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FASCINO E SEDUZIONE

L'erotismo ai tempi del piede di loto
Intervista a Su Xi Rong
La donna col piede di loto era più
appetibile e suscitava un forte impulso erotico negli uomini cinesi.
Le difficoltà di deambulazione costringevano ad un'andatura
oscillante, come del resto i tacchi a spillo per le moderne occidentali

La porta si apre con un
lieve cigolio di legno antico. Su Xi Rong appare
sulla soglia del suo studio, una stanza dal profumo di
incenso di sandalo e tè oolong appena versato. È una
donna di mezza età, dal portamento elegante e
controllato, con quel fascino discreto e magnetico
tipico di chi custodisce segreti millenari nel corpo e
nello sguardo. Indossa un qipao di seta color giada
scura, aderente quanto basta a sottolineare le curve
morbide senza volgarità. I capelli neri, lucidi, sono
raccolti in uno chignon basso da cui sfuggono alcune
ciocche sottili che le sfiorano il collo. Ma è il suo
modo di muoversi a catturare immediatamente
l’attenzione. Cammina lentamente verso di me. Ogni
passo è una piccola oscillazione ipnotica: il peso si
sposta da un fianco all’altro con una grazia innaturale,
quasi liquida. I piedi minuscoli, fasciati in delicate
scarpette di broccato ricamate con motivi di loto,
sembrano quasi sfiorare appena il pavimento di legno.
L’andatura “del loto d’oro” – quella che un tempo faceva
impazzire gli uomini – è ancora perfettamente visibile
in lei. Non è un difetto, è una seduzione antica, un
invito silenzioso e potente.
«Bienvenue… o forse
dovrei dire huānyíng», dice con voce bassa, leggermente
roca, dal leggero accento francese misto a cantonese. Un
sorriso sottile le incurva le labbra, mentre gli occhi a
mandorla, truccati solo con una linea di kajal, mi
scrutano con calma divertita. Mi porge la mano piccola e
curata, le dita affusolate ornate da un anello di giada
antica.
Quando la stringo, noto quanto sia
fragile e calda. Mi guida verso un divanetto basso, e
nel farlo il suo corpo ondeggia di nuovo, i fianchi che
descrivono quel movimento circolare e languido che un
tempo veniva chiamato “il passo del salice piangente”.
Ogni oscillazione fa frusciare la seta del qipao contro
le cosce, producendo un suono appena percettibile che
sembra fatto apposta per suggestionare.
Si siede
di fronte a me, sistemando con cura le pieghe
dell’abito. Le scarpette di loto restano visibili,
piccole come quelle di una bambina, eppure
incredibilmente erotiche nella loro deformità raffinata.
Incrocia le caviglie con delicatezza, un gesto che
sembra studiato da secoli di tradizione erotica.
«Dunque lei è qui per parlare del piede di loto e del
suo potere…» Mormora inclinando leggermente il capo. Il
collo lungo e bianco si offre per un istante alla luce
soffusa della stanza. «Molti uomini occidentali pensano
sia solo una crudeltà. Ma non capiscono. Non capiscono
quanto un corpo costretto a muoversi così… diventi più
consapevole. Ogni passo diventa una carezza. Ogni
equilibrio precario, un invito.»
Mi guarda dritto
negli occhi, e per un attimo il suo sorriso si fa più
profondo, quasi complice. C’è una sensualità quieta,
matura, in lei: non aggressiva, ma profonda, radicata
nella consapevolezza del proprio fascino storico e
carnale. Il profumo leggero di gelsomino e pelle calda
aleggia tra voi. «Mi dica…» Sussurra mentre versa il tè
con gesti lenti e precisi. «È pronto a lasciarsi sedurre
dalla storia… o preferisce che sia la storia stessa a
sedurla?» Rimane in attesa, il busto eretto, il seno che
si alza e abbassa con respiri calmi, le piccole
scarpette di loto perfettamente allineate, simbolo
vivente di un erotismo che l’Occidente ha dimenticato.
Il suo nome Madame? Mi chiamo Su
Xi Rong ed ero la donna più bella e desiderata del
villaggio.
Cosa aveva di particolare? Gli
uomini amavano particolarmente i miei piedi minuscoli,
legati con delle fasce strettissime che ne avevano
impedito la crescita.
Immagino fosse un vanto…
Ricordo ancora quel giorno, avevo sette anni, quando mia
madre mi lavò i piedi, li cosparse di allume e mi tagliò
le unghie. Poi mi piegò le dita contro la pianta del
piede, legandomele con una fascia lunga tre metri
cominciando dal piede destro e passando poi al sinistro.
Poi cosa fece sua madre? Mi ordinò di
camminare, ma quando ci provai, il dolore fu
insopportabile. Quella notte mi sentii i piedi in fiamme
e non riuscii a dormire.
Una pratica
dolorosissima… Dopo alcuni mesi, tutte le dita,
tranne l'alluce, erano schiacciate contro la superficie
interna. Mia madre mi tolse le bende e lavò il sangue.
Ogni due settimane mi metteva delle scarpe nuove: ogni
nuovo paio era di qualche millimetro più piccolo del
precedente.
Lei apparteneva ad una famiglia ricca
vero? Appartenevo ad una famiglia benestante per cui
l’aver iniziato all’età di 7 anni rendeva la pratica
meno dolorosa. Nelle famiglie contadine la fasciatura
cominciava più tardi e comunque era meno rigida perché
le mie coetanee dovevano essere abili al lavoro fino a
che non si concordava loro un matrimonio, o fino a che
non erano in età da matrimonio, comunque prima dei 15
anni, finché le ossa erano ancora malleabili.
Quanto durò questo sacrificio… Per deformare i piedi
nella loro forma definitiva erano necessari almeno 3
anni, talvolta anche 5 o 10. Per me ne furono
sufficienti quattro, ma per tutta la vita i miei piedi
hanno avuto bisogno di continue attenzioni e di scarpine
rigide. Le scarpette andavano indossate anche di notte
affinché la deformazione non regredisse. In ogni momento
dovevo piegare le quattro dita più piccole al di sotto
della pianta del piede ed avvicinare l'alluce ed il
tallone inarcando il collo del piede. In questo modo i
talloni diventavano l'unico punto di appoggio, causando
la tipica andatura fluttuante, come il loto che si piega
al vento.
Perché tutto questo? Costituiva un
segno di bellezza e perfezione e nonostante il dolore
provocato dalla fasciatura la pratica era considerata
socialmente accettabile.
Immagino fosse
finalizzato al matrimonio… Durante l’adolescenza
iniziai a fabbricarmi scarpine artigianali con tanto di
decorazione floreale. Questa pratica, comune a tutte le
giovani cinesi in età di matrimonio, esaltava la forma
del piede e mostrava le doti manuali della donna. Ogni
scarpina era una forma d'arte ed un passaporto della
donna. La dimensione del piede, e la struttura della
scarpa dicevano tutto ciò che era necessario su di una
donna: la sua capacità di sopportare il dolore, le sue
abilità casalinghe.
Secondo la leggenda, la
pratica del Loto d'oro sorse intorno al 900 d.C. da una
concubina imperiale… Per accaparrarsi il favore
dell'imperatore si era fasciata i piedi con lunghe fasce
di seta bianca per poi danzare la Danza della luna sul
fiore del Loto. Io vivevo nel mito di quella concubina
come per secoli, milioni di giovani donne come me, hanno
dovuto sopportare questa tortura perché era del tutto
normale che la donna crescesse con il fine ultimo di
piacere all’uomo e sposarsi attraverso il matrimonio
combinato. Quando fui destinata ad un uomo i miei
futuri suoceri avevano il diritto di controllare
costantemente prima del matrimonio la dimensione dei
miei piedi.
Sembra che questa pratica fosse stata
addirittura incoraggiata dal Confucianesimo… La
religione vedeva nel Loto d'oro una dimostrazione
perfetta di sottomissione della donna all'uomo. Le
donne con i piedi fasciati erano fisicamente dipendenti
dal loro uomo, ed era estremamente difficile
allontanarsi dalla propria casa. Alla fine la pratica
divenne così popolare che una donna che non aveva i
piedi fasciati non aveva speranza di contrarre un buon
matrimonio, tra le classi meno agiate era addirittura
impossibile sposarsi. Era l'unica cosa a cui una donna
rispettosa e una madre premurosa, avevano obbligo di
pensare.
Una buona fasciatura dei piedi
sostituiva qualunque altra dote di una donna…
Garantiva che la sposa avrebbe compiaciuto in ogni modo
il marito, pur di non essere ripudiata. Era prova di
un'alta sopportazione del dolore, era dimostrazione di
coraggio, era simbolo di docilità caratteriale.
Ma c’era anche un altro aspetto non trascurabile, vero?
La donna con un piede piccolo a forma di mezzaluna era
più appetibile e suscitava un forte impulso erotico
negli uomini cinesi, che bramavano toccarlo. Le
difficoltà di deambulazione costringevano ad un'andatura
oscillante, come del resto i tacchi a spillo per le
occidentali, e mantenevano i muscoli delle gambe sempre
in tensione. Gli uomini ritenevano che quella andatura
curiosa stimolasse l'ingrossamento dei muscoli adduttori
delle gambe provocando così un restringimento della
vagina. Per questo motivo, gli uomini cinesi dicevano
che le donne dai “piedi di Loto” avevano vagine così
forti che, fare l’amore con loro, era come farlo con una
vergine tutte le volte.
Oggi la pratica è stata
abolita… La pratica fu abolita ufficialmente da un
decreto imperiale del 1902, dopo la fondazione della
Repubblica di Cina, la fasciatura dei piedi diventò
illegale. Ci vollero però 50 anni affinché la pratica
scomparisse gradualmente. Il popolo, infatti, offrì
molta resistenza al cambiamento delle usanze.
Sorprendentemente, furono soprattutto le donne e gli
strati più poveri della popolazione a continuare la
pratica, per i suoi vantaggi in ambito sociale. Quando
gli uomini cominciarono a preferire i piedi grandi, per
le donne con i piedi fasciati fu una seconda tragedia,
perché videro vanificati anni di sofferenze e
aspettative.
L’intervista si è conclusa da
qualche minuto. Il registratore è spento, le tazze di tè
sono vuote. Nella stanza il profumo di sandalo e
gelsomino sembra più denso, quasi complice. Su Xi Rong
si alza lentamente dal divanetto. Di nuovo quel
movimento magnetico: il peso del corpo che si sposta con
dolcezza da un fianco all’altro, l’andatura oscillante
del piede di loto che fa frusciare la seta del qipao
come una carezza prolungata. Non nasconde il suo
incedere. Anzi, sembra offrirlo con una naturalezza
consapevole, come se sapesse perfettamente l’effetto che
produce.
Abbassa lo sguardo sulle proprie
scarpette di broccato. Per un istante solleva appena la
punta di un piede, come per mostrarlo meglio, poi lo
riappoggia con grazia. Mi accompagna alla porta con quel
suo passo ondeggiante, il corpo che si muove come un
ramo di salice sotto il vento. Sulla soglia si ferma,
vicinissima. Il suo profumo mi avvolge un’ultima volta.
Alza gli occhi a mandorla verso di me, uno sguardo
profondo, divertito e sensuale insieme. Un ultimo
sorriso lento, quasi intimo. Poi china leggermente il
capo in un saluto antico e raffinato. La porta si chiude
piano alle tue spalle, ma l’immagine del suo corpo che
oscilla con grazia antica mi accompagna ancora a lungo
nel corridoio, come un’eco erotica che non svanisce
subito.
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ARTICOLO A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
IMMAGINE
GENERATA DA IA
FONTI http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/eros-piede-
loto-camminare-loro-piedini-donne-cinesi-108625.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Loto_d%27oro
http://www.thepostinternazionale.it/mondo/cina/
donne-cina-piedi-di-loto-fasciati


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