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Chissà che direbbe chiunque passasse, che ha visto
una donna farsi scopare, da questo imbrunire che a
strati colora, le cupole e i tetti d’una Roma che
amo, che sento e mi fotte in mezzo alle cosce, in
un andirivieni di sensazioni che a pelle, mi
stipano il ventre e mi trapassano il cuore, come
se davvero non avessi più fondo, e l’anima tutta
fosse fatta di vuoto.
Sono gatti ed antenne, sono vicoli e piazze, che a
forma di sesso m’inzeppano il collo, sono chiome
di pini cupole e croci, che s’accalcano maschi e
mi danno misura, di quanto i miei occhi si
fermerebbero prima, senza avvertire che c’è un
cuore che batte, in ogni cosa che vedo in ogni
maschio che fotte.
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