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RACCONTI
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Adamo Bencivenga
La modella
Ma sarò davvero capace di farla? Di alzarmi la gonna e scoprire la gamba e muovere l’altra e chiedere un prezzo, fino al bordo più scuro che intriga ed impiccia, gli occhi di un uomo che non sta più nella pelle?

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Ma sarò davvero capace di farla? Di alzarmi la gonna e scoprire la gamba e muovere l’altra e chiedere un prezzo, fino al bordo più scuro che intriga ed impiccia, gli occhi di un uomo che non sta più nella pelle? Già, vendermi a pezzi perché intera non voglio, per quanto poi valga una tetta di fuori, per quanto una bocca intinta nel rosso, del mio rossetto che ostento bordato più scuro, nel tramonto d’inverno che leggero si vela, tra i viali di chiome di pini marini, affollati in penombra da uccelli rapaci.
Come le tante sui bordi di strade, che tengono in caldo la merce migliore, tra sciami che in coda aspettano il turno, tra nugoli fitti di voglie irrequiete. Mi fermo un istante, penso e sorrido, e mi chiedo perché proprio quelle figure, mi vengono in mente volgari ed oscene, tra gli odori di marcio e strade sterrate, tra lingue straniere, clandestine e violente. In fin dei conti mica devo battere in strada, passeggiare di notte tra slavi e polacchi, avanzi di mondo che considerano il sesso, quanto un bisogno che si infrange sul muro, ed a rivoli fuma ed a rami si spacca, sotto le suole sui marciapiedi di notte.

Nessuno me l’ha chiesto e nessuno lo vuole! Sono solo qui nella penombra della mia casa, che rispondo e cerco parole, in sala da pranzo e fuori c’è neve, Valentina che dorme dentro la culla, Matisse il mio gatto che si stira sornione, e mio marito che legge ed è a solo due passi, e crede davvero che stia cercando su Ebay, una cintura di pelle ricoperta di strass da abbinare alle scarpe che ho appena comprato.
Fisso lo schermo e mi sento a disagio, perché è uno sconosciuto e non so neanche il nome, ma leggo e rileggo le frasi che scrive, la sua ultima offerta, una proposta discreta, con ricami e parole infiocchettate di nastri, come se stesse parlando di altro, come se stesse componendo poesie, ed io devo solo annuire e rispondergli certa, con un sì od un no perché il resto non conta.

Mi rapisce e mi prende il suo modo di fare, cortese e galante mi offre un rimborso, senza mai una volta chiamarlo per nome, a volte son rose, altre solo dei fiori, senza mai accennare che si tratta di soldi, solo tre cifre che nette galleggiano fitte, e si fanno reali nel mio mare di dubbi. Perché di quelle tre cifre ne ho davvero bisogno! Devo partire per Vienna per un servizio importante, è la svolta che cercavo da mesi e da sempre, e non ho un euro per pagarmi il soggiorno.
Come il destino che raramente m’aiuta, lui è spuntato tra le tante email che ricevo, dai miei fans che sparsi nel mondo, mi dicono bella e mi chiamano amore, che sono un incanto, ma poi a che serve, se il vestito che ho visto d’oro e d’argento, è rimasto in vetrina senza neanche provarlo.

Faccio la modella e lui vuole conoscermi, mi dice che mai ne ha vista più bella, perché lavora nel campo e se ne intende, e su nessun’altra, mi giura, ci ha fatto dei sogni. Perché ho una pagina per farmi ammirare, un punto com dove espongo le mie foto migliori, e lui mi ha scritto davvero estasiato, colpito da quella con la veletta e il cappello, dall’altra che mostro le gambe con un velo di calza di nero e mistero. Per giorni mi ha condotta nel suo gioco di ruolo, e dopo una corte fitta e spietata, è spuntata l’offerta come un atto dovuto, come una manna piovuta da chissà quale cielo e che ora davvero non mi fa dormire la notte.

Ma sarò davvero capace di farla? Non l’ho mai fatta e lui sa che non sono un’esperta, che al massimo posso mettermi in posa, la gonna che s’alza, la bretellina che cala, il seno che ammicca tra il vedo e non vedo. Che cambierebbe davvero? Mi spaventa l’idea, mi spaventa l’offerta! È davvero così tanto labile il confine? Un piccolo passo senza pensare, e trovarmi nel ruolo che non avevo previsto, da madre e modella che già cozzano insieme, a escort di classe perché è questo che vuole.

Mi ha trasportata leggera per vicoli e ponti, tra nebbie di fiume e brezze di mare, fino a convincermi in fondo che non c’è nulla di male, ad offrirmi ad un uomo che guarda e si sazia, e mi inquadra con gli occhi senza farmi una foto e mi dice parole che fanno volare. E poi in crescendo dicendomi oltre, che lui non mi compra e io non mi vendo, se tutto sommato non passa di mani, la merce che intatta rimane sul banco.
Mi ha scritto 580 come ultima offerta, maiuscola e nera in lettere e in cifre, e io ho sentito un brivido intenso, perché sinceramente non è una somma da poco, e per meno davvero non m’avrebbe convinta. Mi ha detto 580 senza pensare, 580 per me come fossero rose, come un mazzo tempestato di giallo arancione, che mi offre non appena scendo dal treno e io che l’annuso e ci sento l’odore, del vestito e la borsa, del viaggio a Vienna, del tradimento e l’inganno, di soldi e di sesso.

Lui è di Roma ed io di Milano, andrei apposta per fare il servizio, è la versione ufficiale e mio marito ci crede, e devo solo pensare dove lasciare mia figlia, da mia suocera o da mia madre, purché non facciano domande. Mi ha detto due ore perché non ci vuole più tempo, ma quelle più lunghe le passerò all’andata, perché al ritorno dondolata dal treno, m’addormento o rimango a pensare, che se voglio riesco e poi nulla è successo.
Sono 580 cavolo e non sono uno scherzo, tutto il resto non conta non avrebbe alcun senso, lui dice che è un gioco trasgressivo e intrigante, che coinvolge soltanto la mia anima in fondo. Ma lo so che lo dice per farmi piacere, per sollevarmi dal peso di non sentirmi una troia, sì proprio quella ed ora l’ho detto, come quelle di prima ai bordi di notte, che scaldano merce come castagne per strada, che s’offrono fresche al mercato del pesce.

Ora scrive più fitto e veloce mi sprona, lo sa che ho aperto un timido varco, sa che questo è il momento migliore, perché se casomai cadesse la linea, mai e poi mai, domani o tra un anno, accetterei che un uomo mi offra dei soldi, per il gusto del maschio di sentire la preda, nonostante lui dica che non si tratta di sesso.
Ma ora è diverso e non so che mi prende, vacillo, poi tremo e mi sento rapita, da queste scritte che scorrono come gocce cinesi e mi ripeto che sarò sempre modella, di nudo e glamour e l’occasione di Vienna. Perché sono 580, non a caso 580, come la distanza che mi separa da Roma, come i baci che offro a mio marito la sera, nel letto abbracciati e Vale che dorme.

Mi ha detto che non vuole fare l’amore, mi ha detto che il pensiero neanche lo sfiora, che è solo il gusto di pagare una donna, che non batte la strada, ma fa la modella, che non gira per alberghi, ma si lascia pagare! Mi scrive che di donne ne ha avute abbastanza, di bianche e di nere, di rosse rifatte, ma quello che vuole non è una mucca di carne, non un buco per scaricare le voglie, ma una donna che a pezzi scopra con arte, il seno, le gambe, il culo che ama.
Alle volte mi sento scema davvero, perché ho questi dubbi che mi dilaniano dentro, in fin dei conti è come se stessi facendo un servizio, se davanti ci fosse un fotografo esperto. Non vuole altro e io ora ci credo, perché è particolare e lo dice ogni sera, perché non è col sesso che s’appaga un uomo, non è con la figa che sottomette una donna. A suo modo è sincero e per questo mi piace, lui vuole la mia mente che scopa e che prende e per il resto solo un fiotto di cosce per sentirsi padrone.

Mi vuole vestita con la veletta e il cappello, con un vestito a tubino che mi fascia i fianchi, ed un paio di calze con la riga che corre, un paio di tacchi alti e importanti. Mi vuole vestita tutta di nero, perché il rosso che vede sia sulle mie labbra, che spunta evidente dalla retina velata, e valga quel prezzo che lui mi ha offerto.
Mi porta in un posto a due passi dal centro, un tugurio a due stelle di nome Samantha, per rendere il gioco ancora più vero, perché quel posto è frequentato da quelle, sì proprio da quelle che scaldano merce, per la coda che aspetta e non raffreddare le voglie. M’ha detto due ore, ma poi anche meno, perché dipende da quanto ci metto a spogliarmi, a fargli ammirare un pezzo e poi l’altro, il ricamo intrigante e la coscia più chiara, il seno importante che danza e che balla, e lui che rimane disteso sul letto, che fuma e che pensa di farsi una donna, rimanendo distante a due metri dal sogno.

Eh già! Che sogno sarei se poi mi prendesse, perché mi vuole eterea, volatile e sparsa, uno strascico lungo che rimanga per sempre, un profumo che resti di fiore mai colto. Guardo mia figlia e mi guardo allo specchio, mio marito che vede una partita di calcio, sto scrivendo l’email per dargli conferma, domani alle dieci al terzo binario, vestita di nero senza valigia.
Domani alle dieci, lui con un mazzo di rose, che mi guarda estasiato per la scelta che ho fatto, che lo guardo convinta e gli domando per dove, è previsto il servizio della signora di classe, vestita di nero col cappello e veletta, con il vestito, lo spacco e la coscia che parla. Domani alle dieci che scendo dal treno, e lui che m’aiuta per via dei tacchi, sottobraccio corriamo per andare di fretta, perché ho solo due ore ed un treno m’aspetta.

Domani alle dieci dentro un tugurio, vicino a Termini per non perdere tempo, pensione Samantha terzo piano una stella, per vedere il contrasto dei muri di muffa, con l’abito nero e il ricamo alla calza, con la bocca e le unghie curate con cura. Non importa se poi lui rimanga distante, oppure per caso succeda dell’altro, perché quello che conta è vedermi di fronte, che elegante mi spoglio e mi gioco me stessa, che m’impegno e ci metto l’anima tutta, e lui soddisfatto fuma e mi guarda, disteso sul letto estasiato si cerca, per avermi a due metri, per avermi convinta, ad accettare quei soldi e sentirmi una merce, che valgo quei soldi ed ho valicato il confine, tra modella e puttana o signora per bene, persuasa che non cambi poi molto, perché sono io la diva che governa la scena, sono io che poi non m’accontento…

E ora oso per sentirmi regina, unica interprete del suo desiderio, perché il confine è labile e non c’è nessuna differenza, rimanere sul palco e farmi guardare o scendere in platea e calarsi nella parte. Allora oso, ormai convinta che qualunque cosa succeda rimarrò per sempre una modella, che la sera rivedrò mia figlia e mio marito non saprà nulla, perché lo so che il gioco alla fine prevede dell’altro, perché lo so che l’appetito vien mangiando, che lui non dice, ma è un degno finale, quando la distanza è tanta e si potrebbe calcolare anche il ritorno, ed io gli chiedo di raddoppiare il prezzo…

"Ok domani alle dieci, Stazione Termini, terzo binario..." Ed invio la conferma...

 
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Il racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone e fatti
realmente accaduti è puramente casuale.
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