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Perché non sono gli
occhi che danno misura, né il naso l’odore
d’essenza, né le mani il concetto di forza, come
quando bambina assaggiavo ogni cosa, sentivo le
forme attraverso la bocca, di qualsiasi oggetto
non bastavano gli occhi, ma il palato la lingua
per limitarne i contorni, come ora da grande non
serve la vista, per dare il profilo ad ogni cosa
che incontro, quando sola per strada mi lascio
rapire, per sentirla più dentro quando chiudo le
labbra, per sentirne il vigore l’oggetto la forma.
M’allargo e mi
chiudo per non perdere nulla, ogni dettaglio che
dà conoscenza, la convinzione che sono parte del
cosmo, che m’entra e riempie questo ventre
scomposto, come bocche di pesce che restano ferme,
in attesa di un branco che viene al contrario, si
saziano e sfamano la voglia infinita, d’ingoiare
ogni forma della stessa natura, di acqua di mare
di carne e di lische, per espellere scarti e
trattenere il bisogno, nel ciclo perenne che
arricchisce la vita. |