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INTERVISTE IMPOSSIBILI
 
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Alma Rubens
La vita breve
Mora, affascinante, sguardo intenso e profondo, la californiana Alma Rubens è stata una popolare attrice del cinema muto americano arrivata all’apice del successo nonostante la sua travagliata e breve vita piena di matrimoni falliti e dipendenze da alcol ed eroina
 (San Francisco, 19 febbraio 1897 – Los Angeles, 21 gennaio 1931)

 
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Una villa spagnoleggiante sulle colline di Hollywood, fine anni Venti. Il sole della California sta calando dietro le palme, tingendo di arancione e oro il patio di pietra e le bougainville che scendono come cascate viola sui muri bianchi.
Alma Rubens mi accoglie in questo momento sospeso tra giorno e notte. È in piedi sulla soglia della portafinestra del salotto, appoggiata con eleganza disinvolta allo stipite. Indossa un abito di chiffon nero che le scivola leggero sul corpo, semplice ma dal taglio perfetto, con una profonda scollatura sulla schiena. I capelli neri, lucidi e ondulati, sono raccolti in modo morbido, lasciando sfuggire qualche ciocca che le sfiora le guance. Non porta gioielli vistosi: solo un filo di perle e un braccialetto sottile che tintinna piano quando muove il polso.

Quando entro, lei mi sorride. Non è un sorriso da diva hollywoodiana ma lento, quasi intimo, come se stesse condividendo un segreto. I suoi occhi – grandi, scurissimi, dallo sguardo intenso e profondo – mi fissano con una calma magnetica. C’è qualcosa di ipnotico in quello sguardo: sembra che mi legga dentro, che sappia già tutto quello che sto per chiederle, e che comunque abbia deciso di concederti un pezzo di sé… ma solo un pezzo.
Dietro la sensualità calda e languida si intravede già l’ombra di una malinconia profonda, di chi ha vissuto troppo in fretta.
Mi precede nel grande salone in stile coloniale, con pavimenti di cotto, divani profondi, un camino acceso anche se la sera è mite, e un pianoforte a coda in un angolo. Sul tavolino basso ci sono già due bicchieri di cristallo e una bottiglia di champagne francese. Lei si siede su una poltrona, accavalla lentamente le gambe e appoggia il mento su una mano, guardandomi di nuovo con quell’intensità che sembra dire: “Puoi provare a intervistarmi… ma sarò io a decidere cosa vedrai”.

Il suo charme è un mix irresistibile di eleganza californiana, sensualità latina (anche se è di origini olandesi e tedesche, ha il temperamento di una dark lady), vulnerabilità appena accennata e una consapevolezza ferrea del proprio potere seduttivo. Sa di essere bella, sa di essere dannata, e sa che proprio quella combinazione la rende indimenticabile.


Mentre parla, ogni tanto si porta il bicchiere alle labbra con gesti rituali. Ogni tanto ride piano, una risata bassa che sembra venire dal fondo della gola. E ogni tanto, per un istante, lo sguardo si perde oltre le finestre, verso le luci di Los Angeles che cominciano ad accendersi nella valle, come se stesse già pensando a quanto poco tempo le resta. È qui, in questo salotto profumato di fiori d’arancio, sigarette turche e un vago sentore di qualcosa di più pericoloso, che Alma Rubens mi concede l’Intervista Impossibile: bellissima, magnetica, già segnata, e perfettamente consapevole di esserlo.

Iniziamo dalle sue origini madame?
Il mio nome vero è Alma Genevieve Ruebens e sono figlia di John Ruebens, ebreo di origini francesi che emigrò negli Stati Uniti nel 1890, e di Theresa Hayes, di origini irlandesi. Sono nata a San Francisco. Educata secondo la fede cattolica studiai nel Sacred Heart Convent di San Francisco.

La sua adolescenza?
Fin da piccola studiai musica. Da adolescente facevo la corista nelle commedie musicali. La mia grande occasione venne quando si ammalò una ballerina di prima fila ed io fui chiamata a sostituirla. Poi a sedici anni conobbi l'attore Franklyn Farnum, il quale mi convinse a lasciare il teatro e la commedia musicale per il cinema.

Come andò?
Bene direi, fu una carriera fulminante. Esordii nel 1913 con il cortometraggio Banzai, ma la svolta nella mia carriera avvenne nel 1916, quando recitai in Reggie Mixes In, con Douglas Fairbanks e Billie Dove. Divenni l’attrice americana più richiesta e recitai a seguire nel film Il meticcio della foresta e L’americano, ancora con Fairbanks.

In quel periodo cambiò il suo nome, perché?
Lo cambiai da Ruebens a Rubens perché aveva generato troppa confusione nelle locandine. A volte veniva scritto Reubens altre Ruebens per cui decisi di farmi chiamare come il pittore fiammingo sicuramente molto più immediato.

A 19 anni era considerata una star a tutti gli effetti.
Per me recitare era un gioco e soprattutto lo facevo con naturalezza.

A 21 anni si sposò…
Nel giugno del 1918 sposai il mio mentore Franklyn Farnum, che aveva venti anni più di me. Purtroppo la convivenza non andò bene e ci separammo appena due mesi dopo.

Come mai?
Franklyn si rivelò un uomo violento. Aveva frequenti scatti d’ira e la minima incomprensione lo mandava fuori di giri. Una volta per una banale discussione mi fratturò una mascella ed altre volte abusò di me contro il mio volere. Alla fine mi separai ed ottenni il divorzio l’anno dopo.

Cinque anni dopo ci riprovò…
Nell'agosto del 1923 sposai il produttore e autore cinematografico Daniel Carson Goodman. Purtroppo in quel periodo cominciò anche la mia dipendenza dalle droghe, conseguenza di una terapia medica che prevedeva l'utilizzo di morfina.

Mi faccia capire, furono i medici stessi a darle la droga?
Stavo male e andavo dai dottori solo perché mi sollevassero dalle sofferenze. E tutti mi dicevano: “Prenda questo contro i dolori, vedrà che riuscirà a tirare avanti.” Quando cominciarono a darmi quell’odioso veleno io non sapevo cosa fosse.

Il suo lavoro?
Pur con le mie difficoltà personali, consolidai una certa popolarità girando anche film drammatici tipo The World and His Wife, con Montague Love, e Thoughtless Women, con Eddie Roland. Ma rimasi anche per molto tempo inattiva, la casa cinematografica mi teneva a libro paga senza che lavorassi.

Questa volta il suo matrimonio durò ben due anni!
Divorziai da Daniel Goodman nel gennaio del 1925 e un anno dopo nel gennaio del 1926 mi sposai nuovamente a Riverside in California con l'attore Ricardo Cortez. Veramente ci sposammo due volte visto che la prima volta il mio divorzio da Daniel non era stato ancora formalizzato.

La descrivono come una donna impaziente e di umore variabile…
La dipendenza dalla droga mi provocava profonde crisi depressive che alternavo a momenti di esaltazione violenta. Per disintossicarmi ero costretta a lunghi ricoveri in ospedale e questo condizionava la mia carriera artistica.

Nel febbraio del 1929 l'opinione pubblica seppe delle sue condizioni…
Salii alla ribalta delle cronache quando tentai di accoltellare il mio medico che mi stava accompagnando in ambulanza in una casa di cura per un trattamento forzato. In seguito fuggii da una casa di cura, malgrado fossi tenuta sotto sorveglianza.

Ci racconta l’episodio dell’accoltellamento?
Correvo lungo la Hollywood Boulevard inseguita da un infermiere dell’ambulanza e dal dr. E. W. Meyer, il mio medico personale. I due erano venuti a prendermi per portarmi in una clinica privata specializzata in malattie mentali e dipendenze. Alla vista dei due ebbi un attacco di panico e scesi giù in strada chiedendo aiuto ai passanti e gridando “Aiuto, aiuto mi rapiscono!” Davanti a un distributore di benzina i due mi raggiunsero. A quel punto tirai fuori un coltello, che nascondevo nel cappotto, e ferii alla spalla il mio medico. Nel frattempo il benzinaio riuscì a disarmarmi, mentre l’infermiere mi teneva le mani bloccate dietro la schiena.

Ci furono conseguenze per quell’episodio.
No, no, una settimana dopo tornai a casa. Un’infermiera si prendeva cura di me e non mi lasciava mai sola, fino a quando un pomeriggio, in preda al delirio, non la aggredii con un coltello.

La droga non la lasciava in pace…
A quel punto mia madre e mio marito decisero di ricoverarmi nell'ospedale psichiatrico Patton di San Bernardino da cui fui dimessa otto mesi dopo nel dicembre del 1929.

Guarita?
Da quelle cose non si guarisce mai, diciamo che uscii con tanta voglia di lavorare e molti progetti nella testa per rilanciarmi nei teatri di rivista. Tra le altre cose mi separai da mio marito ed iniziai a scrivere le mie memorie.

…. Ma il 5 gennaio del 1931 fu arrestata per droga…
Fu a San Diego. Ero insieme a Ruth Palmer, un’attrice diventata nel frattempo mia amica. Oltrepassammo il confine messicano in macchina e andammo a “fare la spesa” ad Agua Caliente. Sulla strada del ritorno prendemmo una stanza in un hotel a San Diego e lì venni arrestata dagli agenti federali con l'accusa di possesso di cocaina e contrabbando di quaranta cubetti di morfina cuciti all’interno di uno dei miei abiti. Fui rilasciata sotto cauzione di 5000 dollari.

Madame, in conclusione, lei è stata una delle prime dive del cinema, attrice di grande talento interpretativo, osannata dal pubblico e con un inizio di carriera fulminante…
Vero sì, purtroppo la dipendenza dalle droghe mi ha debilitato fisicamente e distrutto progressivamente la mia immagine e di conseguenza la mia carriera, che a tutti appariva destinata alle più alte vette della popolarità.

L’intervista è finita. Sulla soglia della villa, Alma Rubens mi accompagna verso l’uscita. Mi porge la mano con grazia naturale, trattenendola un secondo più del necessario. Un sorriso lieve, quasi complice, le sfiora le labbra. Poi ritira lentamente la mano, fa un piccolo passo indietro e resta lì, immobile, a guardarmi mentre mi allontano nel vialetto. Alza appena il mento in un ultimo saluto silenzioso. L’ombra della porta la inghiotte di nuovo, lasciando solo il fruscio leggero del suo abito di chiffon nell’aria della notte californiana.

Alma Rubens si ammalò di polmonite sopraggiunta dopo un banale raffreddore. Il 21 gennaio del 1931 morì nella sua casa di Los Angeles, assistita dalla madre e dalla sorella. La morte improvvisa e prematura, aveva solo 34 anni, le evitò il processo per droga e la causa di divorzio intentata dal terzo marito. È sepolta nel Mountain View Cemetery di Fresno ed è ricordata con una stella nella Hollywood Walk of Fame.

 


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IMMAGINE GENERATA DA IA
INTERVISTA A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
FONTI:
https://it.wikipedia.org
/wiki/Alma_Rubens
https://en.wikipedia.org
/wiki/Alma_Rubens
http://www.cinekolossal.
com/star2/r/rubens_alma/
Carolina Tocci http://
www.movielicious.it/2


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