cosa mi fa vivere, l’osmosi atomica con la vita, lo spazio che occupiamo e scioglie i gesti famelici in estasi della mente.

Sono libera, distesa, pronta in avanti, stretta tra le sue braccia, incuneata, strappata nel respiro dalle sue dita abili, veloci e decise, sviscerata nella pancia dal suo prendermi il viso tra le mani mentre slabbra: “Dio! Come sei bella!”
Bello è sentire la profondità del suo sguardo e contemporaneamente avere un corpo che setaccia la carica energetica di essergli, essenza e sangue, ritrovo oltre la materia, al di là delle cellule, più innanzi dei sentimenti altalenanti.
E mentre l’inguine annega in onde liquide, di ormoni così densi da diventare terra, tutto si fa visione, angelica cantata, desiderio che si perde in amore.

Nel suo nome.
E’ un lusso questa partecipazione carnale, questa inderogabile gioia.
Di fronte alla voracità del rogo che continua ad alimentare passione, c’è una fontana di grazia che scorre e sazia la carne felice.

Si addolcisce ogni piaga.
“Mi divorerà in un attimo” penso, sentendo godere la vita, guardandolo servirsi della voce che parla al cuore.
“Consumami” sussurro, inevitabilmente, a poco a poco, mentre il mio corpo si contorce in spasimi gemelli dei suoi.
Basta innamorarsi perché la dannazione sessualmente appetibile mi trasformi in sensazione liberatoria di poter tornare ad essere. Donna.
Completa.

Questa strana coincidenza che ci piacciamo oltre la fisionomia e il portamento, nell’anima che ci trattiene fino al punto giusto, nell’attimo, in quei momenti… come una preghiera, un castigo e, sempre… semplicemente, per la sinergia che si crea tra noi come tra due poli.
“Parcheggiamo qui, in questa radura, con la strada a pochi metri”.
Amo tutto ciò che ci circonda.
“Prosciugami il respiro”.
“Invadimi la mente”.
“Rendimi insopportabilmente femmina mortale”.
Non ho paura di essere penetrata e giudicata, non ho maschere addosso.
Le sue mani tra i miei capelli addomesticano con le sole carezze, condividono il tormento di un bordello con il silenzio di una chiesa.

Non credevo sarebbe stato possibile, che il corpo diventasse leggero, vivesse in un orgasmo continuo.








 

 
FINE





 
 
 




Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..

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