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INTERVISTA IMPOSSIBILE

Zsa Zsa Gabor
Da Miss Ungheria a Star del cinema
passando per nove
mariti, centinaia di flirt e una vita decisamente stravagante...
Diceva di se stessa: "Sono una casalinga meravigliosa. Quando lascio
un uomo, tengo la sua casa" "Voglio un uomo che sia gentile e
comprensivo. È chiedere troppo a un milionario?" "Non so nulla del
sesso, sono sempre stata una donna sposata!"
(Budapest, 6 febbraio 1917 – Los Angeles, 18 dicembre 2016)

È un torrido pomeriggio di fine anni '90, nella
leggendaria dimora di Zsa Zsa Gabor a Bel Air, al numero
1001 di Bel Air Road. Il cancello elettronico si apre
con un sussurro discreto, percorro un viale bordato da
palme altissime e siepi impeccabilmente tosate, che
conduce a un promontorio privato di oltre un ettaro. La
villa appare all’improvviso come un sogno hollywoodiano
in stile French Regency, con tetto mansardato color
crema, persiane verde salvia e un colore predominante
che tende al giallo canarino pallido, quasi cipria, che
riflette la luce del sole californiano rendendola
irreale.
L'ingresso è ovale e fastoso,
pavimentato in terrazzo lucido a scacchi bianchi e neri
che ricorda il pavimento di un vecchio set MGM. Al
centro, un lampadario di cristallo boemo a gocce enormi
pende come una cascata congelata. Colonne classiche
incorniciano l’atrio, mentre dalle porte finestre a
tutta altezza si intravede il giardino posteriore con la
piscina turchese che scintilla e, sullo sfondo, la vista
mozzafiato sulle colline di Los Angeles velate dalla
foschia dorata.
Vengo accompagnato da un
maggiordomo in giacca bianca nel Grand Salon, la stanza
preferita di Zsa Zsa. Qui l’aria profuma di gardenia e
di un leggerissimo Shalimar. Divani e poltrone sono
rivestiti in seta damascata color pesca e avorio. Sopra
il camino francese antico troneggia un enorme ritratto
della padrona di casa in abito da sera bianco. Alle
pareti, specchi veneziani e dipinti a olio di fiori
esagerati.
Ed ecco che appare lei. Zsa Zsa Gabor
entra dalla porta laterale con la lentezza regale di chi
sa di essere osservata da sempre. Indossa un abito da
casa in chiffon color malva che fluttua come una nuvola.
Ha quasi settant’anni, eppure emana un magnetismo che
sembra piegare la luce intorno a lei. Il suo charme non
è solo bellezza residua: è un’arma. Cammina con piccoli
passi studiati, le mani cariche di anelli che catturano
riflessi come specchietti per allodole. Quando sorride,
gli occhi azzurri lago si socchiudono appena. La voce è
bassa, vellutata, con quell’accento ungherese che rende
ogni frase un invito malizioso. Si siede su una
bergère Luigi XV, accavalla le gambe con eleganza. Ogni
gesto, il modo in cui inclina la testa, come sfiora il
filo di perle, come lascia cadere una battuta
fulminante, è calcolato per sedurre, eppure sembra del
tutto naturale, come respirare.
Madame le sue
origini? Sono nata a Budapest nel 1917 da una
famiglia ebraica benestante, il mio nome vero ero Sári
Gábor. Mio padre Vilmos era un militare e mia madre
Jolie Tillman un'imprenditrice. Ero la seconda di tre
sorelle: Magda ed Eva.
Era bella madame, vero?
Sono stata eletta Miss Ungheria nel 1936.
Dicono
fosse una donna esuberante e spregiudicata… Diciamo
che la mia bellezza e il mio fascino mi hanno agevolato
e non poco.
Nel 1941 scappò negli Stati Uniti.
Poco prima che il disastro della guerra travolgesse il
vecchio continente fuggii negli Usa con le mie due
sorelle e lasciando il mio primo marito Burhan Asaf
Belge, un diplomatico turco. Lì intrapresi la carriera
di attrice…
Con alti e bassi vero? Beh in
oltre 50 anni di carriera ho lavorato in più di 60
pellicole e sono riuscita ad ottenere ruoli in
produzioni importanti con registi del calibro di Orson
Welles, John Huston e Vincente Minnelli. Diretta da John
Huston, interpretai il ruolo di protagonista nel film
“Moulin Rouge”.
È stata la prima a diventare
famosa per essere famosa. Erano gli anni leggendari di
Hollywood e lei era la regina dei salotti. I film
che interpretai non furono indimenticabili, ma
sicuramente avevo la coda dei produttori perché ero una
garanzia di boom al botteghino.
L’interpretazione più riuscita? Ah… sicuramente
quella di me stessa.
La critica ha sempre
dubitato sulle sue capacità credendo che lei fosse più
famosa per le sue avventure amorose e altrettante
vicende personali che per la sua attività di attrice…
Ero sempre al centro delle cronache per la mia vita
mondana e sentimentale. Con i miei scandali ho dato da
mangiare a migliaia di persone… Ero sempre nelle prime
pagine dei giornali di gossip con i miei innumerevoli
flirt! Sono comunque orgogliosa di essere convolata a
nozze per nove volte.
Quindi ha avuto nove
mariti… Se intende solo i miei il conto è esatto!
Chi furono i nove fortunati? Nel 1941 avevo
divorziato dal diplomatico turco Burhan Asaf Belge e nel
1949 da Conrad Hilton e nello stesso anno avevo sposato
l'attore britannico George Sanders, l'unico vero amore
della mia vita. Avevo sposato poi l'imprenditore
newyorkese Herbert Hutner, il petroliere Joshua Cosden,
il creatore della bambola Barbie, Jack Ryan, il suo
avvocato divorzista Michael O'Hara, il conte messicano
Felipe de Alba nella sua nave da crociera. Purtroppo
questa unione è durata un giorno soltanto, perché le
precedenti nozze con O'Hara non erano legalmente
sciolte. E infine il principe Frederic von Anhalt, di 30
anni più giovane di me, il matrimonio più longevo.
Tutti lasciati da lei? Ovviamente sì, tranne
l’ultimo, il principe Frédéric Prinz von Anhalt, ma
forse solo perché la vita non mi ha concesso abbastanza
tempo per liquidarlo. Sono sempre piaciuta agli uomini
ma non ho mai permesso loro di scegliermi. Sono stata
sempre io a scegliere.
Complimenti! … e le
dirò di più… Sono sempre stata una meravigliosa
casalinga, nel senso che ogni volta che ho lasciato un
uomo mi sono sempre tenuta la sua casa.
Qualcuno
una volta l'aveva definita "la cortigiana più costosa
dopo Madame de Pompadour!" Dice? L'unico matrimonio
con motivazioni economiche fu il secondo, quello con
Conrad Hilton. Comunque cortigiana mi sembra un
appellativo un po’ troppo forte visto che nella mia vita
sono sempre stata sposata per cui non conoscevo nulla
del sesso.
Conrad Hilton era il fondatore della
famosa catena di alberghi? Sì proprio lui! L’avevo
sposato giovanissima appena arrivata a Hollywood. Da lui
ebbi la mia unica figlia, Constance Francesca Hilton.
Lei nacque negli ultimi mesi del nostro matrimonio e
purtroppo dopo una vera e propria violenza da parte di
mio marito.
Come mai? Tra noi non andava più
bene ed io avevo intrapreso una relazione con il suo
figliastro Conrad Hilton Jr. Tra le altre cose Conrad
era convinto di non essere il vero padre della ragazza e
al momento della morte le lasciò in eredità una miseria:
solo 100mila dollari.
Dicono che in casa avesse
un armadio lungo nove metri, profondo tre ed alto
quattro… Come avrei potuto contenere i miei circa
5.000 capi d’abbigliamento? L’armadio l’avevo fatto
costruire su misura nella mia villa di Bel Air comprata
negli anni sessanta e costruita da Howard Hughes e tra
gli altri appartenuta a Elvis Presley.
E’ vero
che prese a schiaffi un agente di polizia? Sì era il
1989, fui fermata mentre guidavo la mia Rolls Royce a
Beverly Hills. Purtroppo per una dimenticanza avevo la
patente scaduta e una bottiglia di vodka aperta in auto.
L’agente voleva a tutti i costi trattenermi per redigere
il verbale della multa. Protestai e perdendo la pazienza
presi a schiaffi l’agente. Fui condannata a tre giorni
di prigione.
L’intervista termina qui, ma Zsa
Zsa non sembra avere fretta di concludere. Il sole
californiano è ormai basso, tinge di arancione le
finestre e la luce calda accarezza i ritratti dorati, i
cristalli del lampadario e i suoi capelli,
trasformandoli in un'aureola quasi irreale. Si alza
lentamente dalla bergère Luigi XV, con la grazia di chi
ha recitato la stessa scena migliaia di volte: un
piccolo sospiro teatrale, un gesto della mano carica di
anelli. Lo chiffon malva dell'abito fluttua intorno a
lei. Sorride, gli occhi azzurri si socchiudono in quel
modo unico, come se stesse condividendo un segreto. Non
è un addio frettoloso: è una performance, l'ultimo atto
di uno spettacolo che lei dirige da sempre. Poi si
volta verso il maggiordomo in giacca bianca, che attende
discreto sulla soglia come un'ombra fedele. «Accompagna
il nostro caro amico all'uscita, per favore. E
assicurati che non si perda tra i miei ricordi... ce ne
sono troppi, e alcuni sono pericolosi.» Ridacchia piano,
una risata gorgogliante che riempie ancora la stanza.
Mentre vengo gentilmente guidato verso l'atrio ovale,
Zsa Zsa resta ferma al centro del salone. Alza una mano
in un saluto regale, le dita leggermente flesse, il
palmo rivolto verso l'alto come un'imperatrice che
concede un ultimo favore. Poi si gira con un fruscio di
seta e scompare oltre la porta laterale da cui era
entrata ore prima, lasciando dietro di sé solo l'eco di
un vuoto palpabile, come se la stanza avesse perso
improvvisamente metà della sua luce.
Nel gennaio 2011 Gabor ha subito
l'amputazione quasi totale della gamba destra, a causa
di una infezione dopo che nel luglio 2010 una caduta le
aveva provocato una grave frattura all'anca. A lei è
intitolato l'asteroide 166614 Zsazsa, scoperto nel 2002.
Il 18 dicembre 2016, a 99 anni, è morta per un infarto
cardiocircolatorio, nella residenza di Bel Air, in
California, dov'era costretta a letto da tempo, affetta
da demenza senile e incapace di parlare. Avrebbe
compiuto 100 anni il 6 febbraio 2017
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IMMAGINE GENERATA DA IA INTERVISTA A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
© All rights reserved
FONTI:
http://www.lastampa.it/2016/12/19/
spettacoli/cinema/morta-zsa-zsa-
gabor-aveva-anni-tXoh327
WmPM9CZNRuhTqUL/pagina.html
https://it.wikipedia.org/wiki/ Zsa_Zsa_G%c3%a1bor
http://www.ilpost.it/2016/
12/18/zsa-zsa-gabor-morta/
http://www.repubblica.it/
spettacoli/people/2016/12/ 18/news/morta_zsa_zsa_
gabor-154417445/


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