Il primo anno ne vengono
vendute 64.000.000 paia. L’anno successivo la
distribuzione viene fatta in tutti gli Stati Uniti per
rispondere alle richieste del pubblico femminile. Nel
1940 con l'inizio della seconda guerra mondiale, la
produzione di calze in nylon viene interrotta e le donne
si disegnano con la matita nera la riga sulle gambe per
riprodurre la cucitura posteriore che caratterizzava le
calze. Dopo la guerra le calze tornano in produzione e
si formano lunghe file fuori dai negozi. Da allora il
successo è stato inalterato.
L'indipendenza
femminile va di pari passo con la praticità della moda.
Lo sanno bene gli esperti di storia della moda che
sottolineano come abiti più pratici abbiano facilitato e
di molto le attività femminili e l'emancipazione. Tra
questi hanno giocato un ruolo fondamentale le calze: non
a caso gli 80 anni delle calze di Nylon, che si
celebrano quest'anno, vengono salutati come una vera
rivoluzione.
Le calze diventano il simbolo della
femminilità, sigillo di classe, marchio d’eleganza,
etichetta di benessere, inizialmente di una donna che
poteva permettersi quell’accessorio affascinante, di
nome calza, di cognome raffinatezza, appartenente alla
casta dello stile, alla famiglia della distinzione, al
culto dell’essere e dell’apparenza, alla specie rara
della signorilità. E poi negli anni è divenuta il segno
di una donna vezzosa, seducente ed esibizionista,
sinonimo di passionalità, di ballerine di tango
argentino, della Vecchia Guardia s’intende, che
indossano le calze per esprimere la loro vanità, la riga
per il proprio compiacimento e l’orgoglio di possedere
quel distinguo di sensualità non comune a tutte le
donne.
La calza è sintesi di stile, ricerca e
sensualità. Un modo per farsi notare, un tocco di gusto,
trasgressione, originalità, un pizzico di egocentrismo,
uno strumento di conquista. Un’appendice della lingerie,
ma non secondaria a nulla. Avere la calza giusta è
indice di personalità e sicurezza, un tocco di glamour,
un preciso carattere di donna e tutto trova il suo
essere e la sua dimensione in base all’occasione, alla
stagione, alla scarpa, al vestito. Ogni vestito ha le
sue calze, ogni calza il suo vestito, gli occhi, il
desiderio, il corteggiamento adatto.
Provoca
desiderio, affascina e attira lo sguardo. Anzi lo
calamita e lo porta inevitabilmente a seguirne il suo
sviluppo, la curva armonica del movimento, la nota calda
di un vibrato, la sua sinuosità che si sviluppa lungo la
gamba, che segue dolcemente il tragitto, del corpo lungo
la silhouette femminile, e lo sguardo viene
catturato, ipnotizzato, letteralmente guidato nella
visione estatica delle gambe di una donna.
Volutamente sexy disegna sul corpo femminile geometrie
in cui l'occhio dell'uomo si perde amabilmente e
smarrito segue l’unico verso che la visione gli impone,
come una cometa per il viandante, un refolo di zeffiro
per il marinaio, e sale, sale verso l’alto e fa salire
il desiderio e attraverso il binario nove e tre quarti
ti porta nelle parti intime, segrete e inaccessibili
lasciando all’immaginazione l’ultimo tratto del
sentiero, il paradiso, il circo, la giostra, la Porta di
Ishtar, le rose fresche dei Giardini pensili di
Babilonia e la regina Semiramide. Sì proprio quella
semplice calza, simbolo di minimalismo che fa contrasto
con le decorazioni in stile barocco delle balze, dei
merletti, dei fiocchetti, del pizzo di Cantù e del
filetto goriziano. E’ il trionfo della lussuria,
l’apoteosi della seduzione, le calza non è mai e dico
mai passata di moda. |