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Adamo Bencivenga
Il contrabbasso
Foyer del Teatro Valle. Intervallo tra
il primo e il secondo atto del “Il contrabbasso” di Patrick Süskind
“Buonasera.” Disse lei ed io, voltato di spalle, riconobbi la sua
voce squillante. “Buonasera.” Dissi girandomi, sorpreso di vederla
lì...

Dicevo, la mia vita era un lungo fiume tranquillo,
come il Tevere che scorre sereno e maestoso, sotto i
ponti di una Roma solenne, lungo i pini che storti lo
guidano al mare. Dicevo, non mi sono mai sposato, mai
avuto figli, ho una compagna sì, e abito in una casa nel
quartiere Flaminio, a due passi dalla riva sinistra, a
tre passi dall’ansa che leggera ricurva. Sono un
giornalista, anzi un critico teatrale ed adoro il
contrabbasso… Dicevo, la mia vita era un lungo fiume
tranquillo, giocavo a tennis e collezionavo agendine, e
bottiglie mignon di Porto d’ogni marca del mondo, finché
ad una cena aziendale incontrai il mio direttore, una
donna affascinante, un’amante bella, colta e facoltosa,
generosa di gambe e di cuore, prodiga di passione e
tenera pazzia, con gli occhi color miele d’acero
ambrato, e le labbra rosso quanto ne contenga un
tramonto.
Abbiamo fatto l’amore ovunque, nei
tanti alberghi in trasferta, sulla moquette rossa in
redazione, nelle pensioni in riva al mare, dentro la sua
mente, sopra i suoi seni, con i suoi cappelli anni
Trenta, i guanti di rete nera, nelle sue tante case
sfitte, nella sua villa a Valle Giulia. Per lei persi la
testa, per lei lasciai la mia compagna, e nulla aveva un
senso, nulla più una ragione, scoprendo che per sognare
non occorreva poi dormire, finché un giorno lei mi
disse, mentre facevamo l’amore, che un altro uomo stava
occupando il suo cuore, che un altro uomo aveva già
occupato le sue gambe, ma non era suo marito, e
lentamente la vidi andare, scomparire dentro
quell’orizzonte che per anni credevo somigliasse al mio
futuro.
Girai a vuoto nella mia testa, girai a
vuoto per strade e piazze, in attesa di un suo segnale,
mi sentivo inutile e usato, finché una sera, dopo mesi e
mesi di silenzio, si materializzò bella e affascinante
come al solito, mi sorrise come se ci fossimo visti il
giorno prima, mi sorrise senza nessun link con il
passato, né colpa e né difetto, sicura e spavalda come
se tutto le fosse dovuto… e velocemente il suono di un
contrabbasso cadenzò il mio cuore…
FOYER DEL
TEATRO VALLE. INTERVALLO TRA IL PRIMO E IL SECONDO ATTO
DELLA POMERIDIANA: “IL CONTRABBASSO” DI PATRICK SÜSKIND
“Buonasera.” Disse lei ed io, voltato di spalle,
riconobbi immediatamente la sua voce squillante.
“Buonasera.” Dissi girandomi e con evidente sorpresa
accusai visibilmente un attimo di smarrimento.
“Oh David sorpreso? Mi spiace farle quest’effetto!”
“Già passato, grazie.” Conoscevo la sua riservatezza
e non mi aspettavo quel saluto così espansivo in
pubblico. “Sapevo di trovarla qui…”
Accompagnò la frase con un palese sorriso accattivante.
In quel momento non potei fare a meno di notare lo
splendido abito da sera nero e la parure di gioielli che
ingentiliva la sua scollatura generosa. “Beh, in
effetti sono l’unico critico d’arte della Redazione...
Come avrei potuto non esserci?” Dissi con evidente
sarcasmo pentendomi immediatamente dopo, del resto, era
pur sempre il mio direttore e la moglie del proprietario
del giornale.
Lei non si fece pregare e
rispose prontamente. “Mio caro, lei immagina
vero quanto possa essere fortunato? Non tutti a questo
mondo possono abbinare il piacere di uno spettacolo
meraviglioso come Il Contrabbasso di Süskind al proprio
lavoro.” Accusai il colpo. “È il mio pane
quotidiano.” “Ecco, appunto, ricordi che ho
intenzione di presentare l’articolo con un riquadro in
prima.” A quel punto avrei dovuto ringraziare, ma
persi anche questa occasione.
Non vedevo
quella donna da mesi. I miei contatti col giornale si
limitavano all’invio degli articoli tramite e-mail ed
era da tempo che mi ero riproposto di chiedere un
colloquio con il mio direttore. Avendola lì
in carne ed ossa non persi l’occasione: “Ne sono
lusingato, ultimamente i miei articoli venivano relegati
tra i necrologi e gli annunci delle belle signorine in
cerca di affetto.” “Evidentemente era un po’
distratto e anche il suo lavoro ne risentiva…” “Dire
distratto mi sembra un po’ riduttivo.” “Mio caro,
credo che anche lei abbia letto la regola numero uno del
perfetto professionista. Vale a dire non sovrapporre per
nessuna ragione la sfera privata a quella lavorativa.”
Non replicai preferendo cambiare argomento.
“Comunque un evento eccezionale per la nostra
città.” “Mi aspetto una lunga recensione… da parte
sua…” “Non si preoccupi, ho già scritto l’articolo,
mancano solo i dettagli.” “Quando vuole la sua penna
è magica…” “Troppo buona…” “Non mi lusinghi David…
anche perché dal suo articolo mi aspetto di vendere
molte più copie. Le ricordo che questa è solo
un’anteprima e come ha visto dall’affluenza tutta la
città ne parlerà.” “Eh già non ricordavo questo
teatro così pieno da tempo immemorabile.”
A
quel punto lei fece un passo indietro e si rivolse al
marito rimasto in disparte. “Caro ti presento il
signor David Falcini, arguta e sublime firma della
pagina d’arte del nostro giornale.” Lui mi
strinse forte la mano. “Leggo spesso e
volentieri i suoi articoli.” Disse l’uomo senza alcun
entusiasmo. “Oh grazie, ma sua moglie esagera.” Dissi
in estremo imbarazzo. Lei sorrise vedendomi a
disagio. “Sa che dico sempre la verità.”
Poi aggiunse. “Mio marito sta andando via per un
altro impegno.” E diretta verso il marito già a
qualche metro di distanza: “Mio caro ti aspetto
sveglia, non fare tardi…” L’uomo si allontanò.
“Sei sempre così premurosa?” Chiesi passando con
disinvoltura ad un tono più confidenziale.
“Dammi del lei ti prego, vedo che hai dimenticato
un’altra regola fondamentale.” Disse con un filo di
voce guardandosi intorno con aria fintamente allegra.
“Oh, mi scusi… Le chiedevo semplicemente se fosse sempre
così premurosa nei riguardi di suo marito…” “È
semplicemente un modo di dire… I suoi poker in trasferta
di solito durano fino all’alba ed oltre.” “Beh per
quel tipo di passioni si può fare a meno del secondo
atto di Süskind.” Sorrisi ma lei non raccolse.
“Dicevamo? Ho notato un lieve rossore quando l’ho
definita: arguta e sublime firma… Cosa succede,
ultimamente non è più abituato ai complimenti?” “Beh
visto lo spazio che mi dedica al giornale… credevo
fossero decisamente esagerati.” “Suvvia non faccia il
modesto, anzi la conduco per mano nel suo terreno… mi
dia un’anticipazione sul pezzo che leggerò domani.”
“Oh grazie, adoro ritrovarmi nella mia area di
conforto…” “Non c’è di che… conosco la psicologia e
quindi la vanità degli uomini.” Rimasi un attimo
in silenzio cercando le parole adatte.
“Il
contrabbasso di Süskind è un tagliente ed esilarante
monologo. Conoscevo già il testo.” “Anch’io ebbi modo
di leggerlo tempo fa, dopo il successo del romanzo…”
“Il profumo.” “Ecco bravo.” “Comunque, il tema
della solitudine è molto caro all’autore.” “Beh non
solo all’autore…” “Non credo che lei sia una donna
sola… e poi qui la solitudine è vista attraverso i
sentimenti e gli stati d’animo di un contrabbasso…”
“Lei dice che almeno una volta nella vita ognuno di noi
si sente un contrabbasso?” “Süskind ha giocato molto
sulla metafora sulla vanità dei primi violini in modo da
accentuare la posizione di emarginazione del
contrabasso.” “La difficoltà delle relazioni è
evidente, perfino l’amore può sembrare una chimera…
specie in presenza di un compagno di strada così
occupato a sublimare se stesso partecipando a tutti i
tavoli da poker della città.” “La prego non si crei
pretesti, alle volte un semplice poker è in grado di
salvare un matrimonio sull’orlo del precipizio.”
“David, come al solito lei ha ragione da vendere… per
fortuna esistono altri giocatori che da buoni
intenditori preferiscono tavoli più raffinati...”
“Adoravo il poker…” “La prego…” “Anche a me piace
dire la verità…” “Ed allora è perfettamente
consapevole che nel poker si stabilisce fin da subito la
durata e l’ora di chiusura del gioco.” “Già non è
eterno…” “Nulla lo è!”
Dopo quello scambio
più o meno di sottintesi preferii tornare nel mio ruolo
di critico. “Lei può capire quanto apprezzi
questo testo… non a caso Süskind ha preferito lo
strumento del contrabbasso che, in un certo senso,
rappresenta la condizione umana nel momento in cui siamo
relegati all’isolamento forzato per scelte proprie o
altrui.” “Oh David lei ha colto magicamente la
similitudine e praticamente ha già scritto il pezzo!”
“Un buon giornalista si documenta prima.” “Però devo
farle un appunto…” “Mi dica.” “Strano che lei non
abbia colto l’infatuazione del protagonista per le forme
dello strumento quasi fosse una figura femminile.”
Sorpreso per l’osservazione, la fissai negli
occhi. “Mi complimento con lei per l’arguta
analisi. Sinceramente non avevo colto.” “Beh sa, noi
donne captiamo spesso l’emotività della sfera
sentimentale anche quando il pudore le relega a meri e
noiosi sfoghi intellettuali.” “Lei pensa che quel
contrabbasso rappresenti il desiderio della donna?”
“Veramente… il desiderio dell’uomo… Caro David mi sembra
un po’ arrugginito o sbaglio?” “Chi non lo sarebbe?”
“Non alluda, parlavo della forma dello strumento che
sicuramente ci aiuta a guardare il monologo sotto questo
aspetto.” “Adoro l’armonia delle forme… ma
sinceramente non ci avevo pensato.” “Leggendo i suoi
articoli recenti non avevo dubbi.” A quel punto sorrise
e fece un deciso e malizioso passo in avanti, nella
speranza che, guardando le sue forme, facessi le dovute
associazioni.
Martina Linda era decisamente
una bella donna e dimostrava di sicuro una decina di
anni in meno rispetto alla sua età anagrafica. Quella
sera, sul suo corpo ancora perfetto, scivolava come seta
un magnifico abito nero tempestato sul collo e le
maniche da una miriade di paillettes. Il corpetto a
cuore metteva in risalto il suo sensuale decolté, i
capelli raccolti la forma perfetta del suo viso.
Poi si voltò verso il centro del foyer e attraverso le
ampie vetrate vide, tra le altre teste, il cappello di
suo marito in strada in attesa del taxi. La sua Bentley
personale con l’autista era ferma dall’altra parte della
piazza. Poi riprese. “Che ne direbbe di
proseguire questa interessante conversazione e la
visione del secondo atto insieme? Mio marito ha lasciato
libero un posto strategico ed è sicuramente più comodo
rispetto a quello riservato alla stampa.” Annuii
e lei sottovoce disse: “So che è di nuovo
felicemente insieme alla sua dolce compagna…”
Notai la velata ironia, ma risposi comunque. “È
stata molto comprensiva…” “In questi casi è più
facile perdonare che farsi perdonare…” “Lei dice?”
“Non per essere indiscreta, ma stasera aveva altri
impegni come mio marito?” “No, no, ha preferito
rimanere a casa, lei detesta questi incontri dell'alta
società, li considera stucchevoli e non si sente a
proprio agio…” “Beh lo immagino… a quell’età si è
ancora troppo giovani per apprezzare il sottile intrigo
della mondanità.” “Ottima osservazione!” “Mio
caro, alla mia veneranda età posso permettermi di stare
sull’eremo e giudicare questi piccoli uomini e donne che
si affannano per un posto al sole. Adoro carpire i
dettagli… Se non l’annoia le potrei fare un elenco
puntuale di tutte le coppie clandestine che questa sera
sono costrette a recitare il noioso ruolo di mariti e
mogli fedeli!” “Mi permetta di dissentire… lei è
ancora una donna giovane e affascinante per ritagliarsi
un posto fuori dal coro.” “Se non la conoscessi a
fondo, crederei in pieno alle sue parole…” “Deve… lei
è sempre la protagonista!” “Dice come il contrabbasso
o come il primo violino?” “Sicuramente il primo
violino, anche se ambedue possono rappresentare stati
d’animo temporanei…”
Martina continuò con la
voce decisamente più bassa. “Lei non ci crederà,
ma in questo momento non saprei cosa scegliere tra
contrabbasso e violino.” “Come mai? Si sente sola?”
“L’essere soli è uno stato materiale di spazio e tempo,
la solitudine è una percezione.” “Ovvero? Uno stato
d’animo?” “Ecco esatto. La solitudine non si sente
quando si è soli, ma quando si rimane soli.” “Vuole
dire che ciò succede quando nella propria vita la
mancanza di qualcuno diviene una presenza costante?”
“Oh, che finezza! Mai sentita una definizione così
intelligente!” “E mi dica, lei è in questo stato
d’animo?” “La prego non sia così diretto, se dovessi
rispondere affermativamente poi lei sarebbe costretto
per educazione a chiedermene i motivi…” “Mi riesce
molto difficile associarla ad un contrabbasso, vedendola
questa sera, in questa forma smagliante, non avrei ombra
di dubbio… Lei può essere solo un primo violino!”
“L’apparenza inganna.” “Trovo decisamente particolare
questa sua affermazione. La ricordavo molto diversa.”
“L’amore è qualcosa di imponderabile. Ci si accorge
della disarmonia solo quando lo strumento smette di
suonare.” “Oppure quando sceglie scale di note
diverse…” “Già.” “Lei è in una condizione
dissonante? Problemi con le nuove armonie?” “Non
faccia deduzioni affrettate, non è da lei.” “Parlava
di contrabbasso…” “La solitudine non è
necessariamente eterna, può durare anche un tempo
limitato e può essere causata da momentanei dissapori.”
“Questa è una risposta molto diplomatica…” “E allora
diciamo che il contrabbasso non potrà mai essere un
solista, e per dare il meglio di se stesso ha bisogno di
un accompagnamento il più delle volte corale…”
Questa era decisamente una risposta meno diplomatica, ma
preferii non replicare…
A quel punto
Martina mi fece strada e ci accomodammo nelle comode
poltroncine di prima fila. Rimanemmo in silenzio per
gran parte del secondo atto. Mi chiesi più volte se
quelle gambe accavallate e lo spacco del vestito
leggermente oltre il ginocchio fossero un segnale o solo
un vezzo femminile. Conoscendo la sua raffinatezza,
immaginavo benissimo quale circo di pizzi e merletti si
ribellasse sotto quella stoffa. La curiosità non mi
abbandonò per tutto l’atto. Ripensai ai tanti nostri
momenti e a quando mi era consentito esaltare quella
femminilità.
Poco prima della fine della
performance il telefono di Martina iniziò
ininterrottamente a vibrare. Alla fine, lei si alzò ed
io rimasi ad ammirarla mentre si allontanava verso il
fondo della sala. Mentre la guardavo convenni sulla
similitudine del contrabbasso apprezzando l’eleganza e
la sobrietà, nonché quelle forme straripanti nonostante
i suoi quasi sessant’anni.
Ripensai allo strano
discorso sulla solitudine e sull’accompagnamento corale.
Poi scossi la testa e finalmente lei tornò sorridente:
“Oh, mi sono persa le ultime battute, se non sbaglio
quelle più esilaranti. Dopo mi racconta vero?” “Le
confesso che ho perso per un attimo il filo.” “Mi
spiace… colpa mia vero?” Ecco, ora era tornata di
nuovo la donna che avevo conosciuto, sempre pronta a
collocarsi al centro dell’attenzione. Feci
scena muta e lei riprese: “E come farà ora a
scrivere il pezzo?” “Ripeto il pezzo è pronto,
mancano solo alcuni dettagli.”
Oramai la
rappresentazione era alle ultime battute. “Beh
devo dire un testo avvincente e originale e sicuramente
offre molti spunti di riflessione.” “Quando si scava
così in profondità l’animo umano con quella forza
espressiva rimango ogni volta esterrefatto…” “David
non si tiri indietro, ora tocca a lei…” Martina
mi guardò fisso negli occhi. “Eh già ora viene
la parte più interessante della serata…” “Peccato che
si tratti di lavoro e non di una serata in dolce
compagnia della sua ritrovata compagna.” “Non tutti i
mali vengono per nuocere. Di sicuro la mia compagna
starà già dormendo.” “David non si distragga… il
lavoro prima di tutto e decisamente sarebbe inopportuno
pensare a quell’angelo biondo avvolto nella morbida
coltre.” “Oh veramente sono concentrato sul
contrabbasso!” “Ecco bravo, si concentri altrimenti
rischierebbe di dimenticare i concetti più importanti
della sua recensione.”
Il suo telefono vibrò
nuovamente, questa volta era un messaggio. Martina lo
lesse increspando il suo viso in un ghigno di
dispiacere. Si riprese immediatamente dopo, misurando
attentamente le parole. “Ascolti David, ho
appena saputo di avere un’ora e mezza di libertà…”
“Libertà? Non sapevo che la sua nuova relazione fosse
equiparabile ad una gabbia!” “La prego, non ho voglia
ora di affrontare questo argomento.” “Quindi?” “E
se le proponessi di continuare questa sfiziosa
riflessione davanti ad un bicchierino di anisette?”
“Non le direi di no, ma mi sorprenderei…” “Lei sa che
la mia teoria è strabiliare, sorprendere…” “L’ho
sempre saputo… e so anche quanto lei sia amante del
rischio…” “E se le dicessi che nulla è dato al caso?”
“Beh allora le chiederei il motivo…” “Il motivo è
continuare questa interessantissima riflessione…”
Rise. “Capisco…” “David cosa vuole? Io
sono una donna che ama le attese e le situazioni che in
un modo o nell’altro necessitano di un seguito…” “E
se il seguito fosse scrivere gli ultimi dettagli del
pezzo insieme?” “Per l’amor del Cielo… è lei il
giornalista.” “Ma se lo facessi?” “Fino a prova
contraria io sono il suo direttore e non spetta a me
scrivere l’articolo.” “E la metafora del
contrabbasso?” “Mi creda, immaginavo davvero che il
fuori programma con l’anisette le fosse utile per il suo
pezzo. Vista l’ora non credo che abbia molto tempo…”
“Beh sì, generalmente non faccio passare molte ore… I
concetti rimangono, ma sono le sensazioni che fuggono
via…” “Quindi deduco che si metterà subito al
lavoro…” “Mi sento molto ispirato…” “Non sapevo
che le piacesse scrivere sul contrabbasso.” “Sempre
fedele al concetto delle forme dello strumento vero?”
“David la prego, non sia così diretto… lei mi conosce e
sa che adoro parlare sul filo del vago e
dell’inafferrabile.” “Ho sempre apprezzato questo suo
gioco sottile… non compromette e non permette.”
“Dipende anche dall’interlocutore…” “È passato così
tanto tempo…” “Solo mesi…” “Dipende dalla
percezione…” “Süskind è geniale… alle volte si vive
di metafore e ripeto, non sempre si è violini, alle
volte ci si sente contrabbasso.” “Specialmente quando
si ricevono certi messaggi e i consorti… sono impegnati
in defaticanti poker notturni…” “… e le consorti non
amano la mondanità.” “Quindi due contrabbassi si
fanno compagnia…” “Oh… adoro il suo ardire… ma fuori
dalla metafora non sempre due solitudini si fanno
compagnia… a meno che non si tratti di riempire un vuoto
e solo per un tempo brevissimo.” “Mi creda è
bellissimo giustificare anche gli imprevisti…” “Beh
in questo modo non si vive mai nella costrizione.”
“Comunque mi creda, per unire due solitudini non
basterebbe una notte.” “Le ricordo che abbiamo solo
una manciata di decine di minuti. All’una massimo si va
in stampa e all’una, come lei ha già intuito, avrei un
altro impegno.” “Insolito un impegno a quell’ora, se
non la conoscessi…” “Già, ma lei mi conosce…”
“Quindi per lei sarebbe sufficiente un’ora scarsa,
immagino.” “Beh se le due persone si conoscono
profondamente e hanno già una certa sintonia… non credo
sia difficile scrivere una recensione.”
Le
luci si accesero e senza dare nell’occhio uscimmo dalla
sala separati. Martina ritirò la pelliccia di zibellino
ed io il cappotto nero e sciarpa bianca di seta. La
Bentley nera era già in attesa sul marciapiede di
fronte. Salimmo in macchina in tempi diversi. Durante
il breve viaggio Martina scrisse qualche messaggio sul
telefono, rispose brevemente ad una chiamata confermando
l’appuntamento dell’una. Io osservai fuori dal
finestrino la strada bagnata coccolato dall’idea di
sentirmi nelle mani di quella meravigliosa donna, la
percepivo come una morbida e rassicurante culla.
Passarono minuti di silenzio poi lei scandì all’autista
un nuovo indirizzo, raccomandandosi di fermarsi qualche
centinaio di metri prima del portone.
In
ascensore ripensai a quei due anni passati insieme, ai
nostri incontri, ma sinceramente non era quello il
momento di lasciarsi andare ai ricordi. Lei aprì la
porta di casa ed una volta in ingresso l’aiutai a
togliere la pelliccia. Poi ci accomodammo sul divano e
lei accavallò maliziosamente le gambe. Lei mi indicò il
mobile bar versai l’anisette nei bicchieri e nella
penombra di una luce soffusa mi sedetti accanto. Lei
non perse tempo e cercò la mia mano del giornalista ed
io la sua gamba velata di nero. “Ora sta a te
scrivere…” Il suo decolté per incanto brillò di luce
propria, il vestito si schiuse come un fiore baciato da
un cielo terso. “… peccato che sia solo un articolo…”
Dissi con deciso rammarico in procinto di entrare nel
sogno. “Accontentati David, non capita tutti i giorni
scrivere una recensione su un contrabbasso…” “Beh
avrei preferito scrivere un libro intero…” “Ma un
libro non si scrive su un contrabbasso e in così poco
tempo!” “Appunto! Ma si può scrivere in serate
diverse…” “David, ultimamente non adoro le repliche!
Questa è una rappresentazione molto estemporanea!”
“Scusami, credevo fosse ancora valido il discorso sulla
solitudine del contrabasso!” “La solitudine era una
dolcissima metafora per sondare il terreno. Poi il
destino ha voluto che certi contrattempi aprissero
questa eventualità e solo per questo motivo ora siamo
qui.” “Nulla a caso, mia signora…” “Beh direi che
in tutto ciò c’è una fortissima dose di buona sorte…”
“Mi riferivo al sondaggio del terreno…” “Almeno
apprezza la mia intenzione di incastrare questo fuori
programma, seppur brevissimo, tra due impegni già
fissati da tempo.” “Più che apprezzare, mi hai
sorpreso…” “Almeno spero David che le tue aspettative
non vadano deluse.” “Mio Dio, non potevo pensare a
situazione migliore…” “Posso immaginare il tuo stato
d’animo.” “Sai Martina mi spaventa solo pensare che
le cose avvengano quando meno te lo aspetti… Non sai
quanto abbia desiderato questo incontro…” “Ecco vedi,
non c’è bisogno di affannarsi, le cose avvengono quando
avvengono.” “Pensiero molto fatalista.” “Direi
estremamente realista.”
Così dicendo lei con
un movimento naturale alzò leggermente la gonna.
“Prima, a teatro, ho notato i tuoi occhi curiosi…”
“Ed io il tuo modo di condurre il gioco fino ad arrivare
dove siamo… Ma credo di capire. È decisamente intrigante
scrivere una recensione all’insaputa di marito ed amante
contemporaneamente…” “Beh io aggiungerei con un
critico d’arte che sa apprezzare le assonanze e le
dissonanze e che tra le altre cose è anche un ex…”
“Suona come un ripensamento…” “Lo è e non lo è…”
“Immagino che anche il poco tempo a disposizione dia
brividi appropriati…...” Martina a quel punto si
distese emettendo un filo smanioso di fiato. Poi chiuse
gli occhi in attesa di un bacio e sussurrò… “Non
distrarti David. Il contrabbasso è pronto e le corde
sono tese…” “… e nell’impaziente attesa di essere
vibrato...” “Ma soprattutto non dimenticarti che
l’articolo deve essere pronto e perfettamente
ineccepibile tra un’ora al massimo… All’una in punto si
va in stampa…Ti prego dammi almeno un’anticipazione sul
prologo…”
Mi arresi e iniziò a raccontare:
“Dicevo, la mia vita era un lungo fiume tranquillo, come
il Tevere che scorre sereno e maestoso, sotto i ponti di
una Roma solenne, lungo i pini che storti lo guidano in
mare. Dicevo, non mi sono mai sposato, mai avuto figli,
ho una compagna sì, e abito in una casa nel quartiere
Flaminio, a due passi dalla riva sinistra. Sono un
giornalista, anzi un critico teatrale e quella sera
scrissi il mio pezzo sul contrabbasso di Süskind…”
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Il racconto è frutto di
fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti
è puramente casuale. IMMAGINE GENERATA DA IA
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RACCONTI DI ADAMO BENCIVENGA
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