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INTERVISTA
IMPOSSIBILE 
Poppea
Possedeva ogni altra dote tranne
l’onestà
Celebre per la bellezza e per il modo di vivere dissoluto e
sfrontato nonché ambiziosa e senza scrupoli Poppea fu la seconda
moglie dell’imperatore romano Nerone. (30 circa – Oplontis, 65)

Poppea Sabina,
avvolta in un’aura di leggenda e scandalo, mi accoglie
in uno dei luoghi che più incarnano il suo mondo: la sua
splendida villa maritima di Oplontis, affacciata sul
golfo di Napoli, tra le dolci pendici del Vesuvio. Siamo
nel 64 d.C. circa, poco prima della sua tragica fine,
quando la villa è al culmine del suo splendore:
un’enorme residenza imperiale con portici immensi,
giardini pensili, fontane zampillanti, affreschi dai
colori vividi (rosso pompeiano, giallo ocra, blu
egizio), pavimenti di marmo e una grande piscina
rettangolare circondata da statue di divinità e ninfe.
Vengo introdotto da un liberto orientale, profumato
d’incenso, attraverso un lungo viale di cipressi e
platani. All’ingresso del peristilio principale, due
schiave nubiane con tuniche trasparenti di lino mi
offrono acqua profumata di rose per il lavaggio delle
mani. Poppea appare all’improvviso, emergendo da un
triclinio ombreggiato da tende di seta color porpora. È
sdraiata su un kliné rivestito di cuscini di porpora e
piume, il corpo semivelato da una stola leggerissima di
seta che lascia intravedere le curve morbide e il
candore innaturale della pelle ottenuto con bagni
quotidiani nel latte d’asina.
I capelli, di un
ambra ramato, sono raccolti in un’acconciatura con
riccioli perfetti e fermati da spilloni d’oro e perle.
Gli occhi, grandi e nerissimi; le labbra tinte di un
rosso acceso estratto dalla cocciniglia. Ai suoi piedi,
un paio di ancelle agitano delicatamente ventagli di
piume di struzzo. Con un gesto regale della mano
inanellata di smeraldi e rubini, Poppea mi indica un
basso sgabello di avorio intarsiato posto di fronte a
lei. La voce è vellutata: «Nerone è a Roma… abbiamo
tutto il tempo del mondo.» Sorride, mentre un servo le
porge una coppa di Falerno. La luce del pomeriggio
filtra dalle colonne dipinte, accendendo riflessi dorati
sulla sua pelle e sui mosaici del pavimento. L’atmosfera
è quella di un lusso sfacciato, sensuale, quasi
soffocante. L’intervista ha inizio.
MADAME
LE SUE ORIGINI? Ah, le mie origini… Come se il sangue
potesse spiegare tutto, o giustificare qualcosa. Sono
figlia di Tito Ollio, un pretore che esercitò durante il
regno dell'imperatore Tiberio. Purtroppo, cadde in
disgrazia prima di ottenere un incarico pubblico per la
sua amicizia con Elio Seiano. Quando Seiano cadde, nel
31, mio padre pagò il prezzo e preferì porre fine ai
suoi giorni piuttosto che affrontare l'esilio. Io ero
appena bambina… ma il nome Ollio portava ormai l'ombra
del traditore. Per questo scelsi di chiamarmi col nome
di mia madre e di mio nonno: Poppea Sabina.
SUA
MADRE? Lei era… straordinaria, una donna di classe,
distinta, bellissima ed estremamente elegante. Una donna
che sapeva brillare senza sforzo. Pensi che lo stesso
Tacito la descrive come una delle donne più amabili del
suo tempo. Purtroppo, nel 47 si suicidò, vittima
innocente degli intrighi di palazzo dell'imperatrice
Messalina e accusata di adulterio. Io ereditai da lei
non solo la bellezza e la fortuna, ma anche la lezione:
la grazia non basta, se non è armata di astuzia.
SUO NONNO MATERNO EBBE L’INCARICO DI CONSOLE VERO? Si
chiamava Gaio Poppeo Sabino e durante il regno di
Tiberio fu onorato con un trionfo militare per aver
posto fine ad una rivolta in Tracia. Dal 15 e fino alla
sua morte prestò servizio come Governatore Imperiale di
Grecia.
ANCHE IL SUO PATRIGNO ERA FAMOSO…
Publio Cornelio Lentulo Scipione servì Roma come
comandante militare, come console e successivamente come
senatore. Ecco le mie origini signore: un padre caduto
in disgrazia, una madre sacrificata alla gelosia di
un'imperatrice, un nonno trionfatore e un patrigno
console. Un intreccio di gloria e rovina, come la
maggior parte delle grandi famiglie romane.
LEI
SI SPOSÒ PER LA PRIMA VOLTA CON RUFRIO CRISPINO… Sì,
lo ricordo bene, anche se preferirei dimenticarlo. Avevo
diciotto anni, ero giovane, bellissima, e ambiziosa
quanto basta per non accontentarmi di un'esistenza
tranquilla. Rufrio era il capo della guardia pretoriana
durante il regno dell'imperatore Claudio. Ci sposammo
intorno al 44 d.C., e da lui ebbi un figlio maschio. Era
un matrimonio conveniente, all'inizio. Mi dava accesso a
circoli che contavano, protezione, lusso. Purtroppo,
l'imperatrice Agrippina, quarta moglie di Claudio, che
non tollerava rivali, rimosse Crispino dall'incarico
perché lo considerava fedele a Messalina la terza moglie
dell’imperatore. Crispino perse potere… e, di
conseguenza, io persi interesse. Divorziammo poco dopo.
Non fu difficile: a Roma il divorzio è semplice come
cambiare tunica, se si hanno i motivi giusti. Lui rimase
in vita per un po', servì ancora sotto Nerone… ma il
passato è un veleno lento. Quando divenni imperatrice,
il mio ex marito divenne un fastidio. Nerone lo esiliò
in Sardegna nel 64, per il solo ricordo di avermi avuta
prima di lui. Crispino si suicidò. Ma Nerone non si
accontentò, geloso persino dei bambini, fece affogare
nostro figlio durante una battuta di pesca.
DURANTE IL MATRIMONIO CON CRISPINO LEI DIVENNE AMANTE DI
NERONE… Ci conoscemmo durante un banchetto nella
primavera del 58 a.C. Nerone, allora ventenne, fresco di
potere dopo la morte di Agrippina, rimase abbagliato
dalla mia bellezza e dal mio portamento. Mi vide entrare
nella sala del triclinio, avvolta in una stola di seta
color zafferano che lasciava intravedere la mia pelle
candida. I suoi occhi non si staccarono più da me per
tutta la sera. Lodò la mia bellezza, il mio spirito, la
mia audacia. Quella stessa notte diventai la sua amante.
Non fu difficile: era l'imperatore, e io… io ero Poppea
Sabina.
IMMAGINO SIA STATA DELIZIATA DA QUELLE
ATTENZIONI… Deliziata? Certo che lo fui. Chi non lo
sarebbe stato? Le attenzioni di Nerone erano un turbine:
poesie composte per me all'alba, doni esotici – elefanti
bianchi dall'India, schiave dalla Gallia con capelli
rossi come i miei – banchetti privati dove ero io la
regina, non Ottavia, la sua noiosa moglie ufficiale. Era
il mio imperatore e qualsiasi altra donna avrebbe agito
come me.
DOPO RUFRIO CRISPINO PERÒ LEI SI SPOSÒ
CON OTONE… Non fu vero amore. Fu Nerone stesso a
spingermi tra le sue braccia. “Sposala!” Gli disse.
“Perché la decenza vuole che la mia amante sia una donna
maritata.” Otone era un amico fidato, un compagno di
bagordi, sette anni più giovane di me, ma ambizioso e
attraente. Ci sposammo nel 58, e per un po' funzionò… Io
ero la moglie rispettabile di un nobile, e l'amante
segreta dell'imperatore. Ma Nerone non aveva previsto
che Otone si innamorasse davvero. Follemente. Otone
iniziò a vantarsi di me in pubblico, a rifiutare di
“cedermi”. Questo irritò Nerone oltre misura. Nel 59
annullò il nostro matrimonio con un editto imperiale, e
Otone fu spedito in Lusitania come governatore, una
provincia lontana, fangosa, ai confini del mondo
conosciuto. Dieci anni, esattamente dieci, li passò lì:
amministrò con moderazione insolita per un romano, senza
ruberie eccessive, senza eccessi. Un esilio dorato, ma
pur sempre esilio. Quando tornò, dopo la morte di
Nerone, divenne imperatore per pochi mesi… ma questa è
un'altra storia…
E LEI COME SI SENTIVA IN MEZZO A
TUTTI QUEGLI INTRIGHI DI POTERE? Mi sentivo femmina,
bramata, desiderata, e non ero solo una bellezza
passiva. Ero il fulcro di tutto: avevo usato Crispino
per entrare nel mondo del potere, Nerone per ascendere
al trono, Otone come paravento…
TACITO LA
DESCRIVE COME UNA DONNA AMBIZIOSA E SENZA SCRUPOLI!
Beh Tacito non fu mai benevolo con me. Nel suo
tredicesimo libro degli Annali mi descrive con
precisione crudele: “Huic mulieri cuncta alia fuere
praeter honestum animum”. Tutto le fu dato tranne un
animo onesto. Bellezza, ricchezza, lignaggio illustre
dal nonno console e trionfatore, modi affabili,
intelligenza vivace… ma onestà? No, quella no. Ostentava
modestia mentre praticava la lussuria, non risparmiava
la reputazione, non distingueva tra mariti e amanti,
portava la sua libidine dove vedeva profitto. Parole
dure, vero? Eppure, rileggile bene: non dice che ero
stupida, o volgare, o debole. Dice che ero calcolatrice.
Che usavo ogni dono della natura – e degli dèi – per
ascendere. Ambiziosa? Certamente. A Roma, una donna
senza ambizione è una donna morta – o invisibile, che è
peggio. Senza scrupoli? Dipende da chi giudica.
Agrippina, mia rivale, era forse scrupolosa quando
avvelenava o esiliava per mantenere il potere sul
figlio? Messalina, quando organizzava orge per umiliare
il marito? Io almeno non fingevo virtù che non avevo.
Volevo il trono, sì. Volevo Nerone – non solo per
l'amore (che pure c'era, a modo suo), ma per il potere
che portava con sé. E l'ho ottenuto. Diventai Augusta,
imperatrice, madre di una figlia che Nerone adorava.
Influenzai decisioni, feci cadere nemici – Ottavia, per
esempio, quella povera creatura pallida e sterile.
È VERO CHE NON SI FACEVA MAI VEDERE IN PUBBLICO?
Uscivo raramente. Roma è piena di occhi invidiosi, di
lingue pronte a mordere, e io non ero una matrona
qualunque che si pavoneggia al Foro o al teatro per
farsi ammirare. Quando apparivo – e accadeva di rado,
durante processioni imperiali, cerimonie al tempio o
qualche uscita calcolata – portavo sempre il velo su
parte del viso. Non per modestia ipocrita, come fingono
certe donne del Senato, ma per non saziare completamente
gli sguardi altrui. Per non appagare del tutto la
curiosità, o anche perché così mi donava di più. Il
mistero accresce il fascino. Un volto intero si consuma
presto; un volto velato resta desiderato, sognato,
temuto. Era una mia scelta, non un obbligo. E
funzionava: più mi nascondevo, più Roma parlava di me.
ALLA FINE, NERONE UCCISE LA MADRE A CAUSA SUA…
No, non fu solo per me che Nerone la fece uccidere. Nel
59, certo, io ero già l'amante potente, la rivale che
Agrippina odiava con tutta se stessa. Lei voleva
mantenere il controllo sul figlio, dettare leggi dal suo
palazzo, essere l'imperatrice ombra. Io rappresentavo la
minaccia: una donna giovane, bella, ambiziosa, che
poteva strappare Nerone dalla sua influenza. Ma
Agrippina aveva sete di potere da sempre – aveva
avvelenato Claudio per far salire il figlio, aveva
eliminato rivali, manipolato il Senato. Nerone la fece
pugnalare nella sua villa a Baia, dopo un naufragio
orchestrato che fallì. Poi raccontò che lei si era
suicidata, per dignità. Rimorso? Sì, Nerone ne soffrì a
lungo: incubi, visioni, accuse di matricidio che lo
tormentavano. Ma non fu solo gelosia per me. Fu anche
paura: Agrippina era diventata un pericolo politico, una
reggente che non voleva cedere il trono al figlio
adulto. Io fui il pretesto perfetto, il catalizzatore…
ma il veleno era già nel loro sangue da anni.
CON
LA MORTE DI AGRIPPINA NON C’ERANO PIÙ OSTACOLI AL SUO
MATRIMONIO… Con la sua morte, gli ostacoli caddero
uno dopo l'altro. Nel 62 Nerone ripudiò Claudia Ottavia,
la moglie ufficiale, figlia di Claudio, con l'accusa di
sterilità. La relegò in Campania, nell’isola di
Pandataria, poi, quando il popolo osò protestare in suo
favore, la accusò di adulterio…
ANCHE CLAUDIA
OTTAVIA STRANAMENTE SI “SUICIDÒ…” In quell’isola, un
piccolo scoglio desolato nel mare, lo stesso dove
Augusto aveva mandato sua figlia Giulia, dove Tiberio
aveva relegato Agrippina Maggiore, nacquero delle strane
voci circa una sua condotta lussuriosa e dissoluta.
Accuse fabbricate con cura. Nerone fece confessare ad
Aniceto, lo stesso che aveva eseguito l'omicidio di
Agrippina, di aver commesso adulterio con lei. Un
liberto, un servo: l'accusa più infamante possibile per
una principessa di sangue giulio-claudio. Ottavia negò
tutto, naturalmente. Le sue ancelle furono torturate, ma
la maggior parte resistette, giurando la sua innocenza.
Non servì. Nerone la fece legare, le aprirono le vene ma
il sangue usciva lento, per il terrore. Allora la
portarono in una stanza piena di vapore bollente, dove
soffocò. La testa fu tagliata e portata a Roma, come
prova, affinché il popolo vedesse che l'ostacolo era
rimosso. Dodici giorni dopo, Nerone e io ci sposammo.
RIMORSI? Il popolo la pianse ma il popolo non
contava. Contava solo il trono, la successione, il mio
posto accanto a Nerone. Ottavia era sterile, legata al
passato di Claudio, un simbolo di ciò che Agrippina
aveva costruito. Morì a ventidue anni, innocente di
tutto tranne che di essere nata nella famiglia sbagliata
al momento sbagliato. Io invece ero il futuro: fertile,
ambiziosa, devota. Ero Augusta, imperatrice, madre.
GLI STORICI, OLTRE A TACITO, SONO TUTTI CONCORDI NEL
DESCRIVERLA COME UNA DONNA COLTA E INTELLIGENTE… COM’ERA
IL SUO RAPPORTO CON NERONE? Eravamo legati da un
tenero affetto reciproco. Nerone mi consultava spesso in
merito a questioni politiche assai delicate e in alcuni
casi riuscii a mitigare gli eccessi caratteriali di
Nerone. Lo calmavo con parole dolci, con ragionamenti
lucidi. Lui mi ascoltava, perché sapeva che non parlavo
per ambizione cieca, ma per il bene nostro, del trono,
dell'impero. Insomma, non ero una semplice bellezza da
letto, ma una donna che sapeva pensare, consigliare,
influenzare. Nerone lo apprezzava. Eravamo legati da un
tenero affetto reciproco, sì. Non solo passione ma una
vera complicità.
ERA GELOSA VERO? Prima del
matrimonio ero solo la favorita delle sue tante amanti e
quindi a malincuore cercavo di chiudere gli occhi e non
soffrire. Nerone aveva amanti a dozzine, attrici,
schiave, matrone, ma una volta diventata moglie non
tollerai più le sue scappatelle amorose e quindi mi
liberai di tutti i pericoli che circondavano
l’imperatore. Non per capriccio meschino, ma perché ero
imperatrice, madre del suo erede potenziale.
SI
PARLA DI UNA VERA E PROPRIA EPURAZIONE… Mi liberai
dei pericoli: eliminai o feci esiliare chi minacciava il
nostro legame – amanti troppo insistenti, cortigiane
ambiziose. E sì, anche Seneca, il suo vecchio tutore,
quel filosofo ipocrita che predicava virtù mentre
accumulava ricchezze immense. Influenzava Nerone in modo
sbagliato, lo spingeva verso una moderazione che non gli
si addiceva più. Lo feci cadere nella congiura pisana
del 65. Seneca si suicidò, come ordinato. Fu necessario.
Il trono non tollerava divisioni.
PARLA DI
FEDELTÀ, MA È PASSATA ALLA STORIA COME UNA DONNA
LUSSURIOSA DAI NUMEROSI AMANTI… Ripeto amavo Nerone e
mi sono sempre concessa ai suoi desideri. Lussuriosa,
dai numerosi amanti? Ridicolo. Le accuse di promiscuità
erano il veleno dei senatori che odiavano le donne al
potere, che non sopportavano di vedermi al suo fianco,
influente, ascoltata. Tacito mi dipinse come una
libidinosa calcolatrice, ma io ero devota. Il nostro
letto era nostro, privato, appassionato. Non cercavo
altri.
MA PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI TUTTO
SEMBRAVA PROCEDERE MERAVIGLIOSAMENTE, LA FORTUNA, PER
SUA NATURA MUTEVOLE E BEFFARDA, COMINCIÒ A CAMBIARE
DIREZIONE… Nel 63 diedi a Nerone una figlia: Claudia
Augusta. Nacque tra feste e speranze immense – era la
nostra eredità, il futuro della dinastia. Ma gli dèi ce
la tolsero a quattro mesi. Cause naturali, dicono – una
febbre improvvisa, un male infantile. Quel lutto ci
devastò. Nerone pianse come un bambino; io… io persi una
parte di me. Roma sembrava vuota. Poi, l'anno dopo, il
Grande Incendio del 64: la città in fiamme per giorni,
templi distrutti, migliaia senza tetto. Nerone corse ad
aiutare – distribuì aiuti, ricostruì – ma i pettegolezzi
lo accusarono di averlo appiccato per i suoi interessi.
Ridicolo. E poi le congiure: Pisone nel 65, con Seneca,
Lucano, tanti altri. Il terrore si insinuò a corte.
Tutto sembrava procedere meravigliosamente… e invece il
destino ci colpì, uno dopo l'altro.
Poppea
rimane immobile per un lungo istante, gli occhi
nerissimi fissi su di me come se volesse lottare contro
la storia. Il silenzio si fa denso, interrotto solo dal
lieve sciabordio delle fontane e dal crepitio delle
lampade a olio che ardono basse. Poi, lentamente, si
alza dal kliné con una grazia fluida: la stola di seta
color porpora fruscia piano, scivolando sul marmo del
pavimento. L’intervista è conclusa. Le ancelle si
ritraggono in silenzio, scomparendo tra le colonne
dipinte. Fa un passo indietro e con un gesto lento alza
la mano in un saluto imperiale. Si volta, la figura
snella avvolta nella seta che cattura gli ultimi
riflessi delle lampade. Cammina piano verso il triclinio
interno, i sandali dorati che sussurrano sul mosaico. Le
ancelle riappaiono come ombre silenziose, una regge un
mantello di porpora bordato d’oro, un’altra un piccolo
specchio d’argento. Poppea non si gira più.
Secondo Tacito, la morte di Poppea fu dovuta ad un
violento calcio ricevuto da Nerone durante una
successiva gravidanza, nel 65 d.C. La causa di cotanta
ira fu il commento della stessa Poppea a proposito del
fatto che Nerone era rientrato tardi da una corsa di
carri. Il corpo che era appartenuto a una delle donne
più belle e affascinanti che la Storia ricordi, dopo
essere stato imbalsamato e profumato con essenze
odorifiche, fu deposto nel mausoleo della famiglia
Giulia in Campo Marzio. Per volere di Nerone, Poppea
fu divinizzata.
Nerone invece, a causa della sua
politica repressiva, tre anni dopo la morte della moglie
venne deposto dal Senato e si rifugiò nel suo palazzo.
Ormai solo e senza protezione si suicidò il 9 giugno 68
pugnalandosi alla gola con l'aiuto del suo segretario
Epafrodito. Prima di morire pronunciò la frase "Qualis
artifex pereo!" ("Quale artista muore con me!") Il
senato decretò per lui la damnatio memoriae avente lo
scopo di “eliminarne la memoria”, ma permise comunque,
le esequie private, alla presenza di pochi fedelissimi
rimasti, tra i quali l'ex amante e concubina Claudia
Atte, liberta della famiglia dell'imperatore, e le sue
due nutrici Egloge e Alessandria. Il corpo di Nerone fu
cremato, avvolto nelle coperte bianche intessute d'oro
da lui usate alle ultime Calende di gennaio, e le sue
ceneri deposte in un'urna di porfido nel mausoleo della
famiglia paterna. Il luogo di sepoltura era il Sepolcro
dei Domizi al Campo Marzio, sotto l'attuale basilica di
Santa Maria del Popolo, sul colle Pincio.
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IMMAGINE GENERATA DA IA INTERVISTA A CURA DI ADAMO BENCIVENGA E' STATA
REALIZZATA GRAZIE A: http://www.i-cult.it/nerone-e-poppea/
https://it.wikipedia.org/wiki/Poppea
http://www.notizie.it/poppea-sabina-la-bellissima-
e-dissoluta-moglie-dellimperatore-nerone/
https://it.wikipedia.org/wiki/Nerone


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