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Il
freddo che tira mi spacca la pelle, m’inaridisce il nome
che non riesco a trovare, m’arrossa le cosce e s’infila da
maschio, nelle pieghe che offro di un sesso disfatto.
Perché senza riparo, perché senza mutande, a quest’ora di
notte più vuoto e più colmo, dalle tante misure che ha
potuto cullare, di uomini onesti e figli di cani.
Ora lo
metto di dietro alla luna, che romantica m’avrebbe voluta
distante, da questo fumo e magari in cucina, per un amore
che passa e ti lascia dei figli, per un amore che torna e
t’ingravida ancora. |
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