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RACCONTI

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La Passiflora
Il fiore






 



      Ben poco ti preoccupi, povero fiore, ben poco ti preoccupi, che gelerà fra breve, e che domani ti troverò caduto, o non ti troverò per nulla. John Donne

L’universo della nostra menzogna è stato in limine – un tentativo piuttosto che una tentazione. Era chiaro, quanto il lusso di capire le tue tecniche e la tua scarsa alfabetizzazione nella nostra storia fosse per privilegiati. Le parole erano eccezioni sul vissuto, la ragione cavo – diciamolo - delle nostre acqueforti e dei nostri incisi ad alto costo. Un costo mio, intendimi. Tu non hai pagato nulla per l’esecuzione dei tuoi schemi; e, che schemi, per carità! Efficaci. Che ancora mi vedo, studiata in longitudine mentre il didietro è un biglietto da visita e mi chiedi quanto ti abbia riservato dei miei canali privati.

Ma che senso ha – o meglio, aveva… capiscimi, perché adesso… - non rimane che un nome a metà e un segno personalizzato a stento: l’implacabile condizionamento di una lama di rasoio che ho guardato attentamente senza fuggire. Glabra mi volevi e glabra ero. Una marca inedita e scandalosa su cui affermare che esistevi, ignorandomi o commissionandomi marchi spropositati, licenze invero, dei miei gesti auto-prodotti in attesa dei tuoi. Da meritare. Le concessioni che mi davano i margini: non andare al di là delle tue firme via via senza più ritegno. Carne dilaniata che accarezzavi teneramente.

Una storia rimasta illustrata proprio dagli articoli che di te mi facevano un distinguo: catene tre volte più forti di quelle che sarebbero servite, inginocchiatoi di felicità, colli di bottiglia di volta in volta infilati – bastava ungere un po’ e il buco di una serratura si apriva come una porta di casa – e poi certo, sospensioni tra l’erotico e il licenzioso. Licenzioso, sicuro! Tra noi! Non c’era necessità di dirlo. L’erotico lo lasciavamo ad altri.

E finalmente adesso, riesco a riordinare le rappresentazioni oscene per cui non mi uniformo; riconosco quella difensiva di vergogna che non c’era e invece ti aspettavi. Anzi, a volte eri tu a fare la parte del burro, ed era stupendo quel pudore soggettivo in cui ti percepivo. Dal mio punto di vista valido per tutti. Addirittura per te. Ti gocciolavo addosso e il “guarda qua amico mio” ti scorreva sulla faccia e ti scorreva tutt’altro che scontato; mentre per me era come possedere un desiderio proibito.

Offendere il pubblico pudore con la sola esibizione di un trasporto. Ancora più incredibile perché si trattava di eccezionalità di senso. Un’estetica sensuale per stupirti. Anche se proprio non l’avrei detto, allora, che ci sarei riuscita; impressionare un uomo come te con qualche assenza di precauzione o con una pratica anomala. Ma l’anomalo cos’era per noi? Né per te né per me esisteva la concezione di un divieto che dovesse essere arrestato davanti a una dialettica d’orgasmo.

La tua fortuna è stata che da tempo già sgranavo episodi di sessualità ambivalente, altrimenti sarei stata incapace di amarti sentendomi vuota. Reinterpretata da un uomo, e bastandomi. Mah! Epilogo interessante, non trovi? Questo ricordo così stitico - il nostro rapporto fuori dal livello di coscienza. Peccato che non mi sia voluta attardare ancora: sterile era l’espellere della tua estremità e troppo incinta erano i miei organi per non ricevere. Il nostro fiore è sbocciato in una notte, ed è morto subito dopo






FINE

 





 
 
 





Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
© All rights reserved
La Passiflora
Photo   Karen Abramyan


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